Il nome delle donne (poesie) di Iannozzi Giuseppe

Il nome delle donne

di Iannozzi Giuseppe

jigen

I.

Guarda come m’hai conciato
con i tuoi t’amo, non t’amo
Mi hai dato la scusa per i ferri corti
E alla fine sono finito alle corde
Logoro e sporco e sanguinante
ho negli occhi un cielo che è un dramma
Non ti preoccupare, non starò a raccontare

La canna della pistola ancora fumante
e il feretro è appena uscito dalla chiesa
sulla collina – quella dove andavamo noi
a fare all’amore, all’ombra dai guai

Ricordi? Il primo buco me lo curasti
con una spugna imbevuta di whisky
E’ una brutta situazione
Sputo l’anima a ogni passo
Guarda come m’hai conciato
con i tuoi t’amo, non t’amo
Potresti almeno dirmi quante ferite,
quante ne ho addosso
Lo sai che non guariranno mai

Ho ancora un proiettile in canna
Il feretro è lungo e nero, lo portano in quattro
fuori al sole che si nasconde fra nubi di pioggia
Ho ancora un bacio che non so
se ti darò per spingerti a conoscere
la verità

Sono solo uno che si lamenta
Meglio farla finita al più presto
e non pensarci più a com’eravamo

Sono solo uno che ha in canna
il nome delle donne
Mi perdonerai, bang bang

II.

Rivoglio indietro il tuo sorriso;
anche se non sei mia,
mi fai comunque nel sangue gelosia
e di più ora che ti porti lontano
senza lasciarmi almeno il conforto
del tuo volto angelicato-indiavolato
M’hai preso, presto stregato
nel rosso di quei tuoi cernecchi
uguali a fiamme d’un inferno
che se la ride
Sei tormento che mi fa strage
nel cuore e più in fondo ancora
Sei la bambina crudele
che infiamma i pensieri miei sconci
e le preghiere sante per un mondo
migliore – a tua immagine!
Ma ora che mi lasci qui,
nel lamento della terra
che mi prende nell’algido suo grembo,
io muoio d’assenza, senza ricordo
fulgido del tuo volto sul mio
– per sempre destinato a non aver
nemmeno il nome sulla tomba

III.

Tu, mio Cuore, mio Angelo, fiato
che respiro solo se ci sei,
senza di te mi manca la vita,
lo sai; tu, mio cuore, Angelo,
mio solo amore che soffi via
i sogni miei fra il verde dell’estate,
m’avevi promesso una promessa,
dicesti che l’avresti mantenuta,
e che finalmente avrei avuta
la tua mano nella mia
perché per sempre l’anello d’oro
ci legasse
Ma oggi che torno qui
ti trovo allegra più che mai,
dimentica di quel mio cuore
che senza condizioni ti donai
Oggi torno e ti chiedo allora
di mantenere la promessa:
perché bianco sia il nostro matrimonio,
perché di rossa passione sia
tutta la vita che io con te vorrei

Mio Amore, mio solo Angelo,
non lasciarmi qui,
da solo e allo sbando

IV.

Rosa Rossa,
sei la pazienza
che si fa santa
anno dopo anno
E la bellezza
mai sfiorisce
sul volto tuo
illuminato
di rossa grazia

Dolce sì
la tua grazia,
ma spregiudicata
almeno un po’
più di quella
d’una comune
madonna

Arrossisci
sotto i tiepidi
raggi del sole,
e ti eterni bella
più che mai
Arrossisci
e dischiudi
la bocca
da mordere
– da baciare
infinitamente

V.

I tuoi occhi verdi
li asciugherei
dalle lacrime
che li invadono
fra le folte ciglia
e il colore loro
che così tanto amo
Poi accenderei
in punta di piedi
una sigaretta,
quasi avessi in mano
una pistola
pronta a dar corso
a una pioggia
di rosso fuoco

VI.

Scorre
ogni cosa:
rimaniamo
sulla sponda
ad aspettare
che l’ago
della bussola
risponda
al nord polare
o alla fortuna

Tutto scorre
follemente;
fra le mani
l’acqua
scivola via
velocemente
E sull’acqua
non sappiamo
camminare
Ci bagniamo
sotto la pioggia
però, sfidando
del cielo gli strali

Domani
saremo bagnati
in ogni caso

VII.

Come i poeti in assenzio
che la notte la facevano più lunga
del buio che di dentro covavano
Come quelli la cui vita
fu un guardare dentro sé stessi
per toccare il fondo estremo
del piacere, la Visione

Ah, un goccio, uno soltanto
d’assenzio per una tiepida assenza
che sia impalpabile fiato
ma nel cuore boato, orgasmo
infinito impossibile da dire
con umane parole

Oltre il bene, oltre il male
questo amore, Amore,
si deve presto eternare
Così porgimi la bocca
dolcemente,
perché possa suggerne
l’inebriante dolcezza
e non domandarmi più
chi sono io e perché lo faccio

Un goccio, uno soltanto

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Il nome delle donne (poesie) di Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    ah questo lo devo condividere assolutamente….
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sono poesie romantiche. ^_^ Sapevo che ti sarebbero piaciute. Oramai ho capito che ami soprattutto la dolcezza in poesia.

    Bacione

    beppe

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