Morte e pazzia di Stalin – Giuseppe Iannozzi + Promo ”Angeli caduti” di Beppe Iannozzi edito da Cicorivolta edizioni

Morte e pazzia di Stalin

Giuseppe Iannozzi

Racconto in forma di prosa poetica

Stalin

Stalin


angeli_caduti_giuseppe-iannozziAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00

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LA LEBBRA di GIUSEPPE IANNOZZI

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L’INIZIO

“Nada se puede crear,
todo es una constante transformación”

E ora comincia la guerra
Amico, lascia che te lo dica, le puttane la danno via per soldi
Lascia che t’insegni qualcosa di reale al di là dell’arcobaleno
che ti sei fatto bruciando piste di neuroni e Harley Davindson
Hai finto sempre col sorriso pretesco e quello marxista
Hai finto sempre tenendo cinque assi in mano,
hai fatto nero il tavolo verde perché nessuno avesse fortuna
e hai dato una pacca sul sedere all’ultima di Playboy
e ti sei arrangiato alternativo mostrando tasche vuote
piene solo di sette colpi rubati a Fidel Castro
E ora, ora ti fai la carità con un pugno di mosche
fischiettando al buio per scacciare la paura della Fine
Ma lascia che te lo dica papale papale: la guerra è solo all’inizio,
niente è facile, nessuno ti regala niente e tutti i nodi vengono al pettine
Non è proprio andata come t’eri illuso e la lingua te la senti gonfia
E quella trans che era in copertina non ti si fila più
però ti ride addosso e l’eco si diffonde da qui all’infinito

Hai finto sempre d’esser nel giusto, con la verità in mano
Hai detto a tutti che a te il canto delle sirene non t’avrebbe ammanettato
Ti sbagliavi di grosso, lascia che te lo dica, ti sbagliavi
se credevi di poter stare in equilibrio sulle acque,
di poter far tremare il Tempio, di moltiplicare pane e pesci
e poi startene bello comodo a strappar brani d’umana carne urlante
per sentire il sapore del ferro nel sangue gocciolante

La luna ha perso l’argento, il lupo mannaro c’ha lo scolo
Mircalla s’è presa una sbandata per un marinaio,
ma non aveva un solo profilattico da parte
Il sole brilla sui campi, i mulini a vento prendono fuoco
Tutto questo, tutto questo non faceva parte della tua idea
d’immortalità, non lo potevi prevedere, eri troppo cieco

Ce l’hai, ce l’hai un pallido tramonto in cui confidare,
o finirai sottoterra a marcire insieme ai vermi come tutti?
Ce l’hai, ce l’hai uno che ti tiri un’àncora di schifata pietà,
o lascerai il tuo ultimo respiro a maledire le lenzuola di pus?

Gli stalinisti mangiano i bambini
I fascisti ammazzano i bambini
Non c’è differenza, uguale bandiera
E la Regina di Cuori ha disertato i tuoi pantaloni
E Alice sostiene che il Paese delle Meraviglie è dei pedofili
Come, come dargli torto? Non è possibile

Amico, te lo devo dire: ho pisciato nel giardino più verde
che ho trovato e non me ne sono pentito
I papaveri rossi s’inchinano sotto la sferza del vento
Amico, te lo devo dire: era da tempo che non mi divertivo così

Che c’è? Ti tocca scegliere tra “essere
o non essere” e l’ennesima sodomia in corpo?
Puntina da disegno o spillo da sartina?
Ricordi, ricordi Salgari che si dà via…

Suvvia, non far così, leva quella mano dalla mia spalla:
non siamo mai stati così tanto in confidenza
ed ora che ha inizio la guerra non è il caso di tirar su
imbarazzanti babilonie

Led Zeppelin, qui la comunicazione si fa afosa
Sogni troppi anarchici che volano dalle finestre
per loro volontà, e tu t’inventi troppi cattivi al tuo fianco
per non sentirti del tutto solo con te stesso
Qui la comunicazione si fa pesante, uguale a quella d’un ubriaco
che ha già deciso di sbatterla a morte la testa contro…
contro quell’unico lampione acceso di lucciole in ritardo

A quell’appuntamento al buio c’hai ricavato un occhio nero
Non te l’ha smollata con le buone né con la tortura,
ha continuato a ripetere che Andersen era un pedofilo incallito
Ha continuato a dirtelo a muso duro
che un tipo così non vale un’otturazione
ma giusto appena un mal di denti soffocante
Tu hai insistito nella tortura e lei t’ha sputato in quell’occhio
che ora ti massaggi quasi volessi estirpare il canchero
che s’è innestato nell’orbita (tutto invano, inutile tentarci ancora)

La stroncatura indirizzata alla tua ultima puttanata
non l’hai proprio ingoiata,
così cerchi vendetta a tutti costi, e al diavolo l’innocente e il barbiere,
tu non gliela farai passare liscia a chi osato dirtelo bello bello
che non è buona educazione accettare caramelle dagli sconosciuti

Hai sempre pensato che non dovesse arrivare il pollice verso
La faccia da bravo ragazzo anarchico di cinquant’anni non è servita
La terra ha cominciato ad aprirsi sotto i piedi
e dio t’ha messo faccia a faccia con la Tac del tuo cervello,
poi ti ha puntato l’indice contro a significare, “Sei andato, fatto!”
E tu, ostinato, hai continuato a prendere lucciole per lanterne
indicando dischi volanti (veri solo nella tua testa) per farne vangelo
da spacciare agli angoli delle strade quando i semafori vanno in tilt

Fa un caldo del diavolo, la zanzara che hai fatto fuori è schizzata
come una bomba a mano, una pustola con le ali gonfia di sangue infetto
Fa un caldo del diavolo, e i soldati sulla striscia di Gaza danno di matto:
sparano a ogni mosca che vola, il che è poi normale per loro
che vivono per morire sull’attenti – per un attacco di epilessia

Il taxi giallo ti ha lasciato in una zona ad alto rischio
Il cimitero tira urla e tu hai ancora una fame boia
Il vento ti spazza via la parrucca, il diavolo te la rimette in testa
Non è cosi che doveva andare, continui a ripetertelo
In periferia non è così bello come avevi immaginato
L’impiccato si regge alla corda della forca:
tiene su uno sguardo davvero poco raccomandabile
ma tu accendi l’ennesima sigaretta, tanto non può farti male
a questo punto, non più

Il fantasma di Boris Vian t’invita a cantare
Rifiuti l’invito, lui piccato ti sputa addosso un epitaffio
Marilyn Monroe ti regala un po’ di nudo e un soffio di morta vita
mentre tu sei tutto occupato a rimettere l’anima in una tomba
Il becchino ti chiede “come butta?”, tu gli fai l’inchino
e dai la colpa alle sigarette “non sono più quelle d’un tempo”
E quello ti mostra la bocca sdentata e la lingua di tumori
Ti scappa un colpo di tosse, manco t’avessero strappato un polmone
No, la periferia decisamente non è come la sospettavi
Però adesso ci sei dentro e non te ne puoi tirare fuori su due piedi

Mircalla ha provato a rifarsi il trucco, ha però una faccia
che è un pasticcio infernale: la trovi affascinante col rosso pesante
che si è data sulla bocca? trovi che sia interessante – imbarazzante?

Come stai, adesso come stai?
Gli amici hanno fatto cordone ombelicale per tenerti coi piedi per terra
Non è servito: erano in tanti, ma non il loro amore, non il loro odio
E così adesso ti guardi d’attorno e scopri che chi più ti ha odiato
continua a farlo e chi invece no ha smesso d’amarti per scegliere un altro,
un porto più sicuro, lontano dalle sirene della polizia
Come stai, adesso come te la caverai a scavarti la fossa?

“Nada se puede crear,
todo es una constante transformación”

INTERMEZZO

Siam maligni spiritelli
Alberghiamo da una vita sulle tigne
Siam non belli per quei cervelli
strozzati sulla gogna
Scardiniamo teschi e chiavistelli

Siam, siam spiritelli
Spappoliamo cervelli su cervelli
Da sempre allarghiamo le tigne
di chi troppo ha sognato sogni

Siam maligni, siam maligni
Siam spiritelli

LA FINE

Così alla fine del mondo non t’eri spinto mai
E ora comincia la guerra
La faccia da figlio di puttana di cinquant’anni non è servita
Non è servito radersi ogni giorno con la lametta più affilata
Così alla fine del mondo non t’eri spinto mai, ora lo sai
Il rasoio ti trema più della mano,
le carotidi due cordoni di ferro ombelicale
tanta è la paura che ti stringe il buco del culo

In attesa come un aneurisma nascosto
In bilico come un tumore scontato
alla base del cervelletto
In attesa della verità che ti porti via per sempre
In attesa e non è ancora abbastanza
Non serve la lametta sulle carotidi per farla finita
Non basta la chemioterapia, non basta l’ago nel cervello
Non basta mai per guarire dalla vita

Non è andata com’era nei tuoi progetti
I castelli cadono in ginocchio nella sabbia
e seppelliscono inquisitori e santi allo stesso modo
né si sente una sola protesta levarsi al cielo
Con quel terrorista che baciavi dicendolo un fratello
leghi ancora o è lui ad averti venduto prima
che il gallo cantasse tre volte?
Non è proprio andata com’era nella tua fantasia
Però non puoi permetterti nemmeno un pianto
o la sifilide d’una puttana per confortarti:
la parrucca di Mozart è tutta di zecche nere
e di pulci bianche, forse ti conforterà un poco
ma non è affatto detto, non è affatto detto

“Nada se puede crear,
todo es una constante transformación”

In ginocchio con la camicia bruna
In ginocchio con il maglione rosso
In ginocchio con la bandana nera
C’è odor di borotalco e polvere da sparo
Non è andata, non è proprio andata

(Ce l’hai, ce l’hai un pallido tramonto in cui confidare
o finirai sottoterra a marcire insieme ai vermi come tutti?)

Come stai, adesso come stai?
Non bene, male alla tempia, nel foro d’entrata
Come stai, adesso come stai?
Non bene, male alla tempia, nel foro d’uscita
Pensi ancora d’uscirne all’ultimo minuto
per colpa d’un miracolo, per colpa della santa mafia?
Non lo so, non so più niente

Sei in… in attesa e non è ancora abbastanza
E comincia la guerra

Sei in… in attesa e non è ancora abbastanza
E comincia la guerra

Sei in… in attesa e non è ancora abbastanza
E comincia la guerra

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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