sorrisi abortiti (illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreuz) – iannozzi giuseppe

sorrisi abortiti

iannozzi giuseppe

1mo maggio - by Valeria Chatterly Rosenkreuz

1mo maggio – by Valeria Chatterly Rosenkreuz

1° maggio è Opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

1° maggio

per ricordare
che ancora oggi c’è chi cade sul lavoro
per un misero tozzo di pane appena

anche oggi è il primo maggio e il mio sorriso è spento
ho visto i miei compagni prendere fuoco
nel tempo di un niente
non ho potuto fare niente, non sono state sufficienti
tutte le mie lacrime
per spegnere le torce umane che sono diventati

scusate gl’ignoranza, ma com’è possibile morire così
su due piedi senza neanche sapere perché? scusate dottori,
ho fatto appena la terza media, ho però famiglia, due figli
e una moglie, e spero di dargli un futuro migliore
almeno a quelle due anime che sono l’occhi miei
scusate, ma voi dottori perché non ci dite come stanno le cose?
a fine mese non ci arriviamo mai, le tasse da pagare
e il pane ch’era del forno vicino adesso costa l’ira d’iddio
scusatemi, voi che siete dottori, ditemi che c’entra il petrolio
con il prezzo del mangiare che sale e fa la fame di chi amo

anche oggi è il primo maggio e non è cambiato un bel niente
non ho neanche più la forza di accendere un sorriso spento
ho perso ogni speranza per il domani
scusate, ma voi dottori come fate a stare così calmi e quieti?
scusate, scusate tanto, ieri mio figlio l’hanno portato in ospedale
il più piccolo me l’hanno preso dalla mani per una cosa piccola
dicevano che dovevo solo aspettare e avere fiducia, che non c’era
neanche bisogno di pregare!
ho aspettato con l’anima in gola fino alla fine e la fine non arrivava
l’ho visto per l’ultima volta sotto un lenzuolo bianco
ho pianto ma non è servito a riportarlo fra le braccia della madre
scusate, ma voi dottori che andate in aereo a parlare con dio
ce l’avete sì o no una cazzo di anima? o l’avete venduta al diavolo?

non li segno manco più i giorni, primo o non primo qui va male sempre
mia moglie non si è più ripresa, non parla e non piange neanche più
non fa niente di niente, solo a tarda sera bestemmia la malasorte
ma voi che siete dottori, che prendete sempre treni lunghi lunghi
che vanno fino in capo al mondo, che volate tanto ma tanto in alto
a rompere i coglioni a dio, voi dovete saperlo perché l’occhi miei
si sono spenti

scusate, scusate gl’ignoranza dottori miei, ma voi come fate,
come diavolo fate a stare sempre così calmi e quieti? ci avete un segreto
o che altro? scusate gl’ignoranza, ho preso la terza media a malapena
però una famiglia ce l’avevo anch’io e ridevo scherzavo pregavo
per questo oggi che non ho più un cazzo io vi mando affanculo, per dio!

the road to emptiness

a Chatterly

un cuscino addormentato sulle rotaie
per mettere a riposo l’anima inquieta
aspettare il treno
sotto l’occhio vigile della luna

bianchi gigli vengono su nel Giardino Imperiale
nuovi figli nascono in ogni angolo del mondo
quanti moriranno nessuno lo sa

lascia perdere le domande inutili
adesso è tempo di capire che tutto hai sprecato
con inutile generosità
adagia la testa sul cuscino
il treno fischia non lontano
presto andrai via insieme all’inutilità
che sei stato
presto andrai via a far compagnia
alle canzoni tristi degli chansonnier
che hai amato

rosse rose vengono su nel Giardino Imperiale
e non c’è uno
che si prenda cura di questo miracolo

eri giovane, il futuro ti avevano assicurato
che ce l’avevi davanti
eri troppo giovane per capire
che tutti ti stavano mentendo
come era stato fatto con loro
non potevano fare diversamente
la scala verso il cielo
non lo sa più nessuno
in quale armadio è stata seppellita

il bicchiere non è mai mezzo vuoto
o mezzo pieno
eri troppo giovane per sospettare la verità

un cuscino addormentato sulle rotaie
per mettere a riposo l’anima inquieta
aspettare il treno
sotto l’occhio d’argento della luna
sapendo che non andrai in paradiso

il lupo e buddha

a Cinzia Paltenghi

non sono quello che si dice…
che si dice un tipo raccomandabile
ci sono troppe cose che non capisco
a questo mondo
ci sono troppi giri di parole
che accendono la miccia per niente
gesù ha camminato sulle acque a piedi nudi
san francesco viveva la povertà in cerca di santità
io cerco solo un atto rivoluzionario
che mi faccia sentire bene con me stesso
io cerco solo di imitare il sorriso di un buddha
con la povertà del mio spirito

affondo nella piscina
cerco il pesce rosso più piccolo e tenero
cerco di guardarmi le spalle, sto attento
come mi hanno insegnato
tendo l’orecchio, guardo al nirvana
prego in silenzio a mani giunte
quando sono certo che nessuno può vedere
– nessuno potrebbe capire perché lo faccio –
mi guardo bene dal dire fare baciare
aspetto una pioggia di petali di pesco
cerco nella piscina, vado a fondo e riemergo alla vita
tento solo di imitare la santità di un buddha
tento solo un atto rivoluzionario
che mi faccia sentire bene con me stesso

non faccio niente di importante
con la povertà del mio spirito
accarezzo il pelo nero del lupo
ascolto il suo ringhio, ascolto il mondo
che mi vive d’attorno
quello che mi hanno insegnato non è del tutto giusto
mi guardo le spalle sì, sto attento
ma accarezzo il lupo prima, ascolto l’animale
che c’è in ogni uomo
ascolto la vita che merita qualche cosa di più
di un tradimento a muso duro

sognatori

a Patrizia Monica Tess Nencini

e tu cosa sogni?
hanno sognato già in tanti prima di te
tu cosa immagini, cosa vuoi, cosa vivi?
la ferita del violino è sempre aperta
però continua ogni giorno il suo grido
un po’ allegro e un po’ disperato

e tu chi sogni?
la gente cammina, la gente non capisce la bellezza
non capisce la pazzia quant’è profonda
la gente è sempre più distratta passo dopo passo
passa accanto a chi muore nel freddo di un cartone
non si cura né del sole né delle nuvole
pensa soltanto alla punta delle proprie scarpe
non capisce la poesia
di chi ti regala un sorriso per un soldino
non capisce la gioia di dare una speranza almeno

il cielo è alto, abitato dagli dèi
ma noi quaggiù dobbiamo andare avanti giorno
dopo giorno con i pochi mezzi che abbiamo e non abbiamo
un nostro fratello muore di fame nel freddo della solitudine
un altro si spegne in un triste sorriso
mentre la lama gli taglia via la fame dalle budella
e non lontano una colomba
viene tenuta ferma da due brutti ceffi
il terzo le strappa la verginità incurante del pianto

è per questo che siamo qui?
è per questo che siamo umani?
siamo, siamo veramente umani?

e tu cosa sogni, e tu chi sogni?
la fine del mondo, o uno migliore?
e tu cosa sogni, e tu chi sogni?

un cielo azzurro di bianche colombe in volo
un cielo aperto al sorriso di dio
solo un cielo, non è poi tanto, non è impossibile
è già dentro di me, è già dentro di me

possibile che nessuno lo capisca, possibile?

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a sorrisi abortiti (illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreuz) – iannozzi giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    Eccomi ipad finito 🙂 ricordo molto bene questa poesia e non solo… troppo belle,attualissime.
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Immaginavo le ricordasse. 😉
    E’ vero, sono belle e soprattutto attualissime. Non era giusto che rimanessero nell’archivio, almeno in rete ho voluto riportarle.

    bacione

    beppe

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