Francesco Guccini. L’intervista su Charta minuta: ”Io il Sessantotto l’ho fatto nel Sessantasette, poi basta” | di Iannozzi Giuseppe

Francesco Guccini

L’intervista su Charta minuta
“Io il Sessantotto l’ho fatto nel Sessantasette, poi basta”

di Iannozzi Giuseppe

Francesco Guccini

Francesco Guccini

“Io il Sessantotto l’ho fatto nel Sessantasette, poi basta”.
Che significa?
Semplicemente questo: non appiccicatemi etichette addosso.

In una intervista rilasciata a Charta minuta, direttore Adolfo Urso anche esponente di Alleanza Nazionale, Francesco Guccini spiega: “Più che testi di politica, a quell’epoca leggevo poesia: non tanto Marx e Marcuse, quanto Jorge Luis Borges e Omar Kayyam, che infatti citavo in una canzone dell’epoca. Nonché ovviamente Bob Dylan, il poeta in musica difficilmente inscrivibile in una fazione, influenzato com’era sia da Dante e dalla Bibbia, sia da Rimbaud e Blake, sia da Ginsberg e dai grandi beatnik: eravamo dylaniani fino al midollo, fu lui, non Marcuse, a farci scoprire la contestazione studentesca e la canzone di protesta”.

E in quanto al famoso eskimo, Guccini mette le carte in chiaro: “Lo comprai a Trieste, ero là per il servizio di leva e faceva un freddo boia: lo usavo non certo come una divisa, ma come un cappotto che teneva caldo e costava poco”. Per proteggersi dal freddo dunque, non una divisa o un simbolo sessantottino: “portavo solo un eskimo innocente dettato solo dalla povertà/ non era la rivolta permanente”. I versi di Eskimo, una delle canzoni più conosciute del cantapensiero, sono inequivocabili.

Francesco Guccini interpreta le utopie dall’allora, chiamando in causa Giovanni XXIII, Jan Palach, e lo fa alla sua maniera, cioè in chiave esistenziale e poco o nulla affatto politica: “Direi che il Sessantotto è stato il proseguimento di una vicenda umana, non soltanto mia, ma di tutta quella generazione che veniva dagli anni Cinquanta, piena di desiderio, a volte forse inconscio, di cambiamento. Dunque, prima che politico, direi che il Sessantotto fu un fatto propriamente umano”.

Il cantautore emiliano, omerico e intellettuale, mette i puntini sulle “i”, onde evitare inutili fraintendimenti: “C’è un ideale libertario che è sempre esistito nell’uomo e non ha colori o etichette, non può essere fatto proprio da un’ideologia e va ben oltre gli schieramenti di destra e sinistra”.

L’arte non ha bandiere, non è un vile schierarsi a destra o a sinistra. L’arte è invece un ideale libertario. Questo ci dice a chiare lettere Francesco Guccini, che ancora oggi vede utilizzate (sfruttate) le sue canzoni a sproposito, per farne dei vessilli politici a fini propagandistici.

Informazioni su Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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2 risposte a Francesco Guccini. L’intervista su Charta minuta: ”Io il Sessantotto l’ho fatto nel Sessantasette, poi basta” | di Iannozzi Giuseppe

  1. orofiorentino ha detto:

    Verissimo: L’Arte non ha bandiere, non ha colore. Ha solo la capacità di esprimere profondi sentimenti. Come sempre, troppi, vogliono appiccicare etichette che nulla hanno a che fare con il contesto.

    Molto interessante

    Ciao Beppe, un abbraccio

    Giovanna

  2. cinzia stregaccia ha detto:

    concordo con ciò che dice Giovanna .
    Ogni volta che si vuole etichettare l’Arte in qualsiasi sua forma è come calpestarla.
    Cinzia
    p.s. volevo leggere intervista ma non l’ho trovata,rimba come al solito?

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