Havana Glam di Wu Ming 5: il fallimento dell’Avantpop made in Italy | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Havana Glam di Wu Ming 5

Il fallimento dell’Avantpop made in Italy

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Havana Glam firmato da Wu Ming 5 è il primo esempio di AvantPop fantascientifico italiano di una certa importanza, anche se il risultato finale è piuttosto deludente.
Si inizia a leggere Havana Glam con un certa sorpresa e curiosità, ma durante il corso della lettura ci si annoia e si arriva alla fine veramente stomacati, forse confusi, forse annoiati… Comunque a fine lettura ci si arriva sicuramente, basta impegnarsi con tutta la propria volontà.

Havana Glam è scritto modestamente bene, ma non è un esempio di immediatezza stilistica, una pecca questa che impatta violentemente e negativamente sui contenuti politici del romanzo. Lo scritto è in più punti disarticolato, slegato, molti riferimenti storici e geografici sono scomposti in un puzzle per tutto il costrutto narrativo; e i personaggi fittizi si sovrappongono a quelli realmente esistiti, e i flashback sono azzardati e inseriti nel tessuto narrativo là dove non sono necessari. Il risultato è un po’ un pasticcio che consuma la mente nel vano tentativo di riagganciare le storie parallele di Havana Glam.

Havana Glam è un  prodotto non dissimile da Q e Asce di guerra: si dicono tante cose politiche – sociali -, ma tutte si risolvono e si concretizzano come delle COSE e non come informazioni intelligibili. Se c’è un messaggio politico e sociale in Havana Glam, questo è così ben nascosto fra le righe che è impossibile decifrarlo con piena sicurezza; apparentemente sembrerebbe una accusa contro il capitalismo, ma di più non è possibile sapere. E’ un’accusa punto e basta, una pistola che spara a salve tante e tante volte senza mai fare del male a qualcuno: il messaggio è un BANG pagliaccesco. I Luther Blissett già con Q si erano attirati contro aspre critiche da parte di molti, in quanto incapaci di produrre una informazione corretta; qualcuno disse addirittura che la loro apparente accusa contro il capitalismo era in realtà un mero atto di disinformazione a servizio del capitalismo. Ad ogni qual modo, lasciando da parte la critica contro i non-contenuti politici di Havana Glam, guardiamo un po’ più da vicino Havana Glam come prodotto AvantPop italiano: essenzialmente è AvantPop che riflette i cliché stilistici americani, uno stile confuso pienamente americano che ha ben poco di nostrano. Il costrutto narrativo/fantastico non è minimamente paragonabile a quello di Italo Calvino o di Primo Levi, piuttosto è molto vicino a quello di un pamphlet politico di Curzio Malaparte redivivo, che si prova a mettere nero su bianco una paranoia da cliché televisiva modello X-Files: questa è la tragica realtà. La fantascienza è quella stereotipata del solito viaggio nel tempo di cui non se ne può davvero più: basta con i viaggi nel tempo, oggi sono noiosi, troppi scrittori di genere e non ne hanno abusato violentemente.

La trama in breve: nel 1946, negli USA, è accaduto qualcosa di strano, un uomo è giunto dal futuro per consigliare agli Stati Uniti di distruggere il Comunismo prima che questo possa espandersi nel mondo; si vuol far scattare il piano Totality, ovvero il bombardamento atomico delle principali città sovietiche; lo scopo è quello di sgominare il Comunismo prima che questo possa prender piede a Cuba e nel resto del mondo. Ma qualcosa va storto: la linea spazio-temporale è stata alterata dall’arrivo dell’uomo del futuro, e questo non rientrava nei progetti dei mandanti. Poi, nel 1972, in Giamaica ci sono le elezioni presidenziali: dalla vittoria di uno dei due partiti avversari potrebbero dipendere le sorti della Rivoluzione Cubana, il futuro politico delle Antille, ecc. All’improvviso, un fatto inaspettato: David Bowie, abbandonata la maschera di Ziggy Stardust, annuncia di essere attratto dal Comunismo e di essere entrato nel suo periodo cubano: Cuba è palcoscenico del caos più totale. I marziani, giovani glam rockers influenzati da Bowie, sconvolgono la vita sull’isola e seminano zizzania tra i dirigenti del Partito Comunista… E nel 2045, dopo la guerra totale del 2021, il governo degli Stati Uniti esercita il proprio dominio su un pianeta quasi completamente devastato.
Un po’ noiosa come trama.

Havana Glamè un prodotto italiano che, forse, aveva pretese ben superiori rispetto a quelle che si sono concretizzate; sicuramente non è del buono AvantPop, non è Fantascienza, e non è un messaggio politico chiaro e politicamente corretto. Più semplicemente è il tentativo di scrivere una storia rivoluzionaria… mancata!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Havana Glam di Wu Ming 5: il fallimento dell’Avantpop made in Italy | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

  1. Dante Consoli ha detto:

    Bah, uno dei tanti libri che santificano la figura di Carlo Giuliani e demonizzano Placanica. Da perdere senza rimorsi.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ facile per certa gente demonizzare Placanica e farlo passare per il nemico. Non si recondo conto, o forse non vogliono rendersi conto che in quel frangente si trovarono di fronte due giovani, quasi coetanei e Giuliani era a volto coperto, con tanto di passamontagna, e un estintore in braccio sul punto di scagliarlo addosso al carabiniere. Placanica non ha avuto scelta, è stato costretto a difendersi. Non si fosse difeso a terra ci sarebbe finito lui, Placanica. E nessuno lo avrebbe pianto, con tutta probabilità.

    In ogni modo Free Karma Food è illegibile: un pastrocchio. Credo sia indicativo che Rizzoli non ha pensato neanche di farlo uscire in edizione economica. Uno dei libri più brutti e mal scritti che abbia mai letto. Un lavoro semplicemente impubblicabile, a mio avviso, e però è stato pubblicato. Ci è comunque andata bene, l’edizione paperback Rizzoli ha pensato bene di non farla.

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