Scrittura al femminile. Il fallimento del genere. Non è un paese per la Umbrella Umbrella Corporation

Scrittura al femminile
Il fallimento del genere

Non è un paese per la Umbrella Umbrella Corporation

Giuseppe Iannozzi

Resident Evil

Resident Evil

S.D. Perry è soprattutto conosciuta per aver scritto numerose novelization multimediali impegnandosi in diversi generi, dal fantasy alla fantascienza fino all’horror: vanno ricordati almeno Timecop, Virus e alcuni episodi di Alien. Sotto lo pseudonimo di Stella Howard ha pubblicato il romanzo Xena, Warrior Princess basandosi sulla serie televisiva Xena. Con i due romanzi della serie Resident Evil, Tyrant il Distruttore e Caliban Cove ha tradotto l’omonimo gioco in libri di facile lettura, romanzi subito accolti molto bene dal pubblico americano ma non dalla critica. S.D. Perry vive insieme al marito a Portland nell’Oregon circondata da vari animali domestici.

Stephani Danelle Perry non è sicuramente una grande scrittrice: il suo stile, per quanto sobrio, manca di originalità. Tuttavia i soggetti, per quanto commerciali, non mancano di assicurarle una certa e costante attenzione da parte del pubblico, soprattutto di quello giovanile a digiuno di vera letteratura ma affamato di facili e forti emozioni preconfezionate senza implicazioni psicologiche.

Tyrant il Distruttore è un romanzetto semplice, un horror per bambini: presso i dintorni di Raccoon City vengono trovati alcuni cadaveri orrendamente mutilati recanti chiari segni di antropofagia (!). Il panico dilaga in ogni dove: si ipotizza l’impossibile e l’impossibile ben presto non fatica a concretizzarsi in macabra realtà. Le forze di polizia non sanno dove sbattere la testa: l’unica cosa certa è che affrontare un simile caso non è cosa per loro abituati alla routine dei serial killer e degli psicopatici autostoppisti dell’America on the road. Il sindaco Harris non può fare a meno di chiedere aiuto alla S.T.A.R.S, un corpo specializzato contro il terrorismo: i membri della S.T.A.R.S. non faticano a scoprire che dietro il macabro ritrovamento dei corpi mutilati c’è lo zampino della Umbrella Corporation, un’industria che dovrebbe produrre armi chimiche e batteriologice: il sospetto che subito si affaccia alle menti della spedizione è che l’Umbrella Corporation abbia prodotto un simile scompiglio con chiari intenti terroristici. Tuttavia occorre avere delle prove e l’unico modo per ottenerle è quello di infiltrarsi all’interno degli uffici e laboratori della società: facile a dirsi, assai più difficile all’atto pratico perché l’Umbrella Corporation ha seminato all’interno della sua struttura vere e proprie trappole genetiche, mostri prodotti in laboratorio affamati di carne umana. Nonostante il pericolo Jill, Barry, Wesker, Rebecca e Chris fanno irruzione all’interno della società: ad accoglierli una nutrita schiera di aborti genetici che riescono a far fuori senza poi troppe difficoltà, ma l’ultimo mostro ad attenderli è il Tyrant: “Jill e Barry si voltarono di scatto e videro il Tyrant ritrarre la mano umana e colpire nuovamente il vetro, generando una ragnatela di crepe nonostante lo spessore…Il proiettile strappò un brandello di carne sulla spalla destra del mostro. Un fiotto di sangue vischioso cominciò a scivolare lungo il suo torso possente andando a mescolarsi con la massa aperta e gocciolante che era diventato il suo stomaco…Il Tyrant rivolse la sua attenzione verso Jill e Rebecca, ancora impegnate a sparare al mostro apparentemente invulnerabile. Cominciò ad avvicinarsi a loro con la sua lenta e agile camminata, sempre indifferente ai fori sanguinanti dal suo corpo. Il fucile lo colpì al petto, i proiettili da 9 mm spappolarono la carne gommosa, ma lui continuò ad avanzare…Non ci fu esplosione. La granata colpì il Tyrant proprio al petto… e in un lampo di luce incendiaria accompagnata da un suono assordante trasformò il mostro in un milione di frammenti fumiganti.”  Tyrant il Distruttore non riserva sorprese: la trama è quella del videogioco, Resident Evil. Più splatter di così, temo sia impossibile pretendere di più.

Caliban Cove è il naturale proseguimento di Tyrant il Distruttore: l’Umbrella Corporation non si è data per vinta e Rebecca, agente speciale S.T.A.R.S., è chiamata ad indagare sull’arma segreta messa a punto a Caliban Cove, una località apparentemente tranquilla sulla costa atlantica degli Stati Uniti. Rebecca fa una scoperta allucinante: uno scienziato pazzo ha sottratto all’Umbrella Corporation il T-Virus, agente patogeno in grado di resuscitare i morti trasformandoli in zombie affamati di carne umana, pronti a tutto per procurarsi il loro nutrimento. Rebecca deve combattere contro gli zombie: inutile dire che affrontandoli incontrerà non pochi problemi. La protagonista assoluta di questo romanzo è Rebecca aiutata da David: insieme, alla fine, scongiureranno il pericolo… la solita granata riuscirà a mettere fuori gioco il nemico.
I due romanzi non sono nient’altro che la sceneggiatura del più famoso videogame Resident Evil negli episodi 1 e 2: non fanno paura, non sono divertenti, anzi sono piuttosto noiosi.

Continuiamo con Joan Vinge, laureata in antropologia, sposata con Vernon Vinge, professore di matematica all’università di San Diego, nonché rinomato scrittore di fantascienza che ha vinto due Premi Hugo con romanzi spettacolari come Universo Incostante e Quando la luce tornerà, ha iniziato la sua carriera di autrice nel lontano 1974 con The Soldier, apparso su Orbit, l’antologia periodica curata da Damon Knight.
Joan Vinge è una scrittrice che sa quello che scrive, il suo stile asciutto conferisce alle sue narrazioni una certa credibilità, anche se la sua statura artistica non è assolutamente paragonabile a quella del marito e tentare anche solo di fare un paragone della scrittrice con delle grandi sue colleghe come Ursula Le Guinn e Octavia E. Butler è pressoché impossibile; la Vinge scrive punto e basta, U.K. LeGuin e O.E. Butler non si limitano a scrivere, fanno della fantascienza che non di rado sfiora l’autentica poesia mistica quanto filosofica.

Il riconoscimento per la sua fatica è arrivato nel 1977 vincendo il premio Hugo con il romanzo breve Occhi d’ambra (Eyes of Amber), apparso su Astounding Science Fiction; successivamente la Vinge ha conosciuto un discreto successo vincendo per la seconda volta il Premio Hugo nel 1981 con il romanzo La regina delle nevi (The Snow Queen). Nonostante abbia vinto due premi Hugo, la Vinge non è in grado di sviluppare storie di largo respiro, di quelle che rimangono nella storia; i suoi romanzi trovano riscontro e presso il pubblico e la critica giusto il tempo della moda letteraria del momento storico/letterario, dopo vengono facilmente dimenticate: indubbiamente sa scrivere, ma non è artista a trecentosessanta gradi.

Occhi d’ambra è il ritratto di una civiltà aliena su un mondo alieno primitivo; i terrestri con una loro sonda giungono sul pianeta alieno e presto la sonda viene raccolta da una sorta di donna-killer che vede in essa un Demone, un essere che potrebbe aiutarla nelle sue operazioni di eliminazione di alcuni personaggi scomodi. Ma la sonda non è il Demone che la donna-killer crede che sia: essa non ha alcun sospetto che trattasi di un vile mezzo meccanico, non ha le conoscenze né la cultura per comprendere la verità; per il killer la sonda terrestre è un Demone. I terrestri grazie alla sonda tentano di stabilire un contatto con quel mondo alieno e primitivo; tuttavia le difficoltà di comunicazione sono immense, perché i due mondi nulla hanno in comune: la Terra è una civiltà evoluta mentre il mondo alieno è ancora avvolto dalle nebbie di quello che sembrerebbe un interminabile medioevo culturale, morale, etico e religioso. Il killer, vengono a scoprire i terrestri, è stato incaricato di compiere un omicidio per motivi di interesse territoriale; a questo punto sulla Terra gli addetti ai lavori tentano di distrarre il killer dal suo proposito, ma nessuna argomentazione sembra servire a far cambiare idea all’alieno-killer. Questo interpreta le parole della sonda terrestre (il Demone) come un sofisticato tentativo di minare la sua diabolica integrità mentale; i terrestri si danno per vinti. Tuttavia qualcuno vuole fare ancora un tentativo prima di dirsi vinto: in ogni caso, il killer alieno, seppur perplesso, comincia a pensare che forse l’omicidio non è la strada migliore per risolvere i problemi del suo mondo. La donna-killer rimane intenzionata a portare a termine la sua missione nonostante il dubbio che ormai il Demone ha instillato nel suo cuore che forse l’omicidio non è cosa giusta; quando sta per tradurre le sue intenzioni in destino, qualcosa interviene a modificare i suoi piani. Nel tumulto dell’assalto a quello che per lui/lei è il nemico, il killer rischia di perdere la vita e solo l’intervento umano tramite la sonda/Demone lo metterà al riparo da una fine che altrimenti sarebbe stata certa. Il killer alieno, confuso, grato al Demone per avergli salvato la vita, lascia che la sua vittima sfugga alle sue grinfie: sarà poi la Provvidenza a metter fine ai giochi di potere per il dominio del territorio e il killer alieno da ciò sconvolto comincia a maturare una imprecisata coscienza spirituale.

In Nave incendiaria la Vinge dà vita ad un nuovo tipo di cyborg; il cyborg della Vinge è un essere che si interfaccia con un’altra coscienza pseudo-umana racchiusa nel limitato spazio di una sorta di computer portatile. Il protagonista è un cyborg dalla doppia personalità, che è genuinamente umano solo quando è interfacciato con la sua coscienza informatica. Coinvolto suo malgrado in un intrigo politico internazionale, il cyborg della Vinge alla fine dell’avventura scoprirà che nonostante la sua doppia natura umana/cibernetica è ancora capace di provare sentimenti e amare il genere umano.

In La fenice nella cenere, forse il più debole dei tre romanzi della Vinge proposti e in esame, si parla della creazione di una società regredita alla barbarie, dove la protagonista, Amanda, è una paria tra la sua gente, ma che non accetta assolutamente questo stato sociale. Amanda si adopera con tutte le sue forze per il suo riscatto sociale.

Occhi d’Ambra è sicuramente il migliore dei tre romanzi di cui si è detto: se è difficile parlare di ‘capolavoro’, è almeno possibile considerare questa storia della Vinge un buon esempio di SF con una sensibilità artistica tutta femminile; La nave incendiaria offre alcuni spunti interessanti circa il connubio uomo-macchina, peccato che la storia si risolva con un lieto fine da romanzo d’appendice in perfetto stile Harmony. La fenice nella cenere affronta i temi razziali, la discriminazione in una società regredita alla barbarie: niente di nuovo, un tema trito e ritrito che la Vinge ha rivisitato senza riuscire a dar vita a una storia un po’ originale. Se non fosse per il romanzo Occhi d’ambra  vincitore del premio Hugo, la Vinge passerebbe del tutto inosservata davanti alla critica, e i lettori si annoierebbero a morte.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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