Il Paggio e il Priore. Tragicommedia in un unico atto – Iannozzi Giuseppe (illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreuz)

Il Paggio e il Priore

Tragicommedia in un unico atto

Iannozzi Giuseppe

Paggio e Priore

Paggio e Priore

Paggio e Priore è un Omaggio di Valeria Chatterly Rosenkreuz

Il Priore è evidente che sono proprio io me, mentre il Paggio
che mi delizia colla sua compagnia è Christian Rosenkreutz

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angeli_caduti_giuseppe-iannozziAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00

acquista dall'editore ''Angeli caduti'' di Beppe Iannozzi (Giuseppe Iannozzi)


Buon Dio, finalmente un paggio, un paggio tutto per me.
M’è capitato fra i piedi proprio quando meno me l’aspettavo, avevo perso tutte le speranze, disperavo, piangevo, non potevo credere che uno come me, un Re, per giunta pazzo, avesse tutto tranne un bel paggio. Adesso ce l’ho e, non dico sempre, ma di tanto in tanto, la tentazione forte è quella di fustigarlo. No, non troppo forte, ma nemmeno con mano troppo leggera, non vorrei mai che si abbia motivo di dire che un Re non le suona a un suo servo, quand’è risaputo che un Re ha l’obbligo morale di punire, anche se innocenti i propri uomini – di punire, soprattutto, in tutti quei casi di sospetta innocenza; e poi è risaputo da una vita che chi mostra generosa creanza in pubblico nell’animo è invece marcio.

Buon Dio, finalmente un paggio, un paggio che si bea al sole, che favella colle damigelle e suona loro languide melodie perché cadano in amore. Un paggio che è più bello d’un pavone.
Un miracolo del cielo, un dono, che un Re come me non può che onorare. Già mi frullano per la testa certe idee niente male. Una fustigata a Corte, una sola, con mano leggera, perché questo paggio in omaggio capisca chi comanda.
Guardatelo come si pavoneggia, ride, scherza, getta occhiate maliziose ora a destra ora a sinistra, anche agl’eunuchi che ricambiano le sue attenzioni con sorrisi a trentadue denti da dietro i verdi flabelli.
Buon Dio, come si pavoneggia, non conosce vergogna, mai un rossore, mai un sospiro.
Non sospetta ancora che la vita a Corte può esser assai dura, soprattutto per un paggio come lui che non manca d’avvenenza. Avevo pensato a un colpo di frusta, giusto uno e leggero, ma però devo aver pensato male, capita anche al migliore dei Re.

Chi è che parla? Tiranno!
Chi osa dirmi tiranno, chi?

Malelingue. Malelingue! Che il buon Dio vi tiri la lingua ben giù fino al gargarozzo pria che sia una nuova alba. O che il Diavolo vi faccia svegliare con un topo morto in bocca. Per due fustigaste mi dite Tiranno! Due fustigate sulla schiena di quel giovane paggio sono un soffio, la semplice carezza del Dio Vulcano.

Buon Dio, è proprio un impudente, manda baci, e quanti, colla bocca a culo di gallina. Ma è pur sempre un paggio; dopo averlo ammanettato… cioè, dopo averlo ammaestrato saprà regolarsi meglio, stare al suo posto. Imparerà. Imparerà che se vuol scoparsi cani e porci deve farlo dove un Re non metterebbe mai piede. Col tempo imparerà che lo sterco di vacca è il migliore amico d’un paggio.

Paggio! Paggio! Paggio!

Niente, non risponde. Sordo, sordo alle grida del suo Re. Preferisce dar fastidio alle cortigiane, spalanca la bocca come un ippopotamo e a tutte fa gl’occhi dolci. Però è pur sempre il mio paggio, basterà raddrizzargli la schiena e il miracolo sarà fatto completo e perfetto. Già! Raddrizzargli la schiena. Oppure avvitarlo su un bel palo spalmato di miele in pubblica piazza: sarebbe un divertimento sì, senza limiti. Però dopo non mi resterebbe che un po’ di carne rosa e frolla, inutile alle buffonerie e piaggerie di Corte. Peccato, perché sarebbe stato divertente veder l’agonia negl’occhi più spenti che vivi, colla Falce a solleticargli la schiena e il bassoventre.
Ma… e lasciarlo libero, lasciare che si diverta, come ora sta facendo, ignaro d’aver già urtato la mia pazienza, quella d’un Re. E poi, zac! Nudo come un verme, colle terga ben spalmate di grasso di porco, e una muta di cani affamati pronti a spellargli le chiappe. Potrebbe anche salvarsi, sembra che abbia buone gambe anche per correre oltre che per insinuarsi tra i lombi delle mie dame. Sarebbe uno spettacolo, certo! Uno spettacolo più divertente assai che non delle semplici scudisciate, a cui oramai nessuno più bada, nemmeno chi le accusa sulla sua propria pelle!
Per Dio, ho avuto un’idea di quelle…

Paggio! Paggio! Paggio!

Niente. E’ più sordo d’un ebreo! Cioè, fa il sordo.
Però presto tutti sentiranno quanto forti sono le sue urla di dolore.
E pensare che l’avevo desiderato così tanto un paggio tutto per me.
E allora perché ho una così gran voglia di togliermelo dai piedi?
No, non è che me lo voglia togliere dai piedi del tutto. Solo renderlo innocuo, sottomesso.
Ecco che cos’è che mi dà fastidio, non si sottomette: ride e scherza invece, manco fosse un mio pari. Buon Dio, non lo posso proprio tollerare. Non ci fossi io a tenerlo d’occhio, a quest’ora m’avrebbe già ingravidato tutte le cortigiane.
Che impudente! Che lubrico paggio che Dio m’ha mandato.
Ma forse vuol mettermi alla prova, vedere se sono capace di dare il Perdono…
No, non è possibile: un lussurioso rimane quel che è, un affronto agl’occhi di Dio.
E’ da punire.
Certo! Dio vuole che lo punisca.
E’ questo che vuole da me.
Mi sta mettendo alla prova.
Ma che fa, per tutti i diavoli? Mi fa l’occhiolino, a me che sono il Re.
Oddio! Questo mi si vuol chiavare, come una donna.
Oddio, oddio, oddio!
Oddio, l’ha rifatto, l’occhiolino l’ha rifatto. Era proprio indirizzato a me. E’ eunuco… no, a quelli gliel’hanno tagliato il pisello, questo paggio è peggio, è finocchio. Oddio! Che ho fatto di male per meritare questo? Sono solo un povero Re, non dico come tanti perché un Re… Ma: di nuovo! Porca miseria, quello ce l’ha proprio con me.
Quello anela a mettere il suo pisellone in mezzo alle mie regali chiappe, altro che gonne.
Quello muore di lussuria per i gonnellini.
Ho capito!!! E’ un serpente e come tale tiene il comportamento, prima ingravida di lagrime e risate le mie donne, entra così nel loro animo, si fa ben volere solo per fottersi a me.

Mio Dio, che diavolo! Non fosse che è un paggio finocchio, lo ammirerei.

Però! Però!
Non è mica male.
Più l’occhio mi cade sulla sua figura, più m’accorgo che ha un pacco niente male davvero.
Potrebbe essere un’esperienza nova. In fondo, un Re dev’essere pronto a provare, a metter alla prova ogni moda, seppur momentanea. Un Re dev’essere Uomo di Mondo, capace d’aprirsi alle novità, altrimenti in società di che parla, di che discute? La favella viene all’ugola sol se si ha conoscenza diretta di questo e quello.
Poi continua a puntarmi con sguardi mielosi, oramai se ne sono accorti tutti. Non ci farei una bella figura a farlo fustigare in piazza: qualche linguaccia lunga potrebbe metter in giro la diceria che ho fatto fustigar il paggio perché m’aveva messo gl’occhi addosso, e così tosto mi si accuserebbe d’esser un bigotto, perché non ho voluto provar il biscotto!

Paggio! Paggio! Paggio!

O per Dio, finalmente si degna… Eccolo che viene.
Che incedere! Sculetta meglio d’una femmina!

Paggio! Paggio! Paggio!
Avanti, pompa!
Così giovane, più prestezza. Sono sì il Re ma non ho tempo d’aspettare i tuoi comodi.

Avanti, fammi vedere come sai intrattenere un Re del mio rango…
L’inchino, molto bene. Ci sei portato, l’abbassi proprio bene la testa, la bocca la porti fin quasi alla vita di chi hai davanti. Molto bene. Molto bene.
Ma basta colle cerimonie. Si passi ai fatti.
No, non una parola… nelle mie stanze e di corsa, dopo ho il Papa da ricevere, perciò piantala di sculettare e vedi di starmi dietro!

Buon Dio, un paggio, un paggio tutto per me.
Un paggio per intrattenermi, per soddisfarmi, per rallegrare le giornate uggiose.
Proverò il biscotto, oramai non posso farne a meno.
E dopo saggerà la mia frusta. Una scudisciata non potrà che fargli bene, anche ai moti della passione che anima il suo bel corpo di giovane.

Buon Dio, finalmente un paggio, un paggio tutto per me.
M’è capitato fra le chiappe proprio quando meno ci pensavo che sarei diventato Uomo di Mondo pure io oltre che Re per diritto di nascita.

Mio bel paggio, avanti, restami incollato, stammi dietro… E domani avrai qualche cosa di piccante da raccontare alle mie cortigiane. Quelle t’hanno già divorato cogl’occhi, e domani vedrai che rossori su quelle loro gote birichine, sempre un po’ pallide.

Buon Dio, che pacco!
Buon Dio, che paggio!

Che dici? che anch’io son messo bene in arnese? Non per vantarmi, ma col mio biscotto ho dato piacere a più d’una verginella.

Oh, non ti preoccupare di quella piccola piccolissima frusta…
Non far quella faccia bigia così tutto d’un tratto!
Avanti, dacci dentro. Non risparmiarti. Ricordati che sono il tuo Re… e che ogni mio desiderio è un ordine. Avanti, più a fondo!
Avanti! Poi tocca a me darti quel che meriti…

Che pacco! Che pacco, che pacco, mio bel paggio!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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3 risposte a Il Paggio e il Priore. Tragicommedia in un unico atto – Iannozzi Giuseppe (illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreuz)

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  2. Furbylla ha detto:

    questo lo ricordo 🙂
    cinzia

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non avevo dubbi in merito.
    Questa è solo la versione ristrutturata, diciamo così, resa più bella stilisticamente. 😉

    Bacione grande

    beppe

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