Fiori di camposanto (poesie dark, illustrazione di Chatterly) – Iannozzi Giuseppe

Fiori di camposanto

(poesie dark)

Iannozzi Giuseppe

dall’archivio privatissimo

Valentine by Chatterly

Valentine by Chatterly

Valentine è un Opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Bionda Vampira
(seconda versione)

a Valeria Chatterly Rosenkreuz,
che conosce dell’esistenza
il bello e il brutto tempo

Bionda Mia Vampira,
dove ho sbagliato per meritare questo,
questo copioso infetto premio di sangue?
Ah, poter mordere
il tuo morbido lungo collo di cigno!
Dissetare l’alma mia morta e funesta
e che però nel corpo infuria e devasta
– e mai un momento
che non sia di spaziale tempesta

Così oscuri i giorni a venire!
Ogni rintocco di campane
è per me eterno maledire il vivere
che, nello spazio fra il crepuscolo vespertino
e quello mattutino, m’è dato e non m’è dato
Così questo mio cuore che pulsa…
che affamato non trova requie
neanche nel flusso del sangue…
Di porpora i fiumi, e mai vergine
la neve che al cambio di stagione
si scioglie per farsi illusione
e macabro ristagno

Possono forse i vivi intendere
qual tormento dilania la creatura
che sono? Se solo potessero immaginare
l’esilio che è mio, la loro piccola mente
nel più cieco orrore imputridirebbe
Non esiste qui uno soltanto che possa io amare
Non c’è un mio pari che possa pretendere
a me accanto

Bionda Mia Vampira,
a quali Numi ho fatto sgarro per meritare
questo premio? Non ricordo
quando son nato né la maledizione
– se ci fu! – che al Sole mi rese inviso

Bionda Mia Vampira,
di sangue l’alma, eppur così pallida
Così pallida!

Fiori di camposanto

Son poi quando va bene
le nostre vite fiori di camposanto
e null’altro che valga la pena

Gode la chiesa a mieter vittime a iosa
per farle presto nella negra terra scomparire,
promettendo loro speranza che non c’è
nell’aldiquà né in una eternità al di là
Lo san bene i cardinali e i papi panzoni
quanto frale la natura e qualsiasi cosa
dall’uomo creata: prima o poi
in polvere finisce la gloria dei grandi,
in cenere il nome di pastori e ladroni;
per tutti è però sicuro
il sordo rumore del bronzo

Grasse suore di carità,
sputando grommosi sorrisi,
ciangottando fino all’ossario
trascinano i corpi avvizziti:
paghe dell’esistenza condotta
parlano piano di untori,
di madri dolenti,
di preti rigettati
– come petecchie
Ma sconsacrati o benedetti,
tutti si finisce in polvere,
con una magra croce su
o una goccia di povera cera

Compromessi dentro a turbinii di foglie
ristanno ancora un momento i viventi,
spremendo aride lacrime
sui fiori del camposanto

Pagliacci

Tutti si muore
inaspettatamente
Non valgono sepolcri e avelli
a ricordare a chi resta
chi noi siamo stati
e quello che abbiamo fatto
nell’ombra nascosti e sepolti,
o alla luce del sole esposti
per ricevere presto in cambio
untuosi complimenti
Caronte soltanto e più alte maestà
dell’alma nostra terranno possesso;
a loro il diritto di scialacquare
sguaiata ebrietà
per una eco portata
veloce sulle ali del vento
a favore di chi prima o poi subirà
medesimo trattamento

Noi tutti si muore,
come pagliacci
col trucco disfatto,
senza più denti in bocca
e pronte affilate battute
Troppo tardi ci accorgeremo
che fu la nostra una disgraziata natura
d’avercela così tanto lunga la lingua
sempre, a matrimoni e funerali

Grembo materno

Lo so che uno sciagurato son stato
T’avevo promesso amore eterno
invece altro non era che la mia paura,
un orrore piumato, un corvo bruno
appollaiato sull’epitaffio a freddo inciso
sul bianco marmo della mia amputazione

Riposano davanti all’ingresso
due angeli lanceolati, senza sesso
Ma han rosse bocche da sgualdrine
e lunghe ali sulle spalle ripiegate
Le campane battono incessantemente
Si portano l’una contro l’altra a peso morto
L’eco loro si spande in lungo e in largo,
e spaventa il mite e il collerico in egual modo
Non si può sfuggire al nudo dolore
che m’hai dato!
La stola cremisi che amavi, per me
incubo ricorrente, ancora sta appesa
là dove la lasciasti l’ultima volta
che in punta di piedi venisti a trovarmi
E il crocifisso vergognoso le tiene compagnia:
agli scuri forte bussa il vento e fa tremare,
scuote il tessuto e il legno del supplizio
al muro condannato con un unico chiodo

So d’esser stato un bastardo di tutto punto
Ma quella volta che fra le mie braccia
ti ho raccolta, pesavi quanto un fiore
Come potevo immaginare che il camposanto
avrebbe così presto preso nel suo grembo
il nostro addio, tutto l’amore che tra urla
e sudore i nostri corpi si scambiarono?

Non pretendo il perdono né il mondo
Ogni cosa della vita intera in rovina è andata
Vorrei però almeno che da me ti trascinassi
per portarmi via con te, là dove ora riposi
Sul tuo seno accompagnami ancora
Voglio anch’io riposare e nell’oblio finire
insieme a te, per sempre insieme a te

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Fiori di camposanto (poesie dark, illustrazione di Chatterly) – Iannozzi Giuseppe

  1. Furbylla ha detto:

    son tutte belle ma grembo materno è la mia preferita
    Buongiorno Beppe
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Per la prima volta, Cinzietta, devo dirti che sono in imbarazzo, perché non saprei scegliere: mi piacciono tutte allo stesso modo. ^__^
    Ma giusto il lettore abbia la sua preferenza.

    bacione

    beppe

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  3. romanticavany ha detto:

    Fiori di camposanto… fiori a cerchio, fiori in fila, fiori appassiti, fiori secchi, fiori scomposti.
    Che triste;eppure sto bene quando vado al camposanto a portare preghiere e fiori a chi amo e non c’è più.

    Mah… La morte…? Nessuno sa esattamente che cosa sia, nessuno è tornato indietro per dircelo di conseguenza generalmente si teme, come tutto ciò che non si conosce… Ma forse ciò che si teme di più è la sofferenza e l’abbandono di ciò che lasciamo qui.
    Purtroppo però, la morte è l’annullamento dei ricordi ma, questo succede giorno dopo giorno, anno dopo anno: io non sono più come ero a cinque anni,quindi i miei cinque anni sono morti; non sono più la stessa creatura e a pensarlo provo dolore e nostalgia.
    Che poi il passare degli anni ci imbruttisca, ci tolga l’incoscienza già ce l’avevano spiegati da piccolini.
    Poi sai, per quanto una persona sia brutta perché senza denti, o perché grassa o altro dobbiamo accettarlo e non scherzare mai nessuno.morire è sempre brutto.Sia che tu sia giovane e bella o vecchia e acida o sclerotica.
    Volesse Dio lasciarci qui muti,innocenti e ridenti perennemente mossi da onde tumultuose e amorose ignorando il ritirarsi delle maree e i detriti delle lugubri attese.
    Tu scrivi perfidi e purtroppo veri disegni, ma preferisco pensare e immaginare la morte come quando si dorme,che non t’accorgi di passare dal dormiveglia al sonno profondo e quando ti svegli non hai il ricordo di quando ti sei addormentato.
    Bonne nuit! 🙂
    ♥ vany

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lo ammetti dunque che dalla morte nessuno è risorto mai e che non sappiamo davvero che cosa ci sia dopo, se il Tutto o il Niente. 😉

    No, la morte non è l’annullamento, non della memoria, perché sin tanto che ci saranno persone di buona volontà a ricordare quello che i padri hanno fatto, noi vivremo nei nostri figli.

    Su, non ti preoccupare: tu sei ancora piccolina, agnellino troppo tenero per pensare alla morte.

    Ora apri gli occhietti tuoi belli e vieni a darmi una leKKatina così com’è giusto che sia. ❤ ❤ ❤

    orsetto di VaNY

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