Memorie critiche dal sottosuolo – Iannozzi Giuseppe

Memorie critiche dal sottosuolo

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

1ma parte

La critica non è stata capace di scrivere neanche un epitaffio per la letteratura che non c’è. O meglio, il più delle volte l’ha portata di contrabbando in Paradiso, facendo indiavolare non poco Dio. Se hai una vita scialba e scrivi di quanto questa è noiosa, beh, va da sé che non sei uno scrittore. Ma che dire, ad esempio, di quel capolavoro che è Memorie dal sottosuolo? La più parte della sedicente letteratura delle prossimità mi fa cadere i cosiddetti, peggio di certi romanzetti lialeschi autoreferenziali. Perché? Sono storie di personali lamentazioni. Vi ho forse io mai raccontato del mio dramma? No, signori miei. Il perché è presto detto, se vi dicessi che l’unghia del pollice del piede mi si è rotta in due metà, mi accordereste forse un po’ d’attenzione? Un po’ di pietà sì, ma solo per crocifiggere la mia stupidità; e ne avreste ben ragione, perché sarebbe stupido e non altro tediarvi, mettervi a conoscenza del fatto che l’unghia l’ho rotta proprio io facendo cadere, in maniera più che maldestra, proprio sul piede nudo un pacco di libri che avrei dovuto recensire… libri che adesso aspetteranno un bel po’ prima che mi passi l’irritazione per essermi fatto del male da solo; e forse l’ho fatto pure apposta, per avere una scusa, per poter dire “no, non posso, non così a piè pari, sono reduce da un incidente… mantenete la calma, tutto si aggiusterà se Dio lo vorrà!”. E poi aggiungere e rassicurare, con serafica quanto mefistofelica calma: “Signori miei, prima che abbiate modo di portare le vostre lamentazioni a destra e a manca, quando meno ve lo aspettate troverete un trafiletto, una stroncatura minima ma fondamentale a ridosso della pagina dei necrologi”.

Ora ditemi, in tutta sincerità, credete che sia stupida o crudele l’onesta qui spiattellata? Non dubito che ai più parrà una viltà se non addirittura un’arroganza, ma dacché mondo è mondo ognuno di noi fa dei suoi drammi quotidiani il sale della vita pretendendo che sia poi il sale con cui condire gli animi dei tanti umiliati e offesi sparsi da un capo all’altro della terra.
Signori miei, per assurdo immaginate… usate l’immaginazione, è l’unica arma che avete a disposizione per quanto fallace. Immaginate dunque che io, ultimo fra gli ultimi, tentassi oggi di farmi passare per Fëdor Dostoevskij. Mi accordereste un po’ di rispetto? Certo che no, nel giro di pochi secondi mi sputereste in faccia accusandomi d’essere un uomo-fotocopia, una volgarità. E avreste ragione. Ma io mentirei, ce l’avrei a morte con voi, perché in voi vedrei soltanto un plotone d’esecuzione mal assortito. La vanità spazzerebbe via ogni altra cosa dalla mia testa, eccetto la vanità e il pensiero che prima o poi vi costringerò io con le spalle al muro ridicolizzandovi.
E ancora, signori miei, immaginate un critico il cui fegato macera nella bile; ce ne sono tanti di critici così, sparsi in lungo e in largo, a destra e a sinistra, e sempre in egual misura; questi sedicenti critici hanno l’occhio giallognolo, sparano in alto le lodi di Pasolini per illudere i loro miserevoli seguaci d’esser dalla parte del giusto (dei giusti), ma poi uno due tre passi e subito cadono abbattuti dalla loro stessa bile mentre il pubblico manco si spreca di gettar loro un’occhiata compassionevole. Ed è giusto che sia così, ecco perché non intendo portarvi noia con un racconto su questi critici la cui vita non interessa alla letteratura e che non fa parte della letteratura. Signori miei, non sono fuori di testa, non così tanto, da sprecarmi di scrivere un romanzo su un critico letterario raccontandovi del suo fegato malato. A chi interesserebbe mai una storia sul fegato spappolato di pinco pallino? A nessuno. Ecco dunque che se proprio dovessi scrivere una storia, bene, metterei nero su bianco le avventure d’una sgualdrina. Replicherete voi che in tanti hanno scritto, sin dalla notte dei tempi, di puttane e puttanieri; e però tira di più un pelo di figa che un carro di buoi, converrete dunque con me che non ci si può sottrarre alla necessità, a quella della figa, a quella del carro e dei buoi anche. In un paese bue, bisogna pur mangiare.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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5 risposte a Memorie critiche dal sottosuolo – Iannozzi Giuseppe

  1. Felice Muolo ha detto:

    Se pensi di mangiare con i libri, caro Beppuccio, sei proprio fuori strada, come me quando lo credevo, ma sono passati secoli da allora e secoli da quando ho smesso di farmi illusioni.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Io un illuso? E chi ha mai pensato di mangiare scrivendo? Vuoi forse vedermi ridotto a pelle e ossa? Non ci tengo affatto a fare la fine di Dostoevskij, seppur grandissimo inimitabile Autore coi controcazzi.

    Di letteratura non si viveva ieri e non si vive oggi.

    Questa è la prima parte delle “mie” Memorie critiche dal sottosuolo, in pratica parlo di libri e critici, usando e imitando lo stile di Dostoevskij. Un mero divertimento, null’altro. Tu neanche ti immagini quanto mi stia divertendo. ^__^

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