Mio divino Otello. Nuove poesie e prose poetiche di Anila Hanxhari

Mio divino Otello. Nuove poesie
e prose poetiche di Anila Hanxhari

Anila Hanxhari

Anila Hanxhari

Vi consiglio con tutto il cuore di leggere le poesie, le prose poetiche di Anila Hanxhari: la sua sensibilità è qualcosa di unico, così come le ardite metafore che riesce a portare sul foglio scritto – metafore ardite ma che lei, Anila, sa rendere con una levità che ha dello straordinario.

C’è un editore in ascolto? Se c’è, allora che guardi la pagina di questa Artista e prenda nota del suo nome e cognome per mettersi con Lei in contatto.

Non dico e non promuovo a cuor leggero, bensì solo quando riconosco che c’è grandezza, vera originalità e passionalità. E’ questo il caso della poesia di Anila. Fate un favore a voi stessi e alla Poesia: leggete Anila e pubblicate le sue poesie e di corsa. Un talento è un Miracolo raro, rarissimo, che ha bisogno d’esser riconosciuto e salvaguardato.

Giuseppe Iannozzi

http://www.facebook.com/anila.hanxhari

(c) Tutti i diritti riservati. Tutti i testi pubblicati
per gentile concessione dell’Autrice.

1. Non ho divieti, né memoria, né rese d’inverno; che fatica raccogliere le stelle che lanci dal tuo treno in corsa; di chi è il traguardo? Non invecchiano gli occhi, le lacrime, il bacio e tu hai un bacio per ogni distanza, uno che fa muffa, l’altro che fluttua, l’altro che s’inarca tra la dimensione del giallo e la collera delle ginestre. Ho scoperto la rincorsa in un piede che eclissa, in un fianco che si svita: ecco amore, pure il cuore ha una cima tra le vetrate e i grovigli delle arance. Brinderai con lo stesso slancio con cui ti combatto e il mondo celebra la pace. Sentimi la pioggia, il mio corpo disossato, è una casa il cuore, un’ombra senza spazio che diserta, il capolavoro che tese due corpi in un arco dove l’acqua macchia e il bacio contorce la strada.

2. Fammi donna quando la bocca si leva
dalla luce alla schiena
e la sete si spalanca con fracasso
dalla mia mano alla tua mano; invecchiami
quando è mezzanotte, raccoglimi a rampa

3. Chiedimi se sono
la seta tra le arterie straniere
il rogo dei capelli
o una sola giuntura che schizza
per esserti di fronte e chiederti
come mi trovi amore

4. Fammi una clausola tua scritta in piccolo in piccolo
Un lasciapassare per l’ignoto
Una barricata di mani unite
O semplicemente amore nel nome della colpa
Una maga Circe

5. Ti amo, quando giochi ci sono o non ci sono
Ed io inerme come le spighe di neve
Ma io sono acqua che non si raccoglie,
che si arrotola come biglie di perle
all’insaputa del maltempo
Ti amo perché tu mi ami
La libertà non è volare ad ogni costo
ma saper usare l’ala quando si è angelo

6. Toglietemi l’amore, abolitemi
Abbattete me come un albero
Fate dell’amore un bambino
con occhi di ninna nanna,
con il grembo di spade fiduciose
che non tagliano
Fate dell’amore
un vecchio di preghiere e sassi,
una testa commossa su un corpo marcio
ignara del padre che si racconta dal tarlo
Fate delle mie braccia l’amore
che illude, che avanza
Fate del tramonto una pozzanghera
e un neonato
E datemi l’amore che zoppica
sull’orlo della bestemmia,
se c’è posto a sedere al risveglio
sull’inganno dell’insetto volatile
appena smette di piovere
tra il precipizio e Dio

7. Oggi il mio cuore suona il flauto: si è stancato di prendere coscienza, di aggrapparsi con le unghie alla carta da parati, al tuo cuore appeso allo spago. Il cuore che parla la lingua degli incendiari – oziano gli orli alla vigilia dell’età: non ne vuole sapere delle sedute, dell’aorta, del sapore, del calcio, del calice, del temporale. Spedisce al mittente lo sperpero, l’ingratitudine, il mio cuore gretto, il mio poeta preferito, e poi in una lingua straniera si concede le labbra, la linea costiera: mi attraversa con complicità, mi seduce, diventa lo spazio di città dove prendere il caffè. “Lasciamoci una porta aperta”, mi dice

8. Se muoiono le rose, muoiono per affilare le spine. Se muoiono le rose seppelliscono anche le mani. Sottoterra lottano, ma lottano di più con l’aria di casa.

9. Tu mi ami per il caos sano del corpo, e nel tuo giardino coltivi i cactus: l’opportunismo è di casa, i superman li lasci liberi come i kamikaze, ai sondaggi da bar li concedi un edificio con impianti fotovoltaici, alle finestre sbarrate metti alberi per risparmiare sull’ossigeno, all’immaginazione un cannibale per fermare la maratona della parola, io invece cerco pettini e m’arrivano mani-lanterne e la linea dell’àncora ad accostarmi la chioma; il confronto è il figlio solenne nella grondaia. Io non ho terra, non ho tempo, non ho corpo: sono utero e spada, la confessione del sangue alla ringhiera, la durata della tua mano da tutti i lati dell’assenza. C’è tempo per strapparmi i capelli… ora si è fatto giorno!

10. Anche la parola più oscura, appannata, confusa, anonima nella bocca e nella mano di chi è affermato può risultare sublime e sfarzosa. Essere conosciuti e noti non dà il diritto di essere su un piedistallo e di sentirsi grandi. L’astinenza alla grandezza aiuta a non pensare pensieri sordi.

11. Immaginava di andare via, mettere i piedi e il corpo come zaino o un violoncello sulle spalle, per passeggiare sulle sue montagne e si rendeva conto che se non obbediva sarebbe rimasto a lungo nell’angolo della classe con un piede alzato, ma le sue gambe erano libere. Portava quel sorriso più grande del suo corpo da bambino e sembrava che stesse dentro la giacca e le scarpe di suo padre. Avvertiva una musica a tutto volume dentro all’anima. Le foglie fuori della classe cadevano. Cadendo le foglie, le stagioni s’incontrano. L’ultima che era passata aveva detto all’altra stagione: “Non ti preoccupare andrà tutto bene”.

12. Io ho sentito la musica camminando su quella terra, come sui tasti di un pianoforte, terra rumorosa di musica e pietra, di grappa e cuore. Caffè alla turca, posso dirlo: ho ingoiato a fatica quell’immenso fango di caffè, senza sapore, senza politica, senza giornali. Era il prezzo per poter essere su quegli interminabili monti blu. Seduta a gambe incrociate come l’aquila capivo che perfino la morte è più misericordiosa in questa terra di un’ombra che ti pesta l’anima. Dall’aquila ebbi l’insegnamento che non è facile nascondere l’ombra: lo puoi fare solo in casi di gran necessità; puoi provare a staccarti da lei, ma non per lungo tempo, come l’aquila sapeva che lì, al vecchio mulino, alla fine si sarebbe congiunta come un impasto di farina e acqua.

13. Oggi pure Dio è sotto assedio
Si riempie il purgatorio con le colline
L’orchestra ammassa gli orizzonti
come pasta sfoglia
Sono venuta a riscuotere i sogni
Quando morde l’orizzonte inizia dalle scarpe,
poi dal bozzolo della testa
chiudendo la porta al sangue
E’ un inganno la posa,
il cuore dopo il pasto,
eppure Dio si siede a tavola dei poeti
e squarcia come l’acqua il bozzolo

14. La dignità non avrebbe mai creduto di essere in brutte acque, di essere presa a pedate, quest’elevazione dello spirito con cui si gioca a dadi: l’orgoglio considerato un vizio, l’onore testardaggine. Chi l’avrebbe mai detto che si sarebbe raccontata come “c’era una volta…”. Non era un regno con una principessa, né la redenzione, né la grafica delle rughe, né la tiratura, la rivelazione, né la storia della costola recitata allo specchio. Lei è umile e fiera aurora con la voglia di entrare nella venatura prima del congedo.

15. Tu dici di essere la scacchiera e lo scacco matto, il firmamento d’alabastro, la primavera, il campanile della fiaba e blablabla… non ti amo per il tuo tallone d’Achille, né per i tuoi nidi costruiti a più rami; ti amo come tutte le cose vigorose che amo, come una crepa avvolgente, muschio e alga alla deriva, come corrotto di vizio e giovinezza; ti amo come traversa di specchio, per la perversione della preghiera e l’eco della favola malmessa. Le urna le scambi per posacenere, e cerco di fare sogni bifronte, e di disegnarti la vignetta per farti sognare il mio sogno. Ti amo per il tuo abisso fluttuante, mio divino Otello, per il tuo amore costruito a tavolino dall’inferno, per come mi guardi abbagliato a occhi chiusi, ti amo per il baratro che mi concedi e l’estrazione del cuore al lotto, per l’ultimo colpo che tiri da pessimo giocatore che sei. ma la mia dignità amo di più: è una sillaba di sangue, la mia portavoce, un tozzo di pane di sere tardive, le risa di mura che hanno visto.

16. Ci ho provato, amore: la contestazione, il conto aperto con la noia, la tarantella dell’amore, ma quale link mi vorrebbe corpo ad attendere la capitolazione? Di quale leadership mi parli? di quale risorsa? di quale protesta? L’unico leadership, risorsa e protesta a cui non cedo è quella dei peter pan. Non c’è pace che sussurra l’affetto della forza e non c’è risorsa che non si concilia con i lampi, ma l’amore non è una pozza da riempiere, una pozza è pur sempre l’appoggio migliore per un piede. Non mi deludi più, perché ho fortezze e mani calde ora e sono la freccia e il bersaglio che poso sulla parete d’arredo… e parto.

17. Buongiorno, alla mia unica casa con le pareti di mare; buongiorno America, perché ci ho creduto, invece mi ricordi i cinquant’anni del mio paese senza parola e voglio vedere come farai adesso a farci venire su di morale, mentre non abbiamo più nulla da perdere; buongiorno ai paraculi politici, alla loro ultima parola, mentre il Terzo Mondo compone liriche di successo, perché hanno tempo per scriverle e non vedono l’ora di comunicarcele per dirci quanto siamo stati bravi a insegnargli la sopportazione; buongiorno alla marmellata rubata ai clandestini dalle affamate anoressiche bisbetiche aspiranti modelle; buongiorno al mucchio di terra che si chiama mondo, che muove le chiappe dai bassifondi per trovarsi ancora sui cessi tirati a lucido delle extracomunitarie; buongiorno alle facce abbronzate in inverno, quelle che invidiano le nigeriane per i denti perfetti; buongiorno Europa unita, ai buoni amici, alle farfalle notturne, agli spiriti salvaparenti; buongiorno ai soldati che uccidono nel nome della libertà, ai discepoli e agli angeli in terra che si fanno i fatti loro sulla nostra disgrazia; buongiorno ai Balcani che si combattono e poi chiedono elemosine ai benefattori europei; buongiorno al mare che ci inghiotta nel nome del progresso, dopo che ci hanno inculcato cosa significa democrazia; buongiorno ai prestidigitatori che mentono a noi mentitori; buongiorno alle fiammiferaie, ai piccoli incendi che riscaldano i topi sui pianerottoli, nelle mansarde, sulle torte dei compleanni di Highlander; buongiorno ai mendicanti che cercano con la mano tesa una password verso il successo!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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6 risposte a Mio divino Otello. Nuove poesie e prose poetiche di Anila Hanxhari

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    che altro posso dire che non abbia già detto qui nel tuo blog su quanto mi piaccia ciò che scrive Anila? Forse che chi ama la mediocrità e ha paura di guardare “il mondo dei sentimenti e delle emozioni” in modo diverso non potrà mai apprezzarla.
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Anila Hanxhari ha in sé il “fuoco sacro”, un dono, un talento unico e raro che è proprio solo dei veri Poeti.
    Le sue ardite metafore eppur lievi, il suo modo di portare stati d’animo al lettore avvinghiandolo, non è cosa da poco, per questo motivo spero, in veste di critico, che un editore lungimirante si accorga della grandezza di questa Autrice e che decida di pubblicarla. Continuerò a promuovere Anila e la sua poesia, lo farò perché Anila ha del talento, del vero talento e non merita d’esser dato alle ortiche. E’ per me un grande privilegio poter qui pubblicare alcune delle sue liriche.

    beppe

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  3. cinzia stregaccia ha detto:

    mi spiace molto non vedere tanti commenti qui,si molto.
    notte beppe a domani
    cinzia

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  4. Anila Hanxhari ha detto:

    grazie mille Cinzia dei tuoi apprezzamenti, e della tua sensibilità! un abbraccio forte a te e a Beppe ! siete speciali! http://www.lavitafelice.it/news-recensioni-anteprima-poesia-brindisi-degli-angeli-di-anila-hanxhari-703.html

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cinzietta, puoi sempre condividere il post e invitare a condividerlo su FB.
    E’ già stato condiviso da 12 persone.
    Sul blog le poesie di Anila sono tra le più lette e di questo ne sono veramente felice.

    E’ vero, non tanti commenti, ma non è poi così importante. L’importante è che ci siano le visualizzazioni da parte di gente che le ha lette sul serio.

    Io comunque continuerò a promuovere Anila, oggi domani e posdomani anche

    beppe

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cara Anila, sono felicissimo.
    FINALMENTE.
    Sarò il primo a leggerti, puoi contarci.

    beppe

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I commenti sono chiusi.