Primo comandamento: mai ingannare il lettore | di Iannozzi Giuseppe

Primo comandamento
Mai ingannare il lettore

Questa discussione si è svolta su Facebook. La riporto in maniera più o meno integrale.

di Beppe Iannozzi

Caro Paolo Brunelli,

Paolo Brunelli

Paolo Brunelli

sempre più spesso trovo scritto, in libri blasonati e pubblicati da grandi editori, firmati da sedicenti grandi scrittori (“grandi” perché pubblicizzati in una maniera esasperante e di più, e non per altro), “macchina da scrivere” anziché “macchina per scrivere”. Di fronte ad un simile strafalcione mi cadono i cosiddetti e la stroncatura, almeno per quel che è il mio metro di giudizio, è bell’e pronta, inesorabile. Siamo di fronte a una editoria di massa che immette nel circuito editoriale una miriade pazzesca di libri scritti da ghostwriter, che io considero al pari di puri e semplici prostituti. Per chi scrivono i ghostwriter? Per le starlette del momento, per le showgirl, per gli attori, per i cantanti, e via di questo passo: libri che non vendono niente, ma che gli editori accolgono con un sorriso a trentadue denti pur di avere il loro nome in catalogo. Ad esempio, non di rado, una showgirl qualunque si becca una cifra esagerata da un editore per mettere il suo nome sulla copertina di un libro di cui non ha scritto una sola parola. Poi ci si lamenta che gli italiani non leggono. A lamentarsi sono soprattutto i grandi editori, che oramai non sanno più che inventarsi: titoli tutti uguali, trame trite e ritrite, copertine fra loro terribilmente uguali. Ecco com’è che proliferano vampiri e lupi mannari seriali, per storie massificate. Ci mancava sol più Abramo Lincoln cacciatore di vampiri: la trovata è tutta americana, avvallata anche da Tim Burton che ci ha ricavato subito il solito filmetto da botteghino facile.


Iannozzi Giuseppe su FBChe dire poi di chi oggi si veste da sessantottina per difendere i diritti delle donne e poi con un nome di comodo, spacciandosi per una attraente bionda, pubblica romanzetti per ragazzine sull’orlo d’una crisi di nervi? Ma sì, è la Lara Manni: che non esiste. Che non è mai esistita, perché questo “non è un paese per vecchie”. Ma lei (Loredana Lipperini) non è la sola: di libri scritti da persone inesistenti ce ne sono a bizzeffe e quasi tutti di nessun valore letterario. Di bufale così, studiate a tavolino da editori e scrittori – che si credono tanto tanto furbi – gli scaffali delle librerie ne sono pieni: basta scegliere a caso, tra quelli con le copertine più roboanti e con delle indicazioni biografiche che non convincerebbero neanche un pollo o una gallina. E che dire del fantomatico J.T. Leroy? L’inesistente Lara Manni, a suo tempo, ebbe a dire che “scrive come un angelo”. Io, invece, stroncai Leroy, sottolineando più volte che l’autore era, con tutta probabilità, un falso di dubbio talento: a scrivere era una certa Laura Albert. Gli americani, riconosciamoglielo questo, quando si tratta di dare in pasto bufale ai lettori, sono molto più bravi di certi pennivendoli nostrani, poco ma sicuro. E che dire dell’assai discutibile battage organizzato per lanciare Alessandra Libutti con il suo “Thomas Jay”?

L’ambasciata italiana a Washington, contattata per email, ci ha risposto: «Da ricerche effettuate sulla base dati degli italiani detenuti in America, non ci risulta il nominativo Stefano Lorenzini e nemmeno quello di Thomas Jay». Oltretutto il cognome, toscano, non sarebbe di origine aretina. Forse qualcuno avrà pensato, sbagliando, che una piccola città avrebbe potuto nascondere meglio il segreto. E allora chi è Stefano Lorenzini, alias Thomas Jay?. «Siamo passati dal chiederci chi si celasse dietro il misterioso Thomas Jay, al chiederci quale sia il mistero ancor più magico che avvolge i suoi romanzi, dopo averli letti e riletti decine di volte», avrebbe scritto The New York Times. E chissà cosa ne pensano Gore Vidal, Paul Auster, Jonathan Franzen, Michael Moore, Bruce Springsteen, Jack Nicholson, Tim Robbins, Susan Sarandon, Sean Penn, Julian Schnabel e tanti altri che avrebbero firmato per farlo scarcerare. Ma sapete qual è la cosa peggiore che, a questo punto, potrebbe capitare al nostro (nostra?) Thomas Jay? Disattendere tanta attesa. (da Il Corriere della Sera, Francesco Caremani, Edoardo Lusena, 15 marzo 2012)

Non ho letto quello che avrebbe (forse) scritto (di suo pugno) Tiziano Ferro, ma se ha scritto la sua biografia con la cura con cui ha scritto una sua famosa canzone, dove i verbi lui li coniuga in maniera oltremodo ‘ferrosa’, allora… A chi gli ha poi fatto notare d’aver sbagliato a declinare un verbo, il buon Tiziano Ferro ha detto d’essersene accorto, ma che non ha corretto l’errore e che l’ha cantato e registrato su disco perché in fondo non stonava. E poi certa gente porta i testi di Ferro sui banchi di scuola affinché gli studenti li prendano ad esempio.

Questa sarebbe la generazione post tondelliana?
Dio o il Diavolo ce ne liberi e ce ne scampi.

Hank sapeva il fatto suo: uomo e artista tutto d’un pezzo, non si è mai venduto per un quarto d’ora risicato di gloria. Ha fatto una vita da schifo fino a 50 anni, poi, grazie a Fernando Pivano che ne ha riconosciuto la statura artistica, è stato pubblicato. Il resto è storia: oggi Charles Bukowski è uno dei grandi padri della Letteratura americana, quella che racconta la vita vera, di chi sta ai margini. Alcune teste d’uovo non lo considerano ancora nella giusta prospettiva critica: ma la fama di Bukowski non è misurabile secondo i canoni dei colletti bianchi. Per riconoscere la statura artistica di un altro grande, Philip K. Dick, sono dovuti passare trenta anni nel paese che si dice sia esempio di libertà e democrazia. Oggi, senza C. Bukowski e P.K. Dick, la cultura non sarebbe quella che conosciamo e che ha dato vita a tanti epigoni. Loro sono rimasti nella Letteratura, chi invece si è venduto per 15 minuti di celebrità non sappiamo che fine abbiano fatto: alla fine è la Sostanza che vince, che resta nel Tempo sconfiggendolo, e non la moda d’un momento storico.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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3 risposte a Primo comandamento: mai ingannare il lettore | di Iannozzi Giuseppe

  1. vanessa ha detto:

    Alla fine come sempre hai citato Buko un fenomeno povero il povero Charles battuto dal padre bevitore ha avuto una cattiva infanzia ,brutto e sfregiato dall’acne, un uomo che ha conosciuto le esperienze più sordide e malfamate, crudo,duro e grezzo ha trovato emulatori imitatori fan e detrattori, lui che faceva scandalo si attirava amori e odi nelle sue ironie.
    Non ci saranno mai paragoni lui rimarrà uno dei più famosi scrittori contemporanei.
    Bacetti

    ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Hank, o Buko come lo chiami simpaticamente tu, non si è mai pianto addosso: era brutto? Forse sì, ma aveva fascino e il fascino conta assai di più della bellezza che è caduca. Ieri le donne lo amavano per la sua schiettezza, oggi non è diverso: Charles Bukowski rimane un grande della Letteratura, già consegnato alla Storia, alla faccia dei suoi detrattori che possono solo rodersi il fegato. I suoi libri sono continuamente ristampati sempre con grande succcesso. E’ uno degli autori più citati, perché schietto, perché uomo e artista tutto d’un pezzo che non si è venduto a nessuno, men che meno alla politica.

    Bacetti e morSetti, Agnellina Vany…

    orsetto tuo

    P.S.: Domani ti metto una favoletta semplice semplice, che potrà leggere pure Rocco. Giuro. Una cosa scritta proprio per l’infanzia, per cui non hai da preoccuparti.

    Ma l’hai vista la copertina del mio libro? 😉

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  3. Pingback: Tramisti in action! « giramenti

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