Le avventure di Nonno Paolo – racconto di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Le avventure di Nonno Paolo

di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

nonno

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Paolo, mio nonno, è seduto in giardino, sulla sua sedia preferita.
Ai suoi piedi c’è Bobo, il nostro vecchio cane che finge d’esser mezzo assonnato.
Gli sono rimasti pochi denti. Ma stasera ha lasciato chissà dove la protesi dentaria e gl’occhi gli sorridono.
Gli offro un gelato e subito gli chiedo il motivo per cui sorride.
Sto pensando”, dice, “ho lavorato tanto, ho vissuto una vita piena di amore e di dolore anche, e quando ti scopro così giovane ed aggraziata non posso far a meno di pensare all’amore che ho provato per tua nonna, così pazza che mi si negava sempre.
Poi, un bel giorno, scoprimmo d’esser innamorati l’uno dell’altra. Fu il nostro un amore davvero grande e abbondante. La nostra vita insieme si fece favolosa, sfavillante, nel segno dell’amore e del reciproco rispetto.
Ma nonno, cosa dici? Non li leggi i giornali, non la vedi la tivù? Come fai a tener viva questa tua purezza d’animo?
E lui, serafico: “Io sono certo d’esser nato con addosso la camicia della Madonna, sono stato benedetto; ed ho ancora tanto da dare… vivo la mia vita senza preoccupazioni perché ho sempre rispettato il prossimo.

Le rughe sulla sua faccia sono una cartina geografica piena di geroglifici da decifrare. Capisco che è un uomo che per la vita intera ha lavorato duro, che quello che ha ottenuto l’ha ottenuto con il sudore della propria fronte affrontando a testa alta tanti sacrifici, ma anche speranze e promesse infrante. In tasca pochi soldi, ma sempre nei campi a coltivare rendendo fertile quella terra che altrimenti nessun frutto avrebbe maturato alla luce del sole. Nonostante i pochi soldi in tasca, vestito coi soliti vestiti, uguali per i giorni lavorativi e di festa, il nonno è riuscito a tirar su una famiglia numerosa senza mai perdere la fiducia in se stesso. E ancor oggi è un inguaribile ottimista: non si lamenta della vecchiaia, come invece fanno altri della sua età. E’ sereno, sorride con la bocca sdentata e gl’occhi sono invasi da un giovanile scintillio di vita che ti fa capire che il meglio deve ancora venire.
Curiosa al pari d’una gattina, in questa sera così adamantina, gli chiedo di continuare a raccontarmi di sé, e lui non si fa pregare:  “Ho visto la mia parte di meraviglie, tu non hai idea di quanto sia bello il sole quando si leva al mattino, ti par quasi d’essere in un’altra dimensione… poi il grano bello maturo, giallo giallissimo. Devi sapere che ai miei tempi non c’era la mietitrebbia; di notte noi raccoglievamo il grano falciando e cantando sereni, ed eravamo tutti amici e tutti poveri ma ci rispettavamo.
Si prende una pausa e mi sorride, è tornato giovincello, così attacca a cantare “Bandiera rossa”:  «Avanti o popolo, alla riscossa,/ Bandiera rossa, Bandiera rossa/ Avanti o popolo, alla riscossa,/ Bandiera rossa trionferà./ Bandiera rossa la trionferà/ Bandiera rossa la trionferà/ Bandiera rossa la trionferà/ Evviva il comunismo e la libertà./ Degli sfruttati l’immensa schiera/ La pura innalzi, rossa bandiera./ O proletari, alla riscossa/ Bandiera rossa trionferà. »
Poi mi dice, con voce sicura, che anch’io un giorno canterò le canzoni della mia vita, del mio cuore, fino a quando avrò un alito di fiato in gola. Ed è a questo punto che mi domando io come fanno a dire che c’è l’arteriosclerosi: il nonno ha soltanto bisogno dei suoi sensi, dell’amore con cui ci ha nutriti. Se mai un giorno dovessero fargli cilecca i ricordi, saremo noi la sua memoria, saremo noi a ricordare per lui e lui sarà felice.
Bobo si scompone in un morbido gesto, mentre il nonno se la ride. E’ giunta l’ora del goccetto. Quand’è sera gli piace scolarsi un bel bicchierino di sambuca ma con dentro un chicco di caffè, che lui volgarmente chiama ‘mosca nera’.
Sorride il nonno. Lui sì che è uno che non passa inosservato.
In segno di saluto mi stringe la mano, poi mi bacia strusciando la sua barba contro la mia guancia, proprio come quand’ero piccina.
Buonanotte Nonno, il Signore ti protegga sempre. A domani.

Il mio nonno è pazzo, ma se non lo fosse non lo adorerei così tanto.
Emozionata e un poco stordita mi allontano con gl’occhi gravidi di lacrime di felicità.

Che bello che è il mio nonno, ha sempre un sacco di storie da raccontare: alcune sono un po’ tristi, la maggior parte però sono molto divertenti, tutte da ascoltare. Sono davvero fortunata.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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3 risposte a Le avventure di Nonno Paolo – racconto di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

  1. Felice Muolo ha detto:

    Bel tipo tuo nonno. I lavoratori dei campi sono persone speciali.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Queste sono le avventure del nonno di Vany http://vany.me
    E il racconto è tutto frutto del suo sacco, io mi sono limitato ad aggiustarlo giusto un pochetto, nulla di più.

    I lavoratori di ieri sì, erano speciali, perché prima d’ogni altra cosa persone fra di loro solidali e amiche.

    beppe

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  3. Giorgio Pezzin ha detto:

    Ieri sono diventato nonno anch’io. Ho letto con piacere due parole in favore di un vecchio. Ho conosciuto anch’io un nonno così e adesso, dopo che è morto da tanti anni, capisco cosa volesse dire. Bella anche la foto che mi ha attirato qui da Google. Dentro quella scorza esterna, un po’ rinsecchita, c’è ancora un giovanotto. E’ così per tutti, che lo crediamo o no. Diventare vecchi è davvero un privilegio, se si ha capito qualcosa della vita. Ciao Beppe, anche se non ci conosciamo, una pagina che dà spazio a questo è una bella pagina.

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