Ali di Fata (poesie dark) di Iannozzi Giuseppe illustrate da Valeria Chatterly Rosenkeruz + promo Angeli Caduti di Beppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni)

Ali di Fata

(poesie dark)

di Iannozzi Giuseppe

Hunting Faery by Chatterly

Hunting Faery by Chatterly

Hunting Faery è Opera di Valeria Chatterly Rosenkeruz


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Angeli Caduti - Giuseppe IannozziAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00

acquista dall'editore ''Angeli caduti'' di Beppe Iannozzi (Giuseppe Iannozzi)


ALI DI FATA
(Meditando)

Valeria Chatterly Rosenkeruz

Qual triste lacerto porto legato al petto!
Come cadavere di piombo a fondo e di più
spinge il peso mai leggero de lo spirto mio;
adombrato s’è il cielo tutto: si tanto vile
mai s’era visto il volto mio nell’oblio
specchiato.

E quale forte incanto ora quivi scorgo:
Ali di Fata sì leggere che la mente a stento
osa in sé contenere; esagerata la bellezza
raccolta che solo col pensiero si lascia
carezzare.

Notte, perché ti nomarono notte e non
con altro più onesto nome?
Fu forse la poca provvidenza, o tutto
quel tempo che gli omarini indarno
in pugno cercarono di contenere?

Sì blu e profonda sei. Sì sincera,
tu, Ali di Fata. Lo spirto mio tosto sprofonda
in te a dispetto del piombo che lega il corto
fiato mio a ogni adamitica costola.

(La Cerca)

E il vento piano affondava la sua mano
nel fogliame tutto dal blu avvolto,
gridando con umana eco antica e ripetuta:
“Ricordi… ricordi quale nome, quale il tuo?”
Stordito pensavo io che sempre più
sprofondavo nel sogno blu: la sabbia
nella clessidra immobile stava trattenuta
e Selene sola spandeva pallidi rai
addosso a ogni nascosto covo e intorno.

Come muto simulacro andavo cercando
la Porta della Percezione: segnavano le stelle
in cielo alte ogni passo mio quando il piè
incerto lontano puntava. Ma non bastava
il guidare loro, ché sempre poca la luce era
e la Fata Cacciante – lo sapevo – nel tempo
d’un ratto lampo avrebbe affondato
lo stiletto suo, dalla magia benedetto,
ben dentro al mio petto.

Incessante il vento si ripeteva: “Ricordi…
ricordi quale nome, quale il tuo? Tu, uomo,
puoi forse dire che onesto è il nome tuo?”
Crollando il capo, tiravo via, preso quasi
dal panico: non una degna voce avevo
in quel momento, ma solamente il desio
di trovar dove la fine mia avrebbe preso
con sé tenerezza d’infinito.

Cotanto desio s’affollava nello spirto mio
e sol bramavano d’esser tosto catturato.

(La Stella)

Qual è il mio nome, Stella?
Quale il mio andare,
e quale il mio tornare?
Non c’è protagonista
Pian pianino si vuota il cielo
Il sogno capovolto e le effemeridi
in un precipitare lontano-vicino
che non so io cogliere

Vola il falco disegnando sovrani cerchi
L’osserva l’uomo con la vanga in mano
Stupore, un brivido di pudore
E di nuovo a cacciare terra dalla terra

Fu utopia questo nome, Stella
Fu angoscia questo vano cercare
Non c’è protagonista, solo la sua ombra
che nell’ombra scava un ritaglio di sé

Oh Stella,
ho ucciso un altro lampione nella notte
ed ero appena un ragazzo di nervi e vene
Adesso sono tutti sulla mia pista
Cercheranno d’impiccarmi per il collo
Non ho ancora provato la lama del rasoio,
ma sono un uomo e sono colpevole

Il sogno capovolto e le effemeridi
in un precipitare lontano–vicino
che non so io cogliere

“Diavolo! Angelo!
Adesso dovrai pagare con l’addio”
Ma qual è il mio nome, Stella?
il mio andare, il mio tornare?
Sono solo e solamente so che
non c’è protagonista che tenga
Soltanto so che non vedrò più il cielo

E vola il falco disegnando sovrani cerchi
E continua l’uomo a muovere terra

Qual è il tuo nome, Stella?
il tuo andare lontano,
il tuo non tornare a me vicino?
Pagherò, pagherò con l’addio
Ma a testa alta, a testa alta,
incontrando un cielo di buio
nei miei occhi tanto ingenui

LA MONTAGNA INCANTATA

Che fine hai fatto?
Il gatto t’ha mangiata la lingua,
o che altro?
La Montagna Incantata – una triste storia
E tutti i sogni di Frances Farmer
erano corridoi di pazzia
E tutti gli incubi di Hitler
erano cumuli di uomini presi alla schiena,
e poi subito dati l’uno sull’altro
sulla schiena in orizzontale

Che mondo,
che mondo abbiamo visto – sofferto
Il tuo sguardo dove sarà? E il mio?
Lunatici, invischiati nella realtà,
e ogni rivoluzione parla solo per sé
E, a voler esser sincero,
temo sia un’altra castrazione

Ma tu,
tu dove posi oggi lo sguardo?
C’è il vento che vien dalla Montagna
C’è un’eco che improvvisa speranza
e uguale disperazione
E al buio volano via i pensieri
Eppure ci eravamo aggrappati a loro
come fossero la nostra sola àncora di salvezza
E invece, toccata e fuga, un momento,
e la solita tristezza s’è aperta in un fiume di fumo

Dovresti guardare avanti a te,
prendere il jolly che hai nascosto
nella manica per le occasioni difficili
Dovresti giocare un nuova scommessa
o inventarti una rima
che giochi fra cuore e amore
con finta disinvoltura – con finto cuore
E allora, allora ci sei o ci fai
dentro a questo mondo?

Che fine hai fatto?
C’è un andirivieni impossibile
e ogni uomo sputa bile e ti lega al male
nei bui vicoli della realtà
Che fine hai fatto?
Non mi dire che ti sei persa
dentro la grana d’una foto in bianco e nero
perché non potrei davvero sopportarlo

Dio ha preso un appuntamento con la mia ex
E io solo siedo una carie dal mio dentista
E io solo muovo una pazzia alla mia crocerossina
che non c’è – che è ben più precisa di me
in certi incerti giochi d’impostura,
di realizzazione sociale-sessuale

Che fine hai fatto?
Il gatto t’ha mangiata la lingua,
o che altro?
C’è un andirivieni impossibile
E la Montagna Incantata lo sa
che ci manca il respiro,
che ci manca un quieto desiderio
di noi… Oh, è tardi oramai!
E’ tardi, troppo tardi per piangere
un’altra caramella scartata

NON E’ ABBASTANZA

Questo mondo è abbastanza
Non avete bisogno di nient’altro
Ce l’avevano assicurato ieri
e anche l’altro ieri
Ma adesso,
costretti a farci i conti in tasca,
abbiamo scoperto – senza sorpresa –
che le ossa son tutte doloranti
e che la vecchia ferita continua
a pulsare dolore – poesia!
E non è abbastanza,
anche se continuiamo
a non capire, a non capire

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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