Mastectomia – un racconto di Iannozzi Giuseppe

Mastectomia

di Iannozzi Giuseppe

Un grosso nodulo al seno.
Lo aveva sconfitto che aveva quaranta anni. Era stato il peggior periodo della sua vita, l’operazione, la chemioterapia che l’aveva lasciata senza un solo capello. E una mastectomia parziale: il seno sinistro. Devastante. Ma alla fine era stata lei ad averla vinta sul tumore.
Ma questa volta non c’erano speranze. A sessanta anni non era ancora pronta per dire addio al cielo e alla terra.
Sua madre era morta proprio per via di un tumore, e così pure tutte le donne del ramo materno. Una maledizione tirar le cuoia così.
Ora sarebbe toccato a lei.

Non era pronta. Non aveva ancora veramente vissuto. Sessanta anni non sono pochi. Non sono tanti.
Per una vita intera aveva dipinto tele su tele credendo d’essere una artista. Non era vero però. Non aveva venduto mai un quadro. Non aveva mai tenuto un’esposizione tutta sua. Sapeva dipingere sì, ma in maniera anonima al pari di altri milioni di imbrattatele. Non aveva ancora dipinto il suo capolavoro, quello che l’avrebbe resa immortale.
Giuliana si tastò il petto sotto il maglione pesante. L’oncologo era stato freddo e deciso, non le aveva lasciato alcuna speranza, doveva prepararsi ad andarsene in pace. La sentenza l’aveva colpita al cuore, proprio sotto il seno che da tanto tempo non c’era più. Se solo avesse avuto con sé un coltello lo avrebbe sgozzato a quel diavolo d’un uomo.

Quando le avevano tagliato via il seno sinistro si era illusa che quel sacrificio sarebbe servito. Venti anni in più non erano abbastanza. Non lo erano proprio per esser stata costretta a cancellare la propria femminilità. Per venti anni aveva vissuto dimenticandosi d’essere una donna. Non si era più truccata, né aveva calzato più scarpe col tacco alto, non aveva più cercato una vita affettiva. Aveva allontanato da sé tutte le amicizie maschili prima, poi quelle femminili. Si era chiusa in sé confidando che l’arte l’avrebbe ripagata. Non era stato così, le sue tele erano porcheria, lei lo sapeva bene: non ce n’era una che valesse. Centinaia di quadri e nemmeno uno buono.
No, non avrebbe accettato di finire sottoterra senza prima aver consegnato all’umanità il suo capolavoro.
C’era così poco tempo, così poco!

Scese giù in strada, lasciando la porta dell’atelier aperta. E prese a correre a perdifiato.
Nessuno le badava.
Era una donna non più giovane che correva, null’altro che questo. E forse neanche questo per chi incontrava il suo sguardo animale in velocità.

La casa a soqquadro. I ladri sono entrati dalla porta lasciata aperta dell’atelier. Avevano preso tutto il possibile, anche il vecchio televisore a valvole in bianco e nero. Le tele invece non erano state toccate. Con tutta probabilità neanche degnate di un solo sguardo.

Giuliana era alla fine, lo sentiva: non un briciolo di forza nelle vene, neanche per spremere dagli occhi una o due lacrime di circostanza.
Col fiato in petto ridotto a poco più d’un rantolo d’agonia rimase a fissare la casa vuota d’ogni cosa, piena dei quadri da lei dipinti.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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12 risposte a Mastectomia – un racconto di Iannozzi Giuseppe

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    è l’ultima occasione che ha per morire amandosi ,accettandosi…quei quadri lasciati lì dai ladri possono rappresentare l’indifferenza del mondo,la sua chiusura verso il mondo ma anche la sua ultima chance…
    mi ha molto colpita bravissimo Beppe.
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Il racconto è molto scabro, anche nello stile: secco.
    Non vuole infatti portare al lettore il punto di vista dello scrittore.

    E’ un racconto su una tragedia personale e artistica di una persona che credeva di riuscire a riscattare la propria esistenza attraverso l’arte. Così non è stato. Neanche i ladri si sono occupati dei suoi quadri. D’altro canto non poteva essere diversamente, giacché la stessa pittrice ammette di non aver mai prodotto una tela un po’ decente.

    E’ la storia di una persona che non ha saputo accettarsi e per questo ha perso l’occasione più grande della vita, quella di amarsi.

    Sono davvero contento che ti sia piaciuto. Il racconto mi è stato ispirato da una vicenda che ho sentito raccontare. Non sapevo se avrebbe funzionato una volta che il racconto fosse stato messo nero su bianco; ma ora posso dire di sì, è okay.

    Bacione,

    beppe bastardiSSImo ♥ ♥ ♥

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  3. Francesco Polidori ha detto:

    perchè bisogna riscattare la propria vita…si dice sempre… ma perchè dovrei riscattarla, dare un senso si lo capisco, in particolare per noi stessi.

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  4. vanessa ha detto:

    Un racconto triste e malinconico.
    Si sessanta anni non sono tanti, e ogni giorno nuovo può essere una meravigliosa prospettiva per viverne di più.
    Purtroppo capitano questi tristi eventi nelle vite di alcune persone.
    La mastectomia è sicuramente un intervento demolitivo e non solo nel senso fisico, ma anche nel senso spirituale e vitale. Bisogna avere una grande forza per superare quella cosa ;
    se non sei amata e se non ami al punto di voler guarire a tutti i costi è facile lasciarsi andare, sentirsi inutili ed inferiori ed alle volte anche la mano distruttiva del destino può fare la sua parte.
    Per fortuna non tutti i casi sono come quello da te descritto, un tempo forse era così, ora il chirurgo non effettua più l’incisione a racchetta oppure sì per i linfonodi profondi nei casi gravissimi, ma poi c’è la riparazione plastica volendo .
    Complimenti vedo che tu non sei roseo per natura, ogni tanto nei tuoi racconti potresti usare dei bottoncini rosa per colorare la vita di migliori speranze.
    Buon pomeriggio ♥ vany

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Be’, diciamo che descrive purtroppo una realtà.
    Sicuramente oggi la mastectomia è meno invasiva rispetto a ieri.
    In questa sede mi sono preoccupato di evidenziare la solitudine di una persona, che attraverso l’arte si illudeva di riavere indietro la sua vita. Il problema è che non si è mai accettata, non si è amata, e per questo ha perso la sua battaglia.
    Ho legato il tema del fallimento artistico a quello della malattia e quindi al “non-amarsi”. E’ anche una metafora sull’esistenza.

    Il tema è delicato, ma non direi malinconico: io guardo alla realtà più che alla finzione per colorare tutto di rosa, semplicemente perché non c’è un mondo rosa.

    orsetto di Vany

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Più che altro in questo racconto la protagonista cerca invano di dare un senso alla propria vita attraverso la creazione di un capolavoro, di un quadro che possa rimanere ai posteri e ricordarla. Sì, anche di riscattarla. Il capolavoro sarebbe il suo modo di eternarsi. O di riscattare la propria vita. Gli artisti hanno la presunzione di credersi un po’ come dio nel momento in cui fanno un’opera d’arte che sia riconosciuta tale dai propri simili. Finisce così con il “non amarsi”. C’è una tragicità dettato dal fato così come lo intendevano i greci.

    Grazie d’avermi letto, Francesco.

    giuseppe

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  7. vanessa ha detto:

    Sei come dire……. TREMENDO.
    Ho capito che in questo tuo racconto volevi fare capire che l’interprete non si amava.
    La tua realtà è comunque sempre quella …tragica, quel tuo modo di vedere le cose è sempre troppo aspro, rigido e crudo, esiste anche la speranza, la fiducia nelle cure e nella guarigione; e anche nel Signore e ti assicuro che accade di guarire,ecco cosa intendevo per rosa.
    Dolce sera ♥ vany

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    D'accordo, ci sono le cure. Oggi, rispetto a ieri, ci sono molte più possibilità di uscire da situazioni brutte come quelle che ho descritto. La medicina e la chirurgia hanno fatto grandi passi in avanti, anche se ancora è molto lontana la cura per il cancro.

    Capisco quello che intendi dire, ma non ho storie di speranza da raccontare. Non ne ho perché non mi interessa raccontarle: non sono utili, non per me che voglio scandagliare le latebre umane e portarle alla luce. Voglio evidenziare il lato oscuro dell'umanità. Il lato in luce, se c'è, lascio che sia qualcun altro a raccontarlo. Tutto qui.

    Sbaglio forse a volermi occupare del lato oscuro dell'uomo? Sbaglio a occuparmi di personaggi borderline?

    Qualche volta scrivo delle favole, ma è il meglio che so fare. Non voglio scrivere come una Kinsella, ad esempio. Sono cresciuto con Albert Camus, Hemingway, Thomas Mann, Hermann Hesse, Dostoevskij, e con migliaia di altri scrittori che tu definiresti "scontenti, pessimisti". Hai mai letto, ad esempio, "Diceria dell'untore" di Gesualdo Bufalino? Ecco, questo è il tipo di Letteratura che amo e per cui stravedo.

    ♥ ♥ ♥ Dolce serata, Cioccolatina VaNY ♥ ♥ ♥

    orsetto bastardiSSimo di VaNY

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  9. vanessa ha detto:

    Sapevo che arrivavi qui: “Non voglio scrivere come una Kinsella, ad esempio. Sono cresciuto con Albert Camus, Hemingway, Thomas Mann, Hermann Hesse, Dostoevskij”.
    Bene continua a crescere io già sono grande .
    Buonanotte 😛 vany

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Certo che sei già grande. Non l'ho messo mai in dubbio.
    E' solo che io guardo a un altro tipo di letteratura. Tutto qui.

    Si diventa grandi grazie alle esperienze che uno fa: non puoi pretendere che le mie esperienze siano uguali alle tue. Né io posso pretendere che le tue siano uguale alle mie. Ma il bello è proprio la diversità, quella diversità che ci ha fatto diventare grandi entrambi, perché così io posso imparare qualche cosa da te e tu da me. Non trovi?

    orsetto di VaNY

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  11. vanessa ha detto:

    Si, si , trovo giusto ciò che dici per quieto vivere, io….non pretendo proprio nulla ed è per questo che ti dico : ” Friggiti”
    vany

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  12. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Accidenti, sei proprio di cattivo umore.
    Non ho detto quel che ho detto per un semplice e banalissimo “quieto vivere”. No, l’ho detto perché credo veramente che si possa imparare l’uno dall’altra.
    D’accordo, “mi friggo”. 😉

    ♥ ♥ ♥ LeKKatine

    orsetto di VaNY

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