Aldous Huxley. Ape and Essence | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Aldous Huxley. Ape and Essence

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Aldous Leonard Huxley nasce in Inghilterra a Godalming nel 1894 da una famiglia tanto agiata quanto illustre. Suo nonno, Thomas Henry, noto zoologo, era uno dei più accesi sostenitori delle teorie darwiniane, mentre il padre, Leonard Huxley, per lungo tempo fu alla direzione della prestigiosa Cornhill Magazine e la madre, Julia Arnold, era la nipote del prestigioso poeta Matthew Arnold. Inoltre il fratello, Julian Sorell, era un biologo di fama mondiale e il fratellastro, Andrew, era addirittura Premio Nobel per la Medicina.
A. L. Huxley a sedici anni prende la decisione di iscriversi alla Public School di Eton: è sua intenzione diventare medico, ma, iniziati gli studi, contrae una grave forma di cheratite, che nel giro di pochi mesi lo conduce quasi alla completa cecità. Tuttavia riesce a portare a termine gli studi imparando il braille, anche grazie al prezioso aiuto di precettori privati; i problemi alla vista stroncano di netto quella che per Aldous Leonard poteva essere una brillante carriera scientifica, magari meritevole di ricevere il Nobel. Ma Aldous è giovane, coraggioso, incosciente, e a vent’anni, servendosi di una lente d’ingrandimento, riesce comunque a leggere e scrivere: con la vista di un solo occhio e una lente d’ingrandimento, è determinato a iscriversi al Balliol College di Oxford. La tenacia del giovane Aldous è ammirevole; nel 1915, nonostante i problemi agli occhi, riesce a laurearsi in Letteratura Inglese e Filologia.

A. L. Huxley si mette alla prova con la scrittura durante il primo periodo bellico: ad inizio della sua fortunata carriera letteraria pubblica recensioni di teatro, arte, musica e libri sull’autorevole rivista Athenaeum e sulla Westmister Gazzette, ma anche poesie intrise di un romanticismo satirico. Crome Yellow, la sua opera prima, esce nel 1921: è un romanzo che non entusiasma né la critica né il pubblico, in quanto è quasi privo di una vera trama, nonostante le esuberanti caratterizzazioni dei personaggi e alcuni dialoghi intelligenti da salotto, da dandy. Fortunatamente, Huxley negli anni successivi, si allontanerà definitivamente e dal romanticismo e dal dandismo.
Lo scrittore trascorre molti anni della sua vita viaggiando. E’ uno spirito irrequieto e si sente a suo agio solo quando è in viaggio: visita la Francia, l’Italia, l’India e gli USA (dove poi si trasferirà definitivamente a partire dal 1938). Tra il 1925 e il 1926 il giovane scrittore si lascia incantare dall’India dove trascorre quasi due anni pieni analizzandone il folklore e l’ambiente tutto; sono anni di formazione assai importanti per A. L. Huxley. Il soggiorno è fruttuoso: Huxley scrive Point Counter Point, un quasi capolavoro, un ottimo esempio di ‘romanzo delle idee’: imitando la tecnica di James Joyce per scrivere il suo Ulisse, A. L. Huxley dà corpo a uno scritto che, attraverso la costante contrapposizione dei tempi, degli umori dei personaggi e delle scene, ritrae il flusso della vita quasi fosse una sinfonia, o meglio, una rappresentazione frammentaria che il lettore deve ricomporre e adattare al suo spirito. A. L. Huxley soggiorna anche in Italia tra il 1923 e il 1930, tranne negli anni ’25 e ’26 perché in viaggio nei territori dell’India. Nel 1930 vive tra la Francia e l’Inghilterra e comincia a prender parte alla vita politica; quindi nel 1932 scrive quello che è il suo capolavoro, Brave New World. Il romanzo è subito accolto bene negli ambienti artistici e critici, e il pubblico lo legge con avidità: Huxley è ormai uno scrittore di fama. Nel 1934 è pellegrino tra il Centro America e gli Usa; nel 1937 conosce il Dottor Bates di New York, che ha messo a punto una terapia di Rafforzamento della Vista a cui Huxley si sottopone con ottimi risultati.
Nel 1944 i suoi sforzi sono tutti indirizzati alla stesura di The Perennial Philosophy, una raccolta di saggi filosofici che mette a confronto, e commenta, tutti gli ideali dell’Uomo contemporaneo: Religione, falso Misticismo, Scienza, Arte, Sesso e Politica. La raccolta viene pubblicata poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1952 lo scrittore pubblica The Devils of Loudun, una ricostruzione storica di un processo per stregoneria nella Francia del Seicento che contiene non pochi elementi mistici. Il misticismo per Huxley negli anni Cinquanta è uno dei suoi principali interessi se non l’unico. The Devils of Loudun ritrae l’esperienza Umana sulla Terra in tutta la sua orrenda e gotica tragicità senza per questo scadere nella melanconia o nei facili sentimentalismi; questo lavoro di Huxley è un vero e proprio ritratto antropologico e tribale dell’umanità, forse la sua opera più difficile. L’interesse nei confronti del misticismo porta l’autore a confrontarsi anche con la meditazione filosofica indotta dalla droga: Huxley si convince che i sentimenti umani siano esclusivamente il frutto di reazioni chimiche all’interno del nostro cervello. Sperimenta così su sé stesso gli effetti della mescalina e dell’acido lisergico, e nel frattempo compone due importanti saggi: Doors of Perception (1954) e Heaven and Hell (1956). In questi scritti, L. A. Huxley parla delle sue esperienze con le droghe: la sua opinione è che le droghe permetterebbero di «diventare consapevoli dell’esistenza di un mondo ulteriore». La Beat Generation non può fare a meno di prestare attenzione a queste opere di Huxley.
Nel 1959 pubblica una raccolta di dodici saggi, Brave New World Revisited: questo lavoro ha il compito di sviluppare ulteriormente le tesi che lo scrittore aveva sostenuto nel romanzo Brave New World e quindi le profezie in esso contenute. Nel 1962 Huxley torna ad interessarsi di letteratura e lascia da parte la materia saggistica: scrive The Island, una sorta di utopia che descrive un eden terrestre su di un’isola deserta; si tratta di un paradiso mortale, dove la felicità è possibile ma è anche destinata a finire presto. In Island, Huxley dà corpo alle teorie contenute nei suoi saggi in forma narrativa: questo è lavoro ostico, duro, troppo intellettuale perché possa avere successo commerciale, ma interessa comunque una certa schiera di intellettualoidi della Beat Generation.
Nel 1960 gli viene diagnosticato un cancro alla lingua; la vista dello scrittore subisce un brusco regresso che si conclude con una cecità pressoché totale. Il 12 maggio del 1961 la casa di Huxley prende fuoco distruggendo tutti i suoi libri e scritti. La perdita di quanto più amava fu un colpo durissimo da sopportare per Leonard; ad un amico confessò, “Vedi un uomo senza passato”. La perdita dei suoi scritti nel fuoco segna duramente lo scrittore per il resto della vita.
Aldous Leonard Huxley muore ad Hollywood nel 1963, lo stesso giorno dell’assassinio del presidente Kennedy, che se fosse riuscito a sopravvivere, forse, avrebbe dato una immagine nettamente diversa all’America. Forse l’America, se Kennedy non fosse stato ammazzato, oggi sarebbe molto ma molto diversa.

Tutte le incursioni di A. L. Huxley nella fantascienza, si presentano come utopie alla rovescia pregne di un pessimismo antropologico, di un pessimismo che fa parte della natura umana: ad esempio, Brave New World, After Many a Summer (1939), Ape and Essence (1949) e The Island, guardano al futuro come una realtà che forse sarebbe meglio se mai si realizzasse. L’ironia di Huxley è distruttiva, e per certi versi cinica e nichilista; negli anni Cinquanta, le opere di Huxley in Italia, ma anche altrove, furono accusate di contenere frammenti di ideologia fascista. Tuttavia Huxley è stato uno dei primi scrittori a coinvolgere cultura scientifica e umanistica in una unica soluzione narrativa, in un contesto fantascientifico; e gli intellettuali del tempo lasciarono che il “fascismo latente (intellettuale!)” di Huxley diventasse un elemento decorativo delle sue opere e non la perorazione di una ideologia.
Huxley fu scrittore dotato di capacità di preveggenza? Probabilmente no: Huxley era soprattutto una mente creativa, un intellettuale tout court, che guardava al futuro con l’occhio non di un poeta, bensì con l’occhio dello scienziato che ipotizza il futuro della società. Il filosofo tedesco T. W. Adorno evidenzia: «Huxley si schiera [a differenza di altri romanzieri della tradizione distopica, così ricorrente nella cultura britannica] con coloro che all’era industriale rimproverano non tanto la disumanità, quanto la decadenza dei costumi. L’umanità viene posta davanti alla scelta tra la ricaduta in una mitologia che a Huxley stesso pare discutibile e un progresso verso una compatta illibertà della coscienza. Non resta nessun spazio per un concetto dell’uomo che non si esaurisca né nella coercizione del sistema collettivistico né nella contingenza del singolo. La costruzione di pensiero che denuncia lo Stato universale totalitario mentre esalta retrospettivamente l’individualismo che pi portò, è quasi totalitaria essa stessa». Si può dire che Huxley fu un mistico scientifico, ma è impossibile asserire che lo scrittore fosse un mistico poetico o romantico. Il grande poeta T. S. Eliot, nel 1927, definì Huxley “uno di quegli scrittori che debbono scrivere trenta romanzi prima di scriverne uno buono”: un giudizio severo quello di Eliot, il quale asserì anche che Huxley era “malato di sentimentalismo e di religiosità chic”. George Orwell e Virginia Woolf non poche volte hanno manifestato scontentezza e severe critiche nei confronti dei lavori di Huxley.
Dopo Crome Yellow – suo primo romanzo fortemente contaminato da un romanticismo fuori luogo -, Huxley ha praticamente dimenticato ogni sentimentalismo e ha rivolto la sua attenzione all’analisi scientifica dei sentimenti. La poesia, quando presente negli scritti di Huxley, è puramente scientifica; anche quando fa delle citazioni dai poeti romantici, come in Hape and Essence, queste sono introdotte in un corpus narrativo tanto ironico quanto scientifico. Lo scrittore è stato spesse volte considerato dalla critica anglosassone come uno spirito irrequieto, quindi, quasi tutti gli studi sulla sua statura artistica sono stati approntati comparando la sua opera a quella di scrittori come Evgenij Zamjatin, George Orwell ed Anthony Burgess. In effetti L. A. Huxley, nei suoi scritti più importanti, si preoccupa di evidenziare la perdita dell’individualità e della libertà di pensiero, ma non è né George Orwell Anthony Burgess, nel senso che è sempre almeno un passo o due indietro rispetto a loro.

Con La scimmia e l’essenza, L. A. Huxley ci proietta nel 2108, in un mondo devastato da una terza guerra mondiale, da cui si sono salvate soltanto la Nuova Zelanda e l’Africa equatoriale. Mentre i neri africani risalgono il corso del Nilo e invadono l’Europa e praticano i riti della circoncisione nelle sale del Vaticano, i primi esploratori neozelandesi si avventurano lungo le coste della California, dove il potere è ormai in mano alle scimmie, che dominano su tutto e portano al guinzaglio Einstein clonati.
Tra le rovine di una Los Angeles sopravvive una élite degradata di uomini, che non esita a bruciare i libri e a praticare il culto di Satana, dio rovesciato di una logica perversa che ha condotto l’umanità a vivere un futuro dove l’individualità è negata, dove la libertà di pensiero non esiste, e dove, soprattutto, Satana è considerato un male necessario e giusto che l’umanità deve venerare perché colpevole, nel corso dei secoli prima della terza guerra, di aver sempre idolatrato e segnato la strada per il Signore delle Mosche, dichiarando all’opinione pubblica il contrario. La società è colpevole due volte: nei secoli passati ha sempre dichiarato il falso, nel futuro (il presente del romanzo La scimmia e l’essenza) se ci si rifiutasse di adorare il Diavolo, si negherebbe ancora una volta la vera storia dell’umanità e quindi le sue radici più vere.
In La scimmia e l’essenza, lo scrittore si serve dell’espediente classico del manoscritto ritrovato per raccontare e dar corpo alla sua utopia nera: una sceneggiatura rifiutata si trova per coincidenza fra le mani di un personaggio di Hollywood… La prima parte del libro descrive la superficialità del mondo patinato di Hollywood, poi l’interesse cade su questa sceneggiatura rifiutata e l’autore comincia a descrivere il futuro introdotto in una scenografia hollywoodiana. Il canovaccio non manca di descrivere una storia d’amore che nasce tra un esploratore e una ragazza neoselvaggia; la fuga dal mondo, che li tiene prigionieri di un civismo comunitario barbaro, verso un deserto è l’unico messaggio metaforico di speranza, una ventilata salvezza per il genere umano, comunque altamente incerta.
Il romanzo è una visione grottesca e antropologica del futuro, un futuro addirittura più negro e pessimista di quello disegnato da George Orwell in 1984 e da William Golding ne Il Signore delle Mosche.
Pur adottando una ironia falsamente swiftiana e donchisciottesca, L. H. Huxley in questo romanzo dice, senza mezze misure, che né il capitalismo né il comunismo sono buoni per la sopravvivenza di una qualsiasi società; il progresso tecnologico così come l’ignoranza sono il male; l’amore e l’odio sono processi chimici del nostro cervello e solo se si riesce ad interpretare la chimica dei sentimenti è forse possibile conquistare nuovamente il proprio individualismo: insomma l’umanità è nata sotto il segno di Caino e non può sfuggire al suo naturale destino.
A. L. Huxley pur non raggiungendo la maturità e la profondità intellettuale di George Orwell, in questo romanzo satirico riesce comunque a provocare il lettore, a farlo arrabbiare veramente: il lettore non può fare a meno di guardare a Huxley come a un ‘fascista nichilista’, quando dovrebbe interpretare il fascismo (se di reale fascismo è possibile parlare) come ‘un gioco fascista di idee’, quindi ‘intellettuale’.
La scimmia e l’essenza non è un capolavoro, ma è un lavoro irritante che spinge a riflettere: è sicuramente uno scritto interessante, degno di considerazione, un lavoro definito e compiuto e non un romanzetto modaiolo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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