beat generation. poesie sulla strada – di Iannozzi Giuseppe

beat generation

poesie sulla strada

di Iannozzi Giuseppe

Jack Kerouac

Jack Kerouac

Infatuazione fatale (*)

Mi hai fatto sorridere sul lato sbagliato della faccia
Non è perfetto, entrambi compromessi in un’infatuazione fatale
Non si tratta di me, & io non so che diavolo voglia dire
E’ giusto un fantasma, che diventa adulto
sulla linea del tramonto,
uguale alla Morte che risorge dal suo Sogno
& rollo un’altra sigaretta nella notte
& cerco di rimettere a posto la mia rotta
riflessa sugli occhiali da sole
Penso sempre a Blake quando torno indietro
all’ultimo terribile amore che mi volle folle
perché la pratica sovrasta la teoria un milione di volte
Non mi piace questo amore, vado fuori dai binari
Sei l’amante del dio del capitalismo, certo che lo sei
E tutto quello di cui avrei bisogno è d’esser me stesso

Nessun silenzio
Nessun rumore
Nessun crimine
Solo i miei passi in dignità,
marchio a fuoco sulla neve
Mi sento così in alto, in alto
Sono solo un calzolaio, lo capisci?
Vivo dentro e fuori di te
Tu non esisti o forse sì, ho i miei dubbi
Voglio scopare, sul serio, voglio scopare e basta
Voglio soffocare la mia lingua nella tua gola
fino a toccare il piacere della Morte
Non ho bisogni di suggerimenti per questo
& non voglio piegarmi e pregare
Ma voglio essere anche lontano dall’amore
& odio quella tua corda di seta
che il comunismo ti ha regalato
per impiccarci il mio collo

Vorrei solo poter morire
in un corpo di nuvole ed eroina
Per questo mondo non sono io l’eroe americano
Non dipendo da te
Cerco l’occasione buona nel brutto
perché tutti voi siete fuori dalla Speranza
Tu vivi sotto stress
& è perché io sono più di te
Vorrei esser soffiato via
come eroina sui corpi dei poliziotti laggiù
& senza sosta battere queste strade di solitudine
Ne ho già battute tante
& tante menzogne ho raccolto
Accuso chiunque e chiunque si fa del sogno cubano
Certo che sì, non è perfetto
Ma la mia totalità è
più importante di mille parole a vuoto

E’ stata un’infatuazione fatale
& tu ti stai ancora producendo in una risata forzata

Blues di chi è stato

l’ultima volta che sono stato
c’era tanta gente sorridente
rideva di gusto mentre la pioggia pioveva
c’era una donna non più ragazza
vestita di Bianco
ma pareva indossasse il Nero
era proprio l’ultima volta

l’ultima volta giocava le gambe
sempre belle e lunghe, una cerbiatta
sorriso eburneo e labbra carnali
occhi dolci o tristi, non saprei dire

l’ultima volta che sono stato
era tutto sotto il metro del…
l’ultima volta non fu l’Ultima

ma questa è proprio l’ultima
le campane suonano a festa
e io so per chi suonano le campane
il riso gettato a terra lastrica l’asfalto
gli astanti
– simili a scimmie –
si arrampicano in complimenti
& il sole
al di là delle nuvole batte alto in cielo
& la pioggia piove incessante dispetto
scavando la terra brulla
nella tomba da tempo pronta
se non ricordo male fu
l’ultima volta che sono stato

l’ultima volta che sono stato
c’era accanto a me un vecchio
era tutto acceso
fumando blaterava tante cose
“E’ caduto il Muro di Berlino,
il Vaticano invece no!”
raccontava della gioventù
senza rimpianti
lui, il vecchio solitario,
diceva della sua donna ora morta
diceva tante cose, come tutti i vecchi
e lo ascoltavo senza rimpianti
perché ogni cosa è abusata
o forse perché è un “non so”

l’ultima volta che sono stato
ero allegro come non mai
cachinnavo in faccia a ogni nero busbo
– i soliti che indicano la strada del Signore –
& io, io avevo solo una cosa in testa
una presa per il culo e un po’ di blues

l’ultima volta che sono stato
un matrimonio
la gente felice
& il chiasso cittadino
poi calarono giù il cataletto
e fu tutto finito
secondo le dure leggi del…
mentre in Kosovo scoppiava la guerra

l’ultima volta che sono stato al mio funerale
Dio, chi l’avrebbe detto!
sono risorto
uguale a com’ero,
non meglio, non peggio

l’ultima volta che sono stato al mio funerale
si respirava aria dostoevskiano
la bara coperta dalla terra era già
mentre i netturbini spazzavano via il riso
l’asfalto tornava nero
la pioggia smise di piovere
& nell’aria c’era ancora profumo di rose e cose
ridicolo pensarci su
ma fu proprio così che andò

l’ultima volta che sono stato
sono stato veramente io
e non lei, la sua bellezza e la sua vuotezza
sono stato veramente io
libero e non migliore
ridicolo pensarci
in fotografia è viva e bella,
come sempre del resto
mi han detto
che si è trasferita lontano
quanto lontano?
col dubbio il blues si stempera
fosse il mio amore o odio
ora di mezzo dovrebbe esserci la lontananza
eppure penso che…
che per vivere liberi ci voglia “un di più”
qualcosa come un funerale al giorno

l’ultima volta che sono stato
l’ultima volta che sono stato
l’ultima volta che sono stato
al tuo funerale
ero uno sconosciuto fra la gente!

Lo show della bellezza

compromettente
lo show della bellezza
strafottente
la confusione della gentilezza
le strade si somigliano

uomini che si sbagliano
per l’una o l’altra via
per l’una o l’altra via
le donne sbadigliano

sbrendoli muliebri soffiati dal vento
si trascinano nel solito malinconico canto
delle chiese prostituite ai colori cardinalizi
c’è quanto basta per darti in pasto alla pazzia

un cernecchio ribelle scivola sulla fronte
gli occhi pieni del solito Niente
quanto c’è di compromettente?
quanto confusa pienezza in questo niente?

ah, tutto scorre via
senza neanche scegliere la sua strada
ah, tutto si prende e via
senza pensarci poi troppo su
anche se il domani dà in gola il groppo
della contraddizione
quella solita brutta sensazione
solitaria
che forse poteva essere diversamente

della confusione
quella solita tristezza tarda a tarda sera
quando le realtà sono sogni capovolti

ah, il traffico partorisce l’Amore
e prende il via
e scorre via
prima che si possa odiare
la propria compromettente debolezza
prima che si possa soffrire
la propria confusa dolcezza
e così prende il via
e scorre via…
e scorre via…
e scorre via…

ravvivato il cernecchio d’oro sulla fronte
dimenticate le fatiche, le paure del lavoro
finalmente si sorride al solito stantio niente
quello delle chiacchiere notturne
fra amici pagati a ore

quant’è lunga la distanza che ci separa?
non so dirlo
io che fuggo come l’ombra nell’ombra
e lontano mi tengo
e fugge via… senza nulla confessare
e fugge via… senza nulla osare
e fugge via… senza nulla

quanto ci costerà riconoscere il nulla?

ancora troppo anonimo quello che siamo,
vecchio Angelo Mezzanotte,
vecchio Jack Kerouac
morto nel corpo di Allen Ginsberg!
ancora troppo, troppo sibillino anonimo
ancora troppo, troppo compromettente

Venere erotica

Venere pandemia
è il tempo della vendemmia
rossa di calore sorridi
bambina, ancora, tutti irridi

il riso anodino sparge i suoi petali nell’aria
riso innocente & spietatamente qualcosa
tra i filari mille e più possibili morosi
ma nessuno che con te osi la gioia
la gioia di guardarti di nascosto
e d’immaginarsi con te in qualche posto

misirizzi si lascia cullare sul tetto dal vento
fra le biche di fieno languisce un sogno sudato
il cielo si colora d’un carnale tramonto
il riso, Venere pandemia, se lo porta via il vento
i contadini rubizzi e stanchi si distraggono dal sogno
e il cielo si fonde con l’argento e l’oro d’ogni cosa frale

Venere pandemia
Venere bambina
rossa sudata sorridi a misirizzi
guardando l’intorno, le vesti zuppe strizzi
& lacrime di sudore scivolano su di te
Venere pandemia

Venere, non sai quanto sei
Venere, non sai quanto sei
Venere, non sai quanto sei

ed è già notte

Il ballo delle fate

al ballo delle fate sono andato
il vino d’un fiato bevuto
io mischiato tra farfarelli e satiri
messo in gualdana attento ai tiri mancini
ho ballato tutta notte
ho ballato tutta notte
con le fate
con le fate

le fate di Opus Pistorum

gentili dalle tumide labbra
vestiste solo di carnale nudità
hanno ballato tutta notte
invocando il dio pagano Priapo
sempre rimettendo basso il capo
hanno sfondato nella vita tutta notte
bevendo il nettare dalla fonte in deità
all’Alba non una che non fosse ebbra

le fate di Opus Pistorum

ho ballato tutta notte
ho ballato fino all’Alba
ho giocato fino all’Alba
ho dato fondo alla notte tutta notte

ah, le fate di Opus Pistorum!
loro sanno darsi in carnali ordalie
come se si vivesse favola vestita di foglie
& all’Alba solamente si disperdono
per rifugiarsi nella negritudine
delle vuote cantine
ormai piene di sé, amate

non torneranno dalle loro cantine
non mostreranno più la trine

ah, le fate di Opus Pistorum!

hanno ballato troppo a lungo!
hanno ballato troppo a lungo!
si sono consumate!
si sono consumate!

Il sonno

Si dorme il sonno profondo
dei saggi o degli stolti

Si ama il sonno

Si odia il saggio
perché la vita ha consumato
per la saggezza

Si odia lo stolto
perché la vita ha bevuto
con ingenua semplicità

Tutti si ama il sonno

Si dorme il sonno profondo
dei saggi o degli stolti

L’umanità si è data Nome
di grande Dormiente

(*) Originariamente scritta in slang americano e qui pubblicata per la priva volta in lingua italiana.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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