CAREZZE – Giuseppe Iannozzi

CAREZZE

Giuseppe Iannozzi

Dall’archivio privatissimo perché non ce l’ha solo lui…
e chi ha orecchi per intendere intenda. – g.i.

La Modiste Sur Les Champs Elysees

Promenade sur les Champs-Elysées

Io ti dicevo la Risata del Buddha
Tu mi facevi le Bolle di Sapone
E nell’aria c’era jazz e ancora jazz

Scendevano lungo gli Champs-Elysées
brune foglie d’autunno e gocce di pioggia
Avevi gli occhi presi in un debole rosso,
fra l’orizzonte davanti e l’idea bambina
che l’indomani m’avresti fatto la sorpresa
Pensavo ch’era il caso di fermare un taxi,
e in un momento lasciasti cadere il capo
sulla mia spalla

Io ti dicevo del Ghigno di Stalin
Tu mi mostravi la lingua e volevi un bacio
Nell’aria c’era sentore del tuo profumo;
nuvole gravide si stendevano sul Louvre
abortendo acqua in gran quantità
Uno strillone costretto sul bordo della strada
gridava e gridava ch’era Tempo di Libertà

Cadeva piano la rimbaudiana notte sul debole rossore
abbandonato sulla linea d’un piovigginoso occaso
Eco di bronzo correva di orecchio in orecchio,
rivi di pioggia serpeggiavano verso i tombini
Scendevamo lungo gli Champs-Elysées

La pioggia accecava l’occhio dei tombini
Dio, era proprio così, colpevoli e innocenti  noi
La tua testa adagiata sulla mia spalla
Dio, era proprio così, colpevoli di vivere,
colpevoli di vivere solo per pochi momenti

Al mattino una lama di luce penetrò gli scuri
Tagliò di netto le cispe dai miei occhi,
buttandomi giù dal letto: ero di panico
– un corvo nero mezzo spennato, quasi andato
Qualcuno dabbasso chiedeva più pane,
e fu allora che realizzai d’esser rimasto da solo

Nell’aria c’è jazz e profumo di whisky
Nell’aria c’è il peso della sorte, c’è jazz
C’è debolezza e lieve profumo di sapone

La tua lavagna

Sei sempre stata la prima
e l’ultima della classe
Ero così innamorato di te
che non capivo mai perché
il gesso sulla lavagna
urlava, quasi impartissi
mortal ferita
Ero così stupido!
I tuoi occhi nocciola,
allegri eppur in procinto
di lasciar libere due lacrime;
quel tuo modo di nascondere
le mani in grembo, pareva pregassi;
e i quaderni, sparsi sul banco,
a righe e a quadretti,
e i ghirigori della tua scrittura
Sei sempre stata in cima
a tutti i pensieri miei di bambino
Sei sempre l’ultima che dimentico
prima di abbandonarmi al sonno
ormai stanco di suonare le note
dei ricordi

Se mi vieni in sogno
ti vedo in punta di piedi
Vesti un sorriso birichino
e una luce strana negli occhi
Se mi vieni a cercare
dentro al mio sonno
sei sempre come allora,
impossibile: eppur t’amo
come non si potrebbe di più

Per questo,
per tutto questo
all’alba mi faccio muto
e sulla lavagna della vita mia
segno una ferita urlante

Gnomo

Per questa volta,
bella Fanciulla,
divideremo il Tesoro a metà
prima che l’Arcobaleno
abbia tempo di scomparire
nella verità
del quotidiano

Però io non son poeta
Solo uno gnomo
e per giunta dispettoso
Nelle notti
che il violino suona
tra stella e stella
io ballo e alzo le gonne
alle belle donne
brille d’amore
sotto la folle Luna
a sognare principi e rose


La Via del Buddha

Seguite la Via del Buddha che Ride. Non lasciatevi ingannare dai falsi profeti. Non lasciate che il turbamento dimori nella vostra anima. E’ turbato colui che sa di essere nel torto. E’ invece felice colui che agisce con calma.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a CAREZZE – Giuseppe Iannozzi

  1. Felice Muolo ha detto:

    Belle. Mi piacciono.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ne sono contento.

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