Con una puttana cicciona – di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Con una puttana cicciona

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Mi sveglio con la bocca impastata. Scendo dal letto. Il freddo del pavimento mi dà la scossa e sputo un po’ di catarro e sangue gengivale.
Ficco la testa sotto il rubinetto. L’acqua gelata mi penetra il cranio. Rimetto nel lavandino. Sto meglio.
Passo dal bagno alla cucina, nudo come mi sono alzato. Non mi passa manco per la testa di stritolarmi i coglioni in un paio di mutande.

***

contenuti esplicitiEro uscito con l’intenzione di disturbare i nullafacenti appostati agli angoli delle strade, e magari di rifilare un paio di calci a qualche checca del cazzo. Nessun programma in particolare, la solita noia. Però non andò proprio secondo le mie intenzioni.

Il primo che incontro è un pappone, un amico di lunga data che mi si pianta davanti, soffiandomi il suo diavolo di fumo dritto in faccia. Mai che l’abbia visto senza un cubano in bocca. Si atteggia a gran macho, ma è un maledetto finocchio, uno dei peggiori: tiene vivo un bel giro di donne, che ogni notte lavorano per lui, e qualora una dovesse sgarrare non ci pensa su due volte prima di rifarle la faccia. Picchia duro e non solo le donne. Mai dirgli che è una checca, è capace di rifilarti una coltellata in pancia sul momento, senza darsi preoccupazione di trovarsi in pubblico con dei testimoni. Un tipaccio con il quale è meglio non aver a che fare. A me mi lascia in pace però.

Ci siamo incontrati sui banchi di scuola tanti anni addietro, così tanti che è meglio non precisare. A quel tempo Dan era un soldo di cacio che i bulli se lo mangiavano. Le buscava. Ogni cazzo di giorno gli timbravano un occhio, o gli spaccavano un labbro, giusto per divertirsi. Era la vittima preferita dei bulli. Una volta, durante l’intervallo, l’ho salvato che era al muro; i soliti bastardi gli avevano già spaccato la faccia e adesso pretendevano che calasse le braghe. Dan piangeva come un vitello. Allora era uno scherzo della natura, così gracile che persino le ragazzine lo stendevano al tappeto. E’ stato dopo la pubertà che Dan è diventato una sorta di gigante, tutto d’un colpo. Oggi è un maciste alto più di due metri, peso forma sulle 250 libbre, e una faccia di cicatrici che non promettono niente di buono. Non ha dimenticato chi gli ha fatto del male, non perdona, si rifà dei torti subiti e lo fa con cinismo, senza pietà né pentimento. Quel giorno gli ho salvato il culo. Non mi sarei dovuto intromettere, ma l’ho fatto. Non so dire cosa m’abbia preso, sono partito in quarta e prima che i bastardi potessero metter su la difesa gli avevo appioppato due cazzotti in piena faccia che subito mi restituirono con gli interessi. Calci e pugni. Non gliene fregava un’emerita cippa che ero ormai a terra col fiato incastrato in gola. Quel dannato dì ne presi una valanga e mezza. Mi lasciarono sanguinante in mezzo alla polvere e non degnarono più d’uno sguardo Dan. Non dimentica Dan, è per questo che a me non mi tocca. Dopo il pestaggio rimasi a letto una settimana intera. Non dissi nulla ai miei vecchi, né denunciai la cosa al preside della scuola nonostante fosse venuto a trovarmi a casa. Gli armai la vecchia balla che ero inciampato. Insistette che gli dicessi la verità, ma la mia verità era quella. Rassegnato e scocciato mi augurò una pronta guarigione. Non lo ringraziai. Rimasi silenzioso come una tomba. A Dan quei farabutti non diedero più fastidio, a me invece continuarono a guardarmi in tralice per diversi giorni, senza mai avvicinarmi sul serio.

Dopo avermi innaffiato con il cubano, Dan con fare affettuoso posò una delle sua manacce sulla mia spalla. Aveva voglia di fare quattro chiacchiere.
“Ben, che mi racconti? Sempre a mollo nella merda?”
Tossii, per pura teatralità: “Così parrebbe.”
“Dovresti darti una ripulita, metterti a lavorare per me, avresti donne e grana a volontà…”
“Lo so, Dan. Ma non fa per me.”
“Quello che non fa per te è di vivere alla cazzo di cane come stai facendo.”
Non aveva poi torto, la mia vita era uno schifo.
“Ci penserò, Dan. Ci penserò!”. Ma Dan lo sapeva che non sarei mai entrato nel suo giro.
Cambiò discorso: “Hai già menato le mani?”
“Non ancora.” Dan tirò fuori il suo sorriso migliore: non gli dispiaceva affatto che battessi le checche e i barboni, ne era anzi felice.
“Che ne dici di farti una scopata? Te la offro io, s’intende.”
“A che devo tanta generosità? Non ti va forse che me ne vada in giro a piantar grane?”
“Per me fa’ quello che diavolo vuoi. Ma ti vedo giù. Hai bisogno di scopare. Per come sei messo stasera rischi di buscarle.”
Quando voleva, di rado però, sapeva essere quasi paterno con me.
Schioccò rapido le dita. Era il suo modo di chiamare le ragazze. Subìto, come materializzatesi dal nulla, si presentarono tre battone.
Forse aveva ragione Dan, non era la serata adatta per cercar rogne e poi un regalo di Dan era cosa rara da non rifiutare.
Scelsi la più brutta. Ero stanco di sbattermi le solite fighette incipriate.
Dan se la prese un po’, facendomi osservare che avevo scelto la più scadente, con un culo grosso e lardoso. Gli risposi che però era una rossa naturale e che quella sera tenevo voglia di una così.

In camera Gloria – si chiamava così la gallina che m’ero portato su – alla luce dell’abat-jour si rivelò meglio di quanto pensassi: di faccia non era male, un ovale incorniciato da lunghi cernecchi tizianeschi. Il culo era grosso un bordello, un vero squallore per un corpo che altrimenti sarebbe stato una favola. Non era grassa Gloria e non era nemmeno una tettona, ma il culo, Dio santo!, era fuori d’ogni misura.
Le chiesi solo il nome, non m’interessava sapere altro, dopodiché la invitai a calarsi le mutande.
Obbedì.
Le andai dietro, spingendola a piegarsi a novanta. E glielo ficcai su per il culo. Un’esperienza unica: mai visto una femmina prenderlo così, tutto. In quel culo il cazzo ci affogava fino ai coglioni e di più. Gloria accusava i colpi come se non li sentisse neanche. Era persino frustrante darglielo e ricevere in cambio solo delle fresche risatine da parte sua. Per quanto ci dessi dentro non riuscivo a farle male, non sul serio. Mi ci consumai il cazzo con quella troia, le venni dentro quattro volte. Dovetti tirarlo fuori sconfitto. Non c’era niente da fare con un culo come quello di Gloria. Il mio uccello era in fiamme.
Dopo esser stato con lei capii perché Dan la faceva battere: una troia come Gloria era un pozzo senza fondo, una fonte inesauribile di soldi facili. Immaginai che i suoi clienti fossero soprattutto dei pervertiti dotati d’una violenta passione per il sesso anale.
La lasciai davanti allo specchio a ravvivarsi i riccioli con una spazzola.

In strada tirava un freddo da segare le gambe. Decisi che era il caso di spararsi un goccetto. Entrai nel primo bar aperto e subìto ordinai un grappino, un torcibudella tutto italiano. Buttai giù nel gargarozzo e ne chiesi un secondo e un terzo. Nel giro d’un minuto ero bello che sbronzo. La grappa italiana è roba buona sul serio.
Mi trovai steso a terra.
Non lo vidi il colpo. E neanche il figlio di puttana che me l’aveva offerto.
Accennai a rimettermi in piedi, ma la testa sballava troppo. Prima che potessi fiatare mi arrivò un calcio nelle costole che mi schiantò i polmoni.
Stava accadendo ancora, proprio come allora, quando presi le difese di Dan.
Mi portarono fuori tirandomi per i piedi, e i bastardi continuarono a massacrarmi. Sperai di perdere presto i sensi. Non fui così fortunato.
Quando decisero che ne avevo prese abbastanza, senza fiatare si allontanarono, lasciandomi raccolto in posizione fetale in mezzo alla monnezza e ai gatti randagi.

* * *

Adesso sono qui. Non ho idea se sia già passata la mezza, e nemmeno saprei dire che giorno è. Penso solo che quando riuscirò a rimettermi in piedi dovrò passare da Dan e dirgliene quattro.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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13 risposte a Con una puttana cicciona – di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

  1. romanticavany ha detto:

    Ti odio quando scrivi queste cose oscene schifose volgari di bassa potenza.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lo so che mi odi quando scrivo così.
    E’ un tipo di Letteratura e che ti piaccia o no esiste e io, a volte, scrivo anche così.

    La Letteratura bukowskiana c’è, esiste. Non dovresti però pensare che è roba volgare o oscena, è invece il ritratto di una umanità che esiste: e tu non puoi farci niente. Io la racconto questa umanità, perché esiste.

    Se non sai chi è Charles Bukowski, be’, la voce su Wikipedia potrebbe esserti utile:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Bukowski

    In ogni caso, Bukowski è oramai Letteratura, grande Letteratura.
    Io non sono ovviamente un suo epigono, non sono un Grande come lui è stato capace di essere, lottando ogni giorno della sua vita per la propria vita e per veder riconosciuta la propria Arte. Io sono solo un piccolo, molto piccolo scrittorucolo a suo confronto. E questo è quanto. Solo mi spiace che tu pensi sia roba volgare e basta: dovresti leggere tra le righe la tanta umanità che c’è, perché ti assicuro che c’è.

    Dolce notte

    beppe king

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  3. cinzia stregaccia ha detto:

    l’altra faccia della medaglia..ho sempre pensato fossero complementari..in fondo se non esistesse il male non esisterebbe il bene..e viceversa…molto crudo ma non poteva essere diversamente visto “a chi ti rifacevi” Povero Dan..ti ha dato l’amicizia che poteva.non si può chiedere di più ,.il resto è vita.
    notte beppaccio
    cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non nego che il racconto è crudo per i temi trattati, ma come hai visto Dan ha la sua parte di umanità: bisogna però accettarla per quel che è, perché, anche volendo, non potrebbe dar di più. E’ in fondo un povero disgraziato, uno dei tanti che costellano il mondo borderline.

    Anche lo stile del racconto è conformato ai temi trattati, che sono l’emarginazione e la violenza e la povertà: stile secco, senza fronzoli, con largo uso di gergo da strada. E’ un racconto bukowskiano, come ho già avuto modo di dire. Puo’ piacere o no, ma non trovo sia volgare: è invece metafora della vita, di una vita che lotta disperatamente per non essere risucchiata nel gorgo dell’oblio.

    Ci tengo a sottolineare – non che non l’abbia già fatto – che io non sono Bukowski e che non ho una briciola del suo talento letterario. Come ho detto su FB, non è un racconto biografico. E’ però basato su alcuni personaggi che conobbi alcuni anni or sono. Poi, ovvio, c’è una buona parte di fatti inventati per colmare le lacune della realtà che mi è stata raccontata.

    Grazie, Cinzietta: hai colto in pieno lo spirito di questo racconto.

    Bacione e dolce notte,

    beppe beppaccio 😉

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  5. romanticavany ha detto:

    Henry Charles Bukowski (Andernach, 16 agosto 1920 – San Pedro, 9 marzo 1994) è stato un poeta e scrittore statunitense.

    Ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri. Il contenuto di questi tratta della sua vita, caratterizzata da un rapporto morboso con l’alcol, da frequenti esperienze sessuali e da rapporti tempestosi con le persone.

    Per cui lui Bukowski scriveva le sue esperienze, maaaaaa grazie cinzia che sai cogliere sempre l’altra faccia della medaglia… ma lo sappiamo tutti che c’è il dualismo: bene e male, il bello e brutto, io ho semplicemente ho evidenziato al Signor King che i suoi racconti sono crudi, forti, violenti certo, scrive episodi che possono essere reali e veramente vissuti e li scrive bene da rimaner senza respiro, ma sono anche odiosi perché mettono in evidenza il lato più terribile dell’uomo: la violenza ,la miseria e la mancanza di valori .
    Bounjour vany

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  6. cinzia stregaccia ha detto:

    ehi Vany quello sarebbe stato il mio commento anche senza il tuo precedente.,ho scritto solo quel che pensavo e penso e lo sai dato che mi conosci nessun riferimento a te..quindi onestamente sta sparata non la capisco
    cinzia

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  7. Felice Muolo ha detto:

    Un consiglio Beppe: il genere con conquista la ragazza.

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ti perdono tutto tutto tutto, ma non che mi chiami Signore. Non sono un Signore e rifiuto questo titolo. Uffa. Se mi chiami ancora una volta signore ti mangio in un sol boccone. 😀

    E’ un racconto, null’altro che questo: racconto una realtà ai limiti, che esiste. Ma capisco che questa realtà non è piacevole e che non incontra il tuo gusto personale. Non ci vedo nulla di strano: giusto è che tu abbia le tue preferenze, e se il racconto non ti è piaciuto per i temi trattati hai fatto bene a dirlo.

    LeKKatine

    orsetto king

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  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ragazze, non litigate: Vany voleva solo dire che tu, dall’alto della tua esperienza -. nel senso che conosci meglio quanto è dura la vita – puoi meglio capire un certo tipo di scrittura, sicuramente non facile da digerire, non perché non scritta bene, ma perché, appunto, tratta temi difficili. Vany è ancora una bellezza innocente e certe cose non le sa, sa che c’è il bene e il male, ma non si capacita di come si possa scrivere di simili argomenti. Tutto qui.

    bacione

    beppaccio

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Felice, non ho scritto certo questo racconto per raccogliere consensi dalle giovin fanciulle. Semplicemente mi andava di trattare questo argomento, giusto una fotografia di una umanità che c’è e che non mi sento d’ignorare. Null’altro.

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  11. cinzia stregaccia ha detto:

    Beppe se vany desidera rispondermi è più che in grado di farlo da sola altrimenti finisce “qui” come forse è giusto sia.
    cinzia

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  12. Felice Muolo ha detto:

    Ripensaci.

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  13. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non ne scrivo molti di racconti così. Non è il caso di ripensarci: sarei un ipocrita. E’ un racconto, una cronaca romanzata. Niente di che.
    Magari avessi un briciolo del talento di Bukowski, questo è il mio solo rammarico.

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