Dispaccio ANSIA. Giuseppe Penna in ”Non toccare le palle del Drago” | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Giuseppe Penna in

Non toccare le palle del Drago

Ebbene sì, l’abbiamo inquisito per Voi,
usando tutti i ferri del mestiere a nostra disposizione.

Adesso è stremato, ma contento d’aver finalmente confessata tutta la verità,
quella che noi gli abbiamo estorta dalla carne così come dall’anima.

Inquisitore di turno: Iannozzi Giuseppe aka King Lear
Credits per le balordaggini: Ishmael

In Giu Penna

In Giu Penna

1. Iniziamo dall’inizio, ma proprio dall’inizio, praticamente dalla Genesi. Hai ripassato bene? la sai tutta la Bibbia, dal Vecchio al Nuovo Testamento? Dalla tua faccia tanto ma tanto avvilita, sì, io credo che tu sia pronto ad accendere la lampadina che illuminerà questo firmamento ancora vuoto di stelle. Ma basta con le ciance… facciamo i seri: che sia la luce. Com’è che tutto ha avuto inizio? il mondo, Penna?

Io non volevo iniziare proprio niente. E’ che in questo pasticciaccio brutto assai che è la vita ci sono stato cacciato a forza, così alla fine sono stato costretto a prendere la penna in mano. Poi lo sai anche tu com’è, s’inizia con uno spino e si finisce a masticar acidi e Maalox. Quando poi sono particolarmente ispirato c’ho dei dialoghi con Dio: lui mi mortifica con strali e peccati made in China – o anche made in Taiwan – , io con bestemmie nostrane. Ad esser sincero non andiamo d’accordo: ogni santa volta che mi metto la lampadina nuova, una da sessanta candele perché di più non mi posso permettere davvero, quello lì che se ne sta fra le stelle subito me la fulmina, e io al buio. Ecco perché lo bestemmio, cioè questo è un motivo, uno dei tanti. Poi c’è, non meno importante, che IO sono Dio, Io e nessun altro. IO ho scritto il Vecchio e il Nuovo, IO ho dato luce alla Genesi.

2. Penna, ma chi sei in realtà? Una trinità forse? …perché sappiamo bene che sei Scrittore, Critico e Blogger pure. Perché questo vizio?

Devi sapere che io c’ho un vizio, forse troppo comune e diffuso tra gli italiani, quello di credermi Gesù Cristo, Pier Paolo Pasolini, e al limite anche Dio cioè IO; poi, quando c’ho un diavolo per capello, mi do pure alle orge, infatti Napoleone Bonaparte viene spesso nella mia Trinità. E’ un guastafeste, ma in fondo m’è simpatico: e poi un nano non guasta mai.
Ad ogni modo mi continuo a chiamarmi Trinità: l’eco è forte assai, a tratti m’aiuta, ma più spesso mi rimbalza male, però la colpa è tutta di Paolo che bisticcia con il cavallo di Napoleone. Gli effetti collaterali non mancano – lo vedi da te -, però io se non assumo un po’ di Lisergico e di Trino tutti i santi giorni non sono contento.

3. No, non ti preoccupar dell’uomo nero incappucciato: quello è bravo, lo sa bene il suo mestiere. Basta non farlo irritare e ti tratterà coi guanti, è praticamente un fisioterapista critico, ha persino letto un libro, “Il piccolo Principe”. Dunque, prima che si passi al ‘massaggio ricostituente’, prima – praticamente adesso – ci devi proprio spiegare perché quel giorno del lontano **/**/**** hai preso la penna in mano e hai cominciato a scrivere. Perché l’hai fatto? e perché hai perseverato quando sarebbe stato assai più semplice far riposare la penna nel calamaio?

Quello che posso dirti è che il vizio è il vizio e io sono troppo debole di spirito per rinunciare alla penna e al calamaio. Mi mancherebbe troppo il gesto, tutto quello che ne consegue. Da bambino – ero un bel bambino anche se a guardarmi in faccia adesso non si direbbe che fui innocente pure io – il parroco che amavo frequentare mi regalò una penna, una semplice Bic, una di quelle nere… io ero così felice, così tanto felice che non te lo so spiegare a parole. Poi siamo andati mano nella mano nella sua casetta… E’ da quel momento che ho cominciato ad odiare i preti e i fascisti: fu così che presi la coscienza in quel posto, che presi il vizio. Non ce la faccio proprio a far riposare la penna nel calamaio: è più forte di me, la penna mi serve. E anche il calamaio – si può anche dire che il calamaio m’è necessario più della penna.  Se in cronaca nera leggo d’uno sfigato o d’un pazzo andato, ecco, non posso farne a meno, sono costretto a parlarne… Solitamente scrivo romanzi riuscendo pure a campare – non dico degnamente -, però gli amici m’aiutano e tra un limoncello e un po’ di bordello… Insomma alla fine me la cavo sempre, perché la lunga catena dell’amicizia manzoniana è lunga, pur non negando che è dura da tenere bene insieme.

Adesso vedi di far togliere le dita dell’incappucciato dalle mie narici: so scaccolarmi da solo. E poi non ce li ha i guanti… è antigienico frugare nel naso altrui senza… E che diavolo! No, in bocca nooo, lasciami l’ugolaaa… […]

4. No, inutile che ti lamenti: te la sei andata proprio cercando. Lui, l’uomo nero incappucciato, ha fatto solo il suo dovere. Mica gli vorrai levar il pane da sotto i denti! Sì, adesso detergiamo tutte quelle lagrime di sudore che ti sciupano il cerone. Ecco fatto. Va meglio? Sì. Bene, molto bene. Allora continuiamo. Inutile negare, abbiamo le prove. Eccole: Net.Degener@tion. “Io, Luther Blossom, il Luther Blossom che ha esteso questo testo… ecc. ecc. Da loro ho imparato a vedere ogni cosa semplicemente, così come è: irreparabile, ma non per questo necessaria; così come è, ma non per questo necessaria. Da loro ho imparato l’amore.” Difenditi, sì, per l’ennesima volta. Ci vuol chiarezza, oggi più che mai.

Per quale astratto motivo mi dovrei difendere? Da che cosa poi? Ho imparato l’amore. E allora? Solo perché fumo e mi sparo un paio di ecstasy non significa che non sia capace d’amare sinceramente e profondamente. E poi quella di Net.Degener@tion è una storia che me l’ha perdonata persino quello scansafatiche di Dio – cioè IO -, e non vedo perché tirarla fuori ad ogni intervista. E’ proprio vero che IO perdona ma non gli uomini.

5. Che dici?! Vorresti un sorso d’acqua. D’accordo, ma solo per questa volta: non ci fare l’abitudine. No, niente carota. Quella dopo, ma solo se farai il bravo. Adesso ti tocca il bastone. Dunque, chi credi d’essere? Don Chisciotte, Sancho Panza, o, più semplicemente, una cocotte? Ed è vero che oggi pietà l’è morta per la letteratura e la critica? Domani, domani, c’è possibilità che risorga, la pietà?

E’ fuor di dubbio: nei panni del Don Chisciotte ci sto stretto e Sancho m’è sempre stato sulle palle. Sicuramente una cocotte. Sì, una cocotte ma di lusso, sia chiaro. Insomma nei mulini a vento, tra le macine, o in mezzo al grano maturo, io non lo butto via il mio cuore…

[ CENSORED ]

La critica è una carota, la letteratura un bastone fra le ruote del carro. Ma è anche vero il contrario, cioè, mi spiego: la critica un bastone, la letteratura una carota, insomma qualcosa del genere o del sottogenere, insomma quanto la facciamo lunga… Sia come sia, non c’è pietà. Che cazzo vuoi che risorga? Credi ancora ai miracoli? Quando qualcuno o qualcosa muore è per sempre.

6. Quanti romanzi hai scritto? Tanti, lo sappiamo. Inutile negare. Perché se io vado sul sito del Collettivo My Wings posso scaricare gratis tutti i loro romanzi, mentre venendo sul tuo (Gli Intoccabili), niente? Di chi è la colpa? No, niente da fare: è vero che li metti on line gli incipit dei tuoi romanzi, ma non ci bastano. Quindi fuori tutta la verità, e che sia senza diritti d’autore.

Parecchi, ne ho scritti parecchi, col tempo, un lavoro di pazienza ma soprattutto di penna e di calamaio. I miei libri non li puoi scaricare perché già in libreria faccio una fatica boia a venderli, quindi non vedo perché dovrei metterli on line. A me ‘sta storia dei libri gratis in rete non m’ha mai convinto, mai, proprio per niente. Ecco perché i miei romanzi non te li scarichi gratis. Se vuoi un mio titolo arrivi fino in libreria – o dal tuo spacciatore di fiducia – e te lo compri a prezzo pieno senza né sconti né gadget. Non c’è colpa: sono io ad aver deciso così. Anzi ti dirò di più: il Collettivo My Wings lascia che i loro libri siano scaricabili perché c’hanno un sacco di soldi e sono pure in cinque, e vendono bene: poi con la casa editrice che hanno sono praticamente intoccabili, non gli fa una scalfittura proprio nessuno. Insomma diciamo che se la passano bene veramente e che c’hanno gli agganci giusti, ecco perché si possono permettere di dar via i loro libri. Io, invece, ho diritti d’autore sottozero e non mi posso permettere una simile azione. E poi, ad esser onesto, i diritti, quelli li voglio tutti, proprio tutti, nessuno escluso. Insomma sono un tipo che parla bene e razzola male, come tanti in Italia, quindi non c’è motivo di montar su uno scandalo.

7. “Assalto a un tempo impestato e vile”. Sì, è una minaccia reale. Perché l’hai fatto questo assalto?

A quel tempo ero un incosciente, praticamente ero l’incarnazione stessa dell’Idealismo. Per fortuna ho fatto presto a liberarmi, ad evacuare ogni forma di idealismo e di incarnazione incarnita. L’Idealismo mi pesava troppo, più d’una croce, non so se mi spiego. Oggi preferisco imbrattarmi la canottiera di sugo e di olio stando sprofondato nella mia poltrona; ovviamente mentre mi rilasso e mangio come un porcello spaghetti cinesi non disdegno un po’ d’informazione televisiva, in particolar modo adoro guardare le donnine nude, le giornaliste che mi dicono di mille morti in Uganda, ad esempio… Ecco ci sono dei telegiornali così, dove donnine nude ti danno le notizie più ferali spogliandosi di tutto: io credo che questo sia il vero spirito francescano che abbiamo perso da tempo. Trovo che siano ipocrite quelle giornaliste che mostrano soltanto una generosa scollatura e le gambe senza spogliarsi completamente.

8. Chi è Guido Lucignolo? Possibile che tu non riesca proprio a liberartene, a liberarcene? Scusa, lasciatelo dire: ci hai rotto i cosiddetti con Lucignolo e Ishmael. Basta, non se ne può proprio più dei tuoi thriller, del genere nero. Sì, hai visto giusto: è Ishmael l’uomo nero incappucciato. Pure lui s’è stufato di fare sempre la stessa parte. Sai che m’ha confessato? No, non te lo dico, tanto lo puoi immaginare da solo, e sarà bene che, adesso, tu lo dica a chiare lettere. Altrimenti, se sarai reticente, le lettere saranno stampate a fuoco sulla tua nuda schiena… senza anestesia e neanche un sorso di whisky per addomesticare il dolore.

Guido Lucignolo è praticamente il protagonista di tutti i miei romanzi. Neanche io riesco a liberarmene: in pratica ho creato un mostro, forse ben peggiore di Ishmael. Ma oramai la frittata è fatta e io non ci posso più far niente. Avrei voglia di scrivere diversamente, ma Lucignolo non me lo permette. Ha preso possesso delle pagine dei miei libri, praticamente ci si è seduto sopra col culo, emorroidi comprese. Non so che farci. Penso al desiderio irrealizzabile d’inventare personaggi à la Victor Hugo, ma Lucignolo non me lo permette: ha preso possesso della mia mente, dei fogli. E’ lui a comandare. Lui insieme a quel pezzo di merda di Ishmael. Ma quello, quello è Ishmael?! No, guarda non volevo dire male di te. Assolutamente. Te lo giuro, tu sei un caro ragazzo, il figlio che ogni genitore vorrebbe per sé. No, il marchio a fuoco no, ti pregooo…

[ Urlo, prolungato, molto prolungato… ]

Come dicevo il genere nero è quello che tira, alla gente piace. E’ fuor di dubbio che il pubblico non c’ha voglia d’impegnarsi nella lettura d’un romanzo neoborghese. Il pubblico esige delle cazzate ben confezionate, e io, modestamente, sono molto bravo a produrre cazzate in serie. E molto bravo anche a confezionarle. Insomma devo tenerlo in vita, altrimenti Ishmael… Voi non capite, non sapete, è capace di farmi il peggio, mi ficcherebbe calamaio e penna in quel posto senza anestesia locale. Mi spedirebbe per sempre in un’anestesia anale… volevo dire totale.

9. Ishmael vuol sapere chi è, perché gli hai dato vita? per torturarti? Certo che se è così – lasciatelo dire – sei proprio un masochista. Hai mai pensato che potresti scrivere un romanzo neoborghese invece della solita solfa? Fossi in te, ci farei su un pensierino.

Cosa dovrei rispondere? Certo, io gl’ho dato vita e lui, lentamente, molto lentamente, la toglie a me. Non vedo come smentire questa realtà di fatto. Ishmael non me lo permetterà mai di scrivere un romanzo neoborghese. Ma credo d’averti già risposto, vedi risposta a domanda precedente.

10. Ora, una volta per tutte, ci spieghi perché ce l’hai così tanto su coi cinesi? Che t’hanno fatto? Inutile che fai finta di non capire: “Non toccare le palle del drago”. Abbiamo le prove anche in questo caso: non puoi proprio sottrarti al dovere di dire tutta la verità.

I cinesi si riproducono, si riproducono a dismisura: hai mai visto un cinese? Si riproduce, c’è poco da fare, quello si riproduce. Bisognerebbe che si costruissero dei muri alti alti alti, altissimi, metterci dentro tutti i cinesi e impedirgli di riprodursi, ma quelli… C’è un vecchio detto cinese che dice: “Non toccare le palle del drago”. Il perché è lapalissiano: se gliele tocchi ci rimetti le tue in una fiammata da qui a Sodoma, e non c’è pompinaro che possa darti una mano ad estinguere il fuoco… hai voluto toccargliele, adesso son cazzi tuoi. Ma c’è dell’altro: è un avvertimento contro l’onanismo, è un invito a riprodursi a costo d’andare contro madre natura. C’hanno provato pure con me, una storia brutta, dolorosa soprattutto… Ce l’avresti un cuscino? Sai, le emorroidi.

Ora sai, ora sapete tutta la verità, quella nuda e calda, molto calda, ma soprattutto scomoda.

11. Una pausa, giusto per rilassarci un po’: è vero che c’hai le vergini in affitto, che spacci in giro materiale sovversivo, francescanesimo a puntate e je accuse à la Pasolini? Sputa il rospo, o meglio, Suor Johnny. E Jago detto il Moresco è tuo complice, non negare. Prove… Eccole: Suor Johnny starring Le Caselingue!

Confesso, mi sono gettato nel porno anche. O almeno ci sto tentando. Il semplice thriller non mi dà da campare. E poi il ramo pornografico m’ha sempre attirato, sin da bambino. E’ un brutto giro, quando ci sei dentro non ne esci più. E se ti riesce di uscirne, ti assicuro che è quasi sempre in orizzontale: a tal proposito un mio amico, forse un mio sosia… un simulacro, ha scritto un pezzo (che secondo me gli porterà ‘na sfiga maledetta per il semplice fatto d’aver messo tutto nero su nero… sì, nero su nero, nessun errore), “La sindrome della sfiga televisiva”… c’è un passaggio che m’ha particolarmente impressionato, “Si suicida con un’overdose in una roulotte l’8 maggio 1999. Suo figlio e il suo ultimo convivente si sono disputati la proprietà della roulotte in tribunale. Questa è la sorte che tocca a chi gira una fiction tv! Si parla di Arnold per fare un esempio estremo. Anzi, di più che estremo, perché non rientra tra i normali estremi il fatto che persino Willis, il fratello maggiore di Arnold, abbia vissuto un martirio allucinante anche lui. […]La fiction tv uccide. Non pensate neanche lontanamente che quello di Arnold sia un caso isolato. La casistica è sterminata, migliaia di tragedie personali da partecipazione a fiction televisive!” Insomma è tutta una catena di sant’Antonio, di sfighe interminabili: sembra proprio che chiunque abbia fatto fiction alla fine finisca male, o su PlayBoy o con una siringa di eroina come sola balia. Io con Suor Johnny starring Le Casalingue vorrei sfatare tutto questo, vorrei provare al mondo che si può far fiction senza rimanere per forza di cose coinvolti in un giro di sfighe a catena. E’ un misurarmi con me stesso e Jago Il Moresco servirà da ago, da catalizzatore, perché se la grande Ombra della Sfiga… non ci vorrei pensare… però se dovesse accadere, ecco, io spero che l’ago attiri tutto su di sé… Intanto io mi tocco le palle. Ma anche questo è un gesto avventato, lo so, lo so da me…

Io accuso…

[ CENSORED ]  

Io mi sbatto…

[ CENSORED ]

…il giro della vergine prostituzione. Praticamente vergini in affitto.

12. Confessa! “La Grande Madre nella Fossa Rossa” Che cosa c’è tra la copertina e la quarta di copertina, che cosa c’è nei fogli che fanno il romanzo? Il solito Lucignolo. Perché l’hai fatto, perché hai perseverato nell’errore invece di darti a un romanzo neoborghese?

Tra la copertina e la sua quarta c’è una Grande Fossa Rossa, quella che in gergo si dice una fossa comune o un buco nero, o anche un cesso. Be’, che ognuno s’interpreti a modo suo cosa c’è. Mi dicono che è il mio miglior romanzo, e io rispondo che è vero: è più di sangue, in pratica c’è sangue da tutte le parti… Ce n’è abbastanza per soddisfare ogni tipo di vampiro. Però qualcuno potrebbe essere interessato alla sola quarta di copertina: be’, non vi perdete poi molto… quello che intendo dire è che quando avevo le tasche bucate – non che ora siano rattoppate – iniziai a scrivere proprio le quarte di copertina, o comunque qualcosa del genere… è passato così tanto tempo e la vecchiaia mi fa fare cilecca… colpa anche del Lisergico e del Trino di cui ormai non posso più fare a meno. Lucignolo è lì, cerca di fare luce nella Grande Fossa Rossa, e ogni tanto si cala un acido o due, ma più spesso si tocca le palle, poi quand’è veramente fortunato gli riesce pure di pestare a sangue un cinese. Però è sempre così fatto che il più delle volte si scaglia contro i pali della luce… Te l’ho già spiegato, non posso scriverlo un romanzo neoborghese: chi cade in errore una volta, be’, immagina il seguito da solo, non è difficile.

13. Sappiamo che non sei solo: Ferruccio Pataccola e Michele Tombina sono stati tuoi complici nell’infangare la memoria di Dostoevskij, arrivando persino a clonare Hitler. Avanti, sputa il demone che t’arde e t’avvolge l’anima tutta.

Pataccola e Tombina hanno scritto le parti più belle, io mi sono limitato a scrivere un pastrocchio che non ho ancora ben capito. E’ così quando a scrivere sono più mani, c’è sempre la pecora nera: in questo caso IO, lo ammetto. Una sera eravamo tutti e tre insieme e si discuteva di Karl Marx, di Jim Morrison e di Hitler: non ricordo come arrivammo al punto, ma ci venne l’illuminazione, quella di clonare Hitler. Eravamo fuori di testa, non ci stavamo proprio, e Marx e Morrison ci sono sembrati assolutamente inattuali per riscrivere i Demoni di Dostoevskij.E’ andata così, me ne pento, ma è andata così. Il libro non ha funzionato, non come avremmo voluto… Se solo avessimo clonato pure Mussolini… Invece ci siamo tagliati le palle da soli: una pecora Dolly non basta a far funzionare un romanzo che aspira a replicare Dostoevskij. E’ il mio delitto e il mio castigo quel romanzo fallito. Però eravamo sulla buona pista. La prossima volta non ripeterò, non ripeteremo lo sbaglio: ci saranno tanti, tantissimi cloni. I cloni, ecco che cosa si vuole dalla letteratura.

14. Tu sei un recidivo: “Nerone e l’Impero” l’hai scritto insieme a Michele Tombina. Che ti  credevi di fare? Venderlo al mercato del pesce, insieme ai surgelati? Ma Nerone t’è stato almeno un po’ riconoscente per questa biografia non autorizzata, o t’ha preso a pesci in faccia? Mi sa che t’ha filato poco o niente… Mi sa che ha stretto la mano a Michele Tombina e a te no. E tu ci sei cascato come un fesso. Avanti, confessa, quanto t’ha pagato questo Nerone Divo del Paese delle Meraviglie? E quanto è andato a Tombina?

“Nerone e l’Impero” l’ho distribuito principalmente nei supermercati: con un libro del genere i rischi vanno calcolati prima… ci aspettavamo un incidente di quelli grossi, un incendio che avrebbe bruciato non solo Roma e Milano ma l’Italia intera… ed invece, con nostro stupore, ci siamo resi conto che è stato un fuoco di paglia, un fuoco fatuo, insomma meno di niente. In pratica un flop. Su IBS non ha preso neanche un commento, cioè tre (due veri, e uno che sicuramente avrà lasciato un tuo parente stretto, probabilmente uno del collettivo My Wings) ma ho dovuto pagare per ottenerlo quel commento che poi ci va pure contro… Insomma nessuno ha di-mostrato un po’ di riconoscenza per noi, per il nostro lavoro. Tombina dopo il fattaccio “Nerone e l’Impero” s’è fatto freddo, non lo sento più caldo come un tempo… sarà una mia impressione, ma secondo me ce l’ha su con me. Nerone ha fatto i soldi a dispetto di tutti e di me che continuo a non farne affatto di soldi. In pratica siamo rimasti entrambi a becco asciutto, o meglio congelato, praticamente è rimasto schiacciato nella porta del freezer dove stanno le copie invendute… Ma un domani le riprenderemo e le moltiplicheremo come Gesù fece in quella storiella dei pani e dei pesci… sì, moltiplicheremo ogni copia invenduta e… Be’, non ce l’abbiamo ancora un piano promozionale, ma qualcosa c’inventeremo…

Nerone neanche ci caga di striscio, è questa la verità: c’ha i suoi fiammiferi, li accende, si riscalda, ma a noi niente di niente… mentre lui dà fuoco alle discoteche di mezz’Italia, noi al massimo facciamo i PR per arrotondare… sì, per tirare su quattro euri per un caffè e un cornetto a testa. E’ un mondo difficile!

15. “Intoxication”, l’antologia a cura di Toni Davidson: c’è anche il tuo nome. Sì, proprio il tuo. Davidson dice: “Il rapporto tra letteratura e dipendenza oggi è cambiato rispetto al passato: in termini di maggiori influenze culturali (la televisione, la musica…) e di un più diffuso consumo delle droghe lontano da ogni idea di sensazionalismo. Lungi dall’essere un espediente applicato alla narrativa per ingraziarsi la ‘generazione chimica’, questa scrittura è un modo preciso di vedere, raccogliere e narrare esperienze, un modo per esplorare l’immaginazione nelle sue forme più libere e sfrenate”. E tu, che hai da dire in tua difesa?

Ti svelerò un segreto, tanto ormai… Le antologie sono per chi c’ha gli agganci giusti, altrimenti non finisci antologizzato. Quello che intende dire Davidson è pressappoco questo: “O dai via il culo, o rimani un perdente per tutta la vita. Ecco cosa intende quando dice ‘forme più libere e sfrenate’.” Se non sei antologizzato non sei buono neanche per pulirti il culo. Il mio consiglio agli scrittori in erba è quello di lasciarsi sniffare il culo da chi competente… Il passo è breve, oggi in un’antologia – che vanno molto di moda nelle sale d’aspetto di parrucchieri e dentisti – e domani sarai quasi certamente in televisione o in radio. E una volta che sei dentro il sistema televisivo è sicuro come il sole e la luna che ti farai di tutto e di più. Non è sensazionale?

Quale difesa? No, non ho bisogno di difendermi… da che, poi? Noi siamo la generazione chimica, mica quella del piccolo chimico! Datemi un acido, un francobollo, un mattoncino Lego, o i chiodi che prese Gesù Cristo.

16. Ishmael, mettilo sotto torchio, stiralo per bene. Questo è un osso duro, parla ma male: non dice tutto. Ecco, così, bravo. Che fai, gridi? Non serve a niente: nessuno ti può sentire qui, qui dove le mura sono ben solide. Allora, vuoi che lo faccia smettere? Io lo faccio smettere, ma tu ci dici subito, senza indugio alcuno, come stanno realmente le cose: è vero o non è vero che fai parte d’una conventicola, d’una mafietta? E chi sono i tuoi complici, quelli che fanno mafietta?

Sì, è tutto vero. Tutto… Ma non è colpa mia se l’editoria funziona come la mafia organizzata. Se vuoi scrivere devi pagare il pizzo, è così. E non solo ai cinesi. Le mafie editoriali sono una realtà non sradicabile. C’è niente da fare, c’erano ieri e continuano ad esserci oggi, sono già il futuro. Non è importante saper scrivere bene, è invece importante poter contare su amici forti pronti a sostenerti anche se sei solo capace di scrivere emerite boiate. La bravura non è indispensabile, è più che altro un accessorio: l’importante sono le amicizie, quelle che comunemente il popolino dice mafiette. Siamo tutti complici, tutti ugualmente compromessi: se non sei compromesso allora è chiaro a tutti che sei soltanto un fallito. E’ il solo modo per essere uno scrittore. Gli sfigati si autoproducono e non se li caga nessuno… Che ti autoproduci a fare? E’ peggio che spararsi una sega ben sapendo che non c’hai una sola goccia di seme utile nelle palle. Anche i piccoli editori… sì, anche loro, soprattutto loro… be’, insomma, diciamo che danno qualcosa ai grandi affinché gli lascino un po’ di spazio: insomma pagano il pizzo e mettono nei loro cataloghi introduzioni di firme importanti a romanzetti di nulla importanza. Ma queste introduzioni costano l’Ira di IO, tu capisci che è così. Però non c’è scandalo, ecco… è da sempre che funziona così. Ora basta, basta con quei ferriii… bastaaa… non mi toccate le palle… nooo… non strizzarle più Ishmael, soprattutto tu, Figlio mio!

17. Supponiamo, per un momento soltanto, che tu riesca ad uscire vivo da questa tortura: dopo, dopo che farai, che faresti? Oramai in Montatori non ti vogliono più, lo sai, nevvero? Però la colpa è tutta tua: sei tu quello che ha litigato con loro, mica son stati loro a stuzzicarti, loro solo ti chiedevano di scrivere…

Ho litigato perché… Ah, a questo punto! Il fatto è che volevo più soldi, sull’unghia, più danari sonanti. Ma loro m’hanno risposto picche. Allora ho tirato fuori la scusa che volevo scrivere un romanzo neoborghese: niente di più falso. Io volevo solo dei soldi, tanti soldi solidi, perché se non ce li hai è impossibile emanciparsi dal vivere borghese. Io non voglio la tragedia borghese sulle mie spalle, voglio essere un Agnello col Rolex al polso. Le manette, converrai anche tu, non fanno un bell’effetto, anche se ti fanno maledetto agli occhi di qualche ingenua signorina casa e chiesa. Se esco di qui, se esco… ti taglio la gola, ti gambizzo..  Ti strapperò le emorroidi con le mie nude mani… E col tuo sangue scriverò un romanzo vero, ho già il titolo, “Le mie prigioni”! E la prefazione, la marchetta, sarà firmata dal collettivo My Wings, in pratica un successo totale…

18. Forse ti lasciamo libero. T’abbiamo conciato per le feste ormai, non farai molta strada. E tu che dici? Lo vedi da te che non ti reggi in piedi… Oh, vedi di starmi lontano! T’è andato in pappa il cervello… Non sono tua moglie né la tua amante. Che fai? tocchi? …non è divertente e nemmeno psichedelico…

…un successo totale, assoluto… ah, ah, ah

La stampella, che bella la stampella: sei tu la mia stella, quella che amo alla follia. La stampella, la stampella, com’è bella, quant’è bella… Si lascia toccare, si lascia tastare, una questione di cervello… Madonna che intervista psichedelica? Quand’è che replichiamo?

[ CENSURED ]

19. Che dio possa segnare ogni tuo passo. Che il diavolo ti porti con sé. Sei un uomo libero, almeno fino alla prossima Inquisizione. Ma per il momento sì, sei libero. Però nutro tema che sia solo una libertà fittizia quella che t’abbiamo gentilmente accordato. 

Grazie Iannox, grazie. M’inchino… M’inchino a strapparti le emorroidi con queste mie nude mani… Voglio il tuo sangue… tutto il tuo sangue… Mi serve… E’ inchiostro… E’ inchiostro di mostro…

Grazie Iannox, la sera c’ha il rosso sangue in bocca, la sera c’ha il rosso sangue in bocca, la sera c’ha il rosso sangue in bocca… Te le strapperò una ad una… un successo totale…

[ CUT ]  

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, cronaca, cultura, editoria, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe o King Lear, letteratura, racconti, satira, società e costume e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.