Il blues dello sciamano (poesie dark) per Valeria Chatterly Rosenkreuz – Giuseppe Iannozzi

Il blues dello sciamano

Giuseppe Iannozzi

Vampira by Valeria Chatterly Rosenkreuz

Vampira by Valeria Chatterly Rosenkreuz

Vampira by Valeria Chatterly Rosenkreuz

Valeria Chatterly Rosenkreuz,
grande insostituibile Amica

Solitudine Bang!

Hai visto, la tristezza ci passava accanto
Andavamo noi avanti sul filo del rasoio,
l’uno all’altro sconosciuti, uguali a dio
Hai detto che dovevo mettere il dito
sul grilletto e bang, se volevo affetto
E’ bastato meno d’un minuto
e un povero cristo è caduto vicino a noi
senza batter ciglio – così uguali a dio

Non mi avevi mai trovato così indifeso
Hai stretto il mio cranio sul tuo petto,
pregavo che mi soffocassi nel battito
del tuo cuore così calmo – un’onda
dal mare sul filo della notte senza luna

Non sono mai stato bravo a ingannare
i tuoi occhi con i miei giochi di specchi
C’è voluto un niente per rompere l’incanto
Lo sapevamo che dovevamo andare avanti,
ci siamo spinti fino a finire le pallottole
E’ per questo che siamo così soli, è per questo?

E’ per questo che ci guardiamo intorno?
Sei venuta da me nel momento del bisogno
quando avevo abbandonato ogni sogno
C’era un prezzo da pagare, uguali a dio
E’ per questo che siamo così soli, è per questo?

Hai raccolto la mia mano, i miei giochi di specchi
non hanno accecato la tua anima bella e crudele
Mi hai scavato a fondo nella tasche dei segreti
Tutto era scritto da prima che nascessi,
e dietro a noi i passi sulla sabbia immortalati

Hai visto, la tristezza ci passava accanto!
Hai visto, la tristezza ci passava accanto,
suonava il suo vecchio violino scordato
E’ l’ultimo, è l’ultimo, lo hai ripetuto cento volte

Non mi avevi mai trovato così indifeso
Hai stretto il mio cranio sul tuo petto
Hai poi spinto il mio indice per il passo in avanti
Mi sei rimasta accanto, mi sei rimasta accanto
fino alla fine, hai mantenuto la promessa

Ho visto, la tristezza mi cammina accanto
Vado avanti sul filo del rasoio, uguale a dio

La tristezza, la tristezza mi cammina accanto
Vado avanti sul filo del rasoio, uguale a dio

La tristezza, la tristezza mi cammina accanto
Vado avanti sul filo del rasoio, uguale a dio

Sette note per te

Sette foto sbiadite riposano sul cuscino
Sette tacche sul muro senza pietà
per ogni settimana passata – senza te
Addormentata ho l’anima, e una catena
per compagnia: il cane della mia rabbia
ha fame, ulula alla Luna, e giù al porto
ci hanno fatto capire che il mare
è grande ma tanto tanto povero di pesci
Così credo che resterò ancora qui,
un giorno o anche due sottochiave

Amica mia, portami una rosa
e un’armonica a bocca
prima che cominci a sbavare
E’ così tanto che non annaffio rose rosse
E’ passato così tanto tempo dall’ultima volta
che ho baciato una donna di fuoco
rossa di passione, bella di generosi fianchi

Sette petali, sette note, non tardare
a dirmi la verità, se hai già trovato un altro

Ho perso la mia donna

Ho perso la mia donna
Premeva l’inverno alla porta
Le ho detto di lasciar perdere
le erbe mediche
Nella tormenta ho sentito il lamento,
il suo e quello molesto del vento
Ero a un passo dai suoi passi,
e uno schiaffo gelido mi ha sbattuto via
lontano

Ho perso la mia vecchia
La piango davanti al caminetto
Ho perso il suo calore
Niente mi riscalderà più le ossa,
non il fuoco, non il diavolo tentatore
Hanno aperto un nuovo bordello giù
Il paese è in festa ogni giorno
Le strade sono tutte gravide di neve
Nessuno muove paglia, tutti lo fanno
e pagano con ori e argenti le ragazze
venute dal Vecchio Mondo

Ho perso la mia vecchia
Mi riscaldava il cuore e le ossa
Ma l’inverno premeva alla porta
L’ho pregata di non fare una pazzia
E’ andata incontro alla tormenta
per cercare le erbe mediche
e non è più tornata da me, da me
Ho perso, ho perso ogni bene
Il petto fa male, il solito canchero
Prego mi porti via al più presto

E invece è di nuovo la primavera,
non diversa da tutte le altre
Niente mi riscalderà più le ossa,
non il fuoco, non il diavolo tentatore
Però c’è un nuovo bordello giù in paese

In paese hanno aperto la felicità
Dovrò farci un salto e trovare quella adatta,
una donna che resti con me a invecchiare

Le tue bambole

Chaplin ti faceva piangere
Ricordi la neve che cadeva?
Non ne volevi che sapere
di tornare alle bambole decapitate
C’era nei tuoi occhi una luce bella
ma diversa da pupilla a pupilla
Scherzavi e ci credevi
che un giorno saresti arrivata
là dove nessuna è andata mai
Eri una bambina con tante idee
e le unghie lunghe per graffiare

Conservo ancora le bambole
Come allora piangono sangue
e io davvero non le so calmare
Ho idea che ti scriverò una lettera
per sapere di te, se l’hai poi incontrato
quell’uomo favoloso che amavi
Domani però, adesso esco
a spalare la neve davanti casa

In punta di piedi

Hai dunque
le gambe corte
e la lingua lunga
Le bugie però
non le racconti tu
Preferisci dir loro
che sei maledetta,
che se fa loro piacere
ci proverai a stare
in equilibrio
su tacchi alti,
a spillo

Non farai rumore
in punta di piedi
venendo sul mio letto
con un bacio e l’addio

Chi

Chi preghi?
Per chi piangi
in silenzio?

Non ricordi
che son nato muto,
diverso da chiunque
tu abbia mai conosciuto

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, Beppe Iannozzi, cultura, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe o King Lear, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...