A modo mio – Giuseppe Iannozzi

A modo mio

Giuseppe Iannozzi

Dall’archivio privatissimo perché non ce l’ha solo lui…
e chi ha orecchi per intendere intenda. – g.i.

ragazza di Natale

LUCI ROSSE

A che serve il paradiso,
a che serve l’inferno
se non ci sei tu a darmi la pena da scontare?

Ho navigato a lungo per mari di fuoco
e altrettanto a lungo a piedi in mezzo a deserti
che non puoi immaginare, sotto la luna
con la sola protezione dei miei pugni stretti
Ho abbracciato e baciato mille sconosciuti
Sono morto più d’una volta e sono risorto
Ho camminato sempre pensando
che prima o poi sarei arrivato a toccarti

A che servono le mani,
a che servono i piedi
se non ci sei tu pronta a legarli alla tortura?

Le mie parole le conosci troppo bene
Hai ragione a dire che sono meno d’un’inflazione
Solo un uomo in cerca d’un frammento d’eternità
Hai ragione a dire che la luna ha cancellato i miei passi
Il peso della mia ombra lo conosci troppo bene

Tutto questo non ha senso
Tutto non ha mai avuto alcun senso
Frustare l’asino con il ramo dove giuda s’impiccò
Fare l’amore con una a ore per rilassare il corpo
Mettere l’orologio al di sotto del mio ego
Non ha avuto mai alcun senso tutto questo

Ma è stato tutto nel nome tuo
Ma è stato tutto per peccare in eterno

A che serve il paradiso,
a che serve l’inferno
se non ci sei tu a darmi al tuo peccato?

A che servono le mani,
a che servono i piedi
se non ci sei tu pronta a legarli al fato

SENSUALE

L’amore non lo dar più a nessuno
Lascialo intatto a dormire
sotto la brace della passione
che aspetta e aspetta e fa dispetto
all’alma e alla carne con ugual grido
L’amore del tuo seno non lo dar via

Non posso credere che non vuoi conservarlo
per segreti graffi su schiene amanti

QUELLA BIMBA

Chi sei, chi se non…
chi allora?
Sarai mica quella bimba
che stanotte è venuta
a rimboccarmi le coperte
e poi leggero un bacio,
leggero leggero su la mia fronte
persa nei sogni?

Perché i miei occhi dormivano?
Quale tremenda sconfitta
non averti ammirata
in tutta la tua beltà

ANARCHIA

Ora non piangere
Le stelle alte in cielo
non hanno perso
ancora il loro lucore
Ma le tue lacrime
scivolano sulla rugiada
che bagna il mattino
Ma le tue lacrime
splendono sul verde
tutt’intorno,
mentre il sole s’avanza
col suo rosso divino
a romper dell’alba l’imene

Non c’è oblio
che l’amor non possa sanare
quando il vangelo
che leggi nella mia mano
diventa carezza per te
sul tuo vergine petto
dai singulti scosso

Così poi il tuo sorriso
di nuovo nasce per spandersi
tra infinito e infinito

E felice sorridi al mio sorriso
come un’anarchia senza fine

RE LEAR

I.

Nessun travestimento porto
dall’inguine fin su al mento:
sol s’aggira nello spirto,
che mi divora, l’ombra negra
d’una pazzia più vecchia
del mondo intero
e più grande dell’ego mio;
e tu, sì giovane, non ora
puoi comprendere l’ambascia
che nell’aere si spande
per ogni parola
che dalla bocca si diparte,
perché io sì son quel Re
che pazzo nacque e uguale morì

II.

Conosco la luce e il buio
Io follemente io
la pazzia mi spinge a dio
fra le sue braccia
con faccia di scorno
e bacio di giuda;
ai somari li bastono
senza pentimento alcuno,
ai dotti li rampogno
perché dimentichino il sogno
di credersi tutto loro

Se al mio castello
gentil Pulzella,
Lei vuol tosto venire,
segua il suono del corno
e si tenga lontana dal Toro
senza cervello,
che nella foresta vagola
e che dalle froge sbuffa
venefici fumi
Poi bussi tre volte alla porta;
e quando la mia risata
allora s’avanzi con piè leggero:
sarò io fra le ombre e il buio
ad accoglierla severo

MA VAFFANCULO

E poi far la faccia convincente
E poi far la faccia che conviene
alla solita star di turno
che s’incazza di brutto
se non glielo dici almeno
almeno dieci volte al dì
che di migliori no non ce n’è
E poi far la faccia così, da buffone
da perfetto coglione

Le mie parole se le venderanno
all’incanto, per un albergo a ore
Le diranno quelle d’un poeta
di uno di talento, senza spavento
nella penna, in petto e pure a letto
Poi la faccia mia sulla loro, così e così
da perfetto buffone, da coglione pari e pari

A letto mi vorranno, venduto a destra
e girato a sinistra e molleggiato al centro
Un perfetto, un perfetto buffone
Un perfetto, un perfetto coglione
che in culo se lo prende da tutti
senza fiatare, ma pronto per l’orgasmo
a comando dell’acqua santa
e del diavolo di turno

La faccia che loro vogliono da coglione
non gliela faccio né ora né davanti a dio
E allora mi mandano a cagare
senza manco lasciarmi in mancia un’avemaria,
solamente una maledizione condita dal prefetto
di turno perché si sia sicuri che domani
io non tenti di far di nuovo il furbo
con quello lì che è di turno, che è di turno

Ma andate a fare in culo voi e la poesia
e tutto quello che conviene, che conviene
E tutto quello che conviene, che conviene
E tutto quello che conviene, che conviene

AMOR BELLO

Amor Bello, che fai, che hai?
Ti ho persa per una croce
per la testa d’un boia d’un giuda
O solamente è la mente
che ti vaga in spazi allettanti
che allattano meglio la fantasia
che vorrei saperti dare
e che invece non so…?

FESTA AL TRAMONTO

Era ieri
il tuo compleanno
E non hai detto nulla
Muta sei restata
come se la vita arrestata
lasciata da sola in manette
E non hai detto
né un ma né un se
Hai fatto finta,
allo specchio ti sei guardata
per disegnare un punto
pensandolo
uguale alla tua faccia
Una sola lacrima hai lasciata
libera nel mondo d’attorno
Hai fatto finta
d’esser felice con un sorriso
A nessuno hai detto nulla
Ti sei detta
“sono una donna oramai,
non è più tempo per i capricci
né per i sogni o le poesie”
E di fuori scorrevano i suoni
di tram di auto in velocità
di grida di ragazzini,
ma la sera già stava per cadere
ai tuoi piedi
senza che tu te ne accorgessi
E la giornata intera passata

Ma alla finestra un raggio di sguincio
per una carezza sul tuo volto
già votato a farsi pallido di luna

Era soltanto ieri
che ti chiamavo la mia stella

la mia piccola stella al tramonto…

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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3 risposte a A modo mio – Giuseppe Iannozzi

  1. tuA ha detto:

    in ognuna, in ognuna c’è una parte di te
    come ti descrivi bene A

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Uhm, forse che sì forse che no. Non è affatto detto che le poesie siano ritratto di me.

    Buone feste, cara Amica

    beppe

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  3. tuA ha detto:

    e di chi altri possono essere il ritratto?

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