Rocco Papa e I giorni del male (Cicorivolta edizioni). Intervista all’autore a cura di Giuseppe Iannozzi

Rocco Papa e I giorni del male

Intervista all’autore

a cura di Giuseppe Iannozzi

Cicorivolta edizioni

I giorni del male - Rocco Papa

I giorni del male – Rocco Papa

I giorni del male
Rocco Papa
(con una Prefazione di Paolo D’Amato)
Cicorivolta edizioni – Collana temalibero
ISBN 978-88- 97424-14-7
€ 12,00 – pp.206 – © 2013
in copertina, “Mein guter Kamerad”,
by Sebastiano Bongi Tomà
(il ramingo – www.sbtphotographer.eu)

cicorivolta dance1.  Rocco Papa, il tuo romanzo “I giorni del male” (Cicorivolta edizioni) ha subito ottenuto un grande riscontro di pubblico e di critica. Qual è stata la genesi de “I giorni del male”? Come è nato questo romanzo che io definirei un thriller storico?

La genesi di questo libro, come di quelli che ho chiusi nel cassetto o come quella del mio primo romanzo edito ormai sei anni fa, è avvenuta un po’ per caso. A me capita sempre così, magari un episodio, un racconto, un cognome o una scena vista in tv. In questo caso è stata proprio la scena di un telefilm sul rastrellamento dl Ghetto di Roma a ispirarmi. Non ricordo il titolo, ma lo hanno trasmesso alcuni anni fa e poi quella scena mi è tornata in mente e ho cominciato a “ricamare”.

Rocco Papa

Rocco Papa

2. Ne “I giorni del male”, ci siamo lasciati alle spalle da poco, davvero da poco tempo, il fascismo, il Duce e i repubblichini. Siamo negli anni Sessanta, e pare ormai lontano quel periodo storico che fu battezzato come ‘il miracolo economico italiano’. Lungo le strade si profilano le prime avvisaglie di un malcontento sociale. Ma Fred Buscaglione ha fatto girare la testa a tante ragazze, muore però in un tragico incidente automobilistico, il 3 febbraio 1960. Luca è il giovane protagonista del tuo romanzo. Chi è Luca? Come è nato il suo personaggio?

Il personaggio di Luca nasce come conseguenza diretta di ciò che ho appena detto. Non specifico altro per non svelare la trama. Posso però tracciare il profilo di Luca così come lo ha partorito la mia mente. Un ragazzo di diciassette anni, per certi versi sfortunato, a cui la vita e la guerra hanno tolto tanto, ma che è riuscito a ritrovare una serenità di vita grazie alle persone che gli vogliono bene, prima tra tutte sua nonna Ilde. Un ragazzo certamente normale, che rispecchia chiaramente la mentalità del 1960, molto più ingenuo dei diciassettenni di oggi. Luca comincia un viaggio alla ricerca della “verità”, un viaggio che tutti noi dovremmo fare per capire davvero chi siamo. Certo il suo percorso è molto accidentato, ma in fondo si tratta del personaggio di un romanzo.

3. Suo malgrado Luca si trova fra le mani una vecchia fotografia della famiglia Bolognini, famiglia che nel periodo dell’Italia fascista era molto ben conosciuta e temuta. Negli anni Sessanta, chi ancora sa qualche cosa dei Bolognini e della loro sorte è restio a parlare; i più sono spaventati se non addirittura terrorizzati. A Luca viene sconsigliato, per il suo bene, di indagare sul conto dei Bolognini e della loro villa. Qual è il ruolo di questa (fantomatica) famiglia nel tuo romanzo?

La famiglia Bolognini, con la loro villa misteriosa, rappresentano un po’ il motore narrativo del romanzo. All’interno di questa famiglia, che conosceremo per sommi capi, è comunque possibile scorgere tutti i vizi e qualche virtù di una famiglia fascista dell’epoca. L’esplosione del conflitto familiare, la violenza, la viltà, sono sentimenti che appartengono tutti a questo ceppo familiare. E’ frutto di fantasia, ma credo rispecchi abbastanza bene la mentalità di certi ambienti dell’epoca.

4. Luca riceve da Flora la foto della famiglia Bolognini. C’è anche lei, Flora, in questa foto: lei è un’infermiera e pare si prenda cura di una ragazza costretta su una sedia a rotelle. Luca sa poco o niente di Flora, del suo passato; solo in punto di morte, Flora consegna nelle mani di Luca la foto: “Come sai, io sono sola al mondo, lo sono sempre stata in vita e lo sono anche adesso che sto morendo. Nessuno mi conosce davvero, nessuno sa chi e cosa sono, ma forse è meglio così. […] Ci sono colpe da espiare, per le quali non basta una vita intera. […] Riesci a capire? Erano tempi brutti, erano i giorni del male.”
Luca sospetta che Flora sia stata una fascista. Ma il mistero più grosso è la ragazza sulla sedia a rotelle. Flora Nardini muore, e Luca comincia ad avere delle allucinazioni, forse; in strada vede Flora che accompagna la ragazza sulla sedia a rotelle.
Cosa ci puoi dire della foto? “I giorni del male” portano al lettore soltanto della finzione, o anche dei fatti realmente accaduti?

In questo caso è solo finzione. Durante le mie ricerche, però, ho potuto guardare centinaia di foto simili a quelle descritte nel romanzo, ovviamente, dietro le quali ci sono storie davvero incredibili, in qualche caso addirittura più intriganti de I giorni del male.

5. La Brigata 61. I componenti della Brigata 61 erano il male incarnato e fatto, o una sua parte integrante? E: se sì, per quali motivi?

Chiarisco che non c’era nessun intento di attaccare l’attività svolta dai partigiani durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo chiarisco perché da qualche parte mi è stata fatta notare questa cosa. Purtroppo, e lo si capisce bene dal racconto, anche la Brigata 61 era formata da uomini e gli uomini, si sa, possono sbagliare. Ci sono uomini più portati a compiere il male rispetto ad altri e non importa da che parte siano schierati. Da qualunque parte si compia il male gratuitamente, senza che la guerra c’entri niente, si tratta sempre del “Male” che prende il sopravvento sul “Bene”.

6. E’ una sporca storia quella che racconti ne “I giorni del male”. Luca, alla fine, scoprirà la verità sulla ragazza, su Flora, e non solo. Ma a quale prezzo! A tuo avviso, val la pena di conoscere la verità, sempre e a qualsiasi prezzo?

Sempre. La verità è sempre la strada migliore e a qualsiasi prezzo. È evidente che nella vita poi ci sono dei compromessi da raggiungere. Una verità che non serve ad aiutare, a capire, a far crescere ma solo a far soffrire, forse è una verità che non vale la pena conoscere.

7. Durante il fascismo, sotto il Duce, si sono commessi tanti tantissimi atroci delitti, e molti sono rimasti sepolti tra le pieghe del tempo. A macchiarsi di gravi colpe non furono solo i fascisti dichiarati, ma anche alcuni antifascisti. Ne “I giorni del male”, par quasi che tu, in qualità di autore, voglia sottolineare che il male esiste e che non è quasi mai stornabile; ma neanche il bene esiste, non il bene assoluto comunque. E’ così?

Lo dicevo prima. Durante una guerra, in particolare, pare che il Male prenda il sopravvento su tutto. É chiaro che bisogna distinguere la parti in causa, ma la guerra non può mai essere la soluzione di nulla. Ma si evince chiaramente che nonostante il male assoluto, come può essere una guerra, il bene continua ad agire, magari facendo meno rumore e meno scalpore, ma riportando comunque importanti vittorie.

8. Quale morale o insegnamento possiamo ricavare da “I giorni del male”?

Il mio intento era ed è solo quello di raccontare una storia, senza nessuna pretesa di dare insegnamenti o fare morali. Credo spetti al lettore trarre una morale, se c’è, dalla storia. In fondo mi pare vero ciò che si dice a proposito del fatto che ogni lettore riscrive un po’ il romanzo nella sua testa e a suo modo e così facendo dentro ci può leggere quello che vuole.

10. Dante collocò gli omicidi e i tiranni nel Settimo cerchio dell’Inferno, nel fiume di sangue bollente Flegetonte.
La colpa. Chi si macchia di una colpa, presto o tardi, dovrà fare i conti con la giustizia dell’uomo, e forse anche con quella di Dio. Per te, Rocco Papa, che cosa è la colpa? Credi sia possibile la redenzione per colui che si è macchiato di gravi colpe, come l’assassinio di uno o più innocenti?

La redenzione, il pentimento, è sempre possibile, ma ciò non vuol dire che la Giustizia, sia quella umana che quella Divina, non facciano il loro corso. Sono cattolico e una delle cose più difficili da capire è il mistero della confessione. Confessandoci Dio ci perdona, ma per questo non vuol dire che poi non ci sia una pena da scontare, in questo o nell’altro mondo.

11. Nella prefazione di Paolo d’Amato è possibile leggere: “La verità, forse, è che domanda e risposta variano da libro a libro, da storia a storia, più che da scrittore a scrittore.” Qual è la verità che viene esplicitata nel tuo lavoro?

La verità che riconosco di aver espresso in questo libro è che la “curiosità” è in qualche modo il motore della nostra vita. Le persone poco curiose, che non vuol dire farsi i fatti degli altri, ma quelle poco curiose della vita, sono persone molto noiose. Apprezzo chi ha sempre voglia di imparare cose nuove, migliorarsi, confrontarsi. In fondo è la curiosità che spinge il protagonista del romanzo a intraprendere il suo viaggio alla ricerca della verità.

12.Dopo l’innegabile successo de “I giorni del male”, replicherai con un nuovo romanzo? Hai già qualche progetto pronto?

Mistero. Ci sono due o tre cose che sto mettendo in cantiere. Per il momento mi hanno chiesto di dedicare un po’ di tempo a una sceneggiatura e la cosa mi affascina. Per quanto riguarda i libri, invece, c’è l’idea di far crescere Luca, il protagonista de I giorni del male, proiettandoci in una nuova epoca, un altro viaggio nel mistero. Ma non solo questo. Il mio primo amore è il genere “giallo”, ho qualche idea anche per questo.

Rocco Papa è nato nel 1970 a Salerno, dove vive e lavora come giornalista.
Ha pubblicato Il Sangue dei Primi (Ennepilibri 2006, romanzo giallo). Nel 2009, il racconto il Caffè di Emma, è stato inserito nell’antologia Cose a parole (Giulio Perrone Editore).

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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