Suicidi volontari | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Suicidi volontari

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

In treno

Non è chiara la dinamica dell’incidente, un uomo si sporge dal finestrino del treno e muore. Doveva essere intorno ai sessanta, o giù di lì, portati male, così riferiscono quanti lo hanno intravisto sul treno. Nessuno ha saputo fornire ulteriori dettagli per tracciare un identikit attendibile dell’uomo. Quello che si sa è che amava leggere fumetti e robetta porno. Le sue tasche piene di giornaletti. Stando alle prime indagini, si presume che nessuno conoscesse l’uomo. Si sospetta che non avesse una famiglia. Non era però un clochard. Troppe banconote nascoste fra le pagine delle riviste porno rinvenute nelle tasche della giacca della vittima. Non gli è stato trovato nessun documento addosso, e nemmeno un cellulare. L’uomo rimane senza identità, dopo aver perso la testa. Lo sconosciuto si era sporto dal finestrino del treno in corsa.

Il motivo non è possibile immaginarlo. Forse voleva prendere una boccata d’aria; forse non si sentiva troppo bene e intendeva vomitare sulle rotaie; o forse ancora era sua intenzione darsi la morte, anche se gli inquirenti escludono che possa trattarsi d’un suicida volontario.
L’uomo era salito sul treno alla stazione di Roma centrale per raggiungere Torino. Con sé un biglietto di andata e ritorno.
Si è affacciato e il treno, che stava passando il quel momento sul binario parallelo e opposto, gli ha staccato la testa di netto riducendola a una poltiglia di ossa e materia grigia. Impossibile ricostruire il volto del decapitato.

Essere o non essere

– Buonasera.
– A lei, Signore. Posso esserle utile?
– Curiosità.
– Per un articolo in particolare? Una lapide, un loculo, una cappella di famiglia, un statua commemorativa.
– Solo curiosità, solo curiosità.
– Dia pure uno sguardo in giro.
– Grazie, molto gentile.
– Troverà sicuramente quello che fa per lei.
– Temo di doverla contraddire…
– Perché mai?
– Non mi sembra di vedere alcunché d’interessante per me.
– Se mi dicesse che articolo sta cercando, potrei esserle d’aiuto.
– No, non la vedo. Non c’è.
– Forse è altrove! Se volesse dirmi, con precisione, di che si tratta.
– No, è inutile. Non è qui, per cui…
– Mi spiace di non esserle stato utile.
– Non è colpa sua. Arrivederci.
– Signore, aspetti! Il cappello, ha dimenticato il cappello.
– Che sbadato, non ho più la testa.
– Non si nota… per niente.
– Molto gentile da parte sua. Non so dove l’ho persa… dannata testa.
– Capita a tutti d’avere un momento difficile.
– Sì, forse ha ragione lei. La ringrazio di nuovo, non ho parole, non capita sempre d’incontrare un custode cimiteriale gentile come lei, con la testa sulle spalle, ben disposto verso il prossimo. Lo dico sul serio.
– Se lo dice lei, Signore.
– Lo dico, lo dico eccome. Sa qual è il brutto nella mia situazione?
– No, Signore.
– Non poter fumare una buona sigaretta.
– Non ci pensi, Signore.
– E’ un buon consiglio. La saluto, è già ora di chiusura e le ho fatto perdere tanto di quel tempo.
– Non si preoccupi, la gente non viene spesso qui, non gli piace il cimitero nonostante questo sia davvero molto piccolo. E quando qualcuno viene piange per sé stesso, per il futuro che lo attende al varco, mica per gli affetti che ha perso.
– Tutti uguali, tutti uguali, tutte teste bacate.
– Temo di doverle dare ragione.
– La saluto di nuovo.
– Anch’io.

Davide e Golia

Golia ricevette sulla fronte ‘na pietruzza. Era stato quel fetente di Davide a scagliarla con la sua fionda, illudendosi di buttarlo giù. Non l’aveva neanche sentito il colpo, giusto un graffietto. Davide doveva essersela fatta sotto di brutto, puzzava  più d’un morto e biascicava strane preghiere e invocava gli Dèi trascinandosi in mezzo alla polvere. Golia provò una sorta di pietà per il verme umano ai suoi piedi, così sfilata la spada dalla sua vagina, senza star a pensarci su una volta di più, spiccò dal busto del disgraziato la giovane testa riccioluta.


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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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10 risposte a Suicidi volontari | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

  1. Alessandra Bianchi ha detto:

    Mi ricorda Campanile, non so perché.
    Buona notte, caro Beppe.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non ho pensato a Campanile quando ho scritto questi racconti: naturalmente il fatto che questi brevi scritti ti ricordino un po’ Campanile non puo’ che lusingarmi e non poco. Sono racconti brevi, con un taglio cinematografico, ironici descrivendo però una attualità agghiacciante, quella dei suicidi.

    Buona notte e grazie infinite,

    beppe

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  3. domenica luise ha detto:

    Beppe, è un buon testo, scritto bene, appunto, con taglio giornalistico e cinematografico, una prosa perfettamente moderna. Per quanto riguarda il fatto di ricordare questo o quell’autore, se tutti seguiamo lo stesso tempo e gusto storico, è ovvio che possiamo somigliarci gli uni con gli altri. Mi ricordo un fatterello divertente, qualche anno fa ero alle mie prime pubblicazioni su internet e un commentatore entusiasta mi paragonò a una poetessa estera della quale in vita mia non avevo mai letto un rigo.

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  4. romanticavany ha detto:

    Quanta forza hai nell’anima nel raccontare, corrono su fili di seta i sogni creati dal cuore ma a volte
    cadono su lame affilate dal destino.

    Bounjour mon cher. Bisousssss
    ♥ vany

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  5. annamaria49 ha detto:

    La crudezza è sinonimo di verità. Non occorrono troppi giri di parole e il tuo stile asciutto sa come avvincere.
    un caro saluto
    annamaria

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non sono poi neanche troppo crudi: c’è dell’ironia di fondo, almeno così io credo. Rispecchiano certamente un mio modo di vedere, non ottimista.

    Un caro saluto a te, Annamaria

    beppe

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ci vuole forza nel raccontare. Non sempre è piacevole raccontare la vita, perché questa non è quasi mai felice. E però bisogna pur che qualcuno, coi pochi mezzi che ha, la racconti, se non altro per capire meglio sé stesso anche se poi non sarà d’utilità alcuna ai posteri.

    Bacioni, Romantica Agnellina ♥ ♥ ♥

    orsetto di VaNY

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie, Luise. Non ho cercato di dare un taglio profondamente letterario a questi brevi racconti. Li ho messi nero su bianco come dei fatti di cronaca. Una prosa moderna, anche se, ad onor del vero, non è quella che più amo. 😉

    Qualcuno lamentava che oramai tutto è stato scritto e che non ci sono più storie da raccontare. 😉 In un certo qual modo è vero: ci ricorda Umberto Eco che alla fine i libri finiscono col parlare di altri libri. Quello che noi possiamo fare è di rapportarci al nostro momento storico.

    Festa Campanile lo conosco bene, ma quando ho scritto i racconti non avevo in testa il suo taglio stilistico. C’era in me solo la necessità di raccontare.

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  9. cinzia stregaccia ha detto:

    Mi piace molto questo stile così “asciutto” che però nasconde quella sfilettata che arriva diretta.
    cinzia

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non è uno stile che uso sempre, solo in rari casi, come questo per evidenziare meglio come la finzione possa essere tragicamente vicina alla realtà. Credo che ogni storia abbia bisogno di un “suo” modo per esser raccontata e sortire così un qualche effetto sul lettore.

    bacione

    beppe

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