Violini rose e sigarette – Iannozzi Giuseppe

Violini rose e sigarette

Iannozzi Giuseppe

… dall’archivio privatissimo

Giorni di peste

a Chatterly,
insostituibile e unica Musa

L’uno accanto all’altro gli avelli,
del pallore lunare si vestono
senza pudore alcuno; nomi e cognomi
per sempre dimenticati in un niente
e che eppur un dì forte furono battuti
dalle campane della solitaria Chiesa
dal camposanto non lontana

Colla vanga in mano il nero becchino
non si stanca di scavare fosse profonde,
rinvenendo di tanto in tanto oscure radici
appartenenti a chissà quale vegetale mostro;
ma più spesso vengono fuori
omeri e tibie, lucidi teschi, mani anche
e mezzi scheletri sorridenti tutti denti

Una bestemmia dalla rauca gola
tosto si perpetua in eco per l’intorno:
il vecchio becchino il lavoro solito riprende
indifferente allo stormire degl’alberi,
ai petali dei fiori dal vento strappati
e sulle sue invisibili ali portati
tra cenere e miseria, su cataste di appestati
morti e l’uno sull’altro bruciati

Il trapasso di Onan

Un giorno vorrei mi sorprendessi
con una poesia di spirito e castità
Ma ben so che alla carnalità
sei votata; sol mi resta la possibilità
di farmi il segno della croce
e di frugare a fondo nelle tasche
in cerca d’un avanzo di sigaretta
Poi d’ogni surrogato piacere stanco
oramai incapace di pregare
per la salvezza o il giorno del giudizio,
chiuderò le pesanti porte della Chiesa
e da solo rimarrò di fronte a un povero Cristo,
ma pronto ad appendergli al collo io
una corda più resistente dei Sette Cieli

Acqua sotto i ponti

a Patrizia Monica Nencini

In quel lontano giorno d’estate
l’acqua del fiume piano scivolava
dalla fine d’un morto arcobaleno
a un ponticello di legno: allegro,
il riso d’un bambino sgorgava
dalla gola e di note il pelo dell’acqua
faceva vibrare
Accanto gli stava una ragazzina
non più giovane non più in là di lui:
adorante lo fissava per la calma,
lui e la sua canna da pesca tesa
lanciata fra le onde lente veloci
specchio d’un cielo bigio
ma non abbastanza da minacciare
pioggia; con calmo coraggio un pesce su
e poi un altro, proprio come un uomo
Sorridente così, per tutto quel ben di dio
che mille altri avrebbero detto “un niente!”
Fu allora che lei lo baciò, all’improvviso
senza saper bene perché, consapevole però
che andava fatto prima che fosse un’altra
a carezzar d’amore le imberbi guance

Da allora i giorni son volati fra amenità
e alcune confortanti verità,
mai genuine veramente: ancora lei
ricorda quel primo bacio dalle labbra volato
Sembrava a portata di mano ogni cosa
Ogni cosa davvero, fosse essa facile o dura

E oggi non saper dire dov’è finita
quella bambina, se sia donna e madre;
ma sempre svegliarsi presto con l’alba
in faccia, e scoprirsi a pregare perché
l’uomo che accanto le sta possa non trovare
nel dedalo dei sogni del risveglio la strada!

Innamorati

a Romantica Vany

Tutti innamorati oggi
Ma manca la tristezza
Non una goccia di pioggia
Sembra la gente abbia
dimenticato
Tutti così innamorati
Tutti ammaccati,
ma fra rose e violini sepolti
Tutti, tutti innamorati
E noi che siamo al di sopra
dei Setti Cieli decidiamo
il nostro destino

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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