Il sermone sulla caduta di Roma. Jérôme Ferrari. Recensione di Iannozzi Giuseppe

Il sermone sulla caduta di Roma

Jérôme Ferrari

di Iannozzi Giuseppe

Edizioni e/o“Anche se l’interezza di questa vita non fosse altro che sogno e il mondo fisico un fantasma, io definirei questo sogno e questo fantasma abbastanza veri se, usando bene la ragione, non ne fossimo mai ingannati”: così era solito asserire Gottfried Wilhelm von Leibniz. E Il sermone sulla caduta di Roma di Jérôme Ferrari, edito in Italia dalle Edizioni E/O, è metafora sull’interezza della vita costretta in un bar, che nel corso degli anni cambia gestione più volte, senza però mai riuscire a diventare il migliore dei mondi possibili. I tanti personaggi di Jérôme Ferrari vivono sotto l’egida del principio di ragion sufficiente, e proprio per questo vanno incontro a inesorabile sconfitta credendo, in buona fede, di operare nel giusto.
Il sermone sulla caduta di RomaMa il principio leibniziano, forte d’un dire che “nulla si verifica senza che sia possibile, per colui che conosca a sufficienza le cose” e di “dare una ragione che basti a spiegare perché è così e non altrimenti”, non servirà a Marcel né ai suoi posteri per evitare o anche solo stornare la loro caduta. I personaggi di Jérôme Ferrari vivono cercando la migliore perfezione a loro possibile, ma alla fine tutti finiscono col diventare grottesche caricature di sé stessi, non dissimili da quel dottor Pangloss che è nel Candide di Voltaire. Secondo la filosofia di Sant’Agostino la fine di un mondo non determina la fine del mondo, e nel suo sermone Jérôme propugna l’idea che perché sorga un nuovo mondo la necessità è quella che un mondo oramai vecchio cada, in perfetta comunione con il pensiero del filosofo e teologo d’Ippona.

Costantino I, in punto di morte, chiese d’esser battezzato abbracciando così il cristianesimo. Spirò il 22 maggio 337 d.C., a Nicomedia. Prima di morire fece costruire un mausoleo vicino alla chiesa dei Santi Apostoli, dove poi vennero raccolte le sue spoglie mortali. Costantino è per la Chiesa cattolica un santo; di fatto però la conversione di Costantino al cristianesimo segnò l’inizio della fine di Roma. Nel 410 d.C. i Visigoti riuscirono nell’impresa di saccheggiare Roma. La fine dell’Impero d’Occidente accadde nel 476 d.C.: le milizie mercenarie germaniche, con a capo il barbaro Odoacre, si rivoltarono contro l’autorità imperiale; e deposto così l’ultimo imperatore fantoccio, Romolo Augusto, Roma cessò di essere Roma, per sempre.

Due ex studenti di filosofia, non brillanti, entrambi corsi, Matthieu Antonetti e Libero Pintus, credono che il meglio debba ancora venire, s’imbarcano così nella conduzione di un bar. Il sermone sulla caduta di Roma narra le vicende di tre generazioni e non solo quelle di Matthieu e Libero. Dapprima facciamo la conoscenza del vecchio Marcel, nonno di Matthieu Antonetti. Marcel è oramai vecchio e tutte le sue speranze, i suoi ardori e amori si sono spenti da tempo, per colpa o per destino. Soltanto la sua ulcera non è morta, un’ulcera che per tutta la vita lo ha crocifisso facendogli credere a ogni momento che la sua dipartita fosse questione di giorni se non di ore. Marcel, nonostante l’ulcera che lo attanaglia sin dalla nascita, sopravvive, si sposa e vede presto morire la giovane donna che gli ha dato un figlio, che lui non riesce proprio ad amare. Funzionario dell’impero francese, protagonista in prima persona della sua dissoluzione nell’Africa subsahariana. il suo mondo naufraga prima che lui possa rendersene conto. Marcel vive la malattia, un’ulcera che poco a poco sfianca la sua anima prima che il corpo. Marcel impara sulla sua propria pelle il significato estremo dell’emigrazione, ma anche la nefandezza della seconda guerra mondiale (alla quale prenderà parte solo come personaggio marginale). Soltanto con l’oramai sopraggiunta vecchiaia Marcel decide di tornare in Corsica, nel suo paese natale, per andare incontro, finalmente, a quella morte che non l’ha voluto quand’era giovane. Seppur vecchio e stanco, nel suo paese còrso, con il nipote Matthieu e il suo amico Libero si getta a capofitto nell’impresa di tener vivo un bar, di consegnargli un’anima e di costruire sul vivere quotidiano la speranza per un futuro migliore. Tuttavia la gestione del bar si rivelerà molto difficile, più di quanto i due ex studenti e Marcel avessero messo in conto. Aurélie, sorella di Matthieu, è la sola che sa riconoscere il valore del libero arbitrio ed è infatti l’unica che decide sul serio quale strada seguire, per il suo proprio bene e non solo.

Il sermone sulla caduta di Roma è un romanzo non facile, dove la filosofia è la protagonista principe; Jérôme Ferrari, professore di filosofia, imbastisce una storia che ritrae tre generazioni il cui fallimento sociale e personale par sia stato scritto da tempo immemore nel loro DNA.

Jerome FerrariJérôme Ferrari è nato nel 1968 a Parigi, è professore di filosofia e consulente pedagogico. Ha insegnato in Algeria, in Corsica e negli Emirati Arabi Uniti. Nel 2012 con Il sermone sulla caduta di Roma ha vinto il Premio Goncourt. Nel 2013 le Edizioni E/O pubblicheranno Balco Atlantico e nel 2014 Un dieu un animal.

Il sermone sulla caduta di RomaJérôme Ferrari – Edizioni E/O – Collana: Dal Mondo, letteratura francese – Traduzione: Alberto Bracci Testasecca – ISBN: 9788866323013 – Pagine: 192 – Prezzo: € 17,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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