O capitano! Mio capitano, non son poeta! (poesie satiriche) – Giuseppe Iannozzi

O capitano! Mio capitano, non son poeta!

Giuseppe Iannozzi

Lucio Angelini

Lucio Angelini

Lucio Angelini

E camminò sulle acque
gittando sguardo fisso
all’imago riflessa;
passo dopo passo
s’immaginava divino
più forte del vino
che nello stomaco
gli fermentava

Camminò a lungo
senza mai incontrare
anima viva,
non un pesce,
un tritone o una sirena;
solo in lontananza
assordante il fischio
d’un’ambulanza
coi suoi uomini pronti
a raccogliere
del disgraziato
fuor di testa le spoglie

Vany

Mi stai trascurando, Cuoricino
Sai quanto odio
che non presti attenzione
ai battiti selvaggi
del mio cuore innamorato
Mi stai trascurando,
e non va affatto bene,
lascia che te lo dica
Su, vieni fuori
Dove ti nascondi?
Su, apri la porta, su, apri!
Non hai sentito
il mio toc, toc, toc?
Allora vuoi che soffi?
Vuoi che faccio puff?

Allora devo aprirla io
la porta?

Ho qualcosa per te
Sì, qualcosa di speciale
Non immagini neanche
Apri la porta, o la sfondo
Sono stanco del toc, toc, toc

Ho un grattacapo per capello
Non mi puoi far questo
Nascosto dietro alla porta
sto partendo di cervello
Non farmi partire
per il lato oscuro della Luna

Sono una meraviglia
che aspetta solo d’esser
da te scartata
Vuoi davvero che sia io
ad aprire ‘sta benedetta porta?

Non immagini neanche,
son meglio d’un filmaccio horror
Sono il mattino con l’oro in bocca
In questa vita un incubo migliore,
Cuoricino mio, credimi sulla parola,
non ti può proprio capitare

Cinzia Paltenghi

E venne giù la Brutta Strega,
degl’insegnamenti
di Omero e Seneca ignara,
scortata però
da una timida cagnetta
che, naso a terra,
ogni cosa del sottobosco
annusava sperando forse
di scovar chissà quale meraviglia

Non si curava la Strega
dei corvi neri a farle il verso,
né le faceva spavento
l’ululato dei lupi e del vento

Traversato il Bosco Nero
e il paese dabbasso
mettendo paura a diavoli
preti e bambini piccini,
scopo ultimo della lamia
era di toccar con mano
se del vero c’era
in quel che una notte
una civetta le aveva detto

Ma quando infine
del presunto poeta
trovò la casa,
sol vide un contadino
che la terra rimestava
il sudor della fronte
tergendosi
con grosse callose mani

Francesco Polidori

“Una passeggiata”, si disse,
“non potrà farmi poi male”;
ma a ogni passo il suo piè
in fallo cadeva
rischiando di fargli
romper l’osso del collo;
eppur si diceva,
“cacca di cane porta fortuna”

Con la fortuna
alle suole delle scarpe
appiccata e puzzolente,
da tutti evitato,
il povero Francesco
subito fu pure scacciato
da quel baretto
ove gli amici suoi
usavano raccogliersi
per discutere ora di cani
ora degli acciacchi,
dell’artrite a ogni momento
che le ossa morde
senza mai mollar la presa

Arrivato nei pressi
d’un giardinetto isolato,
ingenuo al pari d’un bambino
s’illuse di trovar ombra
e un poco di pace;
ma quale sconcerto scoprire
che anche lì i cani a frotte
a far i loro bisognini,
lasciati dai loro padroni
liberi di concimare
tra fiori e giochi

Con la bava alla bocca,
rabbioso Polidori
abbaiò forte, sì forte
che cani e padroni tutti
all’unisono guairono

Quel che accadde poi
un comizio lungo una quaresima
sull’educazione il rispetto
e la cura degli amici a 4 zampe;
ma a dispetto della lunghezza
che la leggenda ancor allunga,
par proprio che oggi niente
sia sul serio cambiato;
ecco così che il buon Francesco
ogni dì acciacca fortuna
e a denti stretti bestemmia

Laura Liberale

Non son poeta
Brevemente
te lo posso dimostrare;
le scarpe non mi so
allacciare; non so suonare
né mettere una rima
a posto con le stringhe,
e nemmeno vado d’accordo
con l’abbecedario e Omero
Son quel che sono,
una storia venuta male,
un trucco e una maledizione,
uno senza né arte né morale,
una zucca vuota
che va per frizzi e lazzi,
or menando l’orco
or dicendo d’aver palle d’orso

E allora, che hai da temere?

A ogni nuovo sole, da solo,
bello bello, un altro niente sforno
a sol favore di questo vasto Creato

E allora, che hai da temere?

Non la mia cecità, non la mia cecità

Titty

Sei tornata!
Finalmente
Ho atteso
sotto
la sferza
dell’autunno
che tornassi
affacciata
alle finestre
che t’han vista
bambina

Cadute son
le foglie,
e bianchi
non son più
i gigli;
però ancor
non si stempera
lungo le valli
l’eco antica
di chi è stato
e più non sarà;
nelle osterie
vanno
come sempre
gli ubriachi,
ma sul muretto
di questa grande
solitaria città
resistono invitti
due cuori, due
e una freccia

Qui dove
ora io sto
barcollante un po’
– sognatore –
in compagnia
d’una bottiglia
di vino
sino
in fondo
sincero
la certezza è
che bella sei,
uguale
a come per anni
ho amato
ricordarti, Titty

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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9 risposte a O capitano! Mio capitano, non son poeta! (poesie satiriche) – Giuseppe Iannozzi

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    come ho detto da me molto simpatiche ma con qualcosa in più…Grazie Beppaccio un bacio grande e buongiorno!
    cinzia

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  2. Emma Saponaro ha detto:

    Non un’Opera, ma L’OPERA del Terzo Millennio.
    Clap clap clap e bravi tutti!

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  3. Lucio Angelini ha detto:

    “E camminò sulle acque”: ci sarebbe stata meglio la foto più recente (quella in FB mentre sto per immergermi)*-°

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Doveva essere una sorpresa, Lucio, come ti ho detto su FB. Avevo bisogno d’una foto che ti vedesse nelle vesti di capitano. Ho lavorato un po’ la foto originale al fine di conferirgli quest’aria notturna immersa nella bruma veneziana dei primi del Novecento. Certo, avessi avuto la barba come Walt Whitman sarebbe stato meglio. 😉 Ma va bene così, Mio Capitano! 😀

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Con “qualcosa in più”. 😉 Okay, accetto la critica positiva così com’è. ^_*

    Bacione, Stregaccia cattiva 😀

    beppe il bellissimo bastardissimo 😉

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In realtà si tratta di una breve silloge di poesie che portano come titolo il nome di alcuni miei amici, ma che sono state scritte sal sottoscritto.

    Grazie, cara Emma.

    Un caldo abbraccio in questa giornata brumosa

    beppe

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  7. cinzia stregaccia ha detto:

    che significa accetto la critica così? e perchè sarei cattiva? tu mica mi sei tanto simpatico ultimamente 😉
    notte 🙂
    cinzia

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Significa che va bene così, giacché non riesco a capire che intendessi dire. ^__^

    Io antipatico?
    Maaahhh… a me non sembra. Sono sempre il solito bravaccio. 😉

    bacione

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