Regina nera – La giustizia di Mila. Intervista a Matteo Strukul – di Iannozzi Giuseppe

Regina nera – La giustizia di Mila
Intervista a Matteo Strukul

di Iannozzi Giuseppe

Regina nera. La giustizia di MilaMatteo Strukul – E/O edizioni – Collana: Sabot/age – ISBN: 9788866323129 – Pagine: 208 – Prezzo: € 16

Matteo Strukul - Regina nera

Matteo Strukul – Regina nera

1. Dunque, Matteo Strukul, “Regina nera – La giustizia di Mila” (E/O edizioni, collana Sabot/age) è il secondo romanzo dedicato alla tua eroina. Mila l’abbiamo incontrata ne “La ballata di Mila”, circa due anni or sono. Oggi Mila è tornata ed è nera. Un romanzo più forte e cupo rispetto al primo capitolo: Mila Zago questa volta combatte per le donne.

Caro Giuseppe, grazie anzitutto per lo spazio che mi dedichi. Sì… dalla parte delle donne, ma lo era anche prima visto che qualcuno ha “fatto” Mila com’è, e sono stati quattro uomini colpevoli della violenza più oscena, terribile e codarda. Però è vero: il romanzo è volutamente più cupo, c’è meno Lansdale, meno Gischler, meno Thompson e più Raymond, Peace, Willocks, tanto per dare dei riferimenti, e poi ho cercato di prendere il gotico di Hoffman, Schiller e Storm e mescolarlo in chiave pop a incubi attuali e moderni. Mila combatte per le donne ma quando combatteva per la propria vendetta, combatteva sempre per una donna, una donna-bambina, la Mila stuprata de La Ballata. Credo che il nuovo romanzo radicalizzi il punto, lo renda più ossessivo e crudo ma è uno sviluppo, un approfondimento di qualcosa che c’era già.

2. “Un corpo giace tra i rifiuti. Il vento fa rotolare carte, bottiglie di plastica, sacchetti vuoti e mucchi di stracci, ma, nonostante il turbinare di pattume e scarti, lo vedo in modo nitido. Vedo il corpo. Nudo. Senza occhi. Rimango in silenzio mentre l’aria sibila, sinistra, fra i rami degli alberi, sollevando i fiocchi dal suolo e facendoli mulinare nell’aria come coriandoli. Scendo: avanzo in mezzo ai rifiuti e ai detriti per vedere più da vicino. La neve sotto i piedi è solida, dura, una lastra che brontola mentre cammino. Era un essere vivente. Una donna. […]”
Forse, per la prima volta, Mila scende in campo, sul serio, e decide che non è più tempo per dar vita a delle personali vendette, è invece giunto il tempo di agire nel sociale.

In un certo senso hai proprio ragione. Il male subito nel primo romanzo diventa male universale. Per certi aspetti il meccanismo che scatta in lei è quello di Frank Castle, il Punitore, l’antieroe Marvel creato da Conway e Andru e di cui Ennis ha condotto una rilettura strepitosa nella recente collana MAX della Marvel dedicata a un pubblico adulto. Ma Mila è una donna e, il passaggio, per lei, vive attraverso un infinito numero di contraddizioni, ripensamenti, autentici dubbi che la rendono, io spero, un personaggio che non rinuncia alle sfaccettature. Sia chiaro, nel caso di Punisher parliamo di un capolavoro del fumetto. Ma poiché sono “a bagno maria” nella letteratura gotica (specialmente tedesca e inglese) allora i riferimenti alla “Donna Vampiro” di Ernst Hoffman e alla Crimilde del Nibelungenlied (e qui siamo in piena epica germanica) sono altrettanto se non più forti. E mettiamoci pure un amore sfrenato per gli “Inni alla Notte” di Novalis. Mila agisce nel sociale, Mila prova a raddrizzare i torti, Mila combatte per le donne, perché – diciamocelo – per le donne oggi non si batte nessuno, sono senza campione. E allora in campo scende Mila… e son cazzi. Volevo a tutti i costi un personaggio femminile vittima ma poi in grado di rialzarsi, di reagire, di farlo oltre misura, magari perdendo anche il senso – a tratti – di quello che fa: un personaggio che piace e spaventa, che inquieta ma per cui non riesci a non fare il tifo. Non volevo la mono-direzione, l’ho sempre odiata, volevo qualcuno che avesse problemi reali, volevo una donna vera che ti seduce con violenza e tenerezza, con una bellezza che sta nell’anima a pezzi e nel senso di giustizia barbaro che nutre.

Matteo Strukul

Matteo Strukul

3. Mila è una cacciatrice di taglie per la BHEG, una agenzia segreta per la sicurezza europea. A lei viene assegnato l’incarico di trovare l’assassino della donna. Nel corso delle sue indagini, Mila scopre che il destino della donna massacrata era legato a quello di un’altra donna, Laura Giozzet, prima candidata premier in Italia, in un paese che si dice sia oltremodo maschilista. Mila, volente o nolente, sarà costretta a vedersela con la corruzione dei politici e della politica.

Ben detto!

4. “[…] Una donna decide di candidarsi alle politiche per raddrizzare questo schifoso Paese. Una di quelle che voi maledetti parassiti uccidete ogni giorno. […] Il leader di un partito decide che non vuole rischiare di perdere le elezioni, tantomeno per mano di una donna. […]”
Provocatoriamente, Matteo Strukul, non ti sembra abbastanza surreale perlomeno, oggi, in questo momento storico, qui in Italia?

Come no? Non abbiamo mai avuto un segretario di Partito donna, un Primo Ministro donna, un Presidente della Repubblica donna. Di cosa stiamo parlando? Adesso ci gasiamo come degli eroi perché le donne sono il 40% in parlamento ma dico scherziamo? Io credo che siamo dove siamo, cioè alla deriva completa, perché non abbiamo mai avuto il coraggio – come uomini – di riconoscere loro una possibilità, mentre loro, le donne, sono colpevoli di non averci mai provato davvero, rinunciando a un ruolo che dovrebbero avere. Io credo che siano le uniche in grado di tirarci fuori da questa palude – economica, sociale, culturale – ma qualcuno dovrà pur cominciare a dirlo – gli uomini per esempio – e loro – le donne – a crederci e a fare sul serio. Poi i numeri italiani sul femminicidio parlano chiaro, e non da oggi, i numeri mostruosi di donne ammazzate nel mondo da uomini anche. Ma non lo dice nessuno, chiaro, e poi, altra cosa assurda, anche le autrici e gli autori che provano a parlare di questa cosa si limitano a raccontare la violenza rivangando il ruolo di vittima della donna, mentre la grande opportunità del romanzo, secondo me, è proprio quello di proporre una chiave di ribellione, di reazione, di teste tagliate, metaforicamente intendo. A parte Massimo Carlotto e Marco Videtta, naturalmente, che stanno facendo un lavoro splendido con “Le vendicatrici” per Einaudi. Mila fa parte di quella genìa di donne lì, donne che non si sono arrese. Immagino che ne esistano molte in Italia: fatevi sentire, abbiamo bisogno di voi!

Matteo Strukul

Matteo Strukul

5. Domanda forse noiosa e che sicuramente ti avranno già posto in molti: Matteo Strukul perché hai scelto di dar anima e corpo a una eroina, a una donna, anziché al solito investigatore tutto d’un pezzo che fuma sigari cubani e che non disdegna di farsi delle sveltine con le sue clienti?

Be’ perché lo trovavo ammorbante, sempre la solita storia, ma dico veramente vogliamo un altro investigatore? Io no, non ne posso più!

6. Nei tuoi romanzi che vedono protagonista Mila non c’è sesso, quasi per niente. Mila non intrattiene relazioni d’amore, è più che altro una macchina da guerra, perfetta, crudele al punto giusto, e forse potrebbe passare per una sorta di moderna amazzone (asessuata). Non ti sembra un po’ strano?

Per niente, c’è sempre quest’idea molto maschile che la donna intrattenga relazioni d’amore, magari di sesso all’interno di un romanzo di genere. Mi viene da ridere. E invece no! Per una volta, no! Eh eh. Rovesciamo i canoni. Fra l’altro, non è che Mila non voglia l’amore ma sta percorrendo un calvario personale che forse, un giorno, le permetterà di avere, se non un amore, un affetto, un sentimento per qualcuno. E nel secondo romanzo questa cosa c’è eccome. Dai dubbi nella doccia, all’amicizia/protezione con Giulia. Un rapporto, questo, che con un altro personaggio, crescerà ancora di più nel prossimo romanzo di Mila, in fase di scrittura. Ma dopo l’ennesimo investigatore, serve anche l’ennesima dark lady? L’ennesima femme fatale? Basta, dai! O vogliamo star fermi agli anni 50? Proviamo a cambiare qualcosa, ti pare? Non è un caso che proprio quest’aspetto ha talmente entusiasmato gli editor di Exhibit A, la nuova imprint crime di Angry Robot da fargli decidere di acquistare i diritti dei due romanzi per pubblicarli in lingua inglese in 7 Paesi, fra cui USA, UK, Canada e Australia.

7. Ne “La regina nera” facciamo anche la conoscenza di Gunther: “Insomma, una banda di satanisti… Non so, non li liquiderei così. Mi sembra qualcosa di più complesso, di più inquietante. […] i componenti non si limitano a sacrificare un capriolo per leggere il futuro nei suoi intestini, o a imbrattare i muri con svastiche o croci rovesciate.”
Chi è dunque Gunther? Chi sono i “vichinghi” della sua banda?

Be’ Gunther è l’antiMila, è l’adoratore pagano, è il capo dei Nibelunghi, il re macchiato di sangue capace di manipolare psicologicamente un pugno di esaltati, in un disegno criminale e macabro che ricorda molti fatti di sangue reali avvenuti anche da noi e che trae riferimenti dalle sette sataniche e dal black metal norvegese. Non so se hai mai letto le storie di Burzum e i Mayhem ma, come sempre accade, la realtà supera la fantasia. Ma anche in Italia ci sono fatti terribili legati alle sette e al metal: “Le bestie di Satana” è indubbiamente una tragica storia italiana.

8. Alla fine tutti i nemici (perlopiù uomini) di fronte a Mila cadono in ginocchio e piangono come vitelli. Possibile che, involontariamente, ci hai preso un po’ tanto gusto a far apparire gli uomini come dei decerebrati castrati?

Eh eh, non sei il primo uomo che mi fa questa domanda, evidentemente la cosa disturba. Ma non è vero, però: Leonardo Giorgi, il medico di Regina nera, è invece dalla parte delle donne ed è un personaggio maschile positivo, come del resto lo è Joch, e Hagen… magari con Mila cade in ginocchio, alla fine, ma non è certo un decerebrato anche se non è, chiaramente, un esempio positivo. Così, nel primo romanzo, Guo Xiaoping – il ventaglio di carta bianca dei Pugnali Parlanti – è certamente un uomo dannatamente intelligente e astuto. Quindi, se devo essere sincero, non mi pare che tutti gli uomini di fronte a Mila cadano in ginocchio piangendo come vitelli, mi sembra un po’ una lettura parziale.

9. Ne “La regina nera” – mi pare più che mai evidente -, tu, Matteo Strukul, ridicolizzi un bel numero di personaggi della mitologia norrena, di quella mitologia che con Richard Wagner è tornata in vita resistendo alle mode e alle intemperie dei secoli. Cos’hai contro la mitologia norrena, che è poi anche alla base di tanta musica popolare, soprattutto di non pochi gruppi heavy metal? Non temi di inimicarti chi oggi fa e forgia nuovo ‘metallo pesante’?

Ozzy Osbourne

Ozzy Osbourne

Mmm… no: è proprio il contrario. Anzi, direi che inserire la mitologia norrena o germanica in un pulp action thriller non è esattamente una cosa che accade spessissimo. Per la verità, io amo quei temi e quelle storie, non a caso come dicevo prima Mila ha fra le proprie figure ispiratrici la Crimilde del Nibelungenlied, una donna che per vendicare il suo amore non esita a sterminare i Burgundi… a proposito di donne che fanno cadere gli uomini in ginocchio. Io amo in modo sfrenato quella mitologia e quella letteratura, ho studiato lingua e grammatica tedesca che sono non esattamente “popolari” in Italia, un Paese dove molte delle persone che conosco hanno preferito – a parte l’inglese – il francese e lo spagnolo. Quindi è proprio l’opposto di quello che dici. Dico di più: dal mio punto di vista, la forza manipolatoria di Hagen deriva proprio dalla bellezza e dal fascino irresistibile della letteratura tedesca, di certi miti e leggende e della storia del poema. Poi, è chiaro, Hagen non è esattamente un filologo, la gang dei Nibelunghi è un wild bunch quindi, in questo senso, quello che sostieni ha naturalmente un suo fondamento. Ma solo se lo riferisci ad alcuni dei personaggi non a me… prova a pensare in realtà a quanto Mila è legata alla Caccia selvaggia (che poi è un classico del folklore non solo germanico) alla Dea Hel, agli incubi e alle Valchirie, figure a cui lei certamente somiglia per molti aspetti. Direi invece che se da un lato la mitologia germanica viene in qualche modo “volgarizzata” dai Nibelunghi di Hagen, dall’altra parte, nelle sequenze dedicate all’incubo, all’Albtraum, be’ provo a cantarne le lodi usandone le suggestioni. Ripeto: c’è tutto un lavoro sotto-traccia di recupero e citazione di autori come Friedrich Schiller, Ernst Theodor Amadeus Hoffman, Theodor Storm, Georg Friedrich von Hardenberg e questo proprio perché adoro la letteratura tedesca e più in generale il mito e l’epica germanica. Circa la questione del metal, direi proprio di no, sono un hard-rocker e metallaro convinto, il libro si chiude con il concerto di Ozzy Osbourne di cui Mila è una fan sfegatata. Poi, negare che il metal abbia conosciuto fatti di sangue nella propria storia sarebbe falso. Ma perfino durante il concerto dei Nibelungenkrieg Mila riconosce le virtù del metal e di chi lo ascolta. E poi ti chiedo: quanti sono i romanzi di questo tipo che hanno avuto la voglia di infilare il metal e il rock in modo così massiccio nella storia? Di solito i lettori si beccano blues e jazz – che sono sempre musiche “certificate” – mentre le sorelle bastarde del rock e del metal niente proprio perché non sono abbastanza cool. Quindi guarda credo che gli appassionati di metal un libro così lo possono solo apprezzare. L’intera colonna sonora è tutta a base di gruppi come Turisas, Crucified Barbara, Black Sabbath e tantissimi altri, quindi non ho nessuna paura di inimicarmi gli estimatori del metal, io stesso, come detto sono anche un metallaro.

10. E’ pregiudizio diffuso che chi ascolta e fa hard rock, heavy metal, sia un bastardo o qualcosa del genere, in ogni caso un poco di buono, fuori dalla grazia di Dio. I nemici di Mila sono tutti più o meno pallati con il ‘metallo pesante’. Una semplice coincidenza?

Capisco la provocazione, la trovo un po’ spuntata però. Mila adora l’hard rock e il metal… una semplice coincidenza?

11. Tu, Matteo Strukul, che idea ti sei fatta a proposito dell’attuale panorama letterario italiano? Pare che esso non goda né di buona né di ottima salute. Si vendono pochi libri. La gente non legge e i pochi che leggono, oggi, trovano che affrontare la lettura di alcuni semplici classici sia una fatica immane. Molti lettori, giovani e non, pensano che E.A. Poe, A.C. Doyle, R.L. Stevenson, F. Kafka, M. Bulgakov, F.S. Fitzgerald etc. etc. siano delle letture impossibili, per cui preferiscono rifugiarsi nella narrativa seriale. Come è potuto accadere che l’Italia, un tempo una delle maggiori culle della cultura, sia caduta così tanto in basso?

Robert Ervin Howard

Robert Ervin Howard

Boh, odio i piagnistei e sono stanco di sentire ‘sta nenia che l’Italia è finita in un baratro culturale e che i giovani non leggono eccetera. Mi sembra invece che molti di noi non hanno capito che sono cambiati i tempi: 2013 ok? Ma qualcuno conosce realtà come Multipayer, Edizioni BD, Gargoyle?!? Case editrici giovani e indipendenti con persone che le gestiscono brillantemente e che hanno un’età media di trent’anni? Non mi pare. Esiste una realtà editoriale in forte espansione che ha capito che i c.d. giovani possono leggere Kristof, Stevenson, Salgari, Caldwell, Faulkner, Poe e Dumas, che personalmente venero, ma se poi leggono anche Karen Traviss e la saga di romanzi di Gears of War tratta dai videogame, o la trilogia di Star Wars di Timothy Zahn, o The Heroes di Joe Abercrombie, nuova stella del genere fantasy inglese idolatrato da George R R Martin, o il Lansdale a fumetti di “L’orrore e altre storie” con due riduzioni a fumetti di una storia di Lovecraft e l’altra di Bloch, allora non va più bene… è pazzesco. Il problema dell’editoria – non di tutta ma di una gran parte di essa – è lo snobismo culturale che la caratterizza. Non si vendono libri perché nessuno vuole davvero farlo. Non si tratta di essere commerciali ma di proporre anche buoni prodotti popolari. E del resto personaggi come Flash Gordon, Tarzan, Zorro, Conan sono nati nelle riviste pulp degli anni ’30 e venivano considerati prodotti di serie B. Ma qualcuno si è mai preso la briga di leggere Edgar Rice Burroughs o Robert E. Howard? H. Rider Haggard o Jim Thompson? Oggi sono considerati dei grandi della letteratura, certo non in Italia dove nemmeno sappiamo chi sono eh eh – visto che siamo malati di provincialismo in maniera atavica – ma è proprio questo il punto!  Ci ostiniamo in modo bizzarro a negare la forza della cultura che deve essere anzitutto intrattenimento intelligente. Leggo perché mi piace, perché è cool, non perché devo o perché sono colto. Ma stiamo scherzando? Mi piace leggere McEwan e Saroyan, Roth e Borchert, Kristof e Steinbeck ma se poi mi dimentico che esistono Lansdale, Gischler, Winslow, Willocks, Abercrombie, Grahame-Smith e un miliardo di altri autori pop spettacolari e di fantastico livello allora che futuro culturale ha questo Paese? Se non conosco nuovi strepitosi autori italiani come Marcello Simoni e Francesca Bertuzzi, Marilù Oliva e  Simone Sarasso dove vogliamo andare? D’altra parte Sugarpulp (il movimento che ho fondato con Matteo Righetto e l’associazione figlia di quel movimento che ha in Giacomo Brunoro e Andrea Andreetta due colonne della diffusione coolturale), va proprio in questa direzione: quella di proporre e non di educare, di diffondere e non di separare, di divertire e non di spiegare. Invece in Italia molti, troppi professionisti dell’editoria si crogiolano in un mondo esclusivo che ha smarrito il rapporto con i lettori. Spiace dirlo ma è così. E la cosa tragica è che invece di chiederci perché la gente legge sempre meno continuiamo a ripetere che la gente non legge. Ma qualcuno ha letto gli Hunger Games di Suzanne Collins? Si tratta di una splendida trilogia distopica. E i romanzi di Licia Troisi? Fantastica creatrice di mondi. E le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin? Tradotte da Alan D. Altieri? E qualcuno ha letto la trilogia di Magdeburg di Altieri? Direi di sì, visto il successo che hanno avuto, ma scommetto che pochi degli operatori culturali che lamentano lo scarso numero dei lettori sanno di cosa io stia parlando. Quanto detto vale anche per i lettori meno giovani.

12. A tuo avviso, Matteo Strukul, nel corso degli anni, i gusti letterari degli italiani si sono indirizzati verso alcuni specifici generi letterari? Quali?

Domanda complessa: direi che il fantasy è cresciuto enormemente in popolarità. Il thriller e non il noir come tutti si ostinano a definirlo (erroneamente) ha raggiunto con alcuni romanzi un gran numero di lettori, penso a successi italianissimi come Il Suggeritore di Carrisi che hanno saputo conquistare anche un mercato internazionale venendo pubblicati negli States – per dire – da un gigante come Mulholland Books, imprint di Little Brown. Il pulp noir di Joe R. Lansdale e l’hard boiled di Don Winslow, Massimo Carlotto e Giancarlo de Cataldo (loro sì autori anche di noir pazzeschi come Arrivederci amore ciao e Romanzo Criminale) hanno scalato le classifiche. Il giallo di Andrea Camilleri spacca dalla notte dei tempi. Grandi autori popolari che in Italia definiamo di genere perché così poi possiamo dire che gli autori veri sono altri ah ah ah, mi viene da ridere. E pensare che Dumas e Poe, Stevenson e Salgari facevano genere e infatti anche loro per tantissimo tempo sono stati definiti letteratura per ragazzi. Capisci? Abbiamo sempre bisogno di queste etichette demenziali. Comunque viva il genere e i grandi autori… che sono quelli di genere per quanto mi riguarda.

13. In cosa si differenzia “Regina nera – La giustizia di Mila” rispetto ad altri romanzi, pulp, noir e thriller in circolazione?

Penso di aver risposto sopra. Comunque sicuramente Mila è un personaggio insolito per certi aspetti: non è un’investigatrice, un’anatomopatologa, una poliziotta. Direi che è una killer e una cacciatrice di taglie. In questo tipo di romanzi un personaggio così non lo trovi spesso e se lo trovi non è la protagonista della storia. Certo, la trovi molto nel cinema di Tarantino, Besson e Rodriguez, o nei videogame, Bloodrayne, o nei fumetti, Elektra e Red Sonja, o nell’epica, la Clorinda di Torquato Tasso, la Brunilde dell’epica germanica ma non nei romanzi noir o pulp.

14. Mila potrebbe presto diventare un film. E’ solo un’indiscrezione? Ma se non lo è…

Direi che è una lunga storia, molte cose si stanno muovendo, ma nel cinema ci sono un sacco di professionisti che devono mettersi d’accordo: incrociamo le dita e stiamo a vedere… grazie infinite per la bella intervista e spero ci si possa risentire presto perché a febbraio esce il mio nuovo romanzo e questa volta… con un protagonista maschile.

Matteo StrukulMatteo Strukul – Scoperto da Massimo Carlotto, Matteo Strukul ha pubblicato per le nostre edizioni La ballata di Mila (vincitore del Premio speciale Valpolicella 2011 e semifinalista al Premio Scerbanenco 2011), e ha altresì scritto la sceneggiatura del fumetto Red Dread (Lateral Publish 2012), basato sulle avventure dell’eroina del suo primo romanzo, Mila Zago, disegnato da Alessandro Vitti e vincitore del Premio Leone di Narnia 2012 come miglior fumetto seriale italiano. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo dei contratti, collabora con Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre e La Tribuna di Treviso. È inoltre ideatore e fondatore di Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha ricevuto la benedizione di Joe R. Lansdale e Victor Gischler, nonché direttore artistico dello Sugarpulp Festival. Dirige Revolver, nuovo marchio editoriale di Edizioni BD dedicato al noir.
Vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova e Berlino. Il suo sito internet è: www.matteostrukul.com. Potete scrivergli a matteo@matteostrukul.com.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, attualità, autori e libri cult, casi letterari, consigli letterari, critica, critica letteraria, critici letterari, CULT, cultura, editoria, gialli noir thriller, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe consiglia, interviste, letteratura, libri, narrativa, promo culturale, recensioni, romanzi, società e costume e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Regina nera – La giustizia di Mila. Intervista a Matteo Strukul – di Iannozzi Giuseppe

  1. Matteo Strukul ha detto:

    Be’ poi ci sono editori formidabili come Fanucci che Jim Thompson sa perfettamente chi è visto che gli ha dedicato un’intera collana, E/O che ha imposto autori come Jean Claude Izzo e Massimo Carlotto, la stessa Mondadori ha proposto strepitosi autori popolari e di genere, però mi andava di citare le nuove e giovani realtà sennò qui sembra sempre che non succeda niente…

    "Mi piace"

  2. furbylla ha detto:

    Stamattina ti sto leggendo, con molta attenzione come sempre, ma come avrai notato “non sono di molte parole”. Ma appena finito di leggere questa intervista mi è venuto in mente il termine coinvolgente.
    Buongiorno
    cinzia

    "Mi piace"

  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Caro Matteo, ci sono diverse realtà editoriali che purtroppo non vengono pubblicizzate, o comunque molto poco, ed è questo un grande peccato perché sono in molti a proporre dei libri realmente validi. Il problema è che oggi non c’è più la libreria, non c’è più un libraio, ci sono invece delle catene di negozi che prediligono mettere in evidenza sempre i soliti quattro o cinque editori per una manciata di autori. Poi, non lo nego, perché ho visto coi miei occhi, ci sono dei librai competenti all’interno delle catene di negozi che mettono anche in evidenza piccoli editori come Las Vegas edizioni, Cicorivolta edizioni, Nottetempo edizioni, PerdisaPop, Laurana editore… etc. etc.
    Mondadori di più qualche anno fa, oggi un po’ poco, a dir la verità. C’è di più nelle collane da edicola, talvolta dei piccoli capolavori.

    Di autori giovani che sanno scrivere ne ho incontrati parecchi, molti li ho intervistati. Il problema rimane la visibilità nelle librerie tradizionali, forse un po’ meno in quelle online dove è il lettore a cercare il libro che gli interessa: ovviamente deve sapere cosa vuole. Non fosse per la rete e il feedback molti libri validi non troverebbero alcuna pubblicizzazione seppur meritevoli.

    "Mi piace"

  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ una gran bella intervista. Matteo ha dimostrato d’essere un grande, molto preparato, e alle mie provocazioni ha risposto in maniera mirabile. Va da sé che non posso non raccomandare la lettura dei romanzi di Matteo Strukul, che brillano per intelligenza e per stile.

    http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=1037

    Come di certo hai avuto modo di notare, Matteo non utilizza cliché narrativi, tutt’altro, ha invece dato anima e corpo a una eroina di cui c’era davvero bisogno nella Letteratura. Direi che è una lettura obbligata a questo punto.

    Ho notato, non sei di molte parole. Alcune cose sono vagamente dark, ma niente di sconvolgente.

    Buondì

    beppe

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.