L’impiccato di Russell D. McLean. Esordio letterario mozzafiato – di Iannozzi Giuseppe

L’impiccato di Russell D. McLean
Esordio letterario mozzafiato

di Iannozzi Giuseppe

http://www.revolverlibri.it/

Russel D. McLean - L'impiccato - Revolver libri

Quando si fa riferimento al tartan noir impossibile è non guardare a James Ellroy, a una società profondamente imbalsamata nel cinismo e nella stanchezza di tutto e di tutti. Questo genere non predilige eroi tutto d’un pezzo, bensì dei personaggi piuttosto comuni che potremmo definire degli anti-eroi, persone comuni nelle quali è facile che il lettore ritrovi (o perdi) sé stesso, la sua identità, le sue compulsioni. Non c’è pietas né sentore di commozione o compassione: il tartan noir ricusa l’eroe, l’investigatore perfetto à la Sherlock Holmes, preferisce invece e di gran lunga mettere in scena l’uomo comune, della strada, magari un ex poliziotto, senza mai dimenticare le crisi e i suoi travagli personali, i fantasmi del passato che riemergono e che gli si presentano come la cattiva copia dell’ombra di Banco a Macbeth.
Il tartan noir è nato per soddisfare tutti quei lettori stanchi di leggere storie poliziesche dai connotati prettamente americani; tra gli esponenti maggiori vanno ricordati almeno Glenn Chandler, Val McDermid e Ian Rankin. Quest’ultimo è forse il più conosciuto in Italia: impossibile non aver letto, o anche solo dato una veloce lettura, a lavori quali Anime morte, Cerchi e croci, Dietro la nebbia.

Russel D. McLean

Russel D. McLean

L’impiccato è il secondo romanzo di Russel D. McLean, quello che lo ha consacrato in patria come uno dei migliori letterati scozzesi, tanto da spingere un mostro sacro come John Connelly a dire di lui che è “il più esaltante debutto della letteratura scozzese… un incredibile talento”.

McNee è un detective privato: il suo recente passato non è affatto felice, sua moglie è morta e la famiglia della donna è non poco scossa, soprattutto il padre che lo accusa d’esser stato lui la cagione del dramma. McNee è stato un poliziotto, ma si è ritirato. A Dundee conduce la sua nuova attività. E’ solo come un cane bastonato e si sente grossomodo a suo agio nel ruolo, nonostante il dolore alla gamba che non passa, un dolore che è la diretta conseguenza dell’incidente in cui gli è morta l’amata moglie. I dottori dicono che è una cosa psicosomatica, ma McNee per farsi passare il male è costretto a ingollare pasticche su pasticche. Ha ancora un volto giovane, che però presto si sciuperà nelle rughe e nel grigio, e lui lo sa.

Da quando ha intrapreso la strada del detective privato, casi veramente importanti non gliene sono capitati, poi un giorno James Robertson entra nella sua vita. Gli chiede d’indagare sulla morte del fratello trovato impiccato. Per la polizia si tratta di suicidio, ma James non crede che Daniel si sia tolto la vita. McNee accetta il caso e rompe le scatole a quelli giù di Londra, dove Daniel si era trasferito trent’anni or sono. Con qualche telefonata, il detective scozzese riesce a racimolare qualcosa più di niente su Daniel, anche se non riesce a sapere tutti i particolari che gl’interessano: di certo c’è Daniel che non è mai stato uno stinco di santo e questo spiacerà parecchio al suo cliente, James Robertson. Il fratello di Daniel non la prenderà bene: è un bigotto, uno che crede nella famiglia e nella chiesa, un fanatico di tutto punto. Non gli piacerà sapere che suo fratello era un dannato tirapiedi. Ma c’è di più: Daniel aveva una amante. E lei non sa che il suo uomo è morto. Quando, di punto in bianco, si presenta nell’ufficio di McNee per sapere che fine ha fatto Daniel, McNee rimane a bocca aperta: non è di certo una donna che si possa dire di classe. Sarà davvero impossibile dirlo al fratello. La donna vuole sapere, ma McNee non ne sa ancora abbastanza, anche se è sempre più convinto che Daniel non si sia suicidato.
Niente va per il verso giusto. Quella che doveva essere un’indagine di routine diventa presto una storia sporca, troppo. L’amante di Daniel viene trovata morta in un lago di sangue: McNee ci rimane quasi secco. La donna è stata uccisa in maniera più che violenta. Chiunque l’abbia fatta fuori non intendeva mandarla semplicemente al Creatore. Il suo cadavere vilipeso è un segno, forse un indizio importante. Nell’intanto James Robertson è su tutte le furie: non vuole che si scavi ulteriormente nel passato del fratello e gli ordina di interrompere subito le indagini. Per McNee è un brutto colpo, perché oramai la storia gli è entrata nel sangue e non può mollarla così su due piedi, neanche se è il cliente a ordinarglielo.

Russel D. McLean porta al lettore una storia claustrofobica, nebbiosa, acida, nichilista, senza speranze, facendosi forte d’un tono asciutto, privo di fronzoli. Per certi versi McLean è non meno acido e fosco di Irvine Welsh: McNee è un detective che ama il feroce buio che si è fatto il nido nel suo animo; è uno che investiga intorno ai borderline senza rendersi conto che è lui stesso uno con non pochi disturbi.
Ne L’impiccato di Russel D. McLean non ci sono né bulli né pupe e tantomeno secchioni, dimenticate dunque le facili e un po’ tanto stereotipate crime story americane: qui ci sono uomini veri, normali, disturbati, personaggi in cui ognuno di noi si può identificare. Ne L’impiccato di McLean si respira nebbia e fumo, e si sente il sapore dolciastro del sangue, quello de I miei luoghi oscuri di James Ellroy però e non quello solare e tutto palme di CSI: Crime Scene Investigation.
Siamo di fronte a una formidabile crime story in perfetto stile scozzese da parte di un autore che è già un mito in Scozia, un autore che non mancherà di far parlare a lungo di sé, potete metterci la mano sul fuoco sin da ora.
L’impeccabile traduzione è di Matteo Strukul, autore de La ballata di Mila (Edizioni e/o – collezione Sabot/Age).

L’impiccato – Russel D. McLean – Traduttore: Matteo Strukul – Revolver libri – Pagine: 264 – ISBN: 9788866346036 – Prezzo: 13,00 €

Di Matteo Strukul su questo blog leggi:

La ballata di Mila

Intervista all’Autore a cura di Iannozzi Giuseppe

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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5 risposte a L’impiccato di Russell D. McLean. Esordio letterario mozzafiato – di Iannozzi Giuseppe

  1. romanticavany ha detto:

    Una storia da leggere tutto d’un fiato…magari in vacanza.
    Buonanotte!!
    ♥ vany

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  2. dandyna ha detto:

    ti ho linkato, beppe!

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Credo sia più una lettura per il tuo babbo. Ai maschietti queste storie piacciono parecchio. Dipende se al tuo babbo piacciono i gialli e i noir.

    Grazie infinite.

    ♥ Bacetti

    orsetto di VaNY

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  4. annamaria49 ha detto:

    Non è il mio genere di lettura, ma ho potuto leggere la tua recensione davvero esaustiva e scritta con classe e competenza. Comunque potrei anche ricredermi e leggere quest’autore che mi ha incuriosito dopo la tua presentazione.
    Buona giornata
    un bacione
    annamaria

    p.s.(caro Beppe spero che tu non abbia pensato che la storia del racconto mi appartenga. Io amo scrivere anche in prima persona, solo che ho notato che tanti pensano che io ne sia la protagonista.)

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cara Annamaria, secondo me ti perdi qualcosa. Se c’è una cosa che ho imparato è che esistono libri o scritti bene o male, e non libri non interessanti. Russell D. McLean ha da insegnare a tanti scrittori, italiani e non: non è la banalità fine a sé stessa quella che McLean propone al lettore moderno. Offre invece una lettura in cui ognuno puo’ specchiarsi, perché ci sono anche parecchi personaggi femminili, con le loro paure e i loro drammi personali e familiari. Non pensiamo che il tartan noir si limiti a una storia dove si parla di uno che è morto punto e basta.

    Un bacione

    beppe

    P.S.: Dal canto mio, non ho mai pensato che il racconto da te letto fosse in qualche modo autobiografico. Non sono così ingenuo.

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