Se si parla di Saviano si rischia la lapidazione in pubblica piazza | di Iannozzi Giuseppe

Se si parla di Saviano si rischia
la lapidazione in pubblica piazza

di Iannozzi Giuseppe

NB: L’articolo risale al 5 settembre 2007, ma a mio avviso è ancora molto attuale.

A parlare oggi di Roberto Saviano si rischia di finire male, se non proprio sotto scorta almeno almeno sotto l’attacco infangante di chi ha visto nell’autore di Gomorra il Redentore e di chi invece il Salvatore. In molti si sono voluti illudere che Gomorra sia la risposta alla camorra, che da anni fa stragi sulle strade di Napoli e non solo.

Saviano e Bertinotti

Saviano e Bertinotti

Roberto Saviano, oggi coccolato da il gruppo RCS che gli chiede di scrivere racconti, da L’Espresso/La Repubblica che non manca di promuoverlo in copertina, dalla blogosfera, in primis da Nazione Indiana 2.0, è stato assurto al triste ruolo di pupillo intoccabile, intoccabile perché se si parla di Saviano lo si deve fare con le pinze, dirne sempre e in ogni caso bene e di più, sia su Gomorra sia su Saviano e sul personaggio che è (diventato) suo malgrado. Colui che fosse tanto incosciente di alzare al cielo un “se” o un “ma” contro Roberto Saviano, subito viene esposto alla gogna se non a una pubblica lapidazione, fino a che morte non sopraggiunga. Non è dunque possibile parlare di Roberto Saviano, tanto meno di Gomorra, con spirito critico diverso che non sia uno stillicidio di lodi generose sincere o anche solo false ab imis, ma purché abbiano l’apparenza di sembrare buone e condivisibili dai fan dell’autore.

C’è stato anche l’appello al Tg1 di Umberto Eco, che oramai risale al 15 ottobre 2006, ma che è tutt’ora valido: «Non lasciamo Saviano solo come Falcone e Borsellino. Qui non servono appelli alla solidarietà degli scrittori. Ci vuole un intervento dello Stato perché in questo caso si conoscono persino nomi e i cognomi di chi minaccia. Sembrerebbe di essere in un momento in cui non si può più parlare, dopo il caso di Rushdie, quello dello storico di Tolosa minacciato di morte per le sue idee, e persino il Papa che per aver fatto una citazione storica è stato aggredito e minacciato. Questi fatti si possono legare alla globalizzazione: quello che si dice, arriva in tutto il mondo e da tutto il mondo può arrivare la condanna, la minaccia. Così l’assassino di Rushdie poteva partire dalla Tunisia o da altrove, non si sapeva». Tutta altra storia il caso dell’autore di Gomorra. Il caso di Saviano è ben diverso. Si lega a Falcone e Borsellino. Perché in questi caso sappiamo da dove arriva la minaccia, sappiamo persino i nomi e o cognomi. Per questo non servono tanto gli appelli di solidarietà degli scrittori. Sono inutili. Si tratta di intervenire preventivamente e pubblicamente su un fenomeno di cui si sa tutto». Dopo Umberto Eco, altri hanno parlato, per criticare l’intervento di Eco, il quale a tutt’oggi è stato l’unico intellettuale italiano sincero che ha parlato in maniera illuminante e propositiva esponendo concretezze e non aria fritta. Dal sindaco di Napoli Iervolino al presidente della Campania Bassolino sino al presidente della Camera Fausto Bertinotti, che ha scritto a Saviano tutta la sua stima “di fronte alle barbare intimidazioni di cui sei fatto segno per il tuo impegno civile e delle tue lucide analisi”, Roberto Saviano è diventato personaggio con il quale tutti amano farsi fotografare.  

A fronte di quanto sin’ora esposto parrebbe che Gomorra sia un libro-inchiesta, denuncia di inedite realtà sulla camorra: peccato che così non sia. Roberto Saviano ha scritto un libro. Niente di più. Per metà fiction, per metà reportage giornalistico! Un ibrido. Importante mettere in evidenza che tra le pagine di Gomorra di Saviano non c’è nessuna notizia (realtà) nuova sulla camorra, che già non si sapesse. Il lancio di Saviano ha funzionato, per l’editoria mondadoriana, la quale inizialmente avrebbe investito poco stampando qualcosa come 5.000 copie, ma dopo le urla a squarciagola di Saviano le vendite del libro hanno subito una vertiginosa impennata, tanto da convincere chi in Mondadori di stampare, in fretta e furia, altre migliaia di copie del lavoro di Roberto. L’autore, per questo, è subito diventato il pupillo di una certa frangia politica di Sinistra, che gli tiene bordone, che si bea di Saviano, che lo espone come un burattino, che ne fa il suo vessillo, il suo eroe e martire.

Saviano è oggi un bel personaggio, il pupillo intoccabile: nessuno ne può dire, senza rischiare d’essere tacciato d’avere connivenze con la camorra da difendere, o d’esser roso dall’invidia. In realtà, oggi, Saviano, per certi versi, è comico – suo malgrado: è difatti probabile che non si renda neanche conto di essere manovrato dai media e dai politici, che lo abbracciano, che gli stringono la mano, che gli regalano pesanti pacche sulle spalle.

Lo Stato non fa niente per mettere sottochiave quei camorristi, che avrebbero minacciato Saviano di morte. Chiediamoci perché. Intanto Saviano sta sotto scorta e in copertina su L’Espresso. C’è solo una cosa da fare, se lo Stato fosse uno Stato di Giustizia: metterebbe sottochiave quelli che minacciano Saviano. Lo Stato non fa nulla in tal senso. Evidentemente gli sta bene così.

Ma il punto più importante è un altro: la camorra non la si combatte con il libro di Saviano, con un ibrido di realtà e di fiction. Se Roberto Saviano avesse fatto un po’ meno lo spaccone, se non avesse gridato a squarciagola lungo le vie di Napoli che lui sfidava la camorra, probabilmente non si sarebbe attirato neanche le attenzioni d’un bastardino abbandonato a sé stesso. Quando lo Stato deciderà di intervenire contro la camorra, contro la mafia, contro le Brigate Rosse, seriamente, solo allora si potrà parlare di giustizia. Lo Stato ha fatto poco o niente in tal senso: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e Carlo Alberto Dalla Chiesa sono stati fatti ammazzare, in maniera a dir poco apocalittica, tanta l’efferatezza adoperata. Lo Stato ha voltato loro le spalle, lasciandoli completamente soli. Ma intanto, oggi si fanno appelli alla coscienza civile, a quella dei cittadini. La coscienza civile serve a poco, a niente, come le manifestazioni: una volta finite, sono finite sul serio, e non servono a mettere in cella gli assassini.

Per il 25esimo anniversario dell’eccidio in cui morirono il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di polizia Domenico Russo, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha spiegato: “Gli strumenti per combattere la mafia ci sono, ma abbiamo anche bisogno di riforme che cerchino di attenuare i benefici per i mafiosi che non possono avvalersi di patteggiamento allargato, concordato di pena in appello o degli sconti previsti dal rito abbreviato. Io sono per la linea del doppio binario: distinguere, cioè, come aveva ben intuito Dalla Chiesa, tra le garanzie che può avere un cittadino comune e istituire poi un ordinamento assolutamente particolare per la criminalità organizzata”. Tiepido, privo di qualsivoglia ombra di concretezza, il messaggio del presidente della Camera, Fausto Bertinotti: “A venticinque anni dall’efferato omicidio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, di sua moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente della Polizia di Stato Domenico Russo, avvertiamo con speciale intensità il valore del suo impegno al servizio delle Istituzioni democratiche. Nella sua profonda adesione ai valori della Costituzione repubblicana e nel rigore civile e morale che ne hanno segnato il difficile impegno contro il terrorismo e contro la mafia la comunità nazionale continua a trovare un importante punto di riferimento, cui debbono guardare con grande attenzione i giovani, i movimenti e le associazioni che – con il proprio entusiasmo e la propria capacità di proposta – animano l’azione di contrasto della società civile alla violenza della criminalità organizzata. Nel rinnovare ai familiari delle vittime i sentimenti della più intensa vicinanza, mia personale e della Camera dei deputati, formulo a Lei ed a tutti gli intervenuti il mio più vivo augurio per il miglior esito delle celebrazioni odierne”. Un po’ meno tiepido il commento del ministro dell’Interno Giuliano Amato: “Celebrare oggi Dalla Chiesa deve significare, oltre che il giusto tributo all’uomo, anche ribadire la ferma volontà dello Stato di proseguire la sua battaglia sulla base di ciò che egli fece e quindi ci insegnò: l’importanza del metodo del coordinamento, innanzitutto, e la ferrea volontà di vincere la battaglia con la collaborazione di tutte le forze della società”. E il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano: “Il venticinquesimo anniversario del barbaro assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo richiama alla memoria la cieca violenza mafiosa che quella sera scosse nel profondo la coscienza civile e suscitò un moto di indignazione ma anche di rinnovata partecipazione all’azione di contrasto alla ferocia e ai soprusi della criminalità organizzata. Lo straordinario impegno del generale Dalla Chiesa nel combattere ogni forma di violenza e illegalità ha segnato un momento molto alto nel lungo percorso della lotta contro il terrorismo e contro la mafia. Oggi, la sua testimonianza di dedizione e sacrificio come intransigente servitore dello Stato resta viva per le forze dell’ordine, per i giovani e per i cittadini. Quella memoria va onorata tenendo sempre alta la guardia, con un’efficace mobilitazione dello Stato e della società civile. Con questi sentimenti, giunga ai familiari del generale Dalla Chiesa, della sua gentile consorte Emanuela e dell’agente Russo l’espressione del commosso omaggio mio personale e della Nazione”. Parole, parole, parole, nient’altro che parole. Di gonfiata retorica. Proposte concrete per combattere la mafia, da subito attuabili, non sono state avanzate da nessuno.

Se una persona, come Saviano, scrive un romanzo e poi finisce sotto scorta, dovrebbe chiedersi “perché”: che c’entra il romanzo con le minacce ricevute? Quasi niente. Gomorra non ha fatto inalberare i clan camorristici, è invece vero che Saviano, con la sua spacconeria di sceriffo napoletano, ha fatto veder rosso ai camorristi, che non gli hanno proprio perdonato d’aver gridato a squarciagola lungo le strade di Napoli che lui, Roberto Saviano, li sfidava. Un simile affronto non gliel’hanno perdonato. Perché gridare? Si vede che a Saviano è convenuto gridare, per promuovere il libro o per incoscienza giovanile; io credo più per “incoscienza”, però così facendo ha attirato l’attenzione su di sé, e i media si sono divertiti a fargli copertine a dir poco roboanti di lui tutto solo, macho, in mezzo a una Napoli deserta e in bianco e nero, manco Napoli fosse quella lì, e non quella di immane traffico e urla.

In verità, l’affaire Saviano ha stancato me e non solo, così come mi ha stancato ogni belato della blogosfera: in fondo, tutto questo inutile parlare, il mio compreso, serve solamente a ingigantire l’espressione mediatica su Saviano, a puntargli i riflettori addosso, ingrandendone l’ombra oltremisura, facendola apparire quella d’un gigante agli occhi degli ingenui e di quanti hanno voglia di credere che i giganti esistano sul serio.

Comunque, lasciamo che si sbolliscano gli animi, di tutti. Vedremo al secondo libro di Saviano. Che ci sarà! Che non ci sarà! Tuttavia dubito che Saviano abbia il carattere dello scrittore tout court. Scritto Gomorra, scritto tutto quel poco che Saviano aveva da dire. Al massimo è prevedibile che uscirà con una raccolta dei pezzulli apparsi su L’Espresso e Nazione Indiana 2.0 ecc. ecc.
Morta lì.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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13 risposte a Se si parla di Saviano si rischia la lapidazione in pubblica piazza | di Iannozzi Giuseppe

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    sai come la penso te lo dissi tempo fa..ai camorristi niente gli importa di Saviano tutto ben organizzato.
    cinzia

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  2. annamaria49 ha detto:

    So bene come gli dai guerra, ho letto altri tuoi articoli sullo stesso argomento. Tu detesti l’ipocrisia proprio come me e detesti quella retorica di facciata che serve a gettare ombra sulla verità. Saviano si è saputo vendere, ha sfidato la camorra e ha trovato il modo per richiamare l’attenzione. Non ho mai letto Gomorra e non ho visto il film, per cui non so neanche come scrive, da te tempo fa lessi che il suo libro è il risultato di vari articoli pubblicati sulla camorra, un impasto di notizie conosciute e suoi pensieri. Bisogna dire che non gli mancano talune capacità. E’ comunque riconfermato per la prossima stagione da Fazio nella trasmissione: “che tempo che fa”, infatti ha appoggi nella sinistra.
    E’ sempre un piacere passare da te.
    un affettuoso saluto
    annamaria

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  3. orofiorentino ha detto:

    Tutti noi, chi più chi meno, vive nell’ipocrisia. Se si vuole vivere nella società sono inevitabili i compromessi. Se non esistesse l’ipocrisia sarebbe un mondo forse difficile da gestire.
    Lo so, Saviano non ha scritto nulla che non si sapesse. Ma in realtà: quanti sapevano; nella massa?
    Non ho mai capito perchè vive sotto scorta, tanto se gli vogliono fare la pelle non c’è scorta che tenga. E di esempi ce ne sono a migliaia.
    Ho letto Gomorra, ho visto il film e ho letto l’altro suo libro uscito l’anno scorso. Lo seguo in Tv
    perchè, scusa se dissento con le tue idee, mi piace. Mi piace come parla, quello che racconta e anche la sua capacità di trasmettere.
    Sarà stato fortunato, avrà avuto un buon battage pubblicitario e via discorrendo ma al giorno d’oggi se non hai calci in culo puoi essere Dante in persona che vai a piantar patate.
    Per la mia personale visione ce ne sono ben peggio di lui.

    Ciao Beppe, scusa se dissento.
    Un abbraccio grande

    Giovanna

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Io lo vedo sempre in tv a Saviano, e cambio canale. Ecco come la penso.

    beppe

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  5. cinzia stregaccia ha detto:

    avendo la pessima abitudine di vedere sempre chi c’è in tv sui siti internet non mi capita manco di vederlo e se disgraziatamente accade faccio come te-
    cinzia

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  6. romanticavany ha detto:

    Io sono abbastanza semplice, se una persona mi ispira fiducia o simpatia, lo ascolto e mi trattengo ma con Saviano no, ha un viso spento, due occhi bugiardi e malinconici, detesto ascoltarlo e vederlo, perché manca di semplicità, di umiltà ed è difficile seguire i suoi discorsi.
    A me sta antipatico; anche se penso che con tutte le sue ricchezze sia un essere molto triste.;)
    Povero…. se legge questo commento gli tornano i capelli .

    Dolci sogni LeKKatina gelatosa
    ♥ vany

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    A me non sta simpatico né antipacito. Ma la mia opinione è che dice cose che sono state già dette da altri autori, molto prima di lui, per cui non trovo ci sia niente da imparare da Saviano.

    Non mi sembra una persona sola: è sempre insieme a Fazio. 😉

    E’ nato nel 1979 ed ha perso quasi tutti i capelli: ha sol più una coroncina minima. Non mi spiego come abbia fatto a perdere così tanti capelli in così giovane età. Neanche io, per mia fortuna, sono pelato come lui, grazie al cielo. Dovrebbe andare da un buon tricologo per la pelata: magari con qualche peluzzo in più sulla testa risulterebbe più simpatico. 😉

    Vany, mi farai morire dal ridere. ^__^ Solo tu sei capace di dire certe cose e di farmi sorridere genuinamente. ♥ ♥ ♥

    Lekkatine mirtillose, BiancaVany ♥ ♥ ♥ E sogni d’oro

    orsetto di VaNY

    P.S.: Fatti venire un’ideuzza per la prossima 4mani. SMAAACKKK

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  8. romanticavany ha detto:

    Dietro Saviano ci sono un sacco di persone che lo consigliano e manipolano…povero proprio come un burattino; aver poi un amico come Fazio,Benini, Lettizzetto ,Santorus, Travaglio,Non è poi messo tanto male si vede che piace.Sai quest’anno Fazio presenta il festival di Sanremo con ospite il Gamorrista.
    Bhe che me ne importa 😉

    ♥ vany

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  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sono in molti a pensare che Saviano non abbia fatto né detto niente di che, tranne forse rovinare l’immagine di Napoli. Un fenomeno commerciale? Direi di sì. Non gli riconosco alcun merito. Il popolo già sapeva, senza bisogno di Gomorra.
    Sotto scorta perché ha avuto la bella pensata di mettersi a gridare che lui sfidava i Casalesi e questo l’ha fatto in ovviamente sotto le case dei Casalesi che si sono incazzati di brutto e così l’hanno minacciato di morte. Il libro non c’entra. Per questa spacconata è sotto scorta. Minacciato di morte, be’, è seguito il successo, a mio avviso ingiustificato.
    Gomorra era stato presentato agli Oscar in America: l’hanno fatto fuori subito. Chissà perché. Perché gli americani sono forse molto più accorti degli italiani.
    Poi si è scoperto che nel film c’erano ben 5 camorristi. Doveva essere un film contro la camorra.

    Il battage deriva dal fatto che ha fatto lo spaccone in strada gridando contro e sotto casa dei Casalesi. Gomorra fu stampato in 5000 copie. Dopo la minaccia di morte all’autore per via della sua spacconata puoi immaginare il resto…

    Oddio, be’, Saviano lo considero un personaggio, e morta lì.

    Be’, vero, c’è di peggio: calciatori e veline e showgirl che grazie ai ghostwriter dicono di aver scritto un libro. Su questo punto ti do ragione.

    Dissentire è giusto, è un sacrosanto diritto. Ci mancherebbe altro, cara Giovanna. Comincerò a preoccuparmi quando tutte le voci diranno la stessa cosa, perché questo significherà che non esiste più la libertà di opinione.

    bacione

    beppe

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Vero vero, dolciSSima BiancaVany.
    Ti giuro, te lo giuro con il cuore in mano, come mi fai ridere tu non ci riesce nessun altro. Dici delle verità sotto gli occhi di tutti in una maniera tutta speciale, tua completemente, insomma in una maniera vanYtosa. 😀

    Fortuna non guardo Sanremo.
    Però ti devo dire che rimpiango Pippo Baudo. Fazio a Sanremo non ce lo vedo proprio, o forse sì, potrebbe prender il posto di Baudo. 😀

    ♥ ♥ ♥ Buondì, BiancaVanY

    Lekkatinaaa…

    orsetto di VaNY

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  11. romanticavany ha detto:

    Anch’io rimpiango il nostro caro Pippo, come Raffaella Carrà ,vedi com’è brutta in certi momenti la vita appena sei poco più che maggiorenne tipo Pippo Baudo ti buttano nel dimenticatoio eppure era il migliore non capisco perché appena una persona acquisisce l’età dopo i 75 venga additato come un povero vecchio.
    Non è giusto, i vecchi se non hanno l’alzheimer o l’arteriosclerosi sono persone che hanno tanto da insegnarci e regalarci; ma forse Pippo ha troppi soldi e vive ora alle maldive e di noi non gl’importa.
    Cmq.io Fazio lo detesto, come trovo volgarissima la Lettizzetto e cattiva la Berlinguer potevano mettere una donna a presentare il festival…ma una donna con i fiocchi per dire brava che ce ne sono tante in giro. svegliamoci e mandiamo a casa quei voltastomaco che ci rubano tanti soldi.

    StriSSatine ♥ vany

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  12. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    A me piace la professionalità, al di là d’ogn’altra cosa, e nulla mi importa se uno a 20 anni o 75 o anche più. La professionalità non è misurabile secondo l’età.

    Fazio qualche anno fa mi piaceva. Adesso non riesco proprio più a digerirlo. Non ti dico poi la Littizzetto: non mi fa ridere proprio per niente, non trovo che le sue siano battute furbe o sagaci, e anch’io trovo che parli come una ostessa d’osteria, troppo boccacesca per una tv che vorrebbe essere di qualità.

    Temo che ce ne vorrà di tempo prima che il Sanremo venga presentato da una donna. Sul palco a presentarlo sempre e solo uomini. Tu pensa se ci va pure la Littizzetto sul palco: ho il terrore addosso e non scherzo.

    Tanti anni fa lo guardavo Fazio, poi è diventato strano, diciamo così. E ho smesso di guardarlo. Adesso mi irrita soltanto e basta.

    Per Sanremo avrebbero potuto chiamare Michelle Hunziker, ad esempio. E’ bella, è brava e non se la tira più di tanto. E risulta simpatica.

    Sì, le striSSatine ♥ ♥ ♥

    Tanti piKKoli piSSicotti, BiancaVaNY ♥ ♥ ♥

    orsetto di VaNY

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  13. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non direi che si è saputo vendere. Sono intervenute una serie di vicende che gli hanno tributato una visibilità maggiore di quanto in realtà meritasse. E’ storia oramai che Saviano, quando Gomorra era appena uscito con una tiratura minima di 5000 copie (o stava per uscire in libreria), è andato a gridare nel cuore del territorio dei Casalesi che lui li sfidava. E questo fatto i Casalesi se lo sono legati al dito e così l’hanno minacciato: per questo motivo è finito poi sotto scorta. Dopo Gomorra, che comunque è per metà finzione e per metà saggio che riporta notizie che comunque erano già state portate all’attenzione dell’opinione pubblica da altri autori purtroppo non pubblicati da Mondadori, ha raccolto ne “La bellezza e l’inferno. Scritti 2004-2009” i suoi interventi apparsi su alcune testate giornalistiche. Ha poi fatto un programma Via con me, e i suoi monologhi sono diventi un altro libro. Romanzi non ne ha più scritti, solo dei brevi racconti. Fa coppia fissa con il conduttore Fabio Fazio. E’ in televisione. Mah!

    Sinceramente non mi interessa vederlo in tv e neanche mi interessa leggerlo, tanto più che quello che dice in tv poi finisce con il diventare un libro. Ma romanzi non ne ha più scritti dopo Gomorra, che è diventato un film, ignorato dalla critica e dal pubblico americano, che sono molto più attenti di noi in taluni casi: il film vedeva difatti la partecipazione di diversi camorristi, poi arrestati. Un film contro la camorra con dentro dei camoristi in veste di attori, è il colmo!

    Un affettuoso saluto a te, cara Annamaria, e grazie d’esser passata da me

    bepep

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