Ciechi e sanguinanti (Angelo di Morte). Poesie dark per Valeria Chatterly Rosenkreuz – di Iannozzi Giuseppe

Ciechi e sanguinanti

(Angelo di Morte)

Poesie dark per Valeria Chatterly Rosenkreuz

di Iannozzi Giuseppe

Angel of Death by Chatterly

Angel of Death by Chatterly

Angel of Death è Opera originale di Valeria Chatterly Rosenkreuz

LETTERA 35

Odiavi perché scrivevo
e come lo facevo
Dicevi a tutti
ch’ero un fallito
e poi mi portavi un cavolfiore
che la fruttivendola t’aveva regalato
perché potessi continuare a mangiare
parole e fame
Amavi farmi la minestra con quello
sfogliandolo senza badare
al succo del discorso,
perché la mia Lettera 35 poteva battere
anche senza di me,
ma non senza di te
che vivevi la strada
E venne il giorno
che le mie costole le potevi contare,
e il tuo occhio nero non t’era di conforto
e una bistecca per addolcire la botta
non ce la potevamo proprio permettere
Odiavi perché scrivevo,
e come lo facevo,
e i fogli rimanevano vergini,
e i racconti che scrivevo erano bianchi,
nessun editore serio li avrebbe mai presi
Sì, ero proprio quello che si dice un fallito,
e questa cosa un po’ ti faceva felice
perché tu, con il tuo occhio pesto,
uno che t’imbucava lo trovavi sempre
Ma venne il giorno
che scesi anch’io in strada,
e presi a pugni tutti i tuoi amanti
con la forza d’una minestra di cavolfiore
in corpo per difendere il tuo corpo
Così ebbi una storia da scrivere,
decine di pagine forti
che vendetti bene al primo complimento
Persi però te
Non fu un gran danno
Qualche volta, ci penso ancora
a com’eravamo fragiliOdiavi perché scrivevo
e come lo facevo
Dicevi a tutti
ch’ero un fallito,
e poi mi portavi un cavolfiore
che la fruttivendola t’aveva regalato
perché potessi continuare a mangiare
parole e fame
Amavi farmi la minestra con quello
Lo sfogliavi per bene senza badare
al succo del discorso,
perché la mia Lettera 35 poteva battere
anche senza di me,
perché non avevo niente da dire
E battevi tu la strada
E venne il giorno
che le mie costole le potevi contare,
e il tuo occhio nero non t’era di conforto,
e una bistecca per addolcire la botta
non ce la potevamo proprio permettere
Odiavi perché scrivevo,
e come lo facevo;
e i fogli rimanevano vergini,
e i racconti che scrivevo erano bianchi,
e nessun editore un po’ serio li avrebbe mai presi
Sì, ero proprio quello che si dice un fallito,
e questa cosa un po’ ti faceva felice
perché tu, con il tuo occhio pesto,
uno che lo zucchino te lo dava
lo trovavi sempre
Ma venne il giorno
che scesi anch’io in strada,
e presi a pugni tutti i tuoi amanti
con la forza d’una minestra di cavolfiore
in corpo per difendere il tuo corpo
Così ebbi una storia di parole nere da scrivere,
decine di pagine forti
che vendetti bene al primo complimento
Persi però te
Non fu un gran danno
Qualche volta, ci penso ancora
a com’eravamo fragili

MA IO NON AMO (E TU NON AMI)

Mi piace immaginare la rugiada
che al mattino rinfresca i fiori,
e amo guardare le tue lacrime
mentre fumo la prima sigaretta
Mi piace il rumore del fiume
e la sua risata che invade la casa;
amo il sudore che scivola sulla tua pelle
e vorrei dirti di non lavarlo via,
di non chiuderti in bagno, nel box doccia
Amo il tuo corpo e l’anima che l’accompagna
Ma io non amo la frusta della tua lingua
Ma io non amo vederti chiudere la porta

Tu come la bianchezza d’una colomba in volo,
come una vestale sposata alla mia ombra,
per tutto questo ho preso la tua anima
Tu come l’audacia d’un’aquila sulla preda,
come il desiderio di Maria Maddalena per Cristo,
per tutto questo ho preso il tuo corpo
Ma io non amo la frusta della tua lingua
Ma io non amo vederti chiudere la porta

E tu ridi, e piangi. e castighi
Poi fuggi via in un addio ma mai per sempre

E io non rido e non piango, però bestemmio
Sodomizzo poi dei nostri corpi l’impronta sul letto

Tu non ami la frusta del mio cuore.
e non ami vedermi aprire la porta

Ci lasceremo liberi oltre noi stessi
quando non ci sarà più alcuna Stagione,
perché io non amo vederti chiudere la porta,
perché tu non ami vedermi aprire la porta

Ci cercheremo liberi oltre noi stessi
quando sarà finito il tormento dell’Eternità
perché io non amo la frusta della tua lingua,
perché tu non ami la frusta del mio cuore

MY BLIND BLOODY EYES

Te l’ho detto già, un po’ di tempo fa
L’amore cerca amore
Negli occhi ciechi, in preghiera
Negli occhi insanguinati, alla sua maniera

Mi hai cercato in una risposta
Mi hai amato perché ero un despota
Ma sempre ti ho santificata reggendo la mia stampella
Portando avanti il passo della sua gemella
Per incontrare i tuoi occhi ciechi
Per sconfiggere i miei sguardi biechi

Sono tempi difficili anche per la cecità di Tiresia
Si disfa la storia, si ricama un tappeto di tenebre
Ma non posso piangere per aver e non aver visto le cose non concesse
Perché avanzano i tiranni accecando la gioia in negre profondità
Perché marciano in compatte file spogliando la tua nudità, Atena
Viviamo giorni di speranza che mostrano la loro pena
Moriamo in notti insonni che giocano scommesse
E si perde vincendo
E si vince perdendo

Ormai dovresti saperlo che stiamo giocando a biliardo
Sempre la stecca strappa la verde speranza con un tiro bastardo

Ormai lo sappiamo entrambi che sfuma ogni vista ridente
Sempre la vita si fa lo sgambetto nel pianto d’un mendicante

Ma l’amore sempre cerca amore
Negli occhi ciechi, in preghiera, facendosi vittima
Negli occhi insanguinati, alla sua maniera, facendosi pittima
Per fuggire la verità o la cecità

Così ti dico che l’Anima ferita da Amore solo Amore può curarla
Così ti dico che tutte le anime ferite cercano altre compagne ferite
Così ti dico che sono qui per prendere la tua Anima e cullarla
Un po’ vincendo, un po’ perdendo
Ma sempre amando lo sgambetto che la vita fa
Ma sempre amando il tuo petto che al cuore si dà
Un po’ vincendo, un po’ perdendo
Ma sempre guardando coi tuoi occhi
Ma sempre sanguinando nei tuoi occhi

ALI DI SOGNO

Reggendo un po’ di quella vita
che mi desti con coraggio,
trattenendo un po’ di quel dolore
che ti portasti via prima
del prossimo arrembaggio
alla Mattina,
adesso ho speranze uguali
a quelle d’un topo in gabbia
O solo ali di sogno
per invadere d’amore
la Gerusalemme Liberata
O passi in punta di piedi
per passeggiare la sabbia
d’un’altra spiaggia

Ma se sei Amore,
se sei quello
che dicevi d’essere
torna sui tuoi passi,
senza mai voltarti
verso di me!
(Con lo sguardo perso
nel mare in lontananza)

Ti ho presa
in questo giorno, di notte,
perché non fosse mai
Mezzogiorno di Fuoco
Ho lasciata incastrata
una lagrima di dolore
nel sale profondo degli occhi
No, non ti sei resa conto
ch’ero avviato a prender la mia strada
per darmi una possibilità
di cambiare in meglio
l’affanno d’un’altra te
No, non ero l’uomo
che avresti amato per tutta la vita
Lo capirai dopo,
solo col senno di poi,
quando stringerai un altro me
sul tuo seno in fiore

Se mordevo la tua sottile caviglia
nascosta fra le pieghe delle lenzuola,
se mi sfamavo le labbra
baciando la linea della tua schiena,
le mie ciglia – adesso lo so –
ti sposavano mentre pensavo che,
che ti avrei dato presto le spalle
con un sorriso in prestito alla fortuna
o prendendo la parte d’un pugile sconfitto
(Con lo sguardo perso
nel mare in lontananza)

E si fa l’Alba,
e un po’ di nostalgia cola
sfiorando le mie gote
E si fa il Tramonto,
e un po’ di calore scivola
accarezzandomi il seno
E si fa la Notte,
e un po’ di sogni volano
accompagnandosi al vento
che soffia attraverso
la finestra aperta
E io sono sempre qui
che aspetto un Angelo
e la delicatezza del pneuma
E qualcuno,
che non so,
spende un penny
nel gioco del destino
affondandolo
in Piazza di Spagna
Dolce Vita!

Ed allora perché,
perché i miei seni sono tumidi di lagrime?
Ed allora perché,
perché resto distesa a sognare
il mio abbraccio incrociato sul petto?
Così, senza speranza
Così, senza importanza

Ed allora perché,
perché tutte le mie fantasie ridono di me?
Ed allora perché,
perché tutte le mie angosce confortano me?
Così, senza dolore
Così, senza calore

Dolce, dolce è la vita
Amara, amara è la vita
E qualcuno
spende un penny
affondandolo
in Piazza di Spagna

Dolce, dolce è la vita
Mare, mare è la vita
Amara, amara è la vita
Amare, Amare è amare la Vita

E sei tu?
E sei tu?
E sei tu, Amore senza volto
mentre torno a sognare di me,
mentre torno a desiderare un’altra “Me”
con ali di sogno arrivate nel mare in vicinanza


D’AMORE PER GLI ALTRI

Non ho ancora un motivo
che mi ridia indietro la ragione,
perché scavo nella tua perdita
e nella sua agonia
Ma ho una partenza e un biglietto
per l’ultima corsa utile
Le tue rose pungevano
anche se le curavi tutti i giorni,
le mie mani facevano male
anche se ti accarezzavo tutte le notti
E Cristo s’è messo il Basco
per morire in Bolivia
d’Amore per gli Altri,
così dovresti capirlo da sola
che non posso più ignorare la verità
che i morti non sanno badare a se stessi,
che i morti non sanno badare a se stessi

Abbiamo avuto il nostro tempo,
facendo, bene o male, la nostra parte
Abbiamo imbavagliato il cuore
per sprecarci in un amore di testa
Abbiamo sempre usato la solita parola
che è stata la nostra sconfitta, “amore”
Ma ci siamo concessi sempre l’ultimo appello
che ci ha messi di fronte alle nostre colpe
E abbiamo ignorato che non poteva bastare
sudare e sudare e sudare
il letto e la sua morbidezza
Così, non ho proprio un motivo
che mi trattenga ancora qui, fra le tue rose,
e tu non ne hai uno
che ti sfiori il volto addormentato
Però ho almeno una buona ragione
perché prenda l’ultima corsa utile
prima che sia troppo tardi per gli Altri,
prima che sia troppo tardi per gli Altri

Adesso ho un motivo
che mi porterà vicino alla ragione,
perché scaverò nella perdita dei tanti
e nella loro agonia
Lo sai anche tu che,
che i morti non sanno badare a se stessi,
che i morti non sanno badare a se stessi
Lo sai anche tu che,
che devo far si che non sia troppo tardi per gli Altri,
che devo far si che non sia troppo tardi per gli Altri

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Ciechi e sanguinanti (Angelo di Morte). Poesie dark per Valeria Chatterly Rosenkreuz – di Iannozzi Giuseppe

  1. Felice Muolo ha detto:

    Porcaccia la miseria! Mi hai dato la vertigine! Ma come fai a estraniarti in questo modo, quando scrivi poesie? Sembri un angelo e un demonio. Chi sei veramente? Voglio saperlo. Scrivi una biografia.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    La prosa la scrivo nelle ore mattutine.
    La poesia, sempre che la si possa definire tale, la scrivo nelle ore notturne, quasi sempre dopo le 23, perché mi sento più sensibile a cogliere la sensibilità altrui e a tradurla in parole e metafore. Poi se sia anche della buona poesia non lo so, però piace e questo, per il momento, mi basta.

    E’ vero, angelo e demonio. Quando scrissi queste avevo un nickname, Drella, che ho adottato da Andy Warhol grande amico di Lou Reed. Be’, Warhol diceva d’avere due anime, una quella di Dracula, l’altra quella di Cenerentola, per cui Drella. Sono passionale e cinisco, credo ciò dereivi dal mio vissuto e anche dai poeti che ho letto in gioventù.

    E’ comunque raro che quando scrivo poesia parli di me, forse solo qualche accenno ma ben mascherato.

    Nessuno, or come ora, sarebbe interessato a una mia biografia.

    Grazie infinite, caro Felice

    beppe

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  3. furbylla ha detto:

    ogni volta che riposti vecchie poesie mi viene il nervoso.. indovina perchè? concordo con Felice .
    cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Queste, cara Cinzietta, sono belle e non come quelle della serie Body and Soul, e sono tra le pochissime scritte di getto che mi sono venute bene. D’altro canto anche al Maestro Leonard Cohen è capitato di scrivere di getto e di essere soddisfatto. ^_^

    Posso indovinare perché. 😉 Ma quando sentirò la necessità di esprimermi in poesia lo farò, forse. Al momento ho altro per la testa.

    Bacione

    beppe

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