Mastroianni e i Penauts – di Iannozzi Giuseppe

Mastroianni e i Penauts

di Iannozzi Giuseppe

Mastroianni e i Penauts

Mi ricordo, sì, io mi ricordo. La Tv, ma non GoldrakeMazinga Z, bensì “La città delle donne”, e un quasi giovane Marcello Mastroianni che scende dal treno, abbandonando la moglie Elena, per seguire una misteriosa affascinante signora. Mi ricordo di Snaporaz, e poi risento le urla delle femministe che uguali a serpenti velenosi e sensuali danno il tormento a Snaporaz (Marcello). E ricordo un castello, quello di Katzone, santone del sesso dell’amore o forse solamente della sana scopata all’italiana: così prepotente il ricordo, o meglio il sogno di Fellini – uno dei tanti; e io che provavo per la prima volta il brivido del peccato e dell’estasi per giorni di malinconie e onanismo, sempre a domandarmi se più importante il cuore o la vagina. E ritrovo Snaporaz in un’aula di tribunale: femmine e ancora femmine, tutte pronte al pubblico linciaggio. Ma la vita è un sogno, giusto un incubo a occhi aperti, un inganno, la severità del risveglio e scoprire il mondo sempre uguale e tua moglie che ti è davanti severa e materna. E mi ricordo, sì: mia madre che tiene la mia mano nella sua.

Ieri mi sembrava tanto grande quella mano, io volevo i Penauts e non Topolino. Era quasi impossibile trovarli quei fumetti sul finire degli anni Settanta: ma un bambino di otto anni certe cose non le capisce manco con gli schiaffi e i buffetti d’amore, solo vuole “le noccioline” da leggere sotto il letto. Io, Charles M. Schulz, quand’ero bambino, me lo immaginavo come Marcello Mastroianni, uguale uguale: me lo vedevo a disegnare le strisce, a dare una faccia all’imbranato Charlie Brown e al filosofico Linus e a quello che solo il pianoforte per Ludwig Van Beethoven, Schroeder. Snoopy, già!, più nevrotico lui di un Freud sceverato del suo lettino per i pazienti in psicanalisi. E Sally ingenua più che mai, e l’insopportabile maschiaccio Piperita Patty, ma anche Sally e la sua bella ingenuità che vorresti non avesse mai fine; e poi ancora Marcie riflessiva, un po’ saffica e platonica: la città delle donne delle “noccioline” era pure la mia. Pure la mia, sì.

Ubriachezza

La vita è una cazzo di bottiglia vuota, il bicchiere è rotto: nessuna ricompensa. Però ti ci attacchi sempre fino a strozzarla: è questo che non va bene, e quelli, i borghesi, lo capiscono e ne approfittano. Che voglio dire? Ho pisciato in un tombino secco e non è servito a niente.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Mastroianni e i Penauts – di Iannozzi Giuseppe

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    però gli occhiali di Snaporaz erano rotti al suo risveglio come nei sogni..
    buona serata Beppaccio
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Infatti, come i miei: mi sveglio e mi trovo gli occhiali rotti. 😉

    bacione

    beppe

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