Cielo nero. Un racconto bonus per invitarvi a leggere ”Angeli caduti” di Beppe Iannozzi edito da Cicorivolta edizioni

Cielo nero

Beppe Iannozzi

cielo nero

cielo nero

La notte dura da quando ho memoria.
Sono nato che il Sole, quell’astro celeste che illuminava e riscaldava la Terra, non c’era già più.
Nessuno conosce il motivo per cui il Sole si sia eclissato. I pochi vecchi che hanno visto l’ultimo giorno di luce raccontano che è successo e basta. Non hanno neanche loro le idee ben chiare: “Un giorno ci siamo svegliati e non si vedeva più una sola stella in cielo”. L’Umanità è andata avanti regredendo a uno stato medievale e di barbarie.
Uscire di casa non è consigliabile e chi lo fa lo fa a suo rischio e pericolo.
Per andare fuori bisogna caricarsi con due torce elettriche che devono restare sempre accese. Il fatto è che non durano più di un’ora. Una volta che uno è fuori la luce delle torce viene mangiata dal buio.
Le torce uno se le carica sulle spalle, sono grandi e pesanti come delle bombole del gas, ma non c’è alternativa.
Perché uno dovrebbe metter il naso fuori non si sa, però più di qualcuno rischia e non di rado rimane a secco di luce in mezzo al buio divorante.
Fuori ci sono i treni, vagoni di luce e di morte, che divorano chiunque si trovi sprovvisto di torce.
I treni corrono lungo binari infiniti. Si dice che i binari avvolgano la Terra peggio d’una ragnatela. Ce ne sono a migliaia e migliaia sono i treni che viaggiano senza mai fare soste. Solo i finestrini sono illuminati d’una luce aliena: non si può vedere chi o cosa c’è nei vagoni, la troppa luce lo impedisce.

Era da tempo che volevo farlo.
Un vecchio residente del Condominio dove abito mi ha dato le sue torce elettriche. Non è stato un vero e proprio regalo. Mi ha spiegato che in ogni caso a lui non serviranno più. E così eccomi nel buio più totale: nello zainetto a spalla c’è la luce che punta contro un cielo nero e impenetrabile. E’ più d’un’ora che sono fuori e presto, molto presto, le torce si spegneranno, non intendo però far ritorno al mio Condominio. I treni sfrecciano davanti a me coi loro finestrini troppo pieni di luce perché uno possa spiarci dentro.
Un avventuriero come me è rimasto a secco. Corre verso di me. Mi raggiunge e quasi mi abbraccia. E’ il solo modo che ha per tentare di sopravvivere: senza luce si viene investiti e divorati dai treni. Ma anche le batterie delle mie torce elettriche sono al lumicino. Glielo dico. Lui dice che qualche minuto in più è meglio di niente. Lui vorrebbe raggiungere un Condominio. Vorrebbe provarci almeno. Non posso rifiutarmi, non posso coinvolgerlo nel destino che mi sono scelto. Proviamo a muoverci. Non è facile. Dobbiamo camminare come una sola persona sincronizzando ogni movimento e fiato. Facciamo qualche metro. Per un momento ci illudiamo di poter raggiungere un Condominio. Mentre camminiamo mi rendo conto che non ho più voglia di restare al buio per essere investito dai treni. Acceleriamo il passo, ma le torce, di botto, ci tradiscono e si spengono.
Ci guardiamo in faccia e non troviamo i nostri volti. Lui parla, dice che non vuole morire. Rimango in silenzio, è questione di pochi secondi, di pochi davvero: un treno ci divorerà investendoci.

Arriva.
Lo vediamo schizzare veloce, un serpente di finestrini accecanti.
Per meno d’un secondo ho l’impressione di poter scorgere il muso del locomotore.
Anche se sfuggissimo a questo treno, il prossimo ci divorerebbe in ogni caso. E poi i nostri piedi sono ancorati a terra, non li possiamo muovere: sono forse rimasti incastrati fra i binari. O forse delle mani di acciaio ci hanno immobilizzati.
Il muso del locomotore sbuffa fumo nero. Ha un volto quasi umano.


angeli_caduti_giuseppe-iannozziAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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8 risposte a Cielo nero. Un racconto bonus per invitarvi a leggere ”Angeli caduti” di Beppe Iannozzi edito da Cicorivolta edizioni

  1. romanticavany ha detto:

    Bisogna farcene una ragione nella nostra vita quanti attimi bui e quanti treni ci investono, l’unica cosa è sopravvivere aspettando tempi migliori che prima o poi arrivano.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    CatVany, ma sei un po’ latitante? ^__^ Ti stai godendo il sole in cerca dell’onda sbruffona che ti faccia il solletico? ^__*

    Il racconto è in realtà un sogno. Mi è rimasto impresso nella mente così come l’ho trascritto. Se mi è rimasto impresso in maniera così vivida non poteva rimanere nella mia sola memoria, per cui l’ho messo nero su bianco.

    I treni qui sono una immagine dark, forse, di un progresso troppo veloce che sta divorando le nostre anime e i nostri sogni. Non lo so se passerà e se non verremo tutti travolti dai treni. E’ un periodo storico molto buio. Ma tu sorridi comunque, Angelo mio bello. ❤ ❤ ❤

    LeKKatine alla menta ^__*

    orsetto di VaNY

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  3. cinzia stregaccia ha detto:

    i sogni spesso sono lo specchio dei nostri timori. Credo che, almeno per me, tutta la nostra vita sia “costellata” da treni che vogliono succhiarci nei loro binari…e a volte neanche la luce può aiutarci. Mi è piaciuto molto
    ciao
    a presto
    cinzia

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  4. romanticavany ha detto:


    DolciSSimi Sogni! 😉
    ♥ LeKKatine mirtillose
    vany

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Dolcissimi sogni a te, MYA GattYna IndYfesa e teneriSSYma. ♥ ♥ ♥

    orsetto di VaNY

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Certo che i sogni sono anche lo specchio dei nostri timori: questo sogno che ho tradotto in racconto, proprio così come l’ho sognato, dipinge un mondo oscuro dove l’unica certezza è la disperazione che spinge gli uomini a farsi fuori da sé prima che siano le tenebre, dotate di una loro propria volontà, a divorarli. La luce viene mangiata e ha una durata nel tempo assai limitata. E’ un mondo senza speranza alcuna. E’ con questo sentimento di oppressione che guardo al futuro dell’umanità coinvolta in guerre e deficit sociali e politici.

    Cinzietta, mi manchi, lo sai.

    Un bacione immenso e un abbraccio fortissimo ♥ ♥ ♥

    beppaccio

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  7. Nì Ghail ha detto:

    Il Buio corre Feroce … ed è quasi una lotta, fra Terrore, Malinconia e Realtà; oltre una Soglia che ci divora e ci disillude.
    Siamo comunque Perduti, pur nelle corse di ogni giorno … restiamo ciechi di fronte ai diversi abissi che ci sfiorano i piedi. Vogliamo essere ciechi. E’ come perdersi nei labirinti dei sogni e guardare le ferite da più parti, per assicurarsi di una loro disperata profondità.

    E perché correre poi? Perché affannarsi alla ricerca di una Luce, quando è la Luce stessa a bramare i nostri occhi e le nostre mani … per farne cibo e Destino.

    Inevitabile.
    ___
    Mi è davvero piaciuta la linea sottile che lega i Sensi alle parole con cui hai delineato la vicenda, pare che non ci sia speranza, quando la speranza sta proprio nel farsi divorare da quel poco di luce che ormai si sta spegnendo. E’ quasi un sollievo. Seppur nell’alienazione di una fine che lega i nostri pedi con nastri di piombo e le parole con Sogni senza più ali.

    Almeno questa è la personale sensazione che ha evocato in me questo tuo brano.
    Ti Auguro un sereno pomeriggio ed una piacevole serata.
    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Forse, cara Slàn, per un semplice istinto di sopravvivenza. Non ostante il panorama sociopolitico si configuri nemico all’uomo, questi cerca di non darsi per finito pur sapendo che il suo destino è già scritto a favore della sconfitta.

    E’ un sogno tradotto in racconto: alla fine i due uomini fuori, nel buio che tutto divora, cercano di rientrare nel Condominio per non lasciarsi divorare. Il primo uomo era uscito con il chiaro intendo di suicidarsi prima che la fine venisse a lui, ma incontrando un suo consimile che gli dice di voler vivere, bene, si ricrede e seppur invano tenta di tornare indietro insieme al compagno appena incontrato e che non sa chi esso sia. La speranza è data da questo “tentare”, che è sempre qualcosa più di niente, della totale e assoluta mancanza di istinto alla sopravvivenza.

    Ti auguro una serena notte, cara Slàn, con un abbraccio e una casta carezza ringranziandoti di cuore.

    beppe

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