Pene dell’Inferno (extravaganza) – Iannozzi Giuseppe

Il Pene dell’Inferno

(extravaganza)

Iannozzi Giuseppe

Enrico Caruso

Enrico Caruso

Pene dell’Inferno

Tu sei matta, tutta matta
Ami i colori, non odi i dolori
Canti sempre a squarciagola
la canzone della gatta
sul tetto che scotta

C’è per te ogni dì un arcobaleno
con il sole o no

Giochi a fare la bambina birichina
e non mi lasci mai rischiare
il collo a poker con gli amici miei,
vuoi invece che ti rompa i timpani
con il solito Yes, I love You

Tu sei matta, tutta matta
Sei una pupa in baby doll
Non capisci che così mi metti
sotto scacco

La felicità è per te sull’orizzonte
a portata di mano fra l’azzurro e il rosa
Stuzzichi le mie più segrete fantasie
ma poi mi liquidi, mi mandi a dormire
E io povero diavolo soffro il pene
dell’Inferno

Ami i colori, non odi i dolori
E allora perché divento così…
Perché mi fai male lasciandomi
a becco asciutto?
Ami i colori, odi i dolori!
E allora perché divento matto
quando mi lasci fuori al freddo?

Canti sempre a squarciagola
Fai a gara con i passerotti
Porti la luce alla mattina
mentr’io stono sulla Mattinata
in ginocchio sotto al tuo balcone

Tu sei matta, tutta matta
Ami i colori, non ti curi dei miei dolori
In baby doll canti a squarciagola
la canzone della gatta sul tetto che scotta,
fai a gara con i passerotti
E a me che ti amo mi lasci a morire…

Mi lasci a impazzire stonando sulla Mattinata
in ginocchio sotto al tuo paradiso di balcone

Non capisci che così mi dai scacco matto
Non capisci, non capisci, non capisci
che oramai sono andato, più morto di Caruso

In estasi

Ti ho lasciato il sapore in bocca
della polpa della ciliegia rossa
Ti ho lasciato senza respiro
per un attimo appena ma tanto
è bastato perché cadessi in deliquio
fra le mie braccia abbandonata
come una bambola che sol chiede
d’esser a lungo strapazzata
dalla dolcezza sottomessa

Ti ho lasciato il sapore buono maschio
che non sospettavi si potesse nascondere
in un frutto sì tanto piccolo; ed eppure
nel core ti è entrato ed oltre i precordi
del lecito si è spinto spingendoti a uno spasimo
portandoti a invocare il nome di Dio invano;
e non soddisfatta ancora della vertigine
hai preso dalla mia colla tua bocca il sapore
l’estasi che c’è in ogni morso a due
quando amor comanda sovra ogn’altra cosa

Ochette di Partito

Vieni bambina, vieni oca mia bella
Ti porto al karaoke
Ti potrai sfogare insieme alle amiche
Vieni bambina, le ochette ci aspettano
Han già buttato via le ciabatte di pezza
Son tutte in ghingheri, non stanno più
nella pelle, camminano un palmo da terra,
starnazzano senza posa, son pazze andate

Vieni, vieni a vedere coi tuoi occhi
Dico il vero, son diavolo ma dico il vero
Quante volte devo ripetertelo all’orecchio
perché infine tu mi possa creder sincero?

Vieni ochetta mia bella! Non metter su
quella smorfia che ti fa ancor più bambina
Vieni, vieni tra sciacalli e giocolieri,
tra clown a cottimo e gorilla in affanno
Vieni al Circo, ti ci accompagno io, tranquilla:
se si incontra il Gatto e la Volpe
gli si da tutt’e due un calcio in culo e via
Con me, ochetta mia bella, non hai da temere
Con me, l’ingenuità tua è al sicuro
nel sorriso mio luciferino

Avanti, il karaoke è tutto uno sfarfallio di luci
Nemmeno sotto la Torre di Babele
si è mai fatto un casino così totale
Avanti, ochetta mia bella,
le bambine danno di ugola
Tirano certe note alte e stonate
che più d’un’argenteria è presto caduta in frantumi,
per non dire poi del Mannaro…
ha perso il pelo e il vizio, gli rimane sol più
di cercarsi ricovero in qualche ospizio

Vieni giovane vergine, vieni oca mia bella
Ti porto al karaoke, abbi Fede!
Ti potrai dar via insieme alle ochette di partito
Vieni bambina, ci aspettano tutte le amichette
Han buttato in un angoletto le ciabatte di pezza
Son tutte fiocchi rosa e pompon, non stanno più
nella piume, tentano il volo a balzelli,
starnazzano senza posa, strafatte pazze complete

Bel ragazzone pelato

Vieni dal tuo bel ragazzone pelato
Vieni, ha una chitarra nuova
Una chitarra lunga lunga da provare
e un plettro d’avorio che è la Settima
Meraviglia del Mondo, porco Diavolo!
Vieni dal tuo bel pelatone
che ama stenderti in quattro
e quattr’otto sotto il letto
perché a lui gli piace farlo strano

Vieni a prendere in braccio la chitarra
Bambina, ho intenzione d’imparare
a suonare come Dio comanda,
farò cadere grattacieli e colombe
sotto il mio impeto rockettaro
Bambina, ascolta la mia chitarra
Lei è più saggia di me da sempre

Non ti spaventare se è un poco pesante
Non c’è da temere finché mi avrai accanto
Avresti dovuto capirlo da un pezzo
che sono er mejo d’er mejo anche se stono
Nemmeno quel vecchiaccio del Califfo ci può
quando imbraccio la chitarra per far impazzire,
per far impazzire te, bambina mia

Non ti far pregare come una madonna
Sono io, il ragazzone che ti sei scelta tu,
il pelatone Mastro Lindo, più lucido
quando fottuto andato, sbronzo da paura
Non ti far pregare, ho tanti grattacapi
e tu sei la sola mia certezza in questo mondo
che frana ai miei piedi, e chissà perché!

Vieni dal tuo bel ragazzone pelato
Vieni, non è uno di buona famiglia
Ma ha una chitarra che è un sogno di primavera,
e un plettro d’avorio nero che farebbe invidia
pure a quello stordito di Jimi

Vieni dal tuo pelatone, non è uno acqua e sapone
Ma per Dio che chitarra, che chitarra che tiene!

Vieni a pizzicare le corde, vieni e suona
Lo sappiamo entrambi che sei curiosa
Lo sappiamo entrambi che ti piace così
Vieni a carezzare la testa al tuo ragazzone

Pesche pesche pesche

Pesche, vellutate succose pesche…
brani di dolcezze sulla lingua adagiate
presto in gola i residui pudori sciolgono.
Son esse d’un bacio la carezza!
Quante, quante vorrei mangiarne
ancora e ancora per non smetter
un sol minuto istante di pensarti.
Oh vellutate pesche… e risentir
il profondo gusto sublime
di quel tuo lungo unico bacio.

Quali dolci lamenti, mia Donzella
che al minimo complimento
virginal rossore le gote hai infiammate.
Ti ho dunque in bocca lasciato il sapor
della polpa ,
dell’amabile mia carnosa pesca.
Ti ho lasciata senza respiro
per un attimo appena; ma tanto
è bastato perché cadessi in deliquio
fra le mie braccia abbandonata
come una bambola che sol chiede
d’esser a lungo strapazzata,
dalla dolcezza sottomessa

Pesche, vellutate delicate pesche
di mediterranee polpe, così tanto carnali…
Quante, quante vorrei mangiarne
ancora e ancora e non smetter
un sol istante di pensarti, mio Amor.
Oh, poter in bocca risentir
l’inestimabile languor
di quel tuo unico bacio
che l’alma mia tutta ammaliò.

Oh pesche, giocando d’ingenuità
non saprei davvero dir
se più delicate o vellutate, mie amate!

Pesche pesche pesche
di succose carnali polpe,
e di peccati nel nocciuolo.

Pesche pesche pesche…
adorati miei peccati,
amabili peccati l’un dopo l’altro…
pesche, pesche gialle rosse polpose.

Una donna innamorata

di Barry, Maurice e Robin Gibb
traduzione e adattamento Iannozzi Giuseppe

La vita è un momento nello spazio
Quando il sogno svanisce
è anche più solitaria
Dentro di me dico addio al mattino
E tu sai che non sapremo mai perché

E’ una strada lunga e stretta
Quando gli sguardi s’incrociano
e il sentimento è così tanto intenso
non mi appoggio più alle certezze
e inciampo, cado,
ma ti dono tutta me stessa

Sono una donna innamorata
disposta a fare di tutto
per averti nel mio mondo
e farti restare
Difendo questo diritto
e continuerò a farlo
Cos’altro posso fare?

Dovevi essere mio per sempre,
ma non si misura il tempo in amore
Avevamo deciso dall’inizio
di vivere l’uno nel cuore dell’altra
Possono esserci oceani tra di noi,
ma il mio amore sarà con te
Sento quello che dici,
nessuna verità è mai una bugia
Mi confondo, sbaglio,
ma ti dono tutta me stessa

Sono una donna innamorata
disposta a fare di tutto
per averti nel mio mondo
e farti restare
Difendo questo diritto
e continuerò a farlo
Cos’altro posso fare?

Sono una donna innamorata
ed è a te che parlo
Sai che capisco quello che provi,
a cosa può arrivare una donna
Difendo questo diritto
e continuerò a farlo

Sono una donna innamorata
disposta a fare di tutto
per averti nel mio mondo
e farti restare
Difendo questo diritto
e continuerò a farlo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Pene dell’Inferno (extravaganza) – Iannozzi Giuseppe

  1. Felice Muolo ha detto:

    La differenza tra me e te e che tu tendi all’immortalità letteraria e te la meriti tutta mentre io non tendo a nulla. Pensiero del momento.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Nessun scrittore, per grande o piccolo che sia, puo’ tendere all’immortalità letteraria. Hai presente quante opere immense i secoli hanno cancellato dalla memoria? Oggi Dante è ricordato da pochi e letto da ancor meno persone. Fra mille anni, sempreché l’umanità non si sarà autodistrutta, di Dante non ci sarà che il nome. E forse neanche quello. Le nuove generazioni non leggono, non sanno manco chi è stato Hitler, credono siano stato un benefattore dell’umanità, stando a un sondaggio condotto su un campione di giovani. Pensi davvero che Dante rimarrà? Verrà dimenticato al pari di tanti altri, e con più velocità rispetto a prima della Rivoluzione industriale. Centinaia di opere sono andate dimenticate.
    Se ora ti chiedessi di Cornelio Bentivoglio d’Aragona, tu mi sapresti dire qualche cosa? Guarderesti forse su Wikepedia e troveresti una scheda che fa ridere i polli. Eccoti servito, caro Felice.

    Io sono quel che sono, ma oggi come oggi, domani neanche un Umberto Eco può sperare d’esser ricordato, foss’anche solo per il nome. I secoli cancellano; e oggi, che la tecnologia e l’ignoranza la fanno da padrona, non lasciano nemmeno misere tracce di quelli che eppure furono grandi uomini.

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