scoiattoli incazzati – Iannozzi Giuseppe

scoiattoli incazzati

Iannozzi Giuseppe

dall’archivio privatissimo – g.i.

scoiattoli

Blues nascente

Tutti i miei sogni uccisi
dalla tua fantasia
Le stelle al di sopra di cieli e nuvole
urlano e arrivano fin qui
dabbasso con l’eco loro maledetta
che non è giusto,
che non è proprio giusto
che debba perdere tutto
prima d’aver bevuto
dalla Sorgente un sorso d’acqua

Nato povero da poveri genitori,
sempre in salita tutti i miei passi;
ogni volta che sono caduto
da solo mi sono rialzato
con il pianto sepolto fra le giovani ciglia,
ma mai ho chiesto una mano
Nato povero in una notte senza luna
le porte veloci hanno presto preso
a picchiarmi la faccia
Ultimo anche quando primo,
ultimo anche quando primo
le risse in cortile e le risate sguaiate
mi indicavano perdente, stella cadente
Non è stato facile il primo pugno,
non è stato poi così brutto bere
il sangue stillante dalla mia bocca;
non ha fatto male neanche
il primo dente perduto e sputato

Evitato a vista, pestato a vista,
evitato a vista, pestato a vista
anno dopo anno sono cresciuto
sotto questo cielo nero in ogni stagione
Sono cresciuto lasciando la giovinezza
a guaire nella cuccia del Passato

Tutti i miei sogni uccisi
dalla tua fantasia, dalla tua fantasia
Le stelle urlano con cattiveria
che non posso sopportare oltre
Urlano che è brutto finire così
Tutti i miei, tutti i miei sogni
Per Dio, non valgono, non valgono
Mi sono rialzato mille volte
ed ero solo un moccioso
senza arte né parte, senza arte né parte
Posso farcela anche adesso
che mi hai abbandonato assicurandoti
che la catena fosse ben legata alla mia anima
Posso farcela, basta che tiri con tutte le mie forze
Non fa male l’anima divisa lacerata strappata
Non fa male liberarsi di un peso inutile
Ho perso tutti i sogni e la gioventù,
ma non la forza di lottare contro
Ma non la forza di lottare contro

Ho perso tutti i sogni e la gioventù,
ma non la forza di lottare contro
Ma non la forza di lottare contro

Angelo o Demone?

E’ sempre la solita storia
in questa strana vita mia,
una metà parte, l’altra resta;
ma se poi sospettoso
mi guardo allo specchio
sempre trovo l’imago
che già conosco,
angelo e demone riuniti
ed entrambi di me
si fan beffe!

Meno d’un cane

Guardami, guarda
dentro agli occhi miei;
non distogliere
lo sguardo ora
per paura d’incontrare
in me la paura, la stessa
che pure tu avverti
con l’arrivo della sera
spessa di buio,
d’inenarrabili solitudini.
Sii forte almeno adesso;
nell’avvolgente silenzio
non dar corpo
all’ennesima menzogna
che più a lungo vive soltanto
l’uomo senza coraggio,
colui che d’ogni tragedia
umana e non
fa finta di niente.
Provo sgomento
per ogni morto ammazzato
passato in cronaca nera
e tosto lì seppellito
e dimenticato: tentato sarei
di cercar rifugio
in un dire “non è affar
che mi riguardi”; però, per dio,
se oggi vivo da vigliacco
nessuno domani sarà
chino sulla pietra del mio addio,
manco un cane
col suo caldo piscio.

Favola

Sei così calda,
così di polpa
che sotto i denti
è così vero
che fai per me
Sei così dolce,
selvatica
e fumante
quel che basta,
e io non resisto
Sei burrosa gioia
che sotto i denti
si scioglie piano
e non muore mai

Non cambiare
Resta come sei,
bambina,
mia fata buona
tra l’autunno
le castagne
e le lenzuola

Con le mani
sporche di te,
oggi ti prego:
non cambiare
i colori biscottati,
il turbine di foglie
a farti la corte
intorno ai piedi
nudi e leggeri

Non tradire
la favola che sei

Festa in jazz

Allargano le dita in fuori
Come ragni le mani,
dita lunghe pelose veloci
sul bianco sul nero della tastiera
Le donne alzano brindisi così e così
tra brividi e bollicine di champagne;
e si rifugiano presto nella toilette,
non reggono più la pipì,
non ce la fanno più
a correggere tutte le mani-scimmie
sui loro culi vestiti di tulle
Madonne o bomboniere
ubriache dall’alba aspettano sera
per cadere sempre più in basso,
ma al momento della verità passano,
passano la mano e nessuna sa

Fuori al buio la musica quasi non si sente
C’è una pace che pare irreale, che fa male
La cenerentola infelice aspetta la mezzanotte
Trepidante vuol solo tornare a farsi scopare
dall’arnese del bordello in famiglia,
sempre meglio delle vecchie pelose mani
di quelli là tirati su a smorfie sniffate e blablà

Festa, che festa noiosa questa qua, questa qua
Che blablà questa festa qua, che tristezza che ha

Latte e miele

by Jackson C. Frank;
traduzione e adattamento di Giuseppe Iannozzi

D’oro e d’argento
l’autunno,
deboli e teneri
i cieli,
sì e no
le risposte
scritte
nei miei occhi d’amor sincero

L’autunno è finito
& l’inverno sta arrivando
Credo mi muoverò per tutto il tempo
Costretto ad abbandonarla
e a trovarne un’altra;
costretto a cantare al cuore
una canzone sincera

Tutt’intorno
brucia il circolo
d’ogni stagione
una, due e tre
L’autunno arriva
e poi l’inverno,
nasce la primavera
e il mondo è libero

Oro e argento
stringono il mio cuore,
ma troppo presto
si dissolvono per morire infine;
e lo so che dopo
potrebbero non esserci più
latte e miele
là dove giacciono

Whiskey nella brocca

tradizionale canzone folk irlandese;
traduzione e adattamento di Giuseppe Iannozzi

Andavo spedito su per le montagne Cork e Ferry
Ho visto il Capitano Farrel e i soldi che stava contando
Gli ho messo sotto gl’occhi la pistola e poi il mio spadino
Gli ho detto, “sta’ fermo e da’ qua o che il diavolo ti porti”

Ho preso tutti i suoi soldi, era una sommetta niente male
Ho preso tutti i suoi soldi, sì, e li ho portati a casa alla mia Molly
Lo giuro, mi amava, non avrei mai voluto che mi lasciasse
(non avrebbe mai voluto lasciarmi)
Ma il Diavolo ebbe ragione di questa donna, m’imbrogliò su due piedi

Musha ring dum a doo dum a da
Lascio una parte di quel che ho a pa’- a
Lascio una parte di quel che ho a pa’- a
C’è del whiskey nella brocca- a

Sbronzo e stanco sono andato in camera di Molly
Ho preso i soldi con me e non ho mai inteso il pericolo
Verso le sei o le sette circa entrò il Capitano Farrel
Sono scattato in piedi, ho scaricato le mie pistole
e l’ho fatto secco, l’ho preso con entrambe le canne

Musha ring dum a doo dum a da
Lascio una parte di quel che ho a pa’- a
Lascio una parte di quel che ho a pa’- a
C’è del whiskey nella brocca- a

Ora so lo so, ora lo so, ora lo so…
Qualcuno ama pescare, qualcun altro invece cacciare gli uccelli
E ad alcuni uomini piace sentire, piace sentire tuonare forte il cannone
E a me, poco ma sicuro, piace dormire nel letto della mia Molly
Ma qui sono in prigione, qui sono legato con un palla al piede

Musha ring dum a doo dum a da
Lascio una parte di quel che ho a pa’- a
Lascio una parte di quel che ho a pa’- a
C’è del whiskey nella brocca- a

Whiskey nella brocca- a
Musha ring dum a doo dum a da
Musha ring dum a doo dum a da
Musha ring dum a doo dum a da
Whiskey nella brocca- a
Whiskey nella brocca- a
Nella brocca-a, nella brocca-a

[…]

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a scoiattoli incazzati – Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    Meno di un cane… ho pensato.. attualissima..
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lo penso anch’io. Ed ero certo che questa ti avrebbe colpita più delle altre. 😉

    beppe

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