Fattoria Indiana (poesie bukowskiane) – Iannozzi Giuseppe

Fattoria Indiana

Iannozzi Giuseppe

Pocahontas

Pocahontas

Pocahontas
e Grande Piede d’Orso

Madonnina bella, che caldo che tegnu!
M’accide, nun lo regghe chiù
Dài, vieni a bagnarti giù al fiume con me

Ti rinfrescherò, ti gratterò la schiena brufolosa
e la crapa pelata con l’acqua fresca del fiume,
vedrai che così tutti i pensieri sporchi
che mi strusci addosso quando ti dormo accanto
finiranno col far fare indigestione ad anguille
e coccodrilli d’attorno

Non cacciare il testone dentro al tepee
come al tuo solito, Grande Piede d’Orso
Questo caldo m’accide! Svegliati
dal tuo pigro letargo e portami giù in paese
tra i visi pallidi, e lascia che immerga
l’anima mia fra le sguaiate risa dei cowboy
Se poi non brontolerai troppo, forse chissà,
ti dirò anche di sì per un bacio o due

Datte ‘na mossa, brutto Orso cattivo,
questo caldo mi scioglie le mutandine
Non gliela faccio chiù, o mi ci porti tu
o chiedo allo Sceriffo che mi fa la posta
Anima e coraggio, Grande Piede d’Orso
Ti sussurrerò tutte le paroline oscene
che ti fan venire l’acquolina in bocca

Dài, vieni con me a contrattare coi ladri
Farò la brava, sarò una Pocahontas porca
e calda, e di risate fresca, svagata sempre
ma tempestosa se oserai metter gli occhi
su qualche squaw… Datte ‘na mossa
Non mi fare quegli occhi da pesce lesso

Anche se ‘sto caldo m’accide ti giuro
che l’amore lo faremo con gran ardore
finché ce la farai a reggere il sole a picco
sulla crapa pelata! Fa’ felice la bella indiana
che tanto bene ti vuole, non ti far pregare…
non ti conviene mica sai!

Madonnina bella, che caldo che tegnu!
M’accide, nun lo regghe chiù
Datte ‘na mossa, brutto orso cattivo
Caccia fuori la testa da quel cazzo di tepee
o ti faccio presto detto ‘na doccia gelata

Dài, vieni a bagnarti giù al fiume con me
Portami in paese tra fantasmi ladri e assassini
Fammi divertire alla maniera dei visi pallidi

‘Fanculo, orso cattivo, piate ‘sta secchiata…

Indiani

Ora apparirà
No,
non apparirà
La notizia c’è
ma non c’è
la Volontà
Poi chissà!
Per non fare
brutta la figura
può anche darsi
che una pezza
in fretta e furia
la buttino giù
Però mi sa di no
Gli Indiani
fumo negl’occhi,
mica niente di più
Come a dire:
lasciamolo stare
a quel Gondoliere,
noi teniamo
archi frecce e pistole
a cui pensare,
parrucche e ricchi scalpi
ancora da scovare,
e roghi e censure
da tirar su
E poi a dirla tutta
quel Gondoliere
– pelato Iscariota! –
ci ha abbandonati
tanto tanto tempo fa,
ed allora
che se ne stia
coi Leopardi suoi;
che non ci rompa
i coglioni a noi
amanti della glicerina,
dell’olio di ricino
e d’una supposta verità

Hans tedesco trans

Conosciuto
giusto l’altro ieri
un tedesco biondo
di idee
da corte marziale
Vestito però
di tutto punto
sperava,
solo sperava,
di caricarmi
Non m’hanno
ingannato
gl’occhi languidi
né la parrucca riccia;
quel quarantasei calzato
solo m’ha messo
i brividi addosso

Conosciuto
e subito rimesso
al mittente
con un calcio
ben aggiustato
sparato
proprio al centro
del grasso culo

Il vecchio Hans
sperava d’allargarmi
a forbice le gambe
e di cacciarci poi dentro
l’infetto suo pacco
Gl’ha detto male
Era un povero trans
sì, ma da corte marziale

La Fattoria degli Animali

Andati
a trovare il Fattore indiano,
l’intenzione
era poi solo quella
di comprare
a buon prezzo
qualche giovane pollo
e un paio di galline

Quale delusione!
Arrivati alla Fattoria
non c’era
che polvere da mordere
– rapidi mulinelli
a schiaffeggiare i volti
degl’avventori
Tante le carcasse d’attorno
bianche e nude, così pulite
che manco una mosca
a tenergli compagnia

A gran voce chiedemmo
Risposta fu l’eco,
l’eco trista d’una risata
La Fattoria degli Animali
un cimitero per l’occhio
che si osava di cercare
un’anima viva
Non una croce cristiana
o segni d’altra sepoltura
Le carcasse d’attorno
parlavano chiaro,
facevano male al cuore
prima che allo stomaco
Di tutti gli animali
nessuno pareva
si fosse salvato; soltanto
odor di morte e polvere

Risponde infine
un Maiale grande e grosso
rosso, pasciuto a dismisura;
in due parole ci invita
a sloggiare, “non c’è trippa
per gatti!”, poi spara
e quasi ci prende; la piccola
anima innocente
dallo schioppo nemico
fu però risparmiata; e subito dopo
si udì di Dio l’ira in tuoni
e fulmini; si fece negro il cielo,
il Maiale che aveva osato tanto
rimase incenerito, non più buono
per ricavarci due salsicce
o un magro prosciutto; carcassa
fra le carcasse oramai,
fu chiaro a tutti che la Fattoria
doveva esser stata vittima
di chissà quale sanguinosa
rivoluzione; e seppur in ritardo
Dio alfine s’era svegliato incazzato
deciso a non tollerare oltre
dei porci stalinisti la presunzione

Senza polli e galline in saccoccia,
col cuore almeno un poco lieto,
lasciandoci alle spalle maiali e indiani,
con lo sguardo puntato al futuro
prendemmo la strada per casa nostra
raccontandoci l’un l’altro le storie
dei tempi lieti al sole che la Fattoria
non conosceva il delitto per il delitto

Senza pudore

Non tiene pudore
l’amore
Storia d’orrore
Di errori
fatti passare
per ragion d’essere

Non tiene amore
l’amore
sotto contratto,
in catene
a ricevere
in ogni aperto pertugio
il pene del Padrone

Non sono di verità
la miccia e la minaccia
accese
per dar corpo
a corpi morti
A brandelli senza nome
A rose di sangue
sull’asfalto disegnate

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Fattoria Indiana (poesie bukowskiane) – Iannozzi Giuseppe

  1. romanticavany ha detto:

    A volte è difficile capirti, incontrarti…scrivi tanto e di getto, in modo perfetto e a volte come capisci solo tu incoerente,nel chiaroscuro di una dicotomia esistente dagli albori del mondo quando i primitivi si esprimevano con huhuhuh . guggug. meeee , insomma il bene e il male, alterni parole buone e parole paSSe.
    Ma… una speranza alberga nel tuo cuore senza mezze misure , la visione totale che da parte di chi ti legge sia in simmetria perfetta tra il tuo pensiero occulto e quello aperto alla luce del sole.
    King…ma io non sono indovina,sii più semplice.
    Bonne nuit Mon Cher
    Bisousssssss ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    MYa RegYna Vany,

    capire?
    Cercherò di farti capire. Ma la poesia non è logica, è espressione di sentimenti tradotti in metafore, è grattarsi sotto le ascelle o in un altro posto pieno di peli. Quello che intendo dire è che se vai a cercare un significato preciso nella poesia non lo trovi. So di certi gatti matti che credendosi dei passerotti mettono le loro zampe sui fili elettrici e ci rimangono secchi. Ecco, i passerotti possono farlo, i gatti matti no ma sono loro i poeti, quelli che ti daranno un’emozione elettrica, al di là di quel che già conosci e che ti è facile capire.

    Il calore che ti dà una bella voce in una canzone non te lo spieghi, però ti piace o non ti piace, per farla facile.
    La poesia è pazzia, perché nessuno che sia un po’ sano di mente scriverebbe della poesia quando potrebbe fare mille altre cose, più divertenti e costruttive. Eppure, nel corso dei secoli, tanti hanno scritto poesia con risultati diversi. Se fai arte o se credi d’aver le capacità di creare dell’arte, sei pazzo, non puo’ essere in altro modo. A me i passerotti mi fanno star bene, però mi diverto di più quando incontro un gatto matto che ci prova a imitare un passerotto.

    Bimba, spero d’essermi spiegato. 😉

    Il bacio mi piace, non dico di no, preferisco però quando mi lecchi come gattina. Che brividi, che brividi quando mi lecchi. ♥ ♥ ♥

    LeKKatine elettriche, Mon Amour ♥ ♥ ♥

    orsetto paSSopaSSopaSSo di VaNY

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  3. Furbylla ha detto:

    sto cercando di capire se mi è piaciuto di più il tuo comm o le tue poesie 😉
    cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In effetti il commento è bello, ho risposto di getto, come avrebbe risposto Bukowski.
    Ogni tanto il mio lato bukowskiano viene fuori. 🙂 Mi piace Bukowski, perché la sua non è mai stata volgarità gratuita, è invece sempre stato dentro alla vita di tutti i giorni e l’ha raccontata senza cedere a facili sentimentalismi, a quelli dozzinali e ipocriti.

    beppe

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