Addio, Giulio (poesie satiriche) – Iannozzi Giuseppe

Addio, Giulio

Iannozzi Giuseppe

Giulio

Dall’archivio mio privatissimo queste poesie satiriche riviste e corrette, che non sono però per il fu Giulio Andreotti. – g.i.

Addio Giulio, addio Giulio

In fondo, molto in fondo, sei stato un simpaticone, Giulio;
e forse la tua troppa simpatia ha guastato tutto.

Ma a che serve oramai fare i conti, ora che tornare indietro
non è più possibile? A nulla servirebbe, e allora,
giacché casa tua continua a esser peggio di Guantanamo,
mi tocca d’esplicitare l’addio dal mio divano dandyano
perché in fondo son io un buon diavolo, dispiacente poco.

Addio Giulio, addio Giulio.
La barca all’orizzonte si staglia fiera felice e contenta,
e tu che ne eri il capitano in seconda fino a un secondo prima
adesso sei sol più un naufrago in una botte di vino
sbattuto ora a destra ora a manca
da immani impietose onde
che gli basterebbe un niente di forza in più
per affondarti, o scaraventarti tra rovinosi scogli.

Non mi combinar troppi danni in Stile Libero,
anche se nutro tema
che il mio fraterno consiglio non seguirai.

Buona fortuna, Giulio

Ciao Giulio, ciao Giulio
Non mi combinar guai,
non troppi in Stile Libero
Ma lo so, il consiglio
non seguirai
E allora, buona fortuna
Ne avrai bisogno in ogni caso
Ricorda però
che se del vero c’è nel dire
che la Fortuna aiuta gli audaci
più spesso li affonda
senza pietà; non guarda essa
all’età per inchini e riverenze,
sol si cura
che il designato segua
il destino
che essa gl’ha segnato

Ciao Giulio, ciao Giulio
Finiti sono i tempi belli
che andavi per frizzi e lazzi
fuggendo da un treno all’altro,
mendicando ospitalità
in un ostello per la gioventù
con faccia da eterno adolescente
Basta un niente, davvero un niente
perché l’esistenza creduta perfetta
cangi tosto in quella d’un Caino
abbandonato da Dio e dal Diavolo

Ciao Giulio, ciao Giulio
Che Fortuna ti presti riguardo
solamente
per il merito sudato sul campo,
e mai per altra stronza misura

Mani in pasta

Suvvia, non piangere
Seppur non si direbbe
sei grande e grosso,
in larghezza ovviamente
E poi sei uno
con le mani in pasta
sempre invitato a feste
di gente che manco conosci
Di che ti lamenti?
Non ti mancheranno i brindisi
e nemmeno gl’inciampamenti
al tocco della mezzanotte
Sarai ancora brillo,
l’attrazione principale
il grand’uomo
che tutti vorranno chiamare
al proprio cospetto
con la scusa d’una sigaretta
La vita ancora ti sorriderà
Alla sua maniera però

A ben guardare
un Fondamentalista
non dovrebbe aver tema
se si vive o si muore
Come ben sai
a ogni cambiamento di Luna
c’è qualcuno che tira le cuoia,
uno di cui non frega
niente a nessuno;
e pure tu che eri un pezzo
da novanta, proprio tu
con la tua lingua sempre pronta
a raccogliere l’occasione…
Mon Dieu, m’hai capito!
Non pretenderai davvero
che ti spieghi come si trattano
per filo e per segno certi affari

Imputato, si racconti!

Si dice
che chi ignora
alla fine
resta ignorato

Dio! E’ questo
che t’è capitato
fra capo
e collo

Fatti forza
Torna
con la mente
a quei tempi
felici e lontani
che t’han visto
protagonista:
cassavi,
censuravi,
mandavi
a quel paese
tacendo
Assiso
sullo scranno
di consulente editoriale
pensavi
che mai una mosca
t’avrebbe guastato
col suo ronzio
i pensieri in testa
E invece
di punto in bianco
il posto di giudice
costretto sei stato
a lasciarlo
per occupare
una sedia di paglia

Raccontaci ora
come ci si sente
a scoprirsi
calato
nella parte
dell’imputato,
Giulio

Non ti va?
Non ti capisco
proprio;
e pensare
che ti piaceva
così tanto
raccontarti
sotto questi
Cieli d’Italia

Sotto i Mille Euro

Benvenuto,
benvenuto
nella generazione
sotto i Mille Euro
al mese
Sarà difficile all’inizio
affrontare le spese,
soprattutto quelle ferroviarie
Le FS purtroppo
non fan sconti
a nessuno, nemmeno
a chi per sua sfortuna
zoppo
Però si sa
che chi va con lo zoppo
impara a zoppicare
Così forse
sarebbe il caso
d’usare un bastone,
giusto per provare
l’effetto che fa
Poi, un domani
– Provvidenza volendo! -,
potrebbe scapparci
una pensione d’invalidità
In Italia
ne accadono tante
di cose strane,
e mai un cane
che dica niente

Non è il caso
d’abbattersi
Siamo in tanti
a morir di fame
ogni cazzo di giorno
Tu pensa,
caro Giulio,
che i più disperati
a forza di tirar la cinghia
non tengono manco più
forza di mano per strapparsi
‘na sega artigianale

Commiato

Ogni cosa
verso
la Fine tende
Se il Brutto
pare eterno,
il Bello
un momento
soltanto dura

Dalle tremanti mani
con violenza
viene strappato,
amputando
l’arto
e il resto
a esso attaccato

Strappato
il Bello
in pozze
di sangue
tendini
ossa
escrementi
infine giace
Che resta
dunque?
Vanità,
il tuo nome
conosce il Confine
che l’Eterno Ritorno
divora

Quando
calano le Tenebre,
che può mai
la Luce?
Ferire forse
il sudario
sul morto corpo,
e basta!
E per così poco
dovremmo noi
inchinarci
a Te, Dio?
Camminando
sulla Terra
– che si dice
sia stata
da Te a noi
donata
per essere
nostra prigione -,
per sempre
allontanati
dall’Eden
per via d’un peccato,
oggi più
non preghiamo:
forti come siamo,
su cadaveri
e putrescenze,
camminiamo
tenendo da conto
che sarà
già tanto
se domani
qualcuno
sbriciolerà
sotto
il piedi suoi
le ossa
che furono
nostre

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Addio, Giulio (poesie satiriche) – Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    non saranno per Andreotti ma non sarebbero state degno necrologio?
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Andreotti non è nella mia linea di ideali.
    Non voglio infierire perché la salma è ancora calda, ma è stato il canchero di almeno 50 anni di malgoverno italiano.

    Questo sono poesie satiriche che comunque non hanno nulla a che vedere con il personnaggio politico. In ogni caso non ho voglia di fare il suo cognome, basta il nome. Prendile così.

    beppe

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