Re delle Tenebre – di Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe Re delle Tenebre

Iannozzi Giuseppe Re delle Tenebre

Re delle Tenebre

di Iannozzi Giuseppe

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Primo tempo

Parole in bocca a un collo spezzato
nell’eco corrono di bocca in bocca
Non conoscono stanchezza né la carezza del vento
Parole di cordite hanno il grilletto facile,
fra le commessure grommose d’un vecchio avvinazzato
tentano di stare in piedi
insieme al politico più in voga e drogato

Parole, parole in bocca a un collo
che prima o poi conoscerà la stretta del laccio
Parole, parole che si sputano in faccia
Soltanto parole che di faccia in faccia schiaffeggiano
le pazzia del vento, del ricco, del povero
Non conoscono stanchezza
Rifiutano le carezze del Santo Bevitore
che in mezzo a una strada prega
reggendosi lo stomaco di vino
rimettendo in una pozzanghera di piscio
l’ultimo sorso d’anima

Mi hai spezzato il cuore in due senza pensarci su due volte
Mi hai lasciato così, senza un motivo ma l’hai fatto
Mi sento così solo, solo come un blues suonato a vuoto
Domani, soltanto domani e avrò anch’io il collo spezzato

I cine vomitano gli ultimi del primo spettacolo
I cimiteri ingoiano i poveri in fosse comuni
I manicomi non fanno più notizia, non fanno più una pazzia
che sia degna di finire in prima pagina nella cronaca nera
Dio ha scritto un thriller di successo, milioni di copie vendute
Suo Figlio l’ha subito imitato con successo quasi uguale

Spaventevole! Era tutto scritto, era tutto scritto
Spaventevole! Era tutto nelle mani d’uno scrittore fantasma

Parole si rincorrono nel vento
sfiorandolo appena
evitandone le carezze
Parole si fanno eco nell’eco

Un circolo vizioso, spaventevole! Tutto destinato
Un circo vizioso, spaventevole! Tutto addomesticato

Mi hai dannato l’anima perché avevi un diavolo per capello
Mi hai consegnato a loro così, senza un motivo preciso
Mi sento così sconfitto, come un blues stonato ma inciso
Domani, soltanto domani e avrò anch’io il collo spezzato

Metteranno l’esercito a comandare in questa dannata città
Il bello ha sparato al cattivo perché troppo cattivo
Come in un b-movie le parole hanno il grilletto facile
Il Grillo Parlante salta a piè pari sul naso di Pinocchio
ma quello manco lo vede, continua a tirare la bianca regina
per farsi tutta in una tirata un’altra notte bianca
In piazza i dimostranti per i salari, per arrivare a campare,
e gli sparano addosso per toglierli i problemi di dosso
Intanto qualche buffone s’inventa di riesumare un cadavere famoso
per vederlo bene in faccia e scrivere un migliaio di parole a salve
da vendere al migliore offerente

Metteranno il coprifuoco domani, domani il vento fischierà intorno
a quelli con il collo spezzato, domani gli entrerà nelle orecchie

Mi hai bruciato il cervello perché di te non potevo fare a meno
Mi hai sbattuto via da me, senza che abbia avuto mai scelta
Ma è vero che mi sono sconfitto da solo, come un blues spezzato
Domani, soltanto domani e avrò anch’io il collo spezzato

Le streghe si scopano scope di saggina e toccano il blu
Le streghe nei cieli attraversano la luna luminosa e bella
Ma il Diavolo suona la sua vecchia Fender e piange senza posa
E’ l’ultimo in vita a sapere quanto dolore cinque dita su sette corde
Ma vedi Napoli e poi muori, vedila questa Bella Napoli e poi muori
Hanno il grilletto facile le parole, quelle scritte e non scritte

Mi hai… no niente, è solo che sono un po’ preoccupato
Domani, soltanto domani e avrò anch’io il collo spezzato

Secondo tempo

Tutti hanno un prezzo, li compri a prezzi d’inflazione
Tutti hanno un amore da buttare tra rifiuti e schiaffi
Tutti hanno pensieri che sgretolano cattedrali dentro ai sogni
Tutti hanno un cuore e un battito che prima o poi li ucciderà
Tutti hanno una speranza che prima o poi li porterà alla tomba
Tutti hanno un prezzo, li fai fuori per poche allucinazioni

Inutile rimanere insieme a chi non c’è

Ed è già nata un’altra mendicata lobby – che tutti se la curano
Ed è già all’opera quel gran pezzo di Bobby con le mani in pasta

Chissà dove si son sbattuti quelli
che la volevano, che la gridavano la libertà
Eppure erano un mucchio grosso assai
pronti a cavarti l’occhio malato
E adesso c’è solo una piazza vuota
piena di vigliacche spiegazioni

Inutile rimanere insieme a chi non c’è

Chissà dove si son sbattuti quelli
che la volevano, che te la davano gratis
Eppure passeggiavano i marciapiedi
pronte a montarti a occhi chiusi
E adesso c’è solo una siringa di sangue
e un profilattico gonfio di odio

Inutile rimanere insieme a chi non c’è

Perché tutti hanno un prezzo
Perché tutti li compri a prezzi d’inflazione,
poi li puoi far fuori per poche allucinazioni

Domani, soltanto domani e avrò anch’io il collo spezzato
Inutile rimanere insieme a chi non c’è, insieme a chi non c’è

Innocenti saltano in aria con braccia e mani amputate
Bambini stramazzano al suolo fra lacrime e sangue
Ma dall’Alto qualcuno gli vuole bene e li fa angeli
Ma dall’Alto si dice che i bambini oggi morti
domani fra le braccia d’un dio inventato disegnato
a immagine e somiglianza dei carnefici a piede libero
Ma i Governi assicurano che son danni collaterali
e che sì, domani fra le braccia d’un dio d’amore

che non c’è – e mai ci sarà
che non c’è – e mai ci sarà
che non c’è – e mai ci sarà

Del tutto inutile rimanere insieme a chi non c’è
Domani anch’io, anch’io avrò il collo amputato

Titoli di coda

Il Gatto e la Volpe per le strade a sgozzar la gente
I poveri sempre più poveri, sempre più per gulag e lager
Biancaneve, imbucata a una sfilata di beneficenza, stasera
si sente così tanto giù, non ha proprio niente da tirar su

Le favole non lavorano in questo mondo
Ma domani, domani qualcuno avrà il collo spezzato
e la bocca piena di troppe parole

Ma domani, domani a qualcuno…

Già! Domani a qualcuno fischieranno le orecchie
perché alla fine tutti colpevoli, e mai un innocente

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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8 risposte a Re delle Tenebre – di Iannozzi Giuseppe

  1. LilaRia ha detto:

    Mi è piaciuta molto. (sembra, quasi, una canzone)
    bella l’immagine ingrandita! 🙂
    kissEs, Lila

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  2. vanessa ha detto:

    Quando dentro ci metti parole che forse sono emozioni,o rabbia, o incavolature struggenti, che nascono e non si riescono a descrivere comprensibilmente.
    Quando c’è.. che il solo provare a raccontarle potrebbe svilire la quotidianità e la parola diventa inadeguata e fuori luogo a traghettar pensieri dalla testa.
    E’ difficile capire chi, che cosa eppure tutto sembra realmente vero…
    Ci vuole musica e una dolce camomilla a confortare il tuo cuore… così incaSSato.
    Dolci sogni
    ♥ vany

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Dici? Dici che è così?

    E’ che la società va a rotoli ed allora la descrivi con la rabbia prima che con la poesia, perché di fatto questa è una prosa poetica, che puo’ piacere o meno. Le metafore non mancano, spetta poi al lettore interpretarle e forse dargli un senso.

    Indubbiamente sì, sono incaSSatiSSimo, ma credo che una camomilla non possa bastare a un orso come me. ^__^ Son troppo grande, dovrei buttar giù tutta un campo di fiori di camomilla, Piccina.

    Svegliaaa, Pisellina…

    ♥ ♥ ♥ LeKKatine in super abbondanza

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  4. cinzia stregaccia ha detto:

    angosciante…ma molto ben scritta..
    cinzia

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Per certi versi sì, è la mia visione, solipsista quanto si vuole, della società e dei mali che accoglie in seno. E’ pessimismo? Io direi che è invece una visione realista, dal mio punto di vista.

    beppe

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  6. vanessa ha detto:


    Bacetti e morsetti
    ♥vany

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  7. vanessa ha detto:

    “Se lasciate a se stesse, le faccende umane possono solo seguire la legge della mortalità, che è la più certa e implacabile legge di una vita spesa tra la nascita e la morte. (…) Il corso della vita umana diretto verso la morte condurrebbe inevitabilmente ogni essere umano alla rovina e alla distruzione se non fosse per la facoltà di interromperlo e di iniziare qualcosa di nuovo, una facoltà che è inerente all’azione, e ci ricorda in permanenza che gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire ma per incominciare. (…) L’azione è in effetti l’unica facoltà dell’uomo capace di operare miracoli, come Gesù di Nazareth – la cui comprensione di questa facoltà può essere paragonata per la sua originalità senza precedenti alla comprensione socratica della possibilità del pensiero – doveva sapere benissimo, quando paragonava il potere di perdonare al potere più generale di far miracoli, ponendoli allo stesso livello e alla portata dell’uomo. Il miracolo che preserva il mondo, la sfera delle faccende umane, dalla sua normale, “naturale” rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà di agire. È, in altre parole, la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio, l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche dell’esperienza umana che l’antichità greca ignorò completamente. È questa fede e speranza nel mondo che trova forse la sua più gloriosa e efficace espressione nelle poche parole con cui il vangelo annunciò la “lieta novella” dell’avvento: “Un bambino è nato fra noi”.

    Da Hannah Arendt, Vita Activa, Bompiani, Milano 1989, p. 182

    Bacetti e morsetti 😉 vany

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Agnellina Vany, si fa sempre più difficile riuscire ad accedere al tuo blogghino. Dài, cambia piattaforma, presto, l’orsetto ha bisogno di te. ♥ ♥ ♥

    orsetto di VaNY

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