Un collage di verità: prima, mentre e dopo il G8

Un collage di verità: prima, mentre e dopo il G8

di/a cura di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Il presente articolo raccoglie semplicemente una serie di testimonianze di chi ha partecipato direttamente e/o indirettamente  alle manifestazioni e alle discussioni contro il G8. Le fonti, là dove possibile, sono state citate con tutti i particolari del caso. Considerando la particolare natura del presente scritto, si tenga presente che in questa sede non si intende prendere posizione né a favore né contro il G8. Si è invece preferito lasciare che parlassero i protagonisti, o quanti tali si ritengono, permettendo così ai lettori di ricavare da sé (da soli) le conclusioni, i giudizi, circa gli ultimi accadimenti che hanno visto Genova protagonista di una rabbia impossibile da inquadrare in un preciso contesto socio-politico o anche solo antropologico.

Molto si è detto, forse troppo durante questo G8: le acque sono inquinate quanta basta perché, senza ombra di ipocrisia, si possa dire che, in questo momento storico, tirare le somme su chi ha ragione, su chi ha torto, è cosa assai azzardata e controproducente per quanti  stanno cercando di comprendere i perché e i percome di questi giorni infuocati, che non possono non essere, forse, paragonati a quelli vissuti nel Sessantotto da tanti e tanti uomini e donne e bambini di un’altra generazione oggi spettatori (forse ancora protagonisti)  di una società sempre più avviata verso un disgregamento del tessuto sociale.

Questo collage di informazioni è stato trattato in modo del tutto asettico: non sono state apportate correzioni di sorta (solo gli errori grammaticali più evidenti sono stati corretti);  per quanto possibile, si è tentato di riprodurre integralmente le dichiarazioni rilasciate dai protagonisti, anche se, per ovvi motivi di spazio, sono stati apportati alcuni tagli cercando di mantenere l’originalità dei pensieri espressi, questa era operazione, purtroppo, necessaria.

g.i.

Cosa è la globalizzazione?

La globalizzazione è un fenomeno di “annullamento” del tempo e dello spazio consentito dalle nuove tecnologie della comunicazione (Internet in primo luogo) e di superamento delle barriere allo spostamento delle merci e delle persone. L’interscambio delle merci è favorito dall’immediatezza di flussi finanziari “comandati” tramite reti telematiche.

La globalizzazione è negativa?

Di per sé non è per nulla un fenomeno negativo. Può essere gestita ad esempio per vendere le merci dei paesi poveri “saltando” l’intermediazione delle multinazionali. Ma può essere gestita anche con il fine di mettere i lavoratori di tutto il mondo in competizione fra loro; in tal modo le multinazionali producono con i costi del lavoro più bassi in assoluto presenti a livello mondiale. Per questo sarebbe corretto parlare di “globalizzazione del capitale” e non di generica globalizzazione. […]

Quali condizioni di lavoro vengono imposte dall’attuale globalizzazione?

Più o meno le stesse che vissero i lavoratori inglesi nei primi anni della rivoluzione industriale, quando mancavano i diritti sindacali e la previdenza sociale. Ad esempio nelle Filippine nella zona di Cavite “i turni regolari vanno dalle sette di mattino alle dieci di sera, ma alcune notti alla settimana le dipendenti devono lavorare fino alle due di mattino. Nei periodi di maggior lavoro non è raro avere due turni consecutivi di straordinari con la conseguenza che molte donne hanno solo due ore di sonno prima di ripartire da casa per tornare al lavoro (…) In Cina vi sono casi documentati di turni che durano tre giorni consecutivi durante i quali i lavoratori sono costretti a dormire sotto i macchinari”. (NL p.196-7) Per non parlare dei bambini incatenati ai telai per produrre tappeti (emblematica è la storia di Iqbal Masih, bambino sindacalista assassinato in Pakistan). […]

Il divario fra ricchi e poveri sta aumentando?

“Nei calcoli di Angus Maddison, noto storico dell’economia, il divario tra i redditi pro capite delle aree più ricche e quelle più povere del mondo si era ridotto da 15 a 1 a 13 a 1 nel corso dell'”età d’oro” del capitalismo moderno, ovvero dal 1950 al 1973. Invece nel periodo dal 1973 a oggi è di nuovo cresciuto fino al valore di 19 a 1”. Maddison è l’autore del rapporto appena pubblicato dall’Ocse “The World Economy: A Millennial Perspective” (GFP p.11). […]

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha un enorme potere: perché?

Le nazioni che guidano il WTO hanno un mezzo di ricatto che suona così: “Chi sbarra l’ingresso ai nostri investimenti subirà delle ritorsioni commerciali da parte dei nostri paesi”, spiega Francesco Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo.

Che effetti può avere questa globalizzazione sui diritti umani?

La pressione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio è tale che produce effetti anche sui diritti democratici dei lavoratori e dei cittadini. In Sri Lanka, per fare un esempio, è illegale qualsiasi iniziativa che possa attentare ai profitti che il paese realizza grazie alle esportazioni, inclusa la pubblicazione e la distribuzione di materiale di dissenso. Ranjith Mudiyanselage, un lavoratore dello Sri Lanka, fu ucciso nel 1993 perché sospettato di contravvenire a queste disposizioni. L’avvocato che lo difendeva fu trovato carbonizzato. (NL p.195) […]

Quando esplose il “movimento di Seattle”?

L’evento avvenne nel novembre del 1999 quando a Seattle (USA) si riunì il vertice dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. La contestazione fu imponente e vi parteciparono anche i lavoratori americani (in Italia CGIL-CISL-UIL hanno invece dichiarato di non voler aderire alla mobilitazione anti-G8); il vertice di Seattle venne paralizzato e Bill Clinton ne prese atto tentando un tardivo dialogo con i manifestanti. Per evitare una simile eventualità il prossimo vertice si svolgerà nel novembre 2001 in Qatar, uno staterello circondato dal deserto dell’Arabia Saudita. […]

Perché viene contestato il G8 se il G8 affronta i temi della povertà nel mondo?

Il G8 è stato costretto ad affrontare tali temi proprio per via delle contestazioni. Una cosa è affrontare questi temi, un’altra è dar prova di volerli risolvere privilegiando – una volta tanto – i poveri della Terra e non gli interessi delle multinazionali che finanziano le campagne elettorali di molti leader che siedono al G8. Infine il G8 è contestato perché tenta di accreditarsi – anche attraverso dichiarazioni di facciata sulla povertà mondiale – come strumento ufficiale sostitutivo dell’Onu. […]

Quale giudizio dà il Papa sull’attuale globalizzazione?

Giovanni Paolo II vede nell’attuale globalizzazione il rischio di un “nuovo colonialismo”. Ha affermato: “La Chiesa continuerà a operare con tutte le persone di buona volontà per garantire che in questo processo di globalizzazione vinca l’umanità tutta e non solo un’elite prospera che controlla la scienza, la tecnologia, la comunicazione e le risorse del pianeta a detrimento della stragrande maggioranza dei suoi abitanti. La globalizzazione non deve diventare un nuovo tipo di colonialismo e la Chiesa si batterà per evitarlo.” (discorso alla Pontificia accademia delle scienze sociali del 27 aprile 2001). L’8 luglio 2001, rivolto ai giovani e con esplicito riferimento al G8, ha affermato: “Non rassegnatevi a un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro (…) I potenti del mondo abbiamo un sussulto di nuova moralità di fronte ai drammatici problemi economici, sanitari, sociali, culturali e ambientali (…) La globalizzazione sia fortemente governata dalle ragioni del bene comune e dalle irrinunciabili esigenze della giustizia e della solidarietà”. […]

Perché alcuni studiosi della globalizzazione accusano il WTO di preparare un “colpo di stato globale”?

Scrivono due studiosi statunitensi, Brecher e Costello: “Il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) è frutto dell’Uruguay round, una tornata negoziale del Gatt. Il nuovo organismo ridefinisce il ‘libero scambio’ come diritto delle imprese di andare dove vogliono, incontrando il minor numero possibile di ostacoli da qualunque parte essi provengano. Una simile libertà per le grandi imprese si configura come una restrizione delle libertà dei governi e dei cittadini.

L’istituzione del WTO rappresenta in effetti un audace colpo di stato globale”. (CICG p.79) In particolare il progetto di esautorare i parlamenti nazionali per ciò che concerne la globalizzazione economica è stato tentato con il MAI, ossia il Multilateral Agreement on Investment. Ma per ora è stato bloccato grazie ad una mobilitazione internazionale.[…]

(Il dossier  è stato scritto per inquadrare i motivi della contestazione al G8 di Genova ed è diffuso da PeaceLink nell’ambito dell’agenzia ALTRInformazione, realizzata in collaborazione con la rivista Altreconomia – estratto dal dossier curato da Alessandro Marescotti, Peacelink – fonte riproducibile citandone la fonte)

Una testimonianza… quella di Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum.

“E’ stata una cosa pazzesca, un massacro. E’ difficile raccontare ciò che è avvenuto tra venerdì e sabato. Per farlo mi aiuto con quello che ho visto io e quello che hanno visto  altri carissimi amici presenti a Genova […].Ci sono i campi di  raccolta, siamo tantissimi. Migliaia di persone assolutamente pacifiche, un clima meraviglioso (vi ricordate i campi scout?) si discuteva si cantava si stava bene insieme. Scout e militanti, volontari e professionisti e venerdì mattina iniziamo le piazze tematiche in una città blindata: le varie associazioni si troveranno sparse nella città per fare un assedio festoso con danze, performance e slogan alla famosa linea rossa. A questo punto sul lungo mare arriva il famoso Blak blok, alcuni di loro vengono visti parlare con la  polizia, altri direttamente escono dalle loro fila. Parlano soprattutto tedesco. Iniziano a sfasciare tutto. Polizia e carabinieri stanno fermi. I Black block cercano di infilarsi nel corteo dei lavoratori aderenti ai COBAS e altri sindacati, di cui picchiano uno dei leader, vengono respinti a fatica. Poi i Black bloc puntano sulla prima piazza tematica (centri sociali), piombano armati fino ai denti. La polizia li insegue, i manifestanti si trovano attaccati prima dai black e poi  dalla polizia che a quel punto inizia le cariche violentissime. I Black se ne vanno e piombano sulla piazza dove c’era la rete di Lilliput (commercio equo, gruppi cattolici di base, Mani Tese, ecc.). La gente  facendo resistenza pacifica cerca di  allontanarli. La polizia insegue: carica la piazza. La gente alza le mani grida pace! Volano lacrimogeni manganellate. Ci sono feriti. I Black se ne vanno e  continuano a distruggere la città… 300-400 del Black bloc vagano per Genova, chi li guida conosce perfettamente la città: il loro percorso di distruzione punta a raggiungere tutte le piazze tematiche dove ci sono le iniziative del movimento… E’ impressionante. Si muovono militarmente, si infiltrano, i capi gridano ordini, gli altri agiscono. E a ruota arrivano polizia e carabinieri. Intanto nella piazza tematica dove c’è l’ARCI e l’Associazione Attac ecc.: tutto va bene,  nel primo pomeriggio si decide di andarsene dal confine con la linea  rossa fino ad allora assediata con canti, scenette, ecc […] Sabato: la grande manifestazione, siamo veramente una moltitudine. Il corteo parte, ci sono mille colori. Gente di tutto il mondo. Tutte le associazioni, il volontariato, i contadini, i metalmeccanici, i curdi, …. ecc. Canti, danze, mille bandiere. Piazzale  Kennedy. Non ci sono scontri. Non c’è niente. Sbucano i Black block. La polizia improvvisamente, senza alcun motivo, spacca in due l’enorme manifestazione… Si scatena la guerra. Cariche dovunque, manganellate. Sono impazziti. La polizia carica i metalmeccanici della FIOM, i giovani di Rifondazione. […] Un’altra piccola cosa: sul giovane ammazzato. La  sapete la prima versione della questura prima che comparissero i video? …ammazzato da un sasso lanciato da altri manifestanti… Se  pensate che molta della documentazione raccolta da testimoni è stata distrutta dopo l’irruzione alla sede del Genoa Social Forum di questa notte…ci rimangono le ‘sicure’ versioni delle forze.

(testimonianza di Stefano Agnoletto)

E i centri sociali di Torino, ad esempio, cosa raccontano?

“A Genova, noi c’eravamo, abbiamo visto cariche selvagge ordinate e dirette dalla centrale della questura genovese (dove operavano i funzionari romani del ministero degli interni) ai danni dei cortei e blocchi tematici rispettivamente dei non violenti di Agnoletto, dei ‘disobbedienti’ dei centri sociali e delle ‘tute bianche’, del network dei Cobas. […] mentre piccoli gruppi di manifestanti di dubbia provenienza, al di fuori di qualsiasi logica, facevano esplodere la tensione con azioni insensate fuori di qualsiasi logica, facevano esplodere la tensione con azioni insensate contro distributori di benzina, semplici negozi e piccoli supermercati a conduzioni familiare, sotto lo sguardo benevolo delle forze dell’’ordine’ […] La dinamica della morte di Carlo Giuliani nasce dentro questo fosco quadro, nasce dentro gli scontri spontanei che si sono determinati fra manifestanti e polizia, dopo le ripetute cariche al corteo delle tute bianche-centri sociali, in una situazione in cui tutti avevano perso il controllo. Carlo Giuliani è morto perché ha voluto reagire all’ingiustizia dei pestaggi contro gente inerme di un corteo all’inizio tranquillo e festoso. […] Il giorno dopo, durante il grande corteo di 200mila persone che voleva essere volutamente – da parte di tutti – pacifico, abbiamo rivisto lo stesso film del giorno prima. Con la scusa di inseguire dei Black block (pesantemente infiltrati da agenti provocatori della polizia…) una marea di agenti di finanza e di ps aggredisce il lungo serpentone di manifestanti, giusto all’altezza dei centri sociali. […] A fine manifestazione, altre cariche a freddo, durante le quali vengono assaliti i pullman della FIOM. In tutta la giornata inseguimenti nelle vie e vicoli di manifestanti isolati e impauriti, pestaggi a sangue, senza risparmiare medici, avvocati e giornalisti al seguito del Genoa Social Forum…”

(testimonianza a cura del centro sociale Csoa Gabrio di Torino)

“E’ urgente riflettere e cercare di capire quanto è avvenuto socialmente e politicamente a Genova nelle giornate di lotta contro il G8 […] Venerdì decine di migliaia di persone partecipano alle mobilitazioni che avevano deciso di assediare e di violare il divieto della zona rossa. Tutti gli spezzoni sono stati pesantemente caricati dalle forze dell’ordine ben prima che riuscissero a giungere nei pressi che delimitavano le zone proibite. Dal mattino per otto ore le forze dell’ordine si sono mosse contro i manifestanti. C’è stato un crescendo di cariche e di attacchi con tutti i mezzi che avevano a disposizione: cariche, lacrimogeni, blindati, idranti, fino ad arrivare all’uso delle armi da fuoco e all’uccisione di un ragazzo di 23 anni […] In questa manifestazione  è emersa una forte radicalità di rabbia nei confronti della violenza della polizia che il giorno prima aveva ucciso un ragazzo: Carlo Giuliani, dimostrando col sangue quali fossero le vere direttive e intenzioni del governo Berlusconi e i presupposti di potenza dei capi del G8. […] Al di là della cronaca a noi interessa riflettere e proporre valutazioni sui motivi dell’accaduto. Intanto dobbiamo dire che l’avvento del governo di destra ha sicuramente modificato il clima generali in si è scesi in piazza. Sia come dispiegamento e direttive impartite alle forze dell’ordine sia come partecipazione e determinazione di massa […] Ci sono due elementi emersi in questi giorni che rischiano di condizionare molto il prossimo futuro. Si tratta della repressione e del tipo di risposta che il movimento dà a questa e il rapporto tra le componenti del movimento. E’ un insulto all’intelligenza credere che quanto è successo a Genova sia il frutto dell’azione di poche centinaia di violenti calati non si sa da dove e strumentalizzati dalla polizia […] Noi pensiamo che questa sia stata una reazione spontanea e collettiva: come spontaneo e collettivo è stato l’uso di sassi, assi e quant’altro per rispondere alle cariche. La stessa biografia di Carlo, un ragazzo genovese non certo emarginato: studente di storia che simpatizzato in passato per Rifondazione Comunista, frequentava i centri sociali genovesi, obbiettore ad Amnesty International testimonia, purtroppo tragicamente, che tipo di figura sociale si è scontrata in piazza a Genova. […] Sicuramente i Black bloc difficilmente assumeranno il peso politico e sociale dell’operaio di massa, ma sono oggi una realtà con cui bisogna fare i conti e con cui bisogna rapportarsi. Già in passato nella nostra città (si parla di Torino – N.d.r.) dopo gli scontri di Piazza Statuto qualcuno dichiarò che i giovani operai scesi in piazza erano estranei al movimento operaio e strumentalizzati da provocatori prezzolati. Vogliamo per una volta non commettere gli stessi errori!!!”

(dichiarazione rilasciata dal centro sociale Askatasuna di Torino a firma Network antagonista piemontese)

E il dopo G8? Ecco cosa può raccontarci…

Il padre del ragazzo ucciso, Giuliano Giuliani, al funerale del figlio il 24 luglio 2001: “… una vita breve, ma nella quale ci ha dato tante cose: ci ha dato la forza di stare in piedi anche oggi e di cercare di ragionare… mi ha insegnato a non giudicare più un ragazzo per la sua maglietta sdrucita, per i pantaloni bucati, per il piercing o le treccine. Dietro ci sono cuori pieni di voglia di fare, pieni di rabbia per l’ingiustizia… Vogliono un mondo migliore, o forse, almeno meno schifoso. Ma proprio perché sono giovani, lo vogliono domani mattina. Noi vecchi sappiamo che ci vuole pazienza, ma non si può neppure aspettare cent’anni. Noi dobbiamo accorciarli, quei tempi: non ci può essere tanta differenza tra domani e cent’anni. Uniamoci insieme perché avvenga tra dieci anni. Cerchiamo di tenere quel mio piccolo figlio dentro di noi.

Ed Amnesty International: “Amnesty esorta che ne corso dell’indagine penale aperta sull’uccisione sia fatta speciale attenzione agli standard internazionali relativi all’uso della forza e delle armi da fuoco da parte degli agenti delle forze dell’ordine… nella dispersione di assembramenti violenti, gli agenti delle forze dell’ordine possono usare le armi da fuoco solo quando mezzi meno pericolosi sono impraticabili e solo nella misura minima necessaria… Si invitano le autorità italiane ad avviare un riesame approfondito dell’attuale addestramento e dell’utilizzo degli agenti delle forze dell’ordine impegnate in attività di controllo delle folle…”

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Un collage di verità: prima, mentre e dopo il G8

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    Grazie Beppe,una lettura decisamente interessante e anche istruttiva.
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non ho portato giudizi di sorta, solo alcune risposte che sono state date da diverse parti: ognuno è così pienamente libero di trarre le sue conclusioni. Credo sia la cosa migliore da fare in certi casi, quando le acque sono troppo inquinate per poterle ripulire.

    beppe

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