A letto con la Callas e il suo bel sembiante! – Giuseppe Iannozzi + ”Angeli caduti” di Beppe Iannozzi (Cicorivolta)

A letto con la Callas e il suo bel sembiante!

Giuseppe Iannozzi


angeli_caduti_giuseppe-iannozziAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00

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con preghiera di diffusione


… e mi sveglio.
Stavo sognando di sbattermi la Callas.
Mi sono trovato con un paletto di frassino in mezzo alle gambe e l’amaro in bocca.
Devo ancora capire perché mi sono svegliato.
Mi ero buttato sul letto per una pennichella, sicuro che nessuno mi avrebbe rotto le palle, almeno di domenica. Così non è purtroppo stato.
Il campanello di casa. Un trillo. Un secondo. E un terzo. Uno più lungo dell’altro. Chiunque stia suonando alla mia porta dev’essere un assatanato.
A fatica mi alzo dal letto. Ce l’ho ancora in tiro, l’erezione non accenna a smorzarsi. In testa ho ancora ben vivida l’immagine della Callas che mi fa l’amore gridando “sì, sì, sì, son io la tua Casta Divaaa…”.
Scocciato rispondo al citofono urlando quasi: “Chi è?”
“C’è un libro per lei, Dottor…”.
“E’ domenica.”

“Io devo solo consegnarle un libro.”
“Ma lei, lei chi è? Non è il postino né il corriere, poco ma sicuro.”
“Io faccio solo quello che mi è stato chiesto di fare, faccio il mio lavoro.”
“Chi la manda?”
Il tizio dabbasso sputa un nome.
“Mai sentito, non ho idea di chi possa essere.”
“Il libro lo prende o no?”
“No.”
“Perché?”
“Non ho nessun rapporto con questo V*****o, neanche so chi è. Non lo prendo perché non lo conosco.”
A questo punto m’illudo d’essermi liberato del rompicoglioni, e sono già pronto a fare dietrofront per buttarmi sul letto e con un po’ di fortuna riprendere a sognare la Divina. E invece il campanello suona di nuovo, a lungo, come un gallina cui stiano tirando ben bene il collo.
M’incazzo: “Che diavolo c’è ancoraaa…?”
“C’è il suo nome scritto sul pacco.”
“Non me ne frega un emerito cazzo. Lo riporti indietro al suo padrone. Buona domenica.”
“Senta, io non posso…”.
Gli sbatto la cornetta del citofono in faccia.
Suona ancora. E ancora.
Non ne posso più. Ho i nervi a fior di pelle, mi girano gli onassis e di brutto.
Sono tentato di fare il 118, ma mi viene un’idea migliore: m’affaccio alla finestra per vedere il tizio che ha osato disturbarmi mentre mi stavo sbattendo la divina Callas. E’ un ometto piccolo, molto piccolo, mezzo calvo e piuttosto brutto.
Gli faccio un fischio.
Quello alza la testa e mi fissa, felice. Lo incenerisco con un’occhiata, e subito gli scaglio sulla testa la Bibbia di nostro Signore Gesù Cristo.
L’ometto dabbasso impreca, bestemmia al pari d’un ossesso. Si massaggia la crapa pelata. Sputa e minaccia. Ma a me non me ne potrebbe fregar di meno: “Se ne vada, per Dio, o vengo di sotto e glielo ficco in quel posto il suo cazzo di libro.”
“Io sto facendo solo… il mio lavoro… lei è pazzo!”
“Esatto”, gli grido contro. “Pazzo, sotto cura, per cui non mi rompa più gli onassis o sarà tutta colpa sua se commetterò il primo delitto della mia vita.”
Quello di sotto continua a starnazzare.
Non c’è che una soluzione praticabile: mettersi i tappi per le orecchie.
Come un dannato vado alla ricerca del libro fotografico sulla Callas. Dev’essere impilato chissà dove. Faccio volare libri in tutta la casa, con cieca furia, peggio d’un satiro che abbia dato di matto.
Alla fine lo trovo. E’ accanto ai romanzi di Charles Bukowski.
Mi sbatto sul letto e subito comincio a sfogliare le pagine.
Trovo la foto, quella che mi piace tanto a me, dove lei è tutta stilosa mentre scosta le tende della finestra o del balcone. E’ di spalle, con calze nere e scarpe con il tacco, in abito da sera – un vestito che le fascia tutto il corpo mettendo bene in evidenza le generose forme: il suo bel sederino a mandolino è uno schianto, perfetto, più che perfetto. Mi sbatacchio ben bene gli onassis e vengo una due tre volte, a ripetizione.
Dopo esservenuto, finalmente mi sento più rilassato. Sono pronto a incontrare il tizio che ha osato svegliarmi dal mio sogno. E’ ancora di sotto che starnazza. Me la pagherà cara, molto cara.
Mi faccio la tromba delle scale con gli onassis in piena libertà che mi ballano in mezzo alle gambe, e nell’intanto, con voce da improvvisato soprano, a squarciagola canto: “Casta Diva che inargenti/ Queste sacre antiche piante,/ A noi volgi il bel sembiante/ Senza nube e senza vel./ Tempra tu de’ cori ardenti,/ Tempra ancor lo zelo audace,/ Spargi in terra quella pace/ Che regnar tu fai nel ciel…”.
Jack TorranceL’ometto mi vede e tosto sbianca, lasciando cadere il libro sul crudo asfalto.
Ho in faccia stampato un sorriso terribile, che farebbe ammosciare i coglioni pure a Jack Torrance.
Fa per darsi alla fuga, ma non ce la fa. Faccio prima io a ghermirlo e attaccarmi alle sue chiappe gridando: “A noi volgi il bel sembiante… a noi volgi il bel sembiante… senza nube e senza vel…”.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a A letto con la Callas e il suo bel sembiante! – Giuseppe Iannozzi + ”Angeli caduti” di Beppe Iannozzi (Cicorivolta)

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    sono le 6 del mattino,se questo tuo ha un significato recondito non l’ho capito,diciamo che saltando accuratamente alcuni tuoi passaggi… ho immaginato la scena e mi è venuta una risatina rimane il fatto certo che io e te abbiamo in’idea decisamente diversa sul significato di racconto erotico ahaha
    buongiorno Beppaccio
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ti perdono perché mi hai letto alle 5 del mattino, per cui non eri forse troppo sveglia e non avevi ancora preso il caffè. 😉

    Il mio erotismo è prettamente bukowskiano, per cui niente storie melense, falsamente poetiche: sono per la crudezza, perché, a mio avviso, rispecchia la realtà senza inutili abbellimenti.

    A inizio carriera, la Callas era grassa, non era bella. Poi la trasformazione, da ragazza impacciata e cicciottella è diventata la Divina, una gran donna, di grande stile, impeccabile nella voce e nella forme femminili. Una vera Dea, Divina.

    Ora, come ben sai, la Callas amava Onassis. Quando parlo dei miei onassis, è chiaro che mi riferiscon alla mie palle. ^__^
    Ciò detto, “Casta Diva” è il cantabile della cavatina della protagonista nella “Norma” di Vincenzo Bellini.

    Dunque, è domenica.
    Io dormo.
    Vengo svegliato nel bel mezzo del mio sogno che mi vede nelle vesti di Onassis che si sbatte la Callas.
    E’ o non è terribile?
    Non capita tutti i giorni che uno sogni di essere Onassis e di farsi la Divina Callas.
    Potrai dunque comprendere il mio disappunto.
    Sotto c’è un tipo che mi vuole rifilare un libro per una recensione, un libro di un tizio che non conosco affatto (questo elemento è biografico, mi è accaduto che di domenica uno abbia citofonato nel tentativo di rifilarmi un libro per una recensione senza che io sapessi nulla… va da sé che l’ho mandato a quel paese).
    Sono incavolato. Mi ha interrotto il sogno quello di sotto con un libro di un autore che non conosco, libro che io non ho richiesto, di un autore mai sentito nominare in vita mia. Accadono anche queste cose. Questa non è fantasia.
    Mi arrabbio.
    Che fare?
    Sbattergli in testa qualcosa di divino, o perlomeno che sia ritenuto divino: quale miglior oggetto contundente se non la Sacra Bibbia?
    A ‘sto punto è chiaro che pur tornando a dormire non sarei tornato ‘dentro’ la Callas, ragion per cui c’è solo un modo per proseguire il mio sogno: spararmi una bella sega. Trovo il libro della Callas, quello con le sue foto, e mi smanetto gli onassis.
    Finito che ho di masturbarmi, devo prendermi la mia vendetta sul tizio che mi ha interrotto il sogno, il coito.
    A palle di fuore mi faccio la tromba delle scale a palle di fuori – nota il gioco di parole. 😉
    Me lo voglio inculare, per punirlo

    Ricordi Jack Torrance, il suo sorriso malefico, indiavolato, in Shining, nel film di Stanley Kubrick, mentre grida “Wendy, Wendyyy…”, per farla fuori?

    Bene, io non ho una accetta fra le mani, ho i miei onassis liberi al vento pronti a punire il tizio di sotto.

    Jack Torrance gridava il nome della moglie, io canto in malo modo la cavatina “Casta diva”, in pratica mi metto nel ruolo di soprano, metafora per dire che sono pronto a inchiappettarmi il disgraziato che ha bussato alla mia porta.
    Scendo e me lo inchiappetto mentre canto con voce sgraziata da improvvisato soprano.

    Morale: non rompetemi i coglioni mentre sto sognando di sbattermi una Dea, perché se lo fate lo fate a vostro rischio e pericolo. 😀

    Buondì ^__^

    beppaccio

    P.S.: Sì, come direbbe Vany, sono paSSopaSSopaSSo 😀

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  3. romanticavany ha detto:

    Già l’avevo letto , Sei PASSOPASSO 😉

    ♥ vany

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sì, ma ti eri astenuta dal commentarlo. AH AH AH
    Sempre la solita. 😉

    E’ una storia di ordinaria follia, proprio una storia bukowskiana. Mi sono divertito un casino a scriverla, con in cuffia la Callas e davanti le sue foto più belle. Insomma, sì, sono paSSopaSSopaSSo. Adoro quando me lo dici tu, MYA REGYNA VANY. ♥ ♥ ♥

    Buondì, Uccellino del Paradiso ♥ ♥ ♥

    orsetto bukowskiano di VaNY

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