Il sogno della Befana (favola adatta a tutti i bambini da 0 a 99 anni) – Giuseppe Iannozzi

Il sogno della Befana  bollino verde - adatto a tutti

(favola adatta a tutti i bambini da 0 a 99 anni)

Giuseppe Iannozzi

a Cinzia Paltenghi,
un po’ strega un po’ befana un po’ lupa

Cinzia Paltenghi, un po' strega un po' befana un po' lupa


[…]
Che visione incantata
nella notte stellata!
E la vedono i bimbi,
come vedono i nimbi
degli angeli festanti
ne’ lor candidi ammanti.
Bambini! Gioia e vita
son la vision sentita
nel loro piccolo cuore
ignaro del dolore.
Guido Gozzano, La Befana

BefanaGridò come una belva ferita a morte. Il suo urlo si ripercosse per valli e per monti, facendo tremare di paura tutte le creature di Bosco Nero. Una tegola le era precipitata sulla testa regalandole un gran bernoccolo. Malgrado ciò, la Befana non rinunciò a cavalcare la sua vecchia scopa di saggina. Non sarebbe stata con le mani in mano, il suo posto, lei lo sapeva bene, era di svolazzare in cielo. Niente le dava più piacere che nascondere la luce della Luna con la sua ombra stregonesca.
La Befana odiava le calze dei bambini appese ai loro lettini perché, durante la notte, venissero riempite di dolciumi. Le dava un non poco forte voltastomaco immaginarsi, anche solo per un momento, a riempire le calze dei pargoli con caramelle, cioccolatini e altre leccornie. Non avrebbe riempito quelle calze. Le avrebbe lasciate vuote. La Befana non aveva intenzione alcuna di portare ai bimbi leccornie o anche solo dei miseri pezzi di carbone. Tutte quelle anime innocenti, gioiose e splendenti, convinte che la Befana fosse buona nonostante il suo aspetto non troppo bello per natura e tradizione, una volta aperti gli occhietti, si sarebbero spente in una delusione cocente. La Befana già si figurava i volti dei bimbetti al mattino, con gli occhi ancora mezzo assonnati, sbiancare per le calze vuote, piene d’un bel niente.

Divertendosi a far piroette in cielo con la sua scopa, la Befana giunse infine a destinazione. Maldestramente atterrò nel giardino del figlio Xam, sollevando un gran polverone di cenere. Una volta a terra, la Befana gridò: “Xam, dovunque tu sia, vieni subito fuori!”
XamXam, sentita la voce che lo chiamava, si fece piccolo piccolo pur sapendo che non sarebbe riuscito a non sorbirsi le lamentele della madre Befana. Ogni anno era la stessa storia e lui, per quanto paziente e d’animo buono, non le reggeva proprio più le urla della donna che tanti anni addietro l’aveva strappato dal suo bel cavolo verde per dargli una famiglia. Rassegnato e con gli occhi bassi, strascinando i piedi, sospirò una, due, tre volte e si preparò ad affrontare le urla della Befana.
“Ciao Ma’!”, pigolò il giovane Xam, cercando d’evitare lo sguardo di brace della madre.
“Xam, figlio mio, vieni qui e abbracciami.”
Xam obbedì pregando che mamma Befana, subito dopo l’abbraccio, non cominciasse a strepitargli contro.
Staccatasi dal figlio, la Befana subito gli chiese: “E allora?”
Xam deglutì a vuoto.
E la mamma Befana prese subito a rampognare il figlio: “Possibile che alla tua età tu non abbia ancora concluso? Non ci posso credere, davvero non ci posso credere. Mi farai diventare pazza, pazza ti dico. Non capisco davvero perché… eppure non ti manca niente. E allora perché, perché non ti vuoi dare una mossa? Non è difficile…”
Mentre si sorbiva la concione della madre, Xam tenne sempre gli occhi bassi.
La Befana continuò per una buona mezzora a rampognare ben bene il figlio, dopodiché, stremata, prese ad accarezzarsi, con palese nervosismo, il bernoccolo sulla testa, in attesa che Xam tirasse fuori le sue scuse, quelle che lei già conosceva perché di anno in anno ripetute uguali.
“Ma’, il fatto è che non è così facile. A parole sembra facile, ma una Streghetta ammodo non si trova. Ho fatto del mio meglio, devi credermi…”.
Come da copione le urla della Befana arrivarono fino al Settimo Cielo scandalizzando non pochi Beati e Cherubini.
Agli strepiti già belli forti della Befana si aggiunsero presto quelli di Xam, aveva difatti appena appreso che lei aveva maturato la decisione di non riempire le calze dei bambini.
Arrabbiatissimo Xam si rifugiò nella sua casetta sbattendo con forza la porta, e la mamma Befana si trovò così con il naso schiacciato di brutto. E come se ciò non bastasse, dal tetto della casa cadde una tegola bella grossa che, guarda caso, s’abbatté sulla testa della Befana facendo centro su quel bernoccolo che già la malasorte le aveva regalato. A questo punto prese a urlare ma a urlare di brutto, in maniera oltremodo infernale. Il bosco d’attorno tremò all’unisono: scoiattoli, volpi, ricci, tutti cercarono un riparo. Persino i lupi uggiolarono con la coda fra le gambe e senza pensarci su due volte presero a scappare a tutta birra, allontanandosi quanto più possibile dai dintorni di Bosco Nero.

Acciaccata e nervosa, la Befana raccolse la sua scopa e andò a sedersi su un vecchio tronco. Si nascose il volto fra le mani, e in silenzio pianse.

Sant'Antonio AbateXam non riusciva ancora a credere che la madre, che la Befana di tutti i bambini, aveva deciso di non far più il suo mestiere. Furibondo prese la cornetta del telefono, compose il numero e attese che dall’altro capo gli rispondesse Sant’Antonio Abate.
“Ciao Xam”, gli rispose il padre con voce dolce e flautata.
“Ciao, Pa’.”
“Problemi?”
“Ci hai preso, Babbo.”
“La mamma ti ha fiaccato ancora una volta con quella sua idea, immagino.”
“Immagini giusto. Non so più che fare.”
“Lascia che sia il tempo a fare per te, figliolo.”
“E’ quello che ho cercato di far capire alla mamma, ma lei è una testa dura.”
“Lo so, figlio mio. Non è cattiva però, altrimenti non l’avrei presa in moglie.”
“Pa’, ma come hai fatto a sopportarla per così tanti anni? E’ sempre stata così?”
“Quando ci conoscemmo era una gran bellezza, caro Xam, e per me lo è ancora. E’ solo che lei non se ne accorge. Ha altre cose per la testa, forse un po’ troppe, e così la rabbia maschera la bellezza che eppur in lei c’è.”
“Se lo dici tu, Babbo, ti credo; questo però non toglie che rompe e rompe di brutto. Non posso far miracoli.”
“Nessuno li può fare, figlio mio. Vedrai che le passerà.”
“E se non dovesse…”
“Fidati, le passerà. In ogni caso tu prega il buon Dio perché sia esaudito il suo desiderio che è poi anche il tuo, o no?”
“Farò come mi consigli, Babbo. E speriamo che Dio ascolti le mie preghiere.”

StreghettaXam, dopo aver parlato con il padre, si sentì un pochetto meglio; tuttavia non se la sentiva ancora di affrontare la mamma Befana, ragion per cui decise di restare in casa con la ferma intenzione di  pregare così come il babbo gli aveva consigliato. Ma prima che potesse risolversi a pregare, un lieve toc! toc! toc! si fece sentire alla sua porta. Qualcuno bussava. In un primo momento Xam pensò che potesse trattarsi della mamma, non era però possibile perché la Befana, poco ma sicuro, se avesse voluto bussare lo avrebbe fatto con la sua solita forza spaccatutto. Xam pensò allora che chi bussava alla sua porta dovesse essere, per forza di cose, un mendicante o un santo eremita o qualcuno che s’era perso in Bosco Nero; andò quindi ad aprire e quale sorpresa davanti ai suoi occhi, mentre in petto il cuore gli perse un colpo. Arrossì violentemente e subito il cuore prese a galoppargli all’impazzata.
La giovane Streghetta era bella, tanto tanto bella, più bella di qualsiasi fata, più bella della Luna alta in cielo e di tutte le stelle del Firmamento Celeste.
La Streghetta non immaginava proprio che bussando a quella porta si sarebbe trovata di fronte a un così bel giovanotto, e, pur cercando di nascondere il suo infantile imbarazzo, non poté far a meno di arrossire al pari d’una rosa appena sbocciata. Facendosi coraggio, la bella Streghetta spiegò a Xam che, all’improvviso, la sua scopa aveva cominciato a fare i capricci ed era stata costretta a un atterraggio di fortuna. Xam, impacciato e non poco eccitato e felice, invitò la giovane Streghetta a entrare in casa sua.
Una volta dentro, Xam e la Streghetta rimasero per lungo tempo a guardarsi negli occhi senza spiccicare parola.
Nell’intanto, la Befana continuava a disperarsi per suo figlio Xam che non le aveva ancora dato un nipote da coccolare e viziare.

Rassegnata, la Befana decise di far ritorno a casa sua.
Stanca e delusa, sentì addosso l’amaro peso degli anni.
Si risolse dunque di salutare il figlio e al diavolo i bambini e le loro calze appese ai lettini.
Si avvicinò alla casa di Xam con la vecchia scopa in mano: era stanca, tanto stanca, ma era anche ben intenzionata a sgridare il suo unico figlio prima di lasciarlo. Avvicinatasi alla casa, chissà perché decise d’affacciarsi alla finestra anziché bussare alla porta: e davanti ai suoi occhi una scena che non avrebbe dimenticato per il resto della sua vita, poco ma sicuro. Xam stava baciando una giovane, una Streghetta così tanto bella che nemmeno Luna e Sole avrebbero potuto metterla in ombra. Il suo cuore si sciolse in dolcezza: lacrime di felicità le rigarono il viso cancellando via, quasi per magia, la bruttezza, restituendole quella bellezza di quand’era giovane e mai arrabbiata. Il naso adunco si fece piccolo e le rughe sul suo volto si distesero fino a cancellarsi pressoché del tutto. Commossa tirò su col naso, drizzò poi la schiena e in punta di piedi, per non farsi scoprire dai due giovani innamorati, si allontanò. Quando poi a cavallo della sua scopa, volando a zigzag tra cielo e nuvole, la Befana non resistette più e, finalmente, diede sfogo alla gioia che oramai rischiava di soffocarla: “Urrà, urrà, urrà…”.

Befana

Felice come una pasqua, nonostante la notte volgesse oramai all’alba, più veloce della luce, la Befana riempì di caramelle e altre leccornie tutte le calze dei bambini, senza lasciare a nessuno un sol pezzetto di carbone: anche ai più birbantelli fece difatti dono di dolcezze in gran quantità.
Quando il sole, fulgido come non mai, fece infine capolino da dietro le montagne per invadere con i suoi raggi d’oro Bosco Vecchio e non solo, la Befana, stanca ma col cuore colmo d’amore, fece ritorno a casa. San’Antonio Abate aveva aggiustato il tetto e rimesso al suo posto la tegola caduta, la vecchina varcò dunque l’uscio senza pericolo alcuno. In punta di piedi, levandosi al volo le scarpe, subito si cacciò nel tepore delle coperte là dove suo marito ancora sveglio, in ansia, l’aspettava. I due si abbracciarono con estrema dolcezza, benedetti da Dio, e presto caddero in un lieto sonno che non mancò di regalar loro sogni di speranza, di miracoli a portata di mano.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, Beppe Iannozzi, cultura, favole, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe o King Lear, letteratura, narrativa, racconti, società e costume e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Il sogno della Befana (favola adatta a tutti i bambini da 0 a 99 anni) – Giuseppe Iannozzi

  1. romanticavany ha detto:

    Ma è Bellissimo leggere questa storia così carina e piena di sentimenti.
    Bravissimo, sicuramente Cinzia gradirà!

    Ciao Cinzia.
    1 Abbraccio a tutti e due.
    ‘Notte ♥ vany

    "Mi piace"

  2. cinzia stregaccia ha detto:

    Beppaccio Beppaccio questo tuo non andrà mai perso..è dolcissimo e anche un pò vero , ne è valsa la pena aspettare, ti voglio un mondo di bene 🙂 Grazie!
    cinzia

    "Mi piace"

  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Urca, hai detto che è una bellissima favola. Capita di rado, il più delle volte infatti ti faccio spaventare. 😀

    E’ una favola che mischia elementi folcloristici italiani e cristiani, come nella migliore tradizione. La Befana aveva un marito: ci sono diverse versioni in merito a chi fosse il marito, ma quella che ho trovato più congeniale è che la Befana fosse la moglie di Sant’Antonio Abate. A parte questo elemento, il resto è frutto della mia fantasia al cento per cento.

    Angioletta, hai visto? Non scrivo solo storie che ti fanno chiudere gli occhietti dalla paura. ♥ ♥ ♥
    Questa favoletta la puoi leggere tranquillamente anche al piccolo Rocco e a tutti i bambini da 0 a 99 anni.

    Spero ben di sì, che piaccia anche a Cinzia. E in caso non dovesse piacerle, tuttalpiù alzerò le spalle. ^__^

    Angioletta, io però voglio la leKKatina e non solo l’abbraccio. Lo sai che sono di Te goloso e geloso. ♥ ♥ ♥

    Sogni paradisiaci, Angioletta Vany

    orsetto di VaNY

    "Mi piace"

  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Scrivendola ho pensato a qualcosa che parlasse non solo della Befana in senso stretto, ma anche del tuo Max e del tuo desiderio/sogno per lui. E poi mi sono ricordato di quella tapparella che ti è caduta sulla testa. 😉 Disegnare la Befana è stato facile, è stato difatti sufficiente pensare a te e a come sei. ♥ ♥ ♥ Un po’ più difficile, ma poco poco però, è stato mantenere vivi gli elementi tradizionali senza appesantirli, affinché venisse fuori una favola, una favola adatta a ogni età e dove alla fine fosse l’amore a vincere sulle paure che noi tutti nutriamo nei confronti del futuro, di quello dei figli soprattutto.

    Sono davvero contento, ti è piaciuta la favola. Per un momento ho temuto che potessi anche sbranarmi, perché ho osato inserire un po’ di verità, un po’ di quello che è il tuo sogno.

    Cinzietta, te la meriti la favola e spero di tutto cuore che il tuo sogno si realizzi. ♥ ♥ ♥

    Bacione grande, Stregaccia 😉

    bepppaccio

    "Mi piace"

  5. cinzia stregaccia ha detto:

    non avrei potuto è stato fatto tutto con una tale delicatezza che mi ha solo fatto..beh anche commuovere un po’ ♥
    cinzia

    "Mi piace"

  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    D’accordo, ho capito. ^__* Non ti commuovere più, cioè il giusto, perché poi rischi che mi commuova pure io. 😉

    Smaaackkk

    beppaccio

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.