Il nano che odiava il Natale (racconto dark) – Giuseppe Iannozzi + promo ”Angeli caduti” e ”D’Amore 4”

Il nano che odiava il Natale

Giuseppe Iannozzi

nano fascista

nano fascista

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angeli_caduti_giuseppe-iannozziAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00

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D'Amore 4 - Romantica Vany e Giuseppe IannozziD’amore 4
Romantica Vany e Giuseppe Iannozzi
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ISBN 9781291228212
pagine: 122
© 2012
prezzo: € 10,00

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con preghiera di diffusione


Quando nacque i genitori, disgustati, fecero subito una smorfia.
Il loro ultimo figlio non sarebbe mai diventato un uomo. Era destinato a essere un nano per tutta la vita, presero così la decisione di farlo castrare onde evitare che in età adulta mettesse al mondo degli infelici. Quando Joulus compì sette anni, lo portarono da un vecchio dottore che non si fece scrupolo alcuno a rendere sterile il bambino.
Joulus non crebbe in altezza né la sua voce rimase quella d’un angelo: anche come nano era piuttosto brutto, oltremodo peloso, lanuginoso come una vecchia pecora di montagna.
Joulus non si fece mai degli amici. Qualcuno diceva che fosse figlio del Demonio, e forse non era una chiacchiera del tutto infondata: per sua natura, Joulus era cattivo, amava uccidere i piccoli animali del bosco infliggendo loro torture terribili.
Quando finalmente raggiunse la maggiore età, i genitori furono ben disposti a dargli il suo lasciandolo libero di andarsene per il mondo, pregando che non facesse troppi danni.
Una volta lontano da casa, Joulus con la sua scarsella di dracme progettava di diventare un poeta, un cantore non meno valido di Omero o un politico. Tuttavia non aveva alcun talento: ogni merda che pestava a lui e a lui soltanto pareva poesia; ben presto, dopo esser stato schernito più e più volte per i suoi componimenti senza né capo né coda, decise che si sarebbe buttato in politica. Le sue idee erano ben tristi, quelle d’un fascista di tutto punto. Fece presto ad abbracciare la religione cattolica, con un fervore esasperato che lo portò a diventare un inossidabile fondamentalista. Fascista e fondamentalista com’era venne guardato con sospetto persino da quanti vestivano l’orbace propugnando con una fede belluina la nascita della Χρυσή Αυγή.

Come il giovane Hitler, anche Joulus cercò di piazzare i suoi scritti passando da un circolo a un altro, senza ottenere alcun riscontro: i più benevoli lo ignorarono, ma non poche volte fu preso di peso e sbattuto fuori a calci nel sedere. L’esperienza non fu per Joulus delle più esaltanti: dovunque mettesse piede veniva fatto saltare in aria senza tanti complimenti. Le sue idee erano estreme, così tanto estreme da non riuscire a trovare consensi nemmeno fra le fasce più estreme della destra fascista. Ciononostante Joulus, per un certo periodo, cercò di farsi valere, almeno sino a quando il suo povero deretano non ne poté più di ricevere calci. A forza di ricevere grosse e forti pedate da centinaia di pesanti anfibi, alla fine Joulus comprese: troppi calcioni, troppi davvero, la schiena gli faceva un male boia e dopo tanti anni di calci in culo la sua spina dorsale ne aveva risentito e non poco.
Joulus aveva fallito. Le sue poesie, ciclostilate, declamate in strada o più di rado in qualche baretto, fecero presto a diventare oggetto di scherno. Sorte migliore non toccò ai suoi pamphlet politici che, a dire il vero, solo pochissimi si presero il disturbo di leggere e mai per intero.
Alla soglia dei sessanta anni, il nano Joulus cominciò a soffrire di calvizie, per cui si rapò a zero. Rasato a zero, il mostaccio non privo di evidenti cicatrici assunse un’aria ancor più truce e malevola. E Joulus ne fu felice. Decise anche di portar via le palle dalla Grecia per tentare fortuna in Italia; si disse che, in tempi non lontani, la penisola era stata la patria del Dux Mussolini, e da quel che ne sapeva la politica era ancor oggi votata più a destra che a sinistra. Sbarcato in Italia, ben presto il nano fascista si rese conto che l’Italia non era proprio come se l’era immaginata: c’erano sì dei centri sociali di destra e alcuni circoli fascisti, ma relegati nelle retrovie; a tenere le redini della politica erano i banchieri, i liberali e gli industriali, personaggi che con la vera destra non avevano un cazzo da spartire. Joulus non faticò ad accorgersi che, nonostante tutto, l’Italia era anche una terra votata alle etnie più disparate, e non lo rallegrò affatto riconoscere che costumi e religioni se le suonavano di santa ragione. Nel giro di pochi mesi una depressione sconfinata lo strinse fra le sue disgraziate braccia. Joulus non aveva il becco d’un quattrino: il poco che aveva in tasca si era volatilizzato nel giro di pochi giorni, per cui era stato costretto a chiedere l’elemosina e a fare il buffone in strada per racimolare qualche centesimo d’Euro. L’inverno lo colse di sorpresa e gli gelò subito le ossa aggravando la già non felice condizione della sua schiena. Sconsolato, dopo aver cercato invano di entrare tra le fila della destra italiana, o perlomeno di quel che ne rimaneva, finì con l’accettare di vestirsi da Babbo Natale per conto d’un centro commerciale. Joulus doveva distribuire caramelle e volantini, a tutti, sia ai bambini che agli adulti all’interno del centro. Aveva diritto a mezzora di pausa per il pranzo, e basta. Doveva muovere il culo dalle 8,30 sino alle 22,00, ovvero sino all’orario di chiusura del centro commerciale. Anche volendo non avrebbe avuto né modo né tempo di fermarsi per riposare o fare una pisciatina, veniva difatti pagato a cottimo, 3 centesimi per ogni volantino consegnato. Non venivano però conteggiati quei volantini che la gente cestinava o lasciava cadere per terra fingendo distrazione. Non era un lavoro facile, proprio per niente: la gente lo evitava e anche i bambini. Tutti sapevano che non era Babbo Natale. Tutti sapevano che era uno che con la scusa delle caramelle cercava di rifilargli della pubblicità. Le mamme dei bambini poi erano delle vere arpie; bisbigliavano all’orecchio dei figli “… passa avanti e non far storie, non abbiamo tempo da perdere, hai capito bene?”. Joulus le detestava con tutto il cuore, anche se sarebbe più esatto dire che odiava le donne, e non perché non potesse dar loro piacere, au contraire perché era suo convincimento che le donne fossero degli esseri inferiori, anche più di quelli che lui il nano chiamava ‘sporchi negri’.

Sebbene si desse un gran daffare, a fine giornata riusciva a guadagnare ben poco, non più d’una ventina di Euro, una cifra del tutto irrisoria che a malapena gli permetteva di sopravvivere.
Dopo due settimane di lavoro in qualità di Babbo Natale del centro commerciale, il nano perse le staffe per andare incontro alla sua fine. Un giorno non resse più lo stress e nell’ora di punta, quando il centro era più affollato, prese in ostaggio un bambino di tre anni strappandolo letteralmente dalle mani della madre. Disfattosi della barba e del ridicolo cappello rosso, a gran voce minacciò di far fuori il pargolo. Urlò che non era la prima volta e che gli sarebbero bastati pochi secondi per strangolare il moccioso.
Le urla della madre, in un battibaleno, destarono l’attenzione dei presenti, e richiamarono, com’è logico aspettarsi, quelle del servizio di vigilanza nonché di una guardia giurata all’interno del centro commerciale, il cui compito era di sorvegliare la filiale della Banca M.
Il nano Joulus non comprese quello che gli accadde. Non ne ebbe il tempo. Nella sua testa malata era chiodo fisso che con il marmocchio fra le sue mani non avrebbe avuto alcunché da temere.
La guardia giurata studiò la situazione giusto un paio di secondi, poi tirò fuori la pistola d’ordinanza e, senza lanciare alcun avvertimento, prese la mira e fece fuoco.
Joulus cadde a terra come un giocattolo rotto, senza un gemito.
Sul mostaccio gli si poteva leggere un’ombra di sorpresa e incredulità.
Non aveva proprio previsto che qualcuno gli potesse sparare e fare centro senza toccare l’ostaggio.
Il bambino, spaventato a morte, fu subito raccolto dalle amorevoli braccia della madre piangente.
Il nano giaceva a terra, più di là che di qua. Il proiettile l’aveva colpito poco al di sopra del cuore. Un colpo fortunato quello della guardia giurata, o forse un proiettile guidato dalla mano di Dio, non era altrimenti spiegabile come un uomo fosse riuscito a beccare un bersaglio tanto difficile qual era il nano che usava in luogo di scudo un bambino.
Dalla bocca semiaperta gli colava un filo di sangue, mentre la vita nel suo petto andava spegnendosi a gran velocità.
Joulus balbettò qualche parola in greco, circondato da un capannello di curiosi che all’unisono ripetevano che per fortuna il pazzo aveva avuto il fatto suo.
Con addosso ancora il costume di Babbo Natale, Joulus tirò le cuoia. Accanto al suo corpo il berretto e la barba finta, bianca e candida.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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9 risposte a Il nano che odiava il Natale (racconto dark) – Giuseppe Iannozzi + promo ”Angeli caduti” e ”D’Amore 4”

  1. romanticavany ha detto:

    Che triste storia, purtroppo potrebbe essere vera, esistono tanti malvagi, lui povero essere non aveva mai ricevuto amore come poteva essere, quello che hai scritto tu nelle fiaba a non lieto fine .;)

    ‘Notte ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Una triste storia, sì, e che temo abbia tanti appigli nell’attualità che nostro malgrado stiamo vivendo.
    Lui è malvagio, per sua natura: è nato così, non è la mancanza d’amore ad averlo rovinato, è che nato bacato, al pari di tanti illustri dittatori come Stalin, Mussolini, Nicolae Ceaușescu etc. etc. In fondo, se ci pensi bene, è stato meglio così per lui e per la società, prima che potesse far danni maggiori. 😉

    Uffy, uffy, uffy… 😉 Voglio una lekkatina vanytosaaa… ♥ ♥ ♥

    Dolce notte, Mya Unyka Regyna

    orsetto di VaNY

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  3. tuA ha detto:

    sublime,. bellissima, il tuo umorismo è inconfondibile, sei unico anche nel modo il cui racconti la sofferenza

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  4. RosaOscura ha detto:

    Storia veramente triste…
    Quindi malvagi si nasce? Secondo me anche un pò lo si diventa….

    Serena giornata.

    P.s: Riguardo al nostro “discorso” cosa mi attende come sorte? Da brava strega, preparo la legna per il mio rogo in pubblica piazza? O basta solo la tua mannaia a farmi a pezzi?

    Bacioni Beppe!

    Giò

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  5. cinzia stregaccia ha detto:

    una vittima in fondo….pericolosa ma sempre infondo una vittima.
    cinzia

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, non direi che trattasi d’una storia triste, soprattutto se consideriamo l’attuale momento storico: è piuttosto un racconto che, ahinoi, ha tanti agganci alla realtà, quindi è semmai la realtà a essere ben triste.

    Io penso di sì, che in alcuni casi la natura gioca dei brutti scherzi: l’uomo, di per sé, è malvagio, per natura, ma la malvagità che in lui viene mitigata e abortita dalla civiltà. In alcuni casi la malvagità dell’uomo e il suo egoismo non vengono domati dalla civiltà, quindi dalla nobiltà dello spirito. In alcuni casi accade: Hitler era forse un uomo buono? Non credo affatto. Nacque mostruoso e morì tale, così anche Stalin e un po’ tutti i dittatori che nel corso dei secoli hanno conculcato i diritti umani mietendo vittime impossibili da contare. La malvagità è purtroppo una cosa che è nella natura, anche in quella dell’uomo e talvolta accade che questa si manifesti in maniera esagerata, pericolosa per il genere umano tutto.

    Bacioni

    beppe

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  7. Cara tuA, il mio umorismo è nero, e sì, spero bene che sia inconfondibile, perché altrimenti non avrebbe davvero alcun senso scrivere. Perché mai dannarsi l’anima scrivendo se poi si finisce con il ripetere cose già dette da tutti? Compito di chi scrive è cercar di proporre qualche cosa di nuovo.

    Più che di sofferenza, in questo caso, io direi che è il caso di parlare di malvagità, perché quello che ho descritto è un essere malvagio in ogni suo punto.

    Grazie infinite e un bacione.

    beppe

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  8. Non so davvero quanto potrei dire che il nano sia una vittima. Ma quand’anche lo fosse, ciò non toglie che ho ritratto un essere puramente malvagio, fatto di sola malvagità: e credo che quand’anche non fosse stato castrato, la sua natura malvagia si sarebbe comunque manifestata. E ti dirò di più, si sarebbe manifestata in maniera ancor più virulenta.

    bacione

    beppe

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  9. tuA ha detto:

    beh la malvagità procura sofferenza a se stessi e agli altri

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