Argentina, desaparecidos. Intervista ad Horacio Verbitsky: “Il vaticano sapeva”

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Papa Francesco - Jorge Mario Bergoglio

Papa Francesco – Jorge Mario Bergoglio

di Horacio Verbitsky

Fonte: http://www.dazebaonews.it/

Horacio Verbitsky ha reso pubblico un documento esclusivo dell’archivio della Conferenza Episcopale dell’Argentina, il n. 10.949 del fascicolo 24-II, in cui ci sono le prove che i più alti prelati della Chiesa argentina venivano informati sulle uccisioni illegali e si accordavano con il dittatore Jorge Videla per evitare che i familiari e l’opinione pubblica internazionale continuassero a chiedere spiegazioni

Horacio Verbitsky

Horacio Verbitsky

ROMA – Il noto scrittore e giornalista argentino ci racconta del valore del documento 10.949 da lui visionato in anteprima e ora consegnato alle autorità giudiziarie del suo paese. Il documento riporta i colloqui risalenti ad aprile del 1978 tra il generale Jorge Videla, il presidente della Conferenza Episcopale argentina Raùl Francisco Primatesta e i suoi vice presidenti Vicente Zapza e Juan Aramburu. Secondo Verbitsky anche in Vaticano sapevano tutto sulle violenze della dittatura, sugli eccidi, le violazioni dei diritti umani e sulle sparizioni, di studenti, attivisti e anche di religiosi che lavoravano a fianco dei più poveri del paese.

D. Cosa, in particolare, hai scoperto e qual è l’importanza del documento da te reso pubblico?

V. Ho potuto visionare una copia di un documento originale della Chiesa cattolica argentina. Si tratta di annotazioni dei principali esponenti della chiesa argentina, redatte in forma di lettera dal cardinale Primatesta, dopo un pranzo avuto con il dittatore Jorge Videla del 1978. Al pranzo erano presenti, oltre a Videla e Primatesta, Aramburu e Zapze, vicepresidenti della Conferenza episcopale argentina. Si riporta quanto detto dal generale che riconosceva che i desaparecidos venivano uccisi dalla dittatura. Insieme i convenuti analizzano quale fosse la maniera più giusta per raccontare alla società argentina la situazione dei desaparecidos. Il dialogo è di una sincerità impressionante; Chiesa e Dittatura si parlano come dei soci in affari.  I prelati chiedono a Videla di dare delle spiegazioni alla società perché la pressione dei parenti degli scomparsi si stava facendo molto forte. Il dittatore risponde di avere delle difficoltà a fare quanto richiesto: tirare fuori una lista di persone scomparse e dire che erano state uccise avrebbe implicato necessariamente una spiegazione sul perché erano stati uccise, da chi e dove fossero i resti. Sarebbe stato inoltre un problema per chi aveva fatto il ‘lavoro sporco’ di uccidere e far scomparire i corpi.

D. Il documento è ancora più impressionante per la caratura dei personaggi coinvolti nel dialogo. Da una parte il dittatore Jorge Videla e dall’altra il Cardinale Primatesta, presidente dell’Episcopato argentino e i suoi vicepresidenti. L’altra circostanza che  attira l’attenzione è il fatto che, dopo avere ricevuto da Videla queste informazioni, i Vescovi sembrano chiedere disposizioni su come procedere per evitare che ci fosse una fuga di notizie e che le famiglie degli scomparsi e l’opinione pubblica internazionale si muovessero di conseguenza.

H.V. Certamente. Emerge un livello di complicità impensabile che nessuno immaginava così profondo prima della lettura di questo documento. Quando il materiale è uscito su Pagina 12, il giornale su cui scrivo, la giustizia argentina che sta investigando sui crimini della dittatura ha chiesto immediatamente alla Conferenza episcopale di procedere alla consegna dell’originale e due settimane fa questo è avvenuto.

D. Come sei entrato in possesso del documento?

H.V. Quando ho iniziato le mie ricerche sui contatti tra la Chiesa cattolica e la dittatura ho chiesto al presidente della Conferenza episcopale di poter accedere agli archivi ma mi è stato risposto, attraverso una lettera ufficiale, che non esistevano archivi. Non ci ho creduto. Allora ho cercato dei contatti informali con persone che appartengono alla Chiesa, che non è una struttura monolitica come desidererebbero le gerarchie. Lo dimostra anche ciò che sta accedendo in Vaticano in questi giorni coinvolgendo lo stesso Benedetto XVI. Alla fine ho trovato delle persone che non erano d’accordo con la politica del silenzio e delle bugie e che mi hanno aiutato.

D. Come stanno andando i processi ai crimini della dittatura in Argentina, aperti solo negli ultimi anni sotto le presidenze Kirchner/Fernandez?

H.V. Fino ad oggi sono stati condannati 253 carnefici della dittatura e sono state assolte in tutto 20 persone. Questo vuol dire poco meno del 10% di assoluzioni e quindi che si tratta di processi veri e limpidi in cui gli imputati hanno la possibilità di difendersi ed essere assolti se non ci sono prove schiaccianti.

D. Sono molti anni che stai svolgendo ricerche su questo tema, ricordiamo il tuo libro ‘L’isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina’ tradotto in Italia da Fandango. Da quello che hai potuto leggere, sapere, sentire ma anche dalle tue sensazioni: quale era il livello di conoscenza dei crimini che stavano accadendo in Argentina nelle più alte cariche vaticane?

H.V. Il Vaticano sapeva tutto. Non ignorava assolutamente nulla. Ad esempio il documento di cui abbiamo parlato è stato scritto da Primatesta per essere inviato a Roma, alla Santa Sede. Lo stesso Pontefice Paolo VI che fu molto critico con la dittatura di Pinochet in Cile non usò lo stesso metro di giudizio con l’Argentina di quegli anni. Quando Pinochet chiese che il cardinale Raul Silva Henriquez, che si opponeva al suo regime, fosse spostato in un altro paese, Paolo VI non acconsentì. Lo stesso pontefice invece ricevette in Vaticano l’ammiraglio Massera e commentò che era rimasto affascinato dalla sua personalità tanto da inviare una benedizione alla Giunta militare e soprattutto non fece mai una dichiarazione sulla situazione dei desaparecidos. La prima volta che la Santa Sede si è espressa in maniera critica nei confronti della dittatura argentina è stato nel 1980 con Giovanni Paolo II; una dichiarazione che in realtà mostrava semplicemente comprensione verso le vittime e i loro familiari senza entrare nel merito.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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10 risposte a Argentina, desaparecidos. Intervista ad Horacio Verbitsky: “Il vaticano sapeva”

  1. Gianni Fazion ha detto:

    Sarebbe bello avere a disposizione il testo integrale in formato PDF e poter capire cosa ha fatto la chiesa argentina

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  2. romanticavany ha detto:

    E con questo cosa vuoi dire che appena eletto il nuovo Papa subito si trova il nuovo Papa peccatore.
    Maddai lascia perdere ci sono già troppi avvoltoi; Lui è una Persona semplice che predica al mondo misericordia., almeno per un giorno fate silenzio.
    🙂 vany

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    A me interessa solo fare informazione e l’informazione deve essere di carattere naturale.
    Ho postato questa intervista ad Horacio Verbitsky, punto.
    Ed ho postato anche una immagine di Jorge Mario Bergoglio che bacia i piedi a un malato di AIDS.

    Certo mi fa indispettire che dichiari che “chi non prega Gesù prega il demoni oerché quando non si confessa Gesù Cristo si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio. Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare delle volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro”.

    Bene, io sono agnostico. E non prego né Gesù né il Demonio non credendo né nel primo né nell’altro.

    orsetto

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Il documento non è disponibile in rete. Ma l’inchiesta è tutta nell’ottimo lavoro di Verbitsky, “L’ isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina” (Fandango).

    Direi che è una lettura obbligata per quanti vogliono approfondire l’Argentina e il Vaticano.

    http://www.ibs.it/code/9788860440044/verbitsky-horacio/isola-del-silenzio-il.html

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  5. Furbylla ha detto:

    Esquivel ha preso le Parti di Francesco.
    buongiorno
    Cinzia

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lo so. Ho letto.
    E’ un personaggio strano Papa Bergoglio. Su di lui ombre, di cui molti giurano che siano vere ma anche chi come Esquivel smentisce che il Papa abbia mai avuto rapporti con il sanguinario dittatore Videla.

    In ogni modo non mi sembra che in materia di apertura, Papa Francesco I sia più tollerante: no all’aborto, no ai gay, etc. etc. E’ forse un papa classico, ma null’altro.

    beppe

    Il premio nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel, in un’intervista alla Bbc, difende il nuovo papa e suo compatriota Jore Mario Bergoglio, dall’accusa di essere stato legato alla dittatura argentina. «Ci furono vescovi complici della dittatura ma Bergoglio no», dice il premio Nobel. «Viene accusato di non aver fatto il necessario per liberare dalla prigionie due sacerdoti quando era a capo dei gesuiti argentini ma io so in prima persona che vari vescovi chiesero alla giunta militare la liberazione di sacerdoti e questa spesso non venne accordata», afferma Esquivel

    Vincitore del Nobel nel 1980, attivista per i diritti umani, lui stesso vittima della giunta militare negli anni Settanta, Perez Esquivel è stata una delle figure chiave nella lotta contro la feroce dittatura del paese sudamericano.

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  7. Furbylla ha detto:

    No non lo credo neanche io anzi ne sono sicura ma se già il suo interesse e attenzione per i poveri fosse vera sarebbe qualcosa.
    cinzia

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con te.
    Se la sua attenzione per i poveri e gli emarginati è sincera, allora sarebbe già un grande grande passo in avanti.
    E d’altro canto da un Papa non mi attendo altro, ben conoscendo qual è il secolare pensiero della Chiesa cattolica.

    beppe

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  9. Ninni Raimondi ha detto:

    Caro Beppe,
    so esattamente cosa vuoi dire.
    Il libro di Verbitsky l’ho letto bene. Anzi benissimo. Non vorrei aggiungere ombre o luci riflesse sul nuovo Pontefice. Posso riferire la mia personale esperienza legata, proprio, al Vaticano.

    Qualche annetto fa (ma forse ti ricorderai anche tu) ebbi modo di conoscere “uno” degli estensori (erano vari, malgrado si parlasse di una “gola profonda cardinalizia vaticana“) di due libri di discreto successo:

    Via col vento in Vaticano, edizioni Kaos e
    All’ombra del Papa infermo, stessa casa editrice.

    L’anonimìa era d’obbligo (e forse sarebbe d’obbligo anche adesso, veggasi Wikileaks ecc. ecc.), ma quell’estensore, persona a me nota, mostrò e pubblicò fatti inconfutabili e incontrovertibilmente verificati. Si scatenò una caccia all’uomo.

    La Compagnia del gesù, i gesuiti, ebbero l’ordine di scovarli.
    Erano gli anni, delatori, in cui si erano verificati:
    1) Il triplice delitto della Guardia Svizzera;
    2) gli incartamenti saltati fuori, dell’Opus Dei e l’elezione di Giovanni Paolo II;
    3) il piano per una teocrazia in Polonia e i paesi dell’est europeo
    , (piano perfettamente riuscito, sia in Polonia, sia nella federazione russa tutta. Da notare che, quando venne pubblicato quel libro denuncia, si stava ancora analizzando l’attentato al Papa).

    Ma torniamo a noi. (era necessaro, forse, una intro)

    Di Bergoglio, ai tempi, si parlava presso le ristrettissime mura dei, cosiddetti, benpensanti e fautori dell’ordine.
    Esistono corredi fotografici precisi, che attestano la benedizione del gesuita al dittatore argentino.

    C’è un però.
    Il però è dato dal fatto che, l’appoggio (
    o il colpevole silenzio) ai misfatti, veniva da lontano.

    Durante il periodo del “Desaparecitismo”, la curia argentina curava le relazioni esterne delle notizie e richieste d’informazioni da e verso l’estero.
    Ma, udite udite, nel 1979 il futuro Santo Padre, partecipò alla prima conferenza latino-americana quale fermo oppositore della teologia della liberazione, in sostegno del tradizionalismo culturale e religioso della Chiesa. Senza scantonamenti.
    Tutti lo davano per spacciato, ma … ma la chiesa cilena, con l’approvazione del generalissimo Pinochet, ufficialmente il protettore (che ebbe a fare osservazioni benevole verso “el Señor gesuita argentino“) appoggiò la difesa tradizionalista, complimentandosi con la “Junta militàr del pueblo argentino”, per la “bellezza” dei suoi figli e la solidità della sua chiesa.

    Non dico altro.

    Un abbraccio con stima,

    Ninni Raimondi

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  10. Gianni Fazion ha detto:

    Ninni, sono pienamente d’accordo con te, la chiesa è marcia al suo interno e al suo esterno. Purtroppo alcune cose non te le posso più dire, un mio amico, giornalista cileno è venuto a mancare (per malattia) molti anni fa ed aveva la madre che era avvocato e che lavorava per l’Avocatura Generale dello stato Cileno, era una persona che conosceva questi dittatori (Cile, Argentina ed altri stati Sudamericani) personalmente e che avrebbe potuto spiegare molte cose e fornire documenti interessanti. Il mio amico, mi parlò di cose molto brutte, ma non è più possibile confermarle, lui è deceduto.

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