ULTIME – Iannozzi Giuseppe

ULTIME

Iannozzi Giuseppe

W.B. Yeats

W.B. Yeats

Farfalla

C’è una farfalla
che le sue ali brucia
nella mia testa,
ma quando sono all’aria aperta
torna a danzare sui fiori
restando sotto il peso delle nuvole
Qualcuno muore di paura,
ogni giorno c’è una bambina che piange
e un pagliaccio che in strada grida
“coloro che odiano odieranno”
Non ci posso fare niente,
la caduta del muro di Berlino
ha allagato le case fino all’Ovest estremo
Nessuno può cambiare questa cosa,
nemmeno tu che condividi il mio segreto

C’è un battito di ali nell’aria
che batte e batte forte giorno e notte
Comprendimi quando dico che non posso dormire
Le loro mani sono ancora sulla Culla del Bambino,
e non servono le preghiere delle suore
Le loro bocche hanno baciato la bocca del Grande Dittatore
in punto di morte, e lo faranno ancora e ancora

C’è una farfalla
che mi sta facendo andare fuori di testa
Comprendimi, devo andare via
Devo infrangere il primo il secondo e il mio intero;
devo far fuori questo rompicapo senza capo né coda
perché loro lo faranno ancora e ancora
Baceranno una a una le dita dei suoi piedi
e gli stamperanno in bocca la parola Santo

Giglio di Neve

Giglio, Giglio di Neve
com’è lassù,
lassù in Paradiso?
Le canzoni alla radio
le ascoltavamo ieri insieme
Ricordo quando a casa mia venivi felice
per declamare una libertà di Yeats
Dovevo immaginarlo
che gli angeli camminano da soli,
che i santi non sanno la poesia;
e anche tu avresti dovuto immaginarlo
prima di spiccare il grande salto
dal  settimo piano laggiù in periferia

Giglio, Giglio di Neve
siamo adesso così soli e distanti,
e non sappiamo ancora chi siamo,
se mai siamo stati chiamati
a dar voce a una poesia migliore

Madre e figlio

La piccola mano
nella mano gentile,
madre e figlio insieme
sperano, pregano
che non sia mai
la separazione

La luna alta
segna il cammino,
i passi loro
d’argento li bagna;
lenta lenta
si fa strada
una ninna nanna

Origami

Deformi origami
tra i flutti del fiume
questa vita
che piano-veloce
perde sé stessa
verso foce di siccità

Né santo né dannato

Adesso che più non sono
né santo né dannato,
pace finalmente alberga
nell’utero che divide
dalla luce il vivo buio

Brutte letture

Troppe brutte letture
hanno accompagnato
il tempo mio
scavando solchi
infettando vecchie cicatrici
M’è di conforto
di non esser poeta
o altro animale
non meno superbo;
imperturbabile resto
al brunire degl’anni
che mi son davanti
osservando
la posizione del Loto
di Colui che mai ha osato
di scriver una parola

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, Beppe Iannozzi, cultura, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe detto Beppe, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a ULTIME – Iannozzi Giuseppe

  1. Walter ha detto:

    Le nostre cicatrici sono autentiche medaglie da mostrare con orgogliosa amarezza, sperando che il tempo le addolcisca.

    Mi piace

  2. furbylla ha detto:

    Tu stai spezzando un sogno, leggere un non poeta. Sai.. non è come leggere un poeta .Il non poeta è sincero,il non poeta scrive veramente le sue passioni,il suo dolore e la sua rabbia senza se e senza ma.. perchè il non poeta non ha paura di non esser poeta…. e nessun poeta potrà mai regalare questa emozione a chi lo legge.
    cinzia

    Mi piace

  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ma anche il non poeta arriva a un punto in cui sente di non avere più nulla da dire. In questo momento non ho niente da dire. Quando tornerà e se tornerà l’ispirazione, allora scriverò ancora delle cose, ma sempre dicendo che non sono poeta.

    Grazie, Cinzietta. Grazie davvero, sono le tue parole davvero molto belle. Da incorniciare.

    SMAAACKKK

    beppe

    Mi piace

  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Con orgogliosa amarezza, dici bene, caro Walter. Ma non ci tengo a cancellarle né lo voglio. Sono parte di me e senza mi sentirei un po’ meno io.

    beppe

    Mi piace

I commenti sono chiusi.