riflessioni da un grembo perduto. io come woody allen? – di Iannozzi Giuseppe

riflessioni da un grembo perduto

io come woody allen?

di Iannozzi Giuseppe

woody allen ed io

Uomini e Donne

Se rubate la borsetta a una donna, o a una ragazza, ben difficile che dentro ci troviate un libro o un pocket: quasi sicuramente un giornaletto per parrucchieri, di pettegolezzi, poi i soliti rossetti e specchietti, e un pacchetto intatto di profilattici. Rigorosamente intatto: inequivocabile segno che sì, si è anche puttane ma non solo, perché la castità prima di tutto, cioè prima di qualsiasi violenza sessuale voluta o meno.
Se invece rubate il portafogli a un uomo, quasi sicuramente è un disoccupato come voi: non ci troverete niente, neanche un condom usato, al massimo un paio di chewing gum dell’anteguerra, un foglietto ingiallito con su scritte un paio di barzellette sconce, un ritaglio di giornale che ritrae una diva del cinema di grido e l’ultimo efferato assassino italiano, un altro foglietto pieno zeppo di numeri di telefono (tutti di uomini soli e male in arnese in ogni senso), e forse gli spicci per le nazionali, ma più spesso soltanto la tessera del Partito, però scaduta da dieci anni almeno e mai rinnovata.

Perdere l’innocenza

E che sarebbe, cioè il significato, se uno ce n’è, freudiano forse, fra la bottiglia col capezzolo e i sessi rasati in spiaggia? Illusione, quella d’un ritorno all’innocenza perduta: ma quando mai l’uomo nella sua infanzia è stato innocente? Innocenza sarebbe la non-conoscenza: se non conosco niente del mondo e di chi lo abita, allora sono innocente, asessuato. Come un infante che ancora deve tutto imparare e che ci si attende siano i suoi simili ad insegnargli a fare all’amore alla guerra ed, eventualmente, a scrivere a leggere a fare musica. Le arti, tutte, comportano un grado di conoscenza più o meno elevato, che una volta acquisita portano alla coscienza: e una volta istruita la coscienza è sporca. L’innocenza non esiste: dal primo vagito, al neonato viene intimato di “stare buono, di fare il bravo”. Ecco il primo imput. No, in verità è uno schiaffetto sul sederino. I più sfigati se lo beccano sulle spalle, perché non ne vogliono che sapere di respirare. Allora uno schiaffetto gli insegna a respirare. Anzi li spinge (costringe) a vivere.
Ma già nel grembo materno il futuro nascituro acquisisce informazioni, plasma quella che sarà poi l’embrione della sua coscienza: la madre gli trasmette i suoi stati d’animo, influenza il feto verso una direzione piuttosto che verso un’altra. I bambini non nascono tutti uguali: alcuni più timidi, altri estroversi, altri troppo agitati. E sono appena venuti al mondo: neonati, e il loro urlare è già indicativo del carattere che si trascineranno in vita sino alla tomba. Carattere che potranno smussare e artefàre grazie alle esperienze emozionali e cognitive che la vita gli presenterà giorno dopo giorno.

Battute dal bassoventre

– Ecco: a me Chaplin piace, è grande, soprattutto quando sta zitto. No, perché quando parla non lo capisco mai. Mi rifiuto di ascoltarlo, per dirla tutta. Però è l’unico attore che mi fa ridere e piangere senza mai dire una parola.

– Ovviamente la battuta al piano di sopra è mia: inutile che reclamiate, Dio mi ha fatto brutto, un lavoraccio della Madonna – mica uno scherzo! -, non aveva proprio tempo di farmi anche spiritoso, sarebbe stato uno scherzo della natura troppo impegnativo persino per un pazzo fuor di melone come lui.

– La castità è una malattia come l’ipocondria: credi sempre di venire davanti all’ennesima soap-opera strappalacrime, e poi sprechi gettoni e gettoni sempre alle ore più tarde nelle lavanderie a pagamento guardando fissamente il cestello della lavatrice.

– Le donne migliori sono quelle inaccessibili: non capisci mai cosa pensino di te, ma è confortante quando le sgonfi e le riponi nello sgabuzzino insieme alle scope.

– Non ho un buon rapporto con Dio: vuole sempre esser al centro dell’Universo e questa cosa io è da un’eternità che non mi riesce proprio di digerirla..

– Amo il caffè: lungo, espresso, corretto. Purché sia caffè, io lo butto giù. Solo non capisco perché c’è tanta gente nevrotica in giro. L’altro giorno ero al bar a gettar giù l’ennesimo caffè della giornata quando è entrato un tipo poco raccomandabile che m’ha puntato una pistola alla tempia. Ma cazzo! Bastava che me la chiedesse e gliel’avrei offerta una tazzina. E invece no, ha voluto i novanta centesimi del caffè e si è dileguato in strada senza neanche prendere una bustina di zucchero di canna.

– La mia maestra non mi faceva mai le correzioni sui compiti: era troppo occupata a capire in quale classe si trovava.

– La mia maestra era una donna che non parlava mai di sesso con noi bambini: quando andavo dal Preside, lei era così timida che si nascondeva subito sotto la sua scrivania.

– I miei genitori mi hanno insegnato sin da piccolo ad avere rispetto nei confronti di chi più vecchio di me. Peccato che agli anziani non gliel’abbia insegnato nessuno ad avere rispetto di me.

– Se vuoi finire sul lastrico nel tempo d’un batter di ciglia, niente di più facile, chiedi il divorzio. Se ti riesce di sopravvivere all’ira della tua ex moglie, non farti inutili illusioni, poi non ti aspetta una vita migliore come credi: le strade sono già invase da tempo da senzatetto e disoccupati di professione con anni e anni di esperienza sulla gobba.

– E’ difficile per uno come me che non crede in sé stesso avere fiducia nel prossimo, soprattutto quando è un pluriomicida in libertà per via dell’indulto. Ecco, a me mi scappa di evadere con la coda fra le gambe come un qualunque bastardo nato e cresciuto per le strade.

– In sostanza sono una persona molto sensibile nei rapporti umani: cerco sempre di adoperare saponi a Ph neutro.

– Ho paura dei nemici dichiarati, è un mio difetto, lo so: però loro cercano sempre di portarmi dalla loro parte.

– Da quando ho scoperto il borotalco ho smesso di sniffare le ascelle altrui: adesso sono indipendente, sniffo solo dalle mie.

– Non ho niente contro la religione, contro nessuna religione: ma tutti i religiosi sembra che abbiano qualche santo in sospeso con me.

– I ritardatari mi fanno impressione, ma non chiedetemi il perché, piuttosto chiedetelo a loro che diavolo hanno mai da nascondere.

– Non li reggo gli scrittori, non fanno altro che parlare di sé per dire che sono proprio bravi e buoni e che pure loro, una volta, hanno camminato sulle acque per poi moltiplicare pani e pesci. Preferisco andare a vedere una sfilata di anoressiche: ogni tanto qualcuna sviene, cade sulla passerella e lo stilista di turno ci fa una croce su senza piangerci su.

– Mia moglie non vuole che metta mano alla penna: mi odia, letteralmente quando scrivo. E’ stufa di rimanere incinta, di abortire per colpa mia.

– Con la politica non ho un buon rapporto: eppure uso il profilattico.

– Le donne si preoccupano della loro bellezza giorno dopo giorno, al pari d’un maniaco sessuale che deve decidere chi sarà la sua prossima vittima. Non posso farci niente, anch’io mi preoccupo.

– Sono convinto che Elvis Presley sia vivo. Anche Marilyn Monroe è viva. Ne sono certo. Non è altrimenti spiegabile perché al mondo nasciamo e moriamo tutti uguali.

– Non credo nel destino ma continuo ad avere un terrore assurdo dei dittatori.

– Non vado mai al cinema a vedere un film da solo: un ateo certe cose non le fa!

– Le donne sexy sono tutte intelligenti, una vera disgrazia, vado sempre in bianco: è che non sono un uomo di polso, ma ormai ci ho fatto il callo.

– Vengo accusato di parlare troppo spesso di sesso. Bene, possiamo cambiare argomento se ci tenete così tanto: la morte. […] Avevo detto di alzare la mano per le domande e non di toccarvi i gioielli di famiglia: alla fine si finisce sempre col parlare di masturbazioni mentali.

– Da piccolo mi hanno costretto a leggere “Il castello” di Kafka: sono ancora sotto analisi e il mio analista pure.

– Amo le donne soprattutto, perché i maschi sono tutti occupati a leggere barzellette e numeri di telefono sulle pareti dei bagni pubblici.

– Sono un pavido, ho paura delle donne e degli assassini incalliti, in strada mi guardo le spalle sempre con sospetto.

– Gli editori sono per gli autori come le zecche per un cane rabbioso.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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