In una stanza sconosciuta insieme a Damon Galgut. Infinito viaggio nelle geografie dell’Io – recensione di Giuseppe Iannozzi

In una stanza sconosciuta
insieme a Damon Galgut

Infinito viaggio nelle geografie dell’Io

Giuseppe Iannozzi

In una stanza sconosciuta - Damon Galgut

In una stanza sconosciuta – Damon Galgut

Edizioni e/oIn una stanza sconosciuta di Damon Galgut è opera assoluta, che nulla ha da invidiare ai migliori lavori di Coetzee e Chatwin. Un romanzo totale, un romanzo che crea, che dà voce alla memoria tra certezza e incertezza. Un viaggio nel cuore e nelle periferie più impensate dell’“Io”.

Damon Galgut accompagna, un po’ sì e un po’ no, il lettore in un lungo viaggio, attraverso l’Africa occidentale, la Grecia e l’India, che diventano idealmente camere della memoria. Damon, che è anche la voce narrante, attraversa tre geografie senza però mai descrivere nel particolare i luoghi: l’attenzione dell’autore è tutta riversa nel descrivere la solitudine dell’uomo che viaggia, delle persone che incontra e che subito si distaccano da lui, Damon, o che presto mutano in tumori per restargli appiccicati addosso.
Viaggiando Damon non incontra la felicità, dalla quale è sempre ben lontano: la felicità è un ideale non raggiungibile, perché “dentro di lui qualcosa è già andato avanti verso il luogo successivo, lui non va mai verso niente e al contrario si allontana sempre”. L’autore intraprende una viaggio nella Psiche, talvolta sprofondando volontariamente in uno scavo psicologico ‘alcolizzato’ eppur sempre lucido. Come il miglior William Faulkner, cui Damon deve molto e per lo stile e per la visione a tratti pessimista/nichilista dell’intorno, la caducità dell’esistenza e la precarietà degli affetti sono coniugati secondo una formula filosofica schopenhaueriana senza però mai sconfinare in un romantico abbandono leopardiano.

Damon Galgut

Damon Galgut

In una stanza sconosciuta di Damon Galgut tre sono i capitoli che lo compongono, Il seguace, L’amante e Il guardiano. Il protagonista intraprende le sue peregrinazioni senza porsi una mèta da raggiungere, perché consapevole che nessun luogo è mai veramente raggiungibile, neanche impiegando tutta la propria forza di volontà. Arrivato in un paesino dell’Africa occidentale, ad esempio, non c’è tempo per riposare, il desiderio è difatti già proiettato in un proseguire oltre, ad allontanarsi per continuare ad allontanarsi. Non è sufficiente sfiorare la linea dell’orizzonte: bisogna invece continuare ad allontanarsi, essere sempre pronti a partire: “Solo una persona fredda e insensibile riuscirebbe a non cedere a queste tentazioni, l’idea di viaggiare, di partire, è un tentativo di sfuggire per lo più futile, ma non qui, dove le piccole onde lambiscono le rive come fanno da sempre e i ritmi delle della vita quotidiana sono dettati dai ritmi più grandi della natura, ad esempio dal sole e dalla luna, qui qualcosa va avanti così da quel luogo mitico che precede l’attimo in cui la storia si è messa in moto, ticchettando come una bomba”. (pag. 91, da “L’amante”, In una stanza sconosciuta)

Damon Galgut è il degno erede di Bruce Chatwin ma con una marcia in più: Galgut non si limita infatti a descrivere le geografie dei luoghi e il loro folklore con uno stile essenziale e non di rado riduttivo, esplora invece il magma più profondo della psiche umana trascinandola in superficie e mettendola così a contatto con l’ambiente descritto e osservato, vissuto e subito. In una stanza sconosciuta non è semplicemente un romanzo on the road, è invece molto di più di un viaggio attraverso le regioni geografiche, è un vero e proprio viaggio al centro dell’“Io”, cosa che Chatwin non è mai riuscito a fare nei suoi racconti di viaggio, che purtroppo, in molti casi, vedono esposte grossolane distorsioni nei confronti della cultura locale. Damon Galgut non opera mistificazioni né indica certezze su chi tu sei o sei stato giusto ieri: “Un viaggio è un gesto inscritto nello spazio, svanisce nel momento stesso in cui viene compiuto. Vai da un luogo a un altro, e da lì in un altro luogo ancora, e dietro di te già non c’è più traccia del fatto che ci sei stato. Le strade che hai percorso adesso sono piene di gente diversa, nessuna di queste persone sa chi sei”. (pag. 145, da “L’amante”, In una stanza sconosciuta)

In una stanza sconosciuta, pubblicato in prima battuta su The Paris Review in tre parti, è stato finalista al Man Booker Prize nel 2010.

Edizioni E/O – Collana: Dal Mondo – Area geografica: Letteratura sudafricana -Traduzione: Claudia Valeria Letizia – ISBN: 978-88-7641-964-5 – Pagine: 224 – Data di pubblicazione: 06 aprile 2011 – Prezzo di copertina: € 18,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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5 risposte a In una stanza sconosciuta insieme a Damon Galgut. Infinito viaggio nelle geografie dell’Io – recensione di Giuseppe Iannozzi

  1. romanticavany ha detto:

    È dentro noi la continua ricerca della felicità . E’ viaggiando con la testa con il cuore, sopratutto con la pazienza di trovare noi stessi in noi che forse si evita di viaggiare . La vita lo dicono tutti è un viaggio, ed in questa tua bellissima recensione forse la paura che si ha nel vivere dimostra quanto si ama la vita .Comunque… sì ho letto in giro di Galgut e prendo nota di questo libro :”In una stanza sconosciuta.
    Dolce sera
    ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Damon Galgut è uno scrittori come pochi ce ne sono oggi. “In una stanza sconosciuta” è un romanzo in tre tempi, di tre viaggi, di tre modi di fuggire alla solitudine cercando nel proprio IO. E’ un romanzo della memoria, scritto con uno stile invidiabile. E’ quel che si dice un Capolavoro, con la “C” maiuscola. Solo pochi, anzi pochissimi sono in grado di scrivere come Damon Galgut. Questo romanzo, tranquilla, non ti farà arricciare i capelli: qui siamo di fronte a Letteratura altissima. E’ un romanzo che sicuramente ti indurrà a riflettere, perché Damon indaga nella Psiche, nel cuore, nello spirito umano viaggiando e incontrando diverse genti di varie estrazioni sociali.

    Dolce serata a te, Angioletta Vany ♥ ♥ ♥

    orsetto Beppe

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  3. orofiorentino ha detto:

    Caro Beppe, sono un pò alternante in questi giorni..perdonami. Ho letto e domani vado in libreria a vedere se lo trovo, altrimenti lo ordino. Grazie dei tuoi ottimi consigli che mi stanno indicando una strada letteraria molto migliore:
    Un abbraccio
    Giovanna

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  4. Angelo Paratico ha detto:

    Ciao, Beppe

    Bella recensione. L’ho ordinato, ma in inglese. Ormai l’italiano l’ho abbandonato. Il mio prossimo
    sara’ questo:

    http://www.medievalists.net/2012/09/26/a-cold-case-of-historical-bias/

    Una traduzione commentata.

    A presto.

    Angelo Paratico

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ un libro che dico essere un Capolavoro, e non lo dico spesso, quasi mai, perché di vera alta Letteratura oggi come oggi se ne sforna pochissima: “In una stanza sconosciuta” di Damon Galgut è uno di quei rarissimi libri che ti restano dentro per sempre. Non sbaglierai di certo a leggere questo romanzo; e in caso ti dovessi dire insoddisfatta, bene, sono qui per essere bastonato come si conviene.

    Un forte abbraccio e grazie

    beppe

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