Fare informazione in Rete oggi. Il blog e’ morto, viva il blog | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Fare informazione in Rete oggi
Il blog e’ morto, viva il blog

di Iannozzi Giuseppe

La Rete è invasa da tante e tante “lolite” e da tanti e tanti “loliti” che ingenuamente, forse inconsciamente, credono di fare letteratura o anche solo attività diaristica.

La rete è insidiosa, troppi blog, la maggior parte scritti veramente male e che non hanno alcun valore tranne per chi li scrive. Sinceramente, a me frega una sega, e neanche quella, di sapere quante volte uno o una ha fatto la pipì nell’arco della giornata. Ma posso capire che a qualcuno possa interessare, anche se non ne capisco il motivo. Ciò che ho notato è che i blog maggiormente commentati sono quelli futili, quelli scritti “male”, quelli tenuti da bambini (o da bambini troppo cresciuti), ma forse è anche vero che i blog sono una sorta di caffé virtuali dove una ristretta, o anche ampia élite, di amici si raccoglie per parlare del più e del meno. Sottolineo: a me, personalmente, del “più” e del “meno” mi porta profonda tristezza, anzi totale noia, ragion per cui, se qualcuno ha voglia di leggere delle stupidate, può tranquillamente tentare l’azzardo e trovarsi da solo un blog dove fare bar. Ma per favore, non mi si venga a chiedere che sia io ad indicare quale sia il bar migliore o peggiore.

Il blog è morto, viva il blog! Oddio! Sembra una delle mie farneticanti dichiarazioni in stile – e non scherzo, cioè son cose all’ordine del giorno, che dico sempre – “la letteratura è morta, viva la letteratura!”
E’ bello sapere di non esser soli, che c’è ancora qualcuno pronto a scommettere sulla morte di qualcosa piuttosto che sulla vita.
Io direi che si è appena all’inizio coi blog, con le possibilità che offrono, tant’è che metà dell’attuale comunicazione viaggia sui blog, mentre la carta stampata è in netto calo. Un calo forte, molto in Francia ad esempio. Ma anche qui da noi, tant’è che le testate stesse mettono su blog su blog, così anche gli editori, i giornalisti, ecc. ecc. I giornali funzionano all’inverso: compri l’allegato e ti danno il giornale in regalo. E infatti molti articoli, se non passassero in rete (cioè dirottati sulla rete), sulla carta non se li filerebbe nessuno o quasi. Fare informazione sta cambiando in modo radicale, ecc. ecc. ecc. Discorso troppo ampio. Di sicuro non è morto il blog. E’ morto un certo modo classico di fare informazione, ed è un po’ tanto diverso. Il blog ti dà la notizia ben prima che ci sia il tempo materiale per una testata di dar olio alle rotative: magari la notizia è sballata, frammentaria, ecc. ecc. Ma quante prime pagine si rifanno al giorno d’oggi! E quante bestialità vengono stampate come notizie che tempo 24 ore e c’è la smentita? La verità è un’altra: i blog hanno soppiantato la vecchia concezione di fare notizia. In fondo è vero: ci si nutre di carcasse, di quelle carcasse che su carta stampata vengono lette da poche persone, mentre in rete infiammano gli animi.
Io però ne approfitto: la letteratura è morta. Oh, anche oggi l’ho detto, così posso starmene in pace fino a domani almeno.

Un altro caro estinto: il Rock and Roll. Ecco, lui, anzi esso è il più sfigato di tutti: dopo che i Beatles si sono sciolti, tutti a scrivere RIP sui dischi – che erano ancora in vinile, bei tempi quelli! -, a piangerlo, a dire che il rock non aveva più nulla da dire, che la musica era altra cosa perché il rock proprio morto di brutto. Ma intanto il caro e buon vecchio Rock and Roll è ancora qui che si aggira tra di noi. E – udite udite! – pure il country sta risollevandosi, si sta facendo meticcio, per così dire, accoppiandosi con il Rock: un meticciato iniziato con il defunto Johnny Cash ma continuato con Bruce Springsteen, giusto per fare due nomi grossi, di risonanza. E’ invece morta la musica di rumori, la disco e la tecno: per nostra fortuna è possibile sentire simili disturbi gastrointestinali solo nelle disco dove alcuni reduci degli anni Novanta, tutti impasticcati, cercano invano lo sballo. E poi trovano la morte, di sicuro, sulla strada di ritorno verso casa: la polizia, appena accorre sul luogo del dramma, prima del sangue e delle lamiere, incontra una pista psichedelica e fosforescente di vomito, che pare un serpente luciferino.

C’è poi chi come Giuseppe Genna – sempre lui, peggio d’un vecchio diavolo che riesce a far le pentole e mai i coperchi – esalta la morte della Rete, mentre io (testa dura) continuo ad esaltare invece la morte della Letteratura. Ecco, lui, ragazzo molto psichedelico, adesso è stato ammorbato da una ondata di pensiero new age, tanto da esser spinto verso ritologie sciamaniche, dice infatti: “A mio strettissimo parere, si giunge ora a un’evoluzione, che negli anni passati credo di avere auspicato anche tramite ritologie sciamaniche, che non sta più né in Rete né in carta, ma direttamente nella letteratura.” Poi, come non dare ragione ad Aldo Busi che spara una invasione barbarica che è proprio sotto gli occhi di tutti, cioè che i blog “sono un semplice assembramento di parole insensate, emerite sciocchezze di gente incolta, permalosa…”. Cazzo! Ha ragione: migliaia di blog, perlopiù inutili e illeggibili, dove la grammatica è un optional, dove i contenuti non esistono se non come reiterazioni di lecchinaggio nei confronti di Tizio piuttosto che di Caio. Senza contare la piaga degli anonimi, di quelli che sparano commenti a iosa protetti dalla vigliaccheria dell’anonimato o di un nickname assurdo: questi malati – perché non è possibile inquadrarli diversamente – oggi hanno invaso la Rete con “anonime identità multiple in imperfetto stile thrilleristico”. Per questi vigliacchi patentati, senza spina dorsale né dignità alcuna, finalmente alcuni blogger gli hanno riconosciuto lo stato di infermità mentale, e i meno caustici li hanno detti malati e basta: si è così costituita l’ABA (Associazione Blogger Anonimi), che offre sostegno a tutti quei commentatori anonimi che lasciano in Rete opinioni non richieste ma con dentro il germe satanico dell’anonimato.

Però i blog non sono morti. E nell’intanto che fuori c’è il popolo sciamanico assembrato contro i cancelli della Versailles dei Blogger, vado a far colazione con delle brioche appena sfornate, calde e fragranti.
E però in America, dopo una dura battaglia, sembrerebbe che i blogger abbiano acquisito un diritto fondamentale, quello di fare informazione senza l’obbligo di dover citare la fonte delle notizie immesse nella Rete: “Da oggi ogni blogger è più libero. Libero di non dire chi gli ha dato una notizia, proprio come ha diritto di fare un giornalista. Perchè? Ma perché lo dice la costituzione o meglio il Bill of Rights. E sì perché la notizia viene dagli Stati Uniti e riguarda i blogger americani. […]
Ricapitoliamo: negli USA il blogger conquista non uno ‘statuto’ di giornalista fisso e immutabile, ma un diritto di protezione della sua libertà di espressione in quanto cittadino che esercita, attraverso il reporting, un diritto di espressione e di critica.”  
(fonte: SCENE DIGITALI di Vittorio Zambardino)

Già si fa a cazzotti sui blog: chissà che disastro sarebbero capaci di scatenare i blogger se in carne e ossa l’uno di fronte all’altro! Ne verrebbe fuori una strage, poco ma sicuro. Albert Einstein sbagliò a dire su un punto fondamentale: la Terza Guerra Mondiale verrà sicuramente scatenata da un raduno di Blogger – che si credono esseri intelligenti e raziocinanti – e non dalla bomba atomica. E la Quarta la si combatterà a suon di motherboard, schede di rete, cpu e monitor. Tutto ciò, questa profezia oramai molto vicina a consolidarsi in realtà, è in perfetto stile decadentista: l’espressione ultima dell’Ego sull’orlo di una crisi di nervi.

Morta la pittura (per via della fotografia; ma presto morirà anche la fotografia, perlomeno quella in bianco e nero è defunta da un pezzo e quasi nessuno se n’è accorto); morto il Rock’n Roll (senza John Lennon, a che serve strimpellare la chitarra?); morta la filosofia (Nietzsche è diventato pazzo proprio a Torino, ha abbracciato un cavallo e poi s’è fatto dieci anni in stato vegetativo mangiando i suoi propri escrementi prima di tirar le cuoia); la storia si dice sia finita, perlomeno gli apocalittici credono sia finita; morto è pure Gesù Cristo (pace all’anima sua – però qui la morte è controversa, perché c’è pure chi dice che Gesù non sia ancora nato…); Marx sicuramente morto, con quella faccia che si ritrovava morto stecchito; Maria Antonietta è scivolata sulla marmellata delle brioche e s’è rotta l’osso del collo ben prima che la ghigliottinassero (è stata tutta scena quella del capo spiccato dal busto: i francesi, tutti megalomani, però sono stati tra i primi ad ospitare la luce elettrica sui lampioni, e quindi a  favorire una illuminata prostituzione); morto tutto, la Letteratura poi è morta di brutto, c’è il suo cadavere che se ne va in giro come uno zombie a seminar peste a destra e a sinistra, e a bacchettare chiunque osi dire che è viva solo perché a qualcuno gli scappa un neologismo e una scoreggia pensando a Emilio Gadda però leggendo sulla tazza del cesso l’ultimo numero di Playboy. Insomma, se lo guardate bene questo mondo è basato sulla morte, quindi i blog non potevano proprio esser da meno.

L’altro giorno sono andato in strada, e chi incontro? Un blogger. Un tempo uno scendeva in strada, andava al parco per dare da mangiare ai piccioni e veniva assalito da un drogato con una siringa di sangue infetto (di Aids); o al limite veniva derubato da un figlio di papà travestito da anarchico, o anche da un extracomunitario in odor di santità con tanto di Padre Pio legato al collo; oggi è tutto diverso, scendi in strada e ti becchi il blogger incazzoso che ti pesta, ti pesta, ti pesta, calci e pugni, una gragnola così che non ha senso né fine, e poi quello se ne va senza neanche dirti una parola ma lasciandoti solo uno sputo addosso. E’ un brutto mondo, sì.
Ho visto frotte e frotte di giovani massacrati a sassate da blogger incazzati, e ho visto pure un blogger crocefisso ma ostinato a non rimettere l’anima a Bill Gates… infatti è ancora sulla croce, dalle parti della famosa Silicon Valley, e bestemmia senza posa da mane a sera, con il brutto e con il cattivo tempo. Se lo vedessi, proveresti pena pure tu per quel povero diavolo.

Ieri c’era la ragazzina carina con il diario nel cassetto e tanto di lucchetto, oggi c’è la blogger che è sempre una ragazzina ma molto più disinibita, una sorta di Lolita che ti spiattella in faccia le sue precoci invenzioni sentimentali e sessuali. Ecco, i blog di queste lolite sono quelli più letti, altro che blog e lit-blog con o senza la possibilità di commentare.

Per dovere di cronaca: stando alle ultime notizie ufficiose, parrebbe che Elvis Presley sia vivo, l’hanno visto dalle parti di un McDonald’s sulla Statale 17 che strimpellava… o era Luciano Ligabue? Be’, comunque è vivo, sicuro come la morte.
Ci dobbiamo rendere conto che di blog inutili ce ne sono tanti, e sono la maggioranza. Inutili perché non offrono niente: ieri c’era la ragazzina e il suo diario con il lucchetto, oggi c’è la stessa ragazzina ma con un diario in rete.
Per fortuna molti blogger sono morti. Ma per nostra sfortuna sono stati presto sostituiti da un numero doppio di nuovi blogger, inutili anch’essi: il fatto è che la maggior parte dei blog nascono per dar credito alla futilità.

Poi ci sono i blogger quelli che fanno informazione: qui diventa spinosa la questione, perché ci sono blog e blog. Alcuni molto aperti a tutte le opinioni e che day after day vengono ridotti in minoranza, altri, la maggioranza, siano essi di Destra o di Sinistra (schierati politicamente e culturalmente) sono fintamente aperti a tutti, ma pronti a castrare chiunque osi alzare un “ma!” per dar credito a un dialogo più profondo. Ciò la dice lunga sulla forza dei blog: una notizia in rete può far la fortuna o meno di un libro, di una parte politica, di un’idea. La Rete semina il nuovo ma anche il malcontento. Mentre in America i blogger – anche i più inutili e fancazzisti – stanno assumendo ruoli equiparabili a quello del giornalista, in Italia c’è invece la tendenza opposta, ovvero quella di castrare le opinioni. Perché? Si può forse ipotizzare che si vuole tentare di tirar su una dittatura di blogger, di poche menti “schierate” pronte a tappare la bocca a tutti quei blogger che stanno antipatici per le loro opinioni libere. In ogni caso imporre una dittatura (o una élite) in Rete è impossibile: difatti i personaggi che vengono maggiormente ascoltati dal popolo sono quelli che non sono “griffati” e che sono spiriti liberi “non legati” a niente e a nessuno, mentre quelli che c’hanno una griffe – e che forse vorrebbero una dittatura dell’informazione in Rete – vengono tenuti in poca o nulla considerazione dal grande immenso popolo che vive (anche) nella Rete.

Poi, a voler essere buono, alla fin dei conti, se la quindicenne si apre il suo blog, a me mica dà fastidio: certo non è un blog utile, non all’informazione in Rete. E poi, è vera anche un’altra cosa: dietro un blog fancazzista non si sa mai chi si può nascondere.

I giornalisti della carta stampata sono approdati in Rete nel momento in cui è iniziata la crisi, poche vendite per farla corta: i giornali, per tenersi in vita, sono sbarcati in Rete, in forma limitata, ristretta, concentrata. Ma ci sono sbarcati. Moltissimi giornalisti della carta stampata per sopravvivere (a sé stessi anche) sono arrivati in Rete, hanno aperto i loro blog, e dopo un iniziale periodo di interesse – come per tutte le cose che hanno apparenza di novità – adesso viaggiano a regime normale se non addirittura basso. Eppure questi blog di giornalisti e scrittori sono necessari: a chi? Ai loro proprietari; difatti solo così riescono ad avere un pubblico, sempre più esiguo, suddiviso per quello che scrivono sul giornale e per quello che invece mettono online sui loro propri blog.
Ovvio: se io che sono un semplice Sempronio e domani scrivo una lettera a Salman Rushdie, probabilmente questi non mi risponderà né sul giornale né in privato. Ma c’è da considerare che: se io fossi, ad esempio, Leonard Cohen e scrivessi un elzeviro sulla poesia, mica è detto che domani me lo vedrei pubblicato su un qualsiasi giornale. Ricordiamoci: Cohen, per le sue idee, sempre perfettamente coerenti, negli anni Ottanta e Novanta, è stato non poco censurato. Negli USA non ne parliamo: i suoi dischi non venivano neanche distribuiti. E parliamo di un genio poetico e musicale come Cohen. Il fatto che tu abbia un nome di fama non ti assicura proprio niente, non con le testate giornalistiche.
Se poi i lit-blog si riducono a promuovere sempre i soliti ed i loro soliti, semplicemente non si fa informazione: si fa pubblicizzazione per alcuni, per i soliti, finita lì. Un po’ di noia, ma se l’argomento è sempre uguale, alla fine, diventa mortalmente noioso.
A me piaceva tanto, ma proprio tanto Happy Days, con il mitico Fonzie: non me ne perdevo una puntata. Ho visto la serie una due tre volte: e le repliche una due tre volte. Poi di nuove repliche, e di nuovo repliche, e di nuovo repliche, e di nuovo, e di nuovo. E basta! Per Diana!, cambiate Vhs, io lo odio Happy Days oggi come oggi. Odio le videocassette sempre uguali, non Fonzie.

La Cricca, quella dei soliti compagni (compagni un cazzo!), ha introdotto una maggiore espansione delle idee, delle notizie, favorendo in alcuni rarissimi casi anche la diffusione di articoli già apparsi su giornali cartacei (a tiratura nazionale), articoli che se non fossero stati dirottati in Rete sarebbero stati letti da un numero assai ristretto di lettori. E’ qualcosa, un ritorno per i giornalisti, per le testate ma anche per il blog che ripropone online gli articoli.

Ma sono quelli che non fanno parte de La Cricca a fare tutto il resto: la controinformazione.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Fare informazione in Rete oggi. Il blog e’ morto, viva il blog | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

  1. romanticavany ha detto:

    In tutte le cose ci sono le persone che criticano, è tutto vero ciò che tu hai scritto ed anche vero che il tempo cambia le cose .
    Un tempo alle prime scoperte ci si divertiva di più, ma poi piano piano gli entusiasmi si sono smorzati, tanto tempo in internet è sprecato meglio correre o passeggiare,lavorare e studiare e così molti si sono stancati di custodire un blog scrittori o no, analfabeti o no.
    Forse tra cinque anni saranno cambiate ancor di più le cose; l’informazione sarà velocissima, i funghi voleranno ,le case saranno piantate in cielo i pannelli solari saranno moltiplicati , le auto andranno per elettricità ed anche gli aerei ,Honolulu verrà in Italia e l’Italia sarà trasferita in America tutti i morti risorgeranno ed allora si che ci sarà molta disoccupazione ma ………finché esiste la libertà
    tutto va bene.
    Buonanotte e dolci sogni orsetto di VaNy

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In realtà il discorso è che oggi come oggi giornali, scrittori, editori, giornalisti, etc. etc. si avvalgono anche del blog, oltreché dei social network: questo perché l’informazione passa attraverso la Rete, almeno per un suo buon 50 per cento. Ieri c’era la stampa, quella ti compravi e quella era l’informazione. Oggi non più. Domani sarà, con molta probabilità, ancora diverso.

    Poi, ovvio, chiunque volendo si puo’ metter su un blog per giocare. Non c’è niente di male.

    Ieri si diceva che il disco è morto. Ne ho parlato. Oggi, ma tu guarda, sono tornati i mitici 33 giri, il vinile. E lo avevano tolto di produzione perche’ hanno magnificato cd ed mp3, tranne poi accorgersi che si sono dati la mazza sui piedi, che la qualità non è la stessa, etc. etc.

    Tutto questo per dire: il blog non è morto come qualche catastrofista dice. Non è morto il 33 giri, non è morto proprio niente. E’ aumentata la poverta’, questo si’ ed e’ aumentata la possibilità di fare informazione, anche se poi nella tanta informazione ci si perde, perlomeno qualcuno tende a perdersi.

    Per i funghetti volanti non devi aspettare anni e anni: sono già stati inventati tanti e tanti anni or sono, basta che ti cali un acido come Jimi Hendrix, ad esempio, e vedrai tutti i funghetti volanti che vuoi. 😀 Ma io te lo sconsiglio ampiamente: meglio che i funghetti rimangano nel bosco ben piantati a terra. Okay?

    Buongiorno, Agnellino del Paradiso ❤ ❤ ❤

    orsetto di VaNY

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  3. cinzia stregaccia ha detto:

    E’ vero . Credo che comunque questa informazione via internet aiuti molto un conoscere opinioni di vario tipo sulle quali trarre conclusioni . Non muore nulla ,l’evoluzione è un “atto dovuto” finchè però il presente non cancelli il passato..un pò come il tuo discorso sui 33giri.
    buongiorno
    cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Internet ha cambiato il modo di fare informazione. Ci sono tanti mezzi, blog, forum, social network, siti dinamici e statici, per fare informazione. Ognuno di essi serve a veicolare e a diffondere l’informazione.

    Il problema è che si rischia di cancellare il passato proiettandosi troppo avanti fino a scadere nel puro gossip, in quella più becero e forcaiolo.

    Il 33 giri è tornato e di prepotenza anche. Di questo non posso che esserne ampiamente felice.

    beppe

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