Angeli Caduti di Beppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni) – I disincanti di Ishmael – racconto bonus

I disincanti di Ishmael

di Giuseppe Iannozzi


ANGELI CADUTI

ANGELI CADUTI

Angeli Caduti di Beppe Iannozzi per Cicorivolta edizioni è oramai bell’e pronto. Aspetta solo d’esser letto, d’esser amato, d’esser odiato. Chi mi ama mi segua. E chi invece nutre per me sentimento di odio mi segua in ogni caso. Non ci sono più scuse, né per me né per Voi. La mia spada, la mia penna ha fatto il suo dovere senza mai risparmiarsi.
La prossima settimana Angeli Caduti sarà in libreria per tutt* Voi. Cominciate pure a prenotare la vostra copia in libreria o direttamente all’editore Cicorivolta qui

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Beppe Iannozzi - Angeli Caduti - Cicorivolta edizioni


“Avvengono di queste sorprese: un angelo in un lupanare, una perla in un letamaio: tale scoperta, cupa e abbagliante al tempo stesso, è possibile”.

da “I Miserabili” di Victor Hugo

grottescoG.P.: Il primo libro che ho letto… Mumble mumble! Certo, ora ricordo: Pinocchio di Collodi. Mi sono sempre riconosciuto in quel libro, una storia epica, con un personaggio lisergico che ha anticipato tutto l’avantpop di oggi, Lucignolo.

A.G.: Dunque Collodi. Ed Emilio Salgari.

G.P.: Emilio chi? Non scherziamo, Antonio. Quello era già tanto quando riusciva a tirar su una mezza lira per legarsi le brache e uno spago per impaccarsi. Quel fallito!

A.G.: M’era parso di capire che rientrasse nelle sue simpatie…

G.P.: Sturati gli orecchi, Grottesco: ho detto che rientra “tra le mie antipatie”. Il concetto ti è chiaro o te lo devo abbaiare un po’ più forte?

A.G.: No, no, ora m’è chiaro. Quindi Emilio non è epico.

G.P.: Sentimi bene Grottesco, io ti voglio bene, come a un padre, però non devi menar il can per l’aia…

A.G.: Che c’entra adesso il cane?

G.P.: Il cane c’entra sempre in un modo o nell’altro: il suo abbaiare è eco che trova origine nel cosmico ancestrale quando l’uomo era solo una scimmia spaventata senza né fuoco né figa. L’abbaiare del cane era il suono, non un suono, era proprio il suono che si mischiava a quello del tuono: questo abbaiare mitico epico lisergico…

A.G.: Credo d’aver afferrato l’osso.

G.P.: Bravo, bravo! Se continui così forse riesci ad evitare l’Ospizio.

KronosA.G.: Nooo, l’ospizio nooo.

G.P.: Non c’è motivo di ululare dolore a quel modo.

A.G.: Certo, a te non viene mica comminato di mangiar per il resto della vita omogeneizzati e di farla nella padella! E poi il pappagallo, mio Dio!, e quelle orride virago che te lo cacciano sotto il sedere mattina e sera quando tu credi d’esser ormai in salvo, quando t’illudi che si siano dimenticate il tuo nome e la tua faccia. Come non si può ululare di fronte a una prospettiva così terribile?

G.P.: Hai solo da comportarti come si conviene: l’educazione prima d’ogni altra cosa. Sta solo a te decidere il meglio per il tuo destino.

A.G.: Obbedisco.

G.P.: Ecco, siamo sulla buona strada: obbedire, vedi come è facile…

A.G.: Sì, lo è, mio Padrone.

G.P.: Tu non hai neanche idea di quanto mi sia costato adottarti e tenerti meco. Ti ho portato in palmo di mano, ti ho dato tutto quello che un figlio non avrebbe mai potuto darti, ti ho fatto diventare la mascotte degli intellettuali della Sinistra: sei coccolato, mangi bene, pubblichi pure. E come mi ringrazi, contraddicendomi? Che sbrego, che sbrego!

A.G.: Madame Bovary… pardon, Padrone, la prego, non pianga altrimenti piango anch’io, mio Dio!

G.P.: Grottesco, basta con Dio: non fai altro che invocarlo.

A.G.: Padrone, ho bestemmiato, mi perdoni.

G.P.: Grottesco, sì: ma non come pensi, hai bestemmiato contro il padrone tuo.

A.G.: Dio.

G.P.: Io.

A.G.: No, io. Solo io ho colpa.

G.P.: Grottesco!!! Io sono il solo Dio che devi adorare, Io e Io solo. Grottesco, se non la pianti di prendermi per i fondelli ti sbatto nei serragli. Ed è inutile che mi fai quel muso da cane bastonato.

A.G.: Perdono, perdono, perdono, non volevo bollarmi d’eresia.

G.P.: Baciami.

A.G.: Sì, Padrone.

G.P.: Ma che schifo! Sei pazzo, Grottesco. Puzzi, puzzi come un cane tignoso appestato bavoso ringhioso. Che diavolo!

A.G.: L’ho baciata, sulla bocca, con la lingua, Padrone, mio solo Dio, mio solo Figlio. Io, unico tuo padre adottivo.

G.P.: Diavolo, che schifo! Non ci provare mai più, Grottesco. Lo sai che la barba mi punge le delicate gote, e poi sono timido oltretutto. Ed è un mezzo incesto: sei pur sempre il padre adottivo che mi son scelto, per Dio, ovvero per Me!

A.G.: A proposito: ha visto la Pivetti con Costantino, in posa!

G.P.: Un servizio fotografico a dir poco allucinogeno. Manco col peyote ho mai avuto un risultato tanto scioccante.

A.G.: Nel suo “Costantino e l’Impero” non c’era mica profetizzato che la Pivetti facesse un servizio fotografico con il Costantino.

G.P.: Stai forse insinuando che non sono Onnipotente?

A.G.: Non oserei mai. Però non c’è scritto.

G.P.: E’ tra le righe.

A.G.: A che pagina?

G.P.: Grottesco, accuccia!

A.G.: Ma Padrone, io voglio capire.

G.P.: La fede è cieca.

A.G.: D’accordo che c’ho gli occhiali, ma non è un motivo valido per offendermi.

G.P.: Grottesco, se non la pianti, per quant’è vero che Io sono Dio, te li cavo dalle orbite quelle due palline lussuriose che c’hai.

A.G.: Castrazione visiva, mio Dio!

G.P.: Quale dio!

A.G.: Padrone, mio solo e unico Padre e Dio, doveva farlo lei quel servizio fotografico con la Pivetti. E’ la verità, la cieca verità. Le hanno fatto un torto.

G.P.: Già.

A.G.: Ha letto qualche libro nuovo di recente?

Sodoma e GomorraG.P.: Puoi ripetere la domanda? No, scherzavo. “Le centoventi giornate di Sodomia e Gonorrea” del Divin Marchese.

A.G.: Veramente non è quello il titolo esatto.

G.P.: Osi forse contraddire Me, che sono il Verbo, che sono l’Alfa e l’Omega!

A.G.: No, no di certo. Sicuramente un abbaglio della mia mente: oramai son vecchio…

G.P.: Ma la lussuria quella non ti muore mai, vero?

A.G.: E’ solo che mi piace rimembrare tutti quei giovani amori che da giovane non m’hanno mai cagato.

G.P.: Ti guardavano con estremo disprezzo le donne, non è forse così?

A.G.: Mi guardavano male, quasi fossi un cane pidocchioso.

G.P.: Già. Brutto affare. Solo io ti capisco.

A.G.: Figlio mio!

G.P.: Padre mio! [silenzio d’imbarazzo] Quando le finanze me lo permetteranno ti farò un regalo coi fiocchi, un libro: “Il libretto rosso” di Mao.

A.G.: Preferirei “Mao II” di Don DeLillo.

G.P.: Grottesco, particolari di nessuna importanza. Sempre Mao è.

A.G.: Giusto. Io me li ricordo i funerali di Khomeini e il massacro di Tien’anmen.

G.P.: E allora?

A.G.: Mi sento come un ostaggio, un prigioniero, mi sento come un cadavere sotto le macerie delle Twin Towers.

G.P.: Per la Madonna, Grottesco! E cerca d’esser un po’ più positivo. Pesante, pesante che sei: mai una volta che ti dici contento di quel che hai.

A.G.: Sono un incontentabile. Mi pento.

G.P.: Vladimir Nabokov a me mi ha cambiata la vita: “Lolita”. Dovresti leggerlo, ti cambierebbe lo spirito, ti farebbe sentire in accordo con il femmineo.

A.G.: Padrone, non può immaginare quante e quante volte l’ho letto. Non può immaginare quante volte le mie mani hanno sfiorito le sacre pagine di “Lolita”.

G.P.: Poi c’è un altro libro che dovresti leggere assolutamente, “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini.

A.G.: Perché?

G.P.: Lì c’è la chiave per comprendere, punto.

A.G.: Per comprendere, punto. Tutto chiaro, sì. Tutto molto chiaro. Però il prezzo del petrolio aumenta di giorno in giorno. Vabbe’, sorvoliamo, trivelliamo come si dice in questi casi. Ma solo il Pasolini del Petrolio?

G.P.: No, ci stanno anche alcuni ellenici contemporanei, una rosa in ordine alfabetico: dalla A alla Z, purché abbiano pubblicato un Capolavoro da Me Io Dio detto tale o una minchiata megagalattica.

A.G.: Non sono un po’ troppi?

G.P.: Sempre a lamentarti. Ricordati che io sono l’Onnipotente. E basterebbe un mio unico gesto per farti dare una santa lezione da Ishmael.

A.G.: No, Ishmael nooo.

G.P.: Accuccia, accuccia, e adorami.

A.G.: Sì, Padrone. Ma non chiamate Ishmael.

G.P.: Mi piacciono tutti per non fare torto a nessuno: questo è il fine ultimo del Critico Letterario che vuol scrivere e farsi pubblicare. Ricorda: è grazie alla mia diplomazia se le tue storie vengono pubblicate.

A.G.: Sì, lo riconosco: è così. Senza di Lei, Padrone mio, io non esisto, nulla sono. Ma finché Lei terrà il mio guinzaglio ben stretto tra le sue sante mani io sarò adottato da scrittori critici intellettuali e falliti.

G.P.: E’ un doveroso atto epico amare tutti e farsi amare da tutti.

A.G.: A me pare che così facendo uno lo dia via proprio per poco.

G.P.: Credo di non aver ben capito…

ragazza darkA.G.:
No, niente. Un pensiero che mi frullava per la testa e che ho scoreggiato ad alta voce, nulla di cui preoccuparsi. Basta un po’ di deodorante, e viva la Grande Orgia.

G.P.: Dove, quando, come e con chi questa Grande Orgia?

A.G.: No, niente: è che ripensavo ad Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick.

G.P.:
E?

A.G.:
Niente. Dopo quel film Kubrick è morto, e Tom Cruise e Nicole Kidman sono andati in crisi fino a decidersi per il divorzio. Insomma, un film che ha portato un po’ tanta sfiga, più de “I canti del Caos” – che però non uno se li è filati. Comunque, come tu m’insegni, Padrone, l’importante è essere pubblicati. Se poi qualcuno sì dà il pene di leggere il pubblicato, noi uomini di mondo lo dobbiamo considerare un effetto collaterale dell’editoria.

G.P.: Non avrei saputo dir meglio.

A.G.: “A volte un uomo è da solo perché ha intesta strani tarli,/  perché ha paura del sesso o per la smania di successo./ Per scrivere il romanzo che ha di dentro,/ perché la vita l’ha già messo al muro,/ o perché in un mondo falso è un uomo vero.”

G.P.: Grottescooo! Che vai cantando, che vai insinuando?

A.G.: I Pooh!

G.P.:
Grottescooo, tu te le vai cercando. Adesso lo faccio scendere dalla montagna quel cane rabbioso di Ishmael, e vediamo se dopo avrai ancora voglia di cantare.

A.G.: Ma Padrone, era un omaggio…

G.P.: Tu mi prendi per i fondelli! Ishmael, cagnaccio cerbero che non sei altro, qui, subito! Ishmael, un bagno di sangue, dàgli addosso… lo voglio in un bagno di sangueee… di sangueee…

A.G.: Qui è meglio portar via i coglioni prima che quel cerbero di Ishmael me li strappi a morsi. Ma che ho fatto di male io nella vita mia, che ho fatto, per Dio!

G.P.: Ah, queste urla che si ripetono all’infinito, questo odor di sangue, queste urla disgraziate, questo sudore che si confonde nell’aria carica di zolfo, tutto questo, tutto questo è l’Epica che vado cercando.

Grottescooo, Antoniooo Grottescooo, “il mattino ha le capsule d’oro in bocca”. Grottescooo… sei la mia creatura migliore, sei epicooo, Grottescooo Antoniooo… Ishmael, strappagli i coglioni e pure le orecchie, strappagli tuttooo… Tuttooo, per Dio Io Me!

Giuseppe Penna esplode in una cavernosa risata d’epica violenza che ancor oggi non ha cessato la sua Eco per il mondo intero.

Senz’ombra di dubbio la sua opera migliore, la Risata Luciferina in perfetto stile à la Victor Hugo.

Antonio Moresco alias Grottesco

Giusè, non tengo voglia… lassame sunnà…
Famme ‘a grazia, nun te regghe chiù…

The End

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Angeli Caduti di Beppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni) – I disincanti di Ishmael – racconto bonus

  1. Ninni Raimondi ha detto:

    Non una minaccia, ma una certezza: quel libro sarà sulla mia scrivania.
    Un abbraccio con stima

    Ninni Raimondi

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Carissimo Lord Ninni,

    se ti fa piacere, se mi fai avere un tuo recapito utile, senza impegno s’intende, sarei molto felice di farti avere copia del libro che da domani sarà regolarmente distribuito.
    Ma una raccomandazione, una sola: se ne vorrai parlare, se troverai che ho scritto una accozzaglia di robaccia, stroncami. Tengo in gran conto il tuo giudizio critico. Spero davvero di non deludere nessuno, ma l’onestà critica prima d’ogni altra cosa.

    Un forte abbraccio con amicizia e rinnovata stima

    beppe

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