L’ossessione di Candido | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

L’ossessione di Candido

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Candido

Candido

Un giorno né bello né brutto, un giovane senza particolari ambizioni e talento decide di iscriversi a un Corso di Scrittura Creativa, convinto che sarebbe stato meglio che diventare poliziotto o vigile urbano così come gli era stato consigliato da amici e parenti.

Paga, o meglio i suoi pagano il corso, 4000 Euro in contanti e Mirko è iscritto. Le lezioni sono quattro al mese, una a settimana della durata di due ore. Al nuovo iscritto viene fornito il materiale necessario per diventare uno scrittore di grido, una penna, un taccuino e alcune dispense fotocopiate e rilegate alla bell’e meglio.

Mirko Candido non è mai stato un asso a scuola, se l’è sempre cavata per il rotto della cuffia con la sufficienza risicata, soprattutto perché gli insegnanti, sapendo del suo occhio di vetro, non mancavano di lesinargli un po’ di pietismo ma di taglia ipocrita. Candido era difatti nato con un solo occhio buono, il destro; l’altro semplicemente non c’era. L’orbita vuota fu riempita con un occhio di vetro. Tuttavia Candido, dai suoi coetanei presto ribattezzato Candeggina, non se ne fece mai un problema: un occhio gli bastava, e forse era anche troppo per quel poco che era abituato a fare o a non fare.

Il Corso di Scrittura Creativa, tenuto da un vecchio barbagianni che in gioventù aveva pubblicato un paio di romanzetti con piccole case editrici, nelle ore di lezione ama parlar di sé a ruota libera. Attacca il disco e va avanti per almeno un’ora buona. Agli studenti non gliene frega di quello che dice e non dice, si limitano a far finta d’esser attenti: hanno subito capito che con Giuliano la sola cosa da fare e annuire, dirgli che ha ragione, sempre, anche quando non pone delle domande. Giuliano Tozzo è un capellone grigio e grassoccio, con una pancia che straborda dai pantaloni, peloso come pochi, e basso di statura e non a caso fa uso di scarpe con il tacco altissimo che all’occhio dell’osservatore sono quantomeno ambigue. E non disdegna di tesser le lodi del cattolicesimo, senza alcun spirito critico. Tutti gli dicono che ha ragione, anche Candeggina, che chissà per quale strano motivo Tozzo ha preso a ben volere. Spesse volte Candeggina e Giuliano s’incontrano dopo il Corso di Scrittura Creativa, in un bar, in una birreria ma anche a casa di Giuliano. Il vecchio barbagianni se lo carica sulla sua Cinquecento rossa e a finestrini aperti corrono in lungo e in largo per la città, fumando come turchi.

L’amicizia fra Candeggina e Giuliano si consolida ogni giorno di più. Alcune voci di corridoio dicono che i due hanno una relazione omosessuale; tuttavia non ci sono prove, nessuno infatti ha mai visto i due farsi delle effusioni in pubblico.

Il Corso di Scrittura Creativa finisce con i risultati che si possono bene immaginare. Soltanto Candeggina, pupillo del vecchio barbagianni, appena uscito dalla Scuola di Scrittura ha un editore pronto a pubblicare un suo romanzo d’impianto diaristico. Qualcuno dice che a scrivere il libro sia stato il tenutario del corso, e che il giovane Candeggina si sia limitato a vomitare a voce la sua idea negli orecchi del Tozzo. Malelingue ovviamente.

Il primo libro di Mirko Candido viene pubblicato da un piccolo editore, con una generosa introduzione di Giuliano Tozzo. Copie promozionali a iosa vengono fatte pervenire a critici e redazioni di giornali. I più cestinano il libro non richiesto senza neanche sfogliarlo; ma qualcuno si spreca di leggere almeno le prime quattro pagine per una stroncatura. Unanime è il giudizio dei critici che recensiscono “Ossessioni”, il primo romanzo di Mirko Candido: una porcheria. Ciò non ostante Mirko e Giuliano non se la prendono. In un men che non si dica vengono fuori una tonnellata di racconti perlopiù a luci rosse, che alcuni giornaletti porno e fogli cattolici (di matrice underground) decidono di pubblicare sulle loro pagine. Candeggina spopola su questi giornaletti, che nessuno legge e che però tutti usano per rollarsi canne o farsi le prime seghe adolescenziali. Per i racconti pubblicati Mirko non becca un soldo, ma è felice: il Tozzo gli passa sottobanco una mancetta, che Candeggina sventola sotto gli occhi dei genitori felici fino alle lacrime.

Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a L’ossessione di Candido | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

  1. romanticavany ha detto:

    Ironico e un tantino pungente ma sempre con molto garbo ed eleganza del resto tu sei un “signor scrittore.
    Per questa tua pagina penso che,
    come dice il proverbio:” chi si accontenta gode”, e candeggina nella sua umiltà è felice.
    Buonanotte!! ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Come direbbe Voltaire, “Non condivido le tue idee ma darei la vita perché tu possa esprimerle in libertà”. In fondo Candeggina è vittima di sé stesso, del suo tempo: e non se ne rende conto. Diciamo pure che è un po’ tanto tonto, ma sta bene così. 😉

    Smaaackkk

    orsetto di VaNY

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  3. cinzia stregaccia ha detto:

    Candeggina ha avuto il massimo che poteva avere dato che povero lui “non era niente” quindi ..
    cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Candeggina era niente e continua ad essere niente: la morale di questo racconto è poi solo questa.

    bacione

    beppe

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