Scirocco sciroccato per Girolamo De Michele. Doverosa satira critica di Giuseppe Iannozzi

Scirocco sciroccato per Girolamo De Michele

Doverosa satira critica

Giuseppe Iannozzi

Scirocco - Girolamo De Michele

Scirocco – Girolamo De Michele

Freddo che fa dormire una morte cruda fredda e lenta, in pratica spacciati come presi in una camicia di cemento (quella che ti veste la mafia, tanto per intenderci), ovviamente inquieti perché il cuore perde un battito a ogni movimento di lancetta sull’orologio, e un freddo panico di altisonanza mafiosa per un Paese che (come bene interpreta Robert De Niro nei panni di Al Capone in The Untouchables, per la regia di Brian De Palma) ricorda sé stesso a segmenti scimmieschi tra un morto ammazzato e un altro ancora, ma di più!, così tocca resistere fino a che il respiro se ne muore nell’oppressa gabbia toracica; ed intanto che si muore, un picciotto con la polaroid ti fotografa l’alito in un fumetto che sputi tra sangue muco denti e gengive. E poi ancora: e chi è questo? chi è quello? Ma è impossibile ricordare: la mente è nebbia densa, fitta fitta, che taglia le parole nella gola (che comunque sarebbe incapace di emettere alcun suono, per via della camicia di cemento che ti strozza col suo duro nodo). Fidarsi? Di chi? Non della Morte che avanza dentro: si torna con la mente a Tizio e a Caio, gettando un barlume di coscienza anche su Sempronio, che, tu lo sai, te l’ha ficcato tutto su per quel tuo sacro posto. Tocca allucinarsi la mente presa nella morsa della morte di quei “vestiti di ritagli di giornali”, come i Tre pulcinella paranormali del romanzo d’esordio di Girolamo De Michele.
Ci si sente sì a casa ma “anormali”, nel libro di cui Tre pulcinella paranormali era il prequel. Un passato che “non asciuga niente”, panni sporchi stesi non si sa dove, un 1998 che ha valore uguale al potenziale espressivo di un foruncolo sul culo, in una città – nella Bologna rossa e fetale – dove tutto è un dove cogli coglioni a paccate!, dove tutto è prodromi e doglie pre-strupro; e poi nascono i mostri (ma li si coccola e vezzeggia, come neonati del peccato, figli della Lupa – o della Lupara). Il ‘98 in cui si svolge Scirocco (Einaudi Stile Libero Noir, 2005, pagg. 594, € 14,50) è descritto come duce e figliol prodigo di tutti gli anni di una nuova Salò: tutto vi converge, ogni filo vi si dipana ma soltanto per raggrovigliarsi in un tempo ben più che immediato. Dopoguerra del jazz e del blues, dal rock, al ‘75, da Volevo i pantaloni di Lara Cardella a Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P., dall’imminente orgia stalinista nella smembrata URSS alle manovre pervertite dietro l’ascesa di un ex stalinista a Palazzo Chigi.
In questo ‘98, l’Italia è percossa in largo e in lungo da neo-con strisce e stelle, neo-nazi autoctoni, papponi, appaltatori professionisti, poliziotti omosessuali collusi con questo e quel manganello, false agenzie di moda, reduci di perversioni diverse (ex partigiani, ex settantasettini, ex Prima Linea, ex neofascisti, pareti cariche di ex voto).

Questa nazione è terra di mitopoiesi occidua per eccellenza, i fasti della cronaca a luci rosse e gli scatti della polaroid (cheese’n’click) regalano ogni giorno punteruoli e appalti virgiliani. Vivere qui è, per un esibizionista in erba, condanna (perché un esibizionista, per quanto perverso e pervertito, è anche un cittadino) e privilegio.
A volte Scirocco si fa del tutto incomprensibile, stratifica allusioni su allusioni, panzane su panzane, riferimenti all’est e all’ovest (e dall’est all’ovest anche), e alcuni li chiarisce in veste di taumaturgo che voglia asportare appendice e appendicite; però le impertinenze maggiori (quelle dei ‘superdotati’ che sono in Scirocco) non le chiarisce affatto, e solo aggiunge: io sì, ho capito di chi si parla, di chi parla, condivido queste paranoie, sono un sexfiend della memoria, ma altri? E’ un romanzo multi-subliminàle (o multi-sublianàle per sprofondata profondità), questo, godibile anche da chi non coglione del tutto, oppure è un romanzo iniziatico travestito da trans (e il punto di vista del trans è sempre quello della vittima, ci ricorda chi ne sa)? Girolamo De Michele vuol dirci che la polaroid, la polaroid d’un Paese, la polaroid delle posizioni e delle classi mafiose, è cosa di Cosa Nostra che dobbiamo meritare, che si guadagna col duro taglieggio, con la minaccia, come quel Graal di cui tutti straparlano con la lingua penzoloni? Il lettore di Scirocco è forse Parsifal? I personaggi – l’io narrante (chiamiamolo Guglielmo d’Occam – di Ockham, che qualcuno dice essere parente e serpente di un certo Mister Bic Lamarasoio), Andrea, Cristiano, Lara, Ferodo, Diego, Tore, Raffaele, don Ricrea… – sono cavalieri mancati di una tavola rotonda a cui è impedito di cagare nel pitale, sting di un ciclo di Camelot che il Potere (il quale sta e non sta nel Gabinetto di Governo) non ci ha lasciato scaricare in Santa Sede? O in Santa Pace?
In fin dei conti vi è davvero un tentativo di evacuazione intestinale (un bastimento carico di… di merda per tutti?), vi è davvero un percorso iniziatico (compiuto da Lara, vedova santa, che di letto in letto arriva nel postribolo ultimo e vede a gambe aperte, con la figa, la Storia d’Italia), come vi è un tempo delle supposte antecedenti ad ogni preambolo (le gesta erotiche e il sacrificio di Lester), e tornano qua e là figure della mitologia anglo-celtica – un chiaro omaggio questo alla Lega di Umberto Bossi.
No, questo non è un romanzetto rosa, non è un hard-boiled, non è un giallo o un noir, non è: in pratica, non è un romanzo. E’ invece l’emulazione assai riuscita di uno scartafaccio dove ogni cazzata serve a far brodo (trama) al fine di creare un detersivo (anzi, se si potesse dire a cuor leggero: un lavare i panni sporchi senza lavarli veramente né in privato né in pubblico).
Se uno non lo capisce che con Scirocco si va a puttane, nemmeno capirà che va accadendo nella narrativa di noi che ci prostituiamo qui, oggi (IO CREDO OBBEDISCO COMBATTO per le PATRIE LETTERE).
Se uno non lo capisce, non avvertirà la fastidiosa pressione tagliente ai bordi delle pagine, gli scricchiolii dapprima lontani poi ‘concerto d’orchestra senza orecchio’, come quando Enrico Ombroni si ritrova sotto la doccia insieme all’avvocato Ciula (grande interpretazione di Christian De Sica, nel film del 2002, Natale sul Nilo). Questa “pressione” è la stessa che a ogni riga rischia di mandare a farsi fottere davanti e di dietro Dylan Dog di Tiziano Sclavi, Cappuccetto Rotto della Universal Stupidos, Grande madre rossa di Giuseppe Genna. E potrei citare tanti altri, come Francesco Totti, il Camilleri delle barzellette…
E’ il rischio che la poca materia cerebràle (e la poca A.I.) schizzi fuori, sporchi i nostri profilattici, forzando e spaccando ogni gioiello di famiglia e osso sacro, ogni preoccupazione di stile e di cunniculus. “Sbavature” se ne vedono, punti in cui l’ano cede un poco tanto all’impeto del bianco seme, ma inevitabile è che sia così, mica giochiamo con secchiello e paletta: cerchiamo di fare i conti con qualcosa che sfida il più vecchio mestiere del mondo (sì, quello della puttana, che la dà via per soldi), che sfida la lingua a emulare l’erezione di Aronne come strumento e come mondo, è l’orgasmo interrotto che veniamo a raccogliere in bocca, nell’ano, come ostia salvifica, come battesimo che ci condanna a essere soltanto noi stessi, cioè onanisti.
Chi si sottrae alla masturbazione, anzi, chi nemmeno s’accorge della masturbazione, della pressione dell’avvocato Ciula che sfiora appena appena le natiche di Enrico Ombroni, poi venga pure, giustamente e legittimamente, a lagnarsi dello stato della Letteratura (si noti la maiuscola, anche se io avrei preferito una tettona, una maggiorata insomma) in Italia etc. etc. etc., la dittatura dell’irrealismo pornografico etc. etc. etc., non faccio più i Pisolini d’una volta etc. etc. etc., senza accorgersi che qui si sta eiaculando, con le acquisizioni e la sensibilità odierna, continuando quella pornografia intrapresa da Melissa P. con Cento colpi di spazzola. Insomma, diciamolo chiaramente: Girolamo De Michele non è e mai potrà essere un/il Pasolini.
Sì, perché “ogni tanto qualche stringa si incurva, si piega all’indietro e si riannoda al passato. Da quaggiù a là dietro, dal poi al prima. Così fa il tempo, a volte… Il tempo ha cominciato a incurvarsi, e la sostanza del mondo a incresparsi…”.
Scirocco. Pubblicato con dicitura copyleft, su carta riciclata al 100% (per nostra fortuna!), sbiancata senza uso di sapone umano (anche in questo caso, per nostra fortuna!). Se vi pare poco – e certamente è molto poco -, allora correte a comprarvi Melissa P. (perché è proprio questo che vi meritate).

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, attualità, Beppe Iannozzi, critica, critica letteraria, cultura, editoria, fiction, gialli noir thriller, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe sconsiglia, libri, non letteratura, recensioni, romanzi, satira, società e costume e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.