Stringimi prima che arrivi la notte – Claudio Volpe – edizioni Anordest – il 1mo capitolo per Voi lettori

Stringimi prima che arrivi la notte

CLAUDIO VOLPE

Stringimi prima che arrivi la notte - Claudio Volpe

Stringimi prima che arrivi la notte – Claudio Volpe

Stringimi prima che arrivi la notte – Claudio Volpe – edizioni Anordest – Collana Linea controcorrente – Pagine 320 – ISBN 13 9788896742761 – € 12,90

Edizioni A NordEstStringimi prima che arrivi la notte è un Capolavoro di sensibilità artistica umana e psicologica, un romanzo scritto con stile invidiabile e che avrebbe meritato di rientrare, almeno almeno, nella cinquina del premio Strega. Prima di parlare con Claudio Volpe del suo romanzo, per gentile concessione dell’Autore Vi offro qui il primo capitolo di questo grande romanzo. – Iannozzi Giuseppe

Il primo capitolo di “Stringimi prima che arrivi la notte”

Claudio Volpe

Claudio Volpe

“Ti ho perso che non ti avevo ancora trovato, quando ancora non ero che una possibilità tra infinite e tu come un mago della vita hai abbracciato quell’immensità per prendere me, tirarmi via dal nulla e farmi divenire qualcuno. Non ricordo quando, non ricordo dove. Porto dentro solo la parvenza di un odore, quello del tuo dopobarba fresco alla menta ma forse, appunto, è solo un’illusione, il ricordo di quello che c’è stato dopo. E il dopo per noi è stato tutto, come tutto è quello che tu hai di me: il mio sorriso, i miei occhi, il senso delle mie lacrime, le labbra delle mie urla.
Ora siamo a casa, solo noi due e io corro, corro e non so più chi sei, non so più se ne vale ancora la pena senza te, senza noi e i nostri corpi avvinghiati e le mie labbra sulla tua pelle e le tue mani tra i miei capelli.
Corro mentre toccandomi il costato premo lì dove le dita per poco non affogano. Ho addosso ventiquattro costole perfette, visibili, sporgenti come spuntoni di roccia che si gettano nell’aria, stalattiti che piombano a picco nel mondo. Ventiquattro costole testarde e appuntite che spingono da sotto la pelle e divorano a morsi la carne bianca e sottile come un velo d’aria steso sopra un burrone. Trentaquattro vertebre sottili che si diramano dal centro della schiena, dischi precari, ossa messe lì solo per caso, in procinto di cadere, sprofondare all’interno, bucare i polmoni, perforare il cuore. Fino a morire, fino ad uccidere. Sono fatta così, sono un mucchietto d’ossicini tremolanti, inutili, insulsi. Questo è quello che resta di me e mentre io mi sciolgo nell’aria tu mi guardi con quei tuoi occhi che bucano l’anima ma non riesci a vedermi. Perché non mi vedi? Perché non vedi che il mio corpo è sparito, prosciugato, come risucchiato nel nulla? Come hai fatto per tanto tempo a non accorgerti che al suo posto solo il ricordo di una donna resta a parlare, a pesare sul presente, su quello che non c’è più? La mia carne è poca e tenta disperatamente di restare attaccata alle ossa, di aderire piano alle sporgenze dei fianchi, alla fragilità del collo, all’acutezza amara e secca degli zigomi. Io non sono più una donna, la mia anima non alberga più nelle fattezze di un essere umano ma abita un ricordo, occupa gli antri sempre più aridi di uno scheletro spossato. Le mie dita sembrano stuzzicadenti sottili e mi fanno male come se stessero per spezzarsi. Ma tu non vedi, sei cieco, sei altrove. Sei partito, lo so, sei andato via per sempre. La tua mente che è la parte migliore di te è altrove, ad inseguire graffi d’amore scolpiti nel cielo. Io corro e intanto tocco il maglione che ho indosso, lo avvicino al corpo, lo stringo a me noncurante dello scricchiolare del vuoto che ho dentro. Corro selvaggia attraverso le stanze di casa nostra, una corsa buffa, ridicola, patetica, un culo piatto che muovo senza decenza, senza bellezza. Provo a evitare gli ostacoli, gli oggetti, i mobili che ne occupano l’interno. Corro senza sosta e puntualmente urto contro gli spigoli del tavolo, le maniglie delle porte lasciate distrattamente aperte come fosse una gara a chi riesce a farsi più male. Gemo, lo faccio in silenzio. Ogni lamento, anche uno solo potrebbe togliermi quel poco di forza motrice che ancora riesce a muovermi il corpo. E mi sento ridicola, sai? Sono un mucchio di cenere sparsa che corre zoppicando tra le sue cose, un accenno di donna che pencola nel buio.

Tu mi insegui, corri dietro di me e posso sentire i tuoi passi pesanti eppure così leggeri , quei passi che sono solo i tuoi, sono il tuo miracoloso modo di stare al mondo. Sei un uomo spossato, stanco ma felice ed è per questa tua felicità improvvisa che io mi sento morire. Mentre provi ad afferrare qualcosa di me, un braccio, un lembo del maglione, una ciocca di capelli, urti anche tu contro gli oggetti duri di casa ma contrariamente a quanto faccio io, non nascondi il dolore strozzandolo in gola. Tu urli, imprechi contro il diavolo e io ho paura della tua voce assatanata, forte come non ho mai sentito. Vedi quanto siamo ridicoli? Costringiamo i nostri corpi a una corsa frenetica che ci sta lasciando senza fiato. Eppure la casa è così piccola: due stanze, un bagno e una cucina. Vedi come ci guardano stupefatti gli oggetti di questa casa? Il portaombrelli di porcellana sembra desideri fracassarsi appresso alla nostra corsa, il salotto con le poltrone in pelle nera rimane impietrito, la cucina con i piatti sporchi ammucchiati sul tavolo e poco più in là, leggermente di lato, le stanze da letto col mobiletto in ferro battuto trattengono il fiato mentre il quadro di un finto Botero non sa cosa dire. E noi? Noi sappiamo cosa dire? Sappiamo che parole usare davanti al frastuono della vita e a quel suo urlare feroce che ci ottura le orecchie? Ora sono arrivata a destinazione, il bagno, quello sempre in ordine in fondo al corridoio, afferro la maniglia, apro la porta e mi getto dentro come un oggetto rotto che viene buttato via, come una speranza violentata e abbandonata a terra. Tu non fai in tempo a ficcare un piede dentro per evitare che la porta venga chiusa. Allora io giro svelta la chiave nella serratura e un grugnito di ferro contro ferro è la sua risposta sgarbata al mondo. E tu cosa fai adesso? Non riesco a vederti da qui. Aspetta, avvicino l’occhio alla serratura e ti osservo. Ti stai accucciando ai piedi della porta, poggiato su un fianco, la fronte contro il legno, la mano che accarezza la superficie liscia della parete. Dall’altra parte, distante come se questa porta tagliasse a metà l’universo, io me ne sto rannicchiata nella tua stessa identica posizione, con le gambe raccolte come per volerle scaldare e la mano che afferra la maniglia fredda poco sopra la mia testa. Quanto siamo simili io e te, papà? Quanto si assomigliano i nostri occhi e le nostre bocche e i nostri sorrisi e le nostre lacrime?
“Ali ci sei?” mi dici con la tua voce calda e turbata come quella di un bimbo che cerca di chiedere scusa, una voce improvvisata perché non hai avuto il tempo di costruire grandi discorsi. Vorresti abbracciarmi in questo momento, lo so, vorresti baciarmi la fronte, stringermi tra le tue braccia come quando ero piccola e avevo la febbre. Un bacio sulla guancia, una pezza d’acqua fredda sulla fronte, la favola di Barbablù e la febbre spariva. Eri un mago, lo sei tuttora. Sono io che sono cambiata. Sono io che non credo più nelle favole.
“Cosa sono stata per voi? Il ripiego alla vostra sterilità? Puoi dirmelo ora. Posso farmelo scivolare senza troppo dolore”, ti rispondo mentendo anche a me stessa.
“Hai ragione. Probabilmente se io e tua madre non fossimo stati sbagliati nei nostri corpi e avessimo avuto la capacità di generare un figlio nostro, che fosse uscito dai nostri corpi intendo…”
Mi mordo le labbra, stringo gli occhi, li serro, li acceco. Provo a graffiare la porta ma le mie unghie mangiucchiate fino al sangue scivolano inesorabilmente, perdono quota, si schiantano sulle gambe, sui jeans taglia trentaquattro che sembrano vestire l’aria. Ho mentito, non sono in grado di reggere la verità, di ascoltarla dalla tua bocca.
“Ma in ogni caso ti abbiamo amata e ti amiamo tuttora, questo lo sai. Che senso ha, in fondo, l’origine, la provenienza? Non sei uscita dal corpo mio e di tua madre, certo, e allora? Cosa importa? Se c’è l’amore c’è tutto.”
Scanso un sorriso con la mano, mi tocco il viso con un movimento stretto, sposto i capelli dietro le orecchie. L’amore. L’amore è il mio problema, l’amore mi ha distrutta anche se non riesco ad ammetterlo. Ti amo papà di un amore indescrivibile, amore che non puoi nominare, amore che ti corrode le membra, amore che ti spezza le ossa, amore che ti mangia la carne lasciandoti addosso il peso di quaranta chili di donna. Vorrei amarti di meno, a volte, perché so che tu sei irraggiungibile, distante, impossibile. Sei mio padre adottivo, quello che mi ha tenuta tra le braccia da quando ero così piccola da non poterne serbare neanche memoria, quello che mi ha cantato infinite ninne nanne, quello che mi ha accompagnata alle elementari il primo giorno e alle medie il primo giorno e al liceo il primo giorno. Tu sei il mago del sorriso, papà, sei il mago dell’amore e della gioia. E io ho bisogno di tanta magia per inventare storie a cui credere. Vorrei essere un posto magico, papà, un posto felice, un posto per te, per farti stare bene ma tu sei un buco invece, una voragine. Vorrei infilarmi piano tra le tue braccia come sempre, come un topo che si rintana per paura di un rumore, come un’anima che rosicchia l’idea della felicità.
“Non avreste dovuto farlo. Non avreste dovuto adottarmi. I figli non sono carne da usare per riempire buchi. Siete stati egoisti.”
Parlo con cattiveria. Anche se non voglio, non posso trattenere il veleno. Tu annuisci involontariamente con la testa e il sudore che ti cola dalla fronte. Egoisti, ripeti impercettibilmente tra te e te. Ora inizi a ricordare, non sai fare altro che ricordare e io questa storia, la nostra storia, la conosco anche troppo, mi è entrata dentro senza veli, senza pudore, senza decenza. Vuoi ricordare ancora una volta, papà? Vogliamo fare questo viaggio di nuovo? E allora facciamolo, ricordiamo, dico, cerchiamo il senso di ogni cosa nel passato. Io ormai so tutto e tutto fa parte di me. Il mio passato è un mucchio di scartoffie, un abbandono che precede la nascita. Ricordi di un percorso d’adozione, di lungaggini burocratiche, di un senso d’impotenza, di un’attesa, di rifiuti. La memoria non dovrebbe essere luce calda che illumina la felicità di un tempo passato, papà? E allora perché io sento così freddo? Perché, mentre raffiche di ricordi mi trapassano ancora una volta come frecce, mi sento ghiacciata? Perché sento dolore nel lasciarmi toccare dalla memoria? Perché questo dolore diffuso, un dolore che avvinghia ogni lembo di pelle e strapazza il cuore? Da dove viene questo male che graffia e questi miei ricordi che sono essi stessi graffi dentro al sangue, squarci nella luce della memoria? Ma senza pensarci troppo viaggiamo, papà, nuotiamo tra i ricordi e manteniamoci a galla perché alla fine di ogni oceano c’è una spiaggia che ci attende.”

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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15 risposte a Stringimi prima che arrivi la notte – Claudio Volpe – edizioni Anordest – il 1mo capitolo per Voi lettori

  1. furbylla ha detto:

    Sono arrivata alla fine della parte da te pubblicata e ho avuto un moto di stizza… non potevo continuare a leggere…. devo porvi sicuramente rimedio, sarà un altro libro della mia estate.
    buongiorno
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cinzietta, e fai benissimo a non farti mancare “Stringimi prima che arrivi la notte” di Claudio Volpe. Il ragazzo è giovanissimo ma è un Talento vero, avrebbe meritato di essere nella cinquina e non lo dico tanto per dire, quando parlo di libri sono molto serio e severo più che mai.

    Qui c’è Claudio Volpe che presenta il suo romanzo. E’ un ragazzo, è un vero talento ed è pure bello, insomma ha tutti i doni.

    E peraltro il libro costa poco e sono 300 pagine di Letteratura, di quella con la “L” maiuscola.

    Nel raro e impossibile caso che non ti dovesse piacere, ti rimborserò io. Ma leggilo. Hai letto il primo capitolo, credo tu ti sia fatta bene un’idea di cosa è capace Claudio.

    beppe

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  3. isabella difronzo ha detto:

    Ho letto Il vuoto intorno fidandomi ciecamente di una tua recensione, e te ne sarò grata per sempre. È tra i libri più interessanti che io abbia mai letto. Inutile aggiungere che sto per acquistare anche il secondo.
    Un abbraccio. Grazie di ogni dritta.
    Is@

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  4. isabella difronzo ha detto:

    Perché no riesco a pubblicare commenti? 😦

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  5. furbylla ha detto:

    Isabella io li leggo. 🙂 Beppe ma sai che l’avevo vista in tv quella intervista? non avevo collegato mi sto proprio rimbambendo. si si ho deciso di comprarlo.
    cinzia

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Hai pure visto in tv Claudio e non l’hai riconosciuto? AH AH AH
    Stai perdendo colpi. 🙂
    Qui finisce che se mi vedi in tivù manco a me mi riconoscerai. 😀 Sono messo proprio bene.

    Oggi preparo le domande per Claudio, indi per cui a breve leggerai l’intervista su questo blog.

    Fai benissimo, è un grande romanzo, che ha sollevato anche qualche piccola polemica. 😉 Ne parleremo con Claudio.

    bacione

    beppe

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cara Is@ che sei Bella,

    se “Il vuoto intorno” ti è piaciuto così tanto, bene, parola mia, questo “Stringimi prima che arrivi la notte” te lo divorerai tutto in una notte, perché è superiore, nettamente superiore. Il primo capitolo lo hai già letto, per cui sai benissimo a cosa andrai incontro: a un libro che ti terrà incollata alle sue pagine finché non avrai finito di leggerlo. E non mancare all’appuntamento, oggi o domani metterò online l’intervista che ho fatto a Claudio Volpe che ringrazio infinitamente per avermi dedicato attenzione.

    Un bacione, cara Is@ che sei Bella

    beppe

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  8. Pingback: Stringimi prima che arrivi la notte. Claudio Volpe. Intervista all’Autore di Iannozzi Giuseppe | Iannozzi Giuseppe in arte "Beppe Iannozzi"

  9. isabella difronzo ha detto:

    Adesso li leggo anch’io. Ogni tanto la rete da di matto 🙂 Grazie mille per avermi tranquillizzata. Un sorriso e un bacio.
    Is@

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  10. isabella difronzo ha detto:

    Non mancherò. Coi miei tempi, ma ci sarò 🙂 Adesso sono più veloce di una lumaca incinta di 2 gemelli 😉
    Kiss King
    Is@

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  11. isabella difronzo ha detto:

    Grazie Cinzia, ti avevo scritto un pensiero più articolato, ma… PUFF! sparito… 😦

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  12. furbylla ha detto:

    ma che cosa strana questa io leggo anche il commento più articolato.. il blog di Beppe è posseduto ahahahah Figurati 🙂 un bacio a ate 🙂
    cinzia

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  13. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non è successo niente, ragazze.
    Semplicemente ho apportato alcune modifiche al blog, per cui in alcuni momenti i commenti sembravano non ci fossero. Adesso ho però finito, per cui è tutto in chiaro, i commenti si vedono tutti.

    Non vi preoccupate se di tanto in tanto un commento non appare. Colpa mia che sto cambiando alcune cose sul blog.

    Un bacione, cara Is@

    beppe

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  14. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non fartelo mancare questo “Stringimi prima che arrivi la notte”, cara Is@. Nonostante tu dica d’essere una lumachina, questo romanzo son certo che te lo divorerai con il cuore, con l’anima e la mente nel giro di poco pochissimo. E se non dovessi piacerti, pronto a rimborsarti di tasca mia.

    Kisses, Is@ che 6 bella

    beppe

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  15. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non è successo niente.
    Stavo solo facendo delle modifiche al blog.
    E’ posseduto da me che ci sto lavorando su, niente di più niente di meno. Non ci dovrebbero essere più inconvenienti, ma in ogni caso nessun commento andrà perso.

    Devo sol più fare dei piccoli accorgimenti che credo non impatteranno sul commentario, ma non si sa mai. Ma ripeto: nessun commento andrà perso.

    Bacioni

    beppe

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